giovedì 29 dicembre 2011

No(u)vel(le) cuisine - fulminante idea e fulminei bavaresi -





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Nella mia vita ci sono delle costanti. Il nome "Giuliano" è una di queste. Ho più  amici  che si chiamano così e, fatto sorprendente, amano le identiche cose, ovvero leggere, scrivere e cucinare. 
Due delle passioni di Lhupo ( è lo pseudonimo di uno dei  Giuliano )   hanno trovato un punto di intersezione in un libro/quaderno di ricette pubblicato dalla Kellermann, la casa editrice della città in cui vivo.
E' un ricettario insolito, piacevolissimo da scorrere,  pieno di sorprese e curiosità;  ci si può oltrettutto concedere una lettura lenta:  le bavaresi, le creme, i budini, le salse, le coulis  che fanno capolino nel sommario sono tutte di veloce realizzazione e lasciano tempo per occupazioni altrettanto gradevoli.
Nelle prime pagine del quaderno, Giuliano rivela l' imprevisto e fulmineo concepimento dei dolci al cucchiaio facili e veloci  ...  




L'idea di fare il Bavarese* "veloce" mi venne per caso un venerdì pomeriggio di primavera inoltrata. Stavo mangiando un buon gelato, alla crema, seduto su una panchina dei giardini pubblici,  quando una signora,  avvicinandosi,  mi chiese l'ora.
- Le tre e un quarto - risposi prontamente, con un'istintiva rotazione del polso...
Ed era anche l'ora esatta in cui il mio gelato morì a terra senza un lamento.
Sorridemmo entrambi, non senza imbarazzo.
Lei se ne andò, mentre io rimasi a guardare gli ultimi sospiri del mio cono alla crema.
Quella chiazza gialla che si allargava ai miei piedi mise in moto il mio unico neurone. Mi alzai, andai in gelateria e acquistai mezzo chilo di gelato, circa otto palline, quattro al gusto di cioccolato e quattro al gusto di crema. Poi via di corsa a casa. Guardai l'orologio. Erano le quattro e dieci.   (... )




* comunemente si tende ad utilizzare il nome bavarese preceduto dall'articolo al femminile, magari sottintendendo la parola crema: la bavarese. Tuttavia il termine corretto sarebbe al maschile, in quanto deriva dal francese bavarois e perchè potrebbe essere sottintesa la parola budino: budino bavarese.
Ed è in questa forma che io l'ho utilizzato. ( NdA)


Giuliano Della Libera,  Il quaderno dei dolci al cucchiaio facili e veloci




Alle quattro e quaranta Giuliano sorride soddisfatto: il bavarese è nel congelatore a riposare per un po' prima di esalare l'ultimo sospiro... 





Clicca sull'immagine per leggere la ricetta






La casa editrice Kellermann 


Giuliano della Libera, Il libro dei dolci al cucchiaio facili e veloci






AUGURO A TUTTI UN FELICE NUOVO ANNO :)




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lunedì 26 dicembre 2011

Blu







- Stanotte , - dissi, - ho fatto una scoperta affascinante.
- Una bella scoperta, spero.
- Ho scoperto di avere una passione in comune con John.
- Sul serio?
- Sembra proprio che tutti e due amiamo il colore blu.
(...)
-Beh, il blue è un bel colore. Molto tranquillo, molto sereno. Si situa bene nella mente. A me piace a tal punto che quando lavoro devo fare uno sforzo cosciente per non infilarlo in tutte le copertine.
- Ma è vero che i colori trasmettono emozioni?
- Certamente.
- E qualità morali?
- In che senso?
- Il giallo la vigliaccheria. Il bianco la purezza. Il nero il male. Il verde l'innocenza.
- Verde è l'invidia.
- Sì, anche quella. Ma il blu, cosa rappresenta?
- Non so. La speranza, forse.
- E la tristezza. Come quando si dice I am feeling blue. Opppure avere i blues.
- Non dimenticare true blue. L'assoluta lealtà.



                                                                    
(...)

- Hai mai sentito l'espressione guerra dei colori?

(...)

E' cominciato quando avevo quattordici anni. Quell'anno arrivò al campo un nuovo capogruppo (...). Era un  piccoletto magro, con l'aria da gnomo, il non-atleta per eccellenza che lavorava in un campeggio votato agli sport. (...). Si chiamava Bruce Adler. Noto come il Rabbino.
- E poi ha inventato la squadra dei blu?
- Circa. Per essere più esatti, l'ha ricreata a mo' di esercito nostalgico.
- Non ti seguo. 
- Pochi anni prima aveva fatto il capogruppo in un altro campo. I colori del campo erano blu e grigio. A fine estate, alla dichiarazione della guerra dei colori, Bruce fu assegnato ai Blu, e quando ci fece caso e considerò chi c'era nella squadra, vide che erano tutti quelli che gli stavano simpatici, tutti quelli per cui nutriva più rispetto. I grigi erano l'opposto: pieni di lavativi e antipatici, la feccia del campo. Nella mente di Bruce, le parole I Blu cominciarono a indicare qualcosa in più della solita vecchia solfa di gare di staffetta. Rappresenavano un ideale umano, un sodalizio omogeneo di persone tolleranti, il sogno di una società perfetta.
- Sta diventando una cosa un po' strana, Sid.
- Lo so. Ma Bruce non la prendeva sul serio. Era questo il bello dei Blu. Che era tutta una specie di burla.
(...)
- (...) . Gli affiliati ai Blu non corrispondevano a un modello unico, ma ciascuno era un individuo indipendente. Però non poteva essere ammesso nessuno che fosse privo di un buon senso dell'umorismo...comunque lo esprimesse. (...) Ma anche una certa discrezione e modestia, e gentilezza verso gli altri; un cuore generoso. Niente sbruffoni o stupidi arroganti, niente bugiardi e ladri. Uno dei Blu doveva essere curioso, amare la lettura, e sapere che non si può piegare il mondo a misura della propria volontà. Uno scaltro osservatore, capace di fini distinzioni morali e amante della giustizia. Un Blu si sarebbe levato la camicia per regalartela, se ti avesse visto in difficoltà...ma avrebbe preferito metterti in tasca un biglietto da dieci mentre non guardavi. Sto cominciando ad essere chiaro?


Paul Auster, La notte dell'oracolo


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domenica 18 dicembre 2011

delitto inesistente e immotivato castigo

Libri nei libri


"Tutta colpa di Tondelli" e "Delitto e castigo"








" Stia tranquillo, lei è nelle migliori mani possibili".
Probabilmente aveva ragione. Probabilmente le sue mani erano davvero buone, e la colpa era tutta mia.
(...)
Tutto mi congiurava contro, a cominciare dall'indirizzo del mittente dei bustoni imbottiti di mia scrittura che spedivo ai Signori editori. E si capisce: chi mai potrebbe prendere in considerazione uno che abita in un posto di nome Gemonio, un tempo misconosciuto e poi straconosciuto come il paese del capo leghista Umberto Bossi?
E chi glielo spiega che io sogno Barcellona, Parigi, l'Australia, e che in questa enclave mi ci trattengo perchè costretto: dalla povertà, dalla voglia di fare un cazzo, dalla mia sfiga di scrittore inedito e incompreso?
Gemonio, pieno di bulli che mi terrorizzavano, pieno di suore che pregavano perchè mi facessi prete ( terrorizzandomi quindi molto di più ), l'avevo sempre vissuto come imposizione di mio padre, dal giorno in cui vi traslocammo da un posto più bello quando avevo sette anni. Il compaesano tipo era un vecchio mammalucco che passava tutti i giorni in lambretta sotto casa nostra. Non gli avevo mai parlato e non avevo idea di chi diavolo fosse, ma un pomeriggio, vedendomi lì stravaccato sul balcone che leggevo Dostoevskij, costui aveva inchiodato sull'asfalto, mi aveva fissato con disgusto, e in quel nostro dialettaccio bisunto mi aveva apostrofato: " Te ghè nagòtt de faa?", " Non hai niente da fare?", e senza aspettare risposta era ripartito.




da Tutta colpa di Tondelli di Nicola Pezzoli



venerdì 16 dicembre 2011


 Qui  Blindfort dei Morcheeba

lunedì 12 dicembre 2011

- I racconti di papà - Ricordi......piacevoli

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Il negozio ( 1 ) occupava la parte anteriore della camera d'ingresso ed era separato dal resto della casa da una tenda molto doppia e colorata.
Si vendeva un po' di tutto: dalla pasta ai dolcetti, dalle caramelline alla farina, dallo zucchero alle calze di lana, dai fazzoletti ai tappi di sughero per le bottiglie.
Ogni tanto mio padre trovava posto nell'automobile di un suo amico, per recarsi a Bari a fare provviste.
Quella sera, di ritorno da Bari, c'ero anch'io: ero seduto sul sedile posteriore della macchina ed avevo poco spazio a disposizione, perchè vi erano molti pacchi.
Mio padre e il suo amico parlavano continuamente e ognuno raccontava le proprie avventure galanti che....erano stati costretti a subire o i fatti loro accaduti durante il servizio militare.
I miei occhi non riuscivano più a stare aperti e il mio braccio destro scivolò pesantemente su uno dei tanti pacchi. la mia mano avvertì al tatto qualcosa che mi tenne poi sveglio per tutto il viaggio.
Praticai un piccolo buco nel pacco e, pian piano, venivano fuori le caramelle che, scartocciate con molta attenzione per non far sentire il benché minimo rumore ai due bravi narratori, finivano nella mia bocca, già pronta ad accoglierle con la dovuta  attenzione...
Non so quante ne mangiai, ma sento ancora il loro sapore e il loro profumo.


( 1 ) L'esperienza del negozio durò poco meno di un anno.
                                                       




                                                Chiacchiere,  chiacchiere:
                                                ecco cosa si dicevano
                                                mio padre e il suo amico.
                                                Si erano dimenticati di me.
                                                Le caramelle
                                                furono la mia vendetta




                                                                                                       Pierino




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domenica 11 dicembre 2011

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Qui Hanne Hukkelberg

domenica 4 dicembre 2011

Übermensch nel mondo nuovo

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"La sicurezza di Horowitz vacillò, ma poi lui sorrise.
"Un uomo di Nietzsche! Bene, bene, ecco qualcosa per il nostro romanzo, detective. chissà che non riusciamo a trovare la strada! A dire il vero, nei circoli accademici si utilizza la parola "Übermensch", detto anche "Oltreuomo". Se proprio si vuole essere esatti, bisogna pronunciarlo alla tedesca. Suona più vero".
Ryder disse, "Übermensch", con l'accento di un sergente tedesco da parodia televisiva.
Horowitz strabuzzò gli occhi. " Dio santo! Gli effetti livellanti della televisione! Voglio un'autentica voce tedesca, detective! Mi ascolti!".
Ryder ripetè, "Übermensch".
Horowitz battè le mani. "Molto meglio, ora sì che lei conferisce a Nietzsche l'intellettualismo tagliente che richiede, anche se purtroppo, il Superuomo di Nietzsche lo abbiamo perso, perlomeno sul piano linguistico a beneficio dei fumetti, dell'immagine di un uomo in calzamaglia. Uno dei più sublimi concetti del pensiero filosofico moderno fatto proprio da un fumetto..."
Scosse la testa." Davvero terrificante...anche se penso che l'ironia, oppure la genialità, della cultura americana sia sempre stata la sua inclinazione intellettuale alla mediocrità, alla volgarizzazione delle cose. Nietzsche diceva, "Dio è morto!" e io penso che la cultura americana lo abbia capito, anche se solo al livello subconscio più profondo. Era impossibile negare Nietzsche. C'era già T.S. Eliot a dirci che vivevamo nella terra desolata, ma forse, ancor più che Eliot o Pound, il Superman della D.C. Comics ha riconosciuto in maniera più acuta il nichilismo esistenziale della modernità. (...)".


Michael Collins Morte di uno scrittore ed. Neri Pozza

giovedì 1 dicembre 2011

A proposito di Ibsen



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Visto che  ci sono lettori anche  nei romanzi, apro una nuova rubrica, Libri nei libri
Il protagonista della I sezione è  Stanislaus Demba, personaggio di "Dalle nove  alle nove" di Leo Perutz ( ne ho parlato qui )
Stanislaus, durante una sosta in un parco viennese, seduto su una panchina accanto ad una signorina, esprime il proprio parere sulle opere di Ibsen







"Stanislaus Demba portava il soprabito marrone chiaro buttato sulle spalle e abbottonato approssimativamente sul davanti. Le maniche vuote pendevano flosce. Demba si era seduto sulla panchina esausto, come chi ha percorso un lungo cammino ed è contento di poter riposare qualche minuto.
Solo un po' di tempo dopo parve rendersi conto che la sua vicina era una ragazza oltremodo graziosa. Si sistemò meglio e la fissò attentamente in volto.
Ne fu soddisfatto.
Poi lo sguardo gli  cadde sul libro.


( ... )


Stanislaus Demba attaccò discorso in modo non proprio originale, informandosi della sua lettura:
"E' un libro di Ibsen, vero?".
La signorina era molto pratica nel trasalire, quando qualcuno le rivolgeva la parola, e nel presentare all'interlocutore un'espressione sgomenta, confusa e leggermente indignata.
Stanislaus Demba si sentì subito in imbarazzo.
"L'ho disturbata?" domandò." Non la volevo disturbare."
"Oh no" disse la signorina e abbassò gli occhi, fingendo di continuare a leggere.
"Volevo solo sapere se questo libro non era per caso un dramma di Ibsen."
" Si. Hedda Gabler."
Stanislaus Demba annuì con il capo non sapendo più cosa dire.
Pausa.La signorina guardava il libro, senza però leggere. Aspettava. Ma Stanislaus Demba taceva.
Un po' lento pensò la signorina.
( ... )
"Fossi suo padre, signorina," disse " le probirei di leggere Ibsen".
( ... )
" Dà un'immagine distorta del mondo ( ... ) ".
"Ma questo dovrà pur dimostrarlo." La signorina conosceva bene il modo di fare di certi giovanotti, che non avevano scrupoli a demolire dei grandi nomi, se, grazie ad ardite affermazioni letterarie, riuscivano a rendersi interessanti.
"L'annoierebbe. Annoia anche me." disse Demba.
"Dovrei spiegarle quante banalità si celano dietro ai suoi simboli. Come tutti i suoi  personaggi s'inebrino al vuoto suono delle proprie parole...ma lasciamo stare, i discorsi letterari mi annoiano. solo un'ultima cosa: non se n'è ancora accorta? Tutti i suoi personaggi sono asessuati."


Leo Perutz, Dalle nove alle nove

sabato 26 novembre 2011

Stanze

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Ci scambiammo ancora un sorriso; poi la cinsi in un abbraccio forte ed appassionato, la baciai fuggevolmente sulle labbra e scesi le scale a tutta velocità.
Tornai dritto a casa, capii che di andare a dormire non se ne parlava nemmeno, e rimasi due ore davanti alla televisione, a guardare un film su Marco Polo. Finalmente, verso le quattro, crollai, nel bel mezzo di una replica di Ai confini della realtà




                             
clicca qui 




(...)



giovedì 24 novembre 2011

Bianco

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Si sdraia sul letto e pensa: addio, Mr. White. Non sei mai esistito, eh? Non c'è mai stato nessun White. E ancora: povero Black. Povero diavolo. Povero avanzo di nessuno. Poi, mentre le palpebre si appesantiscono e il sonno comincia a sopraffarlo, pensa che strano che ogni cosa abbia il suo colore. Tutto ciò che vediamo, tutto ciò che tocchiamo...a questo mondo tutto ha  il suo colore. Sforzandosi di rimanere sveglio ancora un po', incomincia a fare un elenco. 


(...)


Indugia, improvvisamente a corto di cose blu, e poi passa al bianco. Ci sono i gabbiani, dice, e le rondini di mare, le cicogne e i cacatua. Le pareti di questa stanza e le lenzuola sul mio letto. Mughetti, garofani, petali di margherite. C'è la bandiera della pace e la morte cinese. C'è il  latte materno e c'è il seme. I miei denti. C'è il bianco dei miei occhi. I pesci bianchi, i pini bianchi e le formiche bianche. C'è la casa del Presidente e la corruzione bianca, Le bugie bianche d'innocenza e il calor bianco.




Paul Auster, Fantasmi in "Trilogia di New York"



lunedì 21 novembre 2011

Città di vetro






Per la prima volta da quando aveva comprato il taccuino rosso, ciò che scrisse quel giorno non aveva niente a che fare con il caso Stillman. Viceversa si concentrò sulle cose che aveva visto mentre camminava. Non si fermò a riflettere su quello che stava facendo, né ad analizzare le possibili implicanze del suo atto inconsueto. Era ansioso di registrare alcuni fatti, e volle metterli nero su bianco prima di dimenticarli. ( ...)






Un clarinettista di età indefinibile, con in testa un cappello che gli nascondeva il volto, seduto a gambe incrociate sul marciapiede come un incantatore di serpenti. Davanti a lui c'erano due scimmiette meccaniche, una con un tamburello e l'altra con un tamburo. Mentre la prima scuoteva e la seconda batteva, scandendo un bizzarro e infallibile ritmo sincopato, l'uomo improvvisava minime, infinite variazioni sullo strumento, con il corpo rigido che oscillava avanti ed indietro mimando energicamente il ritmo delle scimmiette. Eseguiva con naturalezza e allegria dei motivi in minore animati e sinuosi, come per la gioia di essere insieme alle sue amiche caricate a molla, chiuso nell'universo che si era creato, senza mai alzare gli occhi. Continuava ininterrottamente, e alla fine la musica era sempre la stessa, ma più rimanevo ad ascoltarlo e più trovavo difficile andar via.
Trovarsi dentro quella musica, essere attirato all'interno del cerchio delle sue ripetizioni: forse un luogo in cui finalmente è possibile sparire.  ( ... )






Baudelaire: Il me semble que je serais toujours bien là où je ne suis pas.




Paul Auster, Città di vetro in TRILOGIA DI NEW YORK


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sabato 19 novembre 2011

"Dimenticare Venezia" di Franco Brusati



"Dimenticare Venezia del 1979, una bellissima storia sulla difficoltà di staccarsi dal proprio passato e sull'incapacità di diventare adulti: un'opera tanto bella e viva quanto oggi caduta nell'oblio."








( Franco Brusati ) "... era capace di citare brani interi della Recherche proustiana a memoria e in francese. Sempre a memoria l'altro scrittore amatissimo, Thomas Mann, però in traduzione italiana. (...) ...adorava una vera conversazione piena di citazioni, finezze e agudezas, innaffiata di un certo gusto per la provocazione sempre elegante, comm'il faut




(...) ... in lui nessuna tendenza alle lagne o al melodramma. Anche la sua malinconia, la nostalgia struggente e invincibile per il proprio passato, riusciva a distillare un sense of humor che gli invidierò per sempre. Era quello che lo ha fatto essere ragazzo fino all'ultimo. Non sentivo nessuna distanza di età con lui. " 


Mario Fortunato, Quelli che ami non muoiono




Il film
Il trailer






domenica 13 novembre 2011

fast landscapes

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 Paesaggi da un'auto, un treno, un bus. Cercasi video musicali :-)


Grazie a 


Amanda   qui e qui
Claudio  qui
Pina     qui
Teresa  qui
Carmen  qui
Zicin      qui
(per) Nick   qui
(per) Monica qui
Elena  qui
Pim  qui
Guglielmo  qui
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venerdì 11 novembre 2011

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da "Lo specchio" di Tarkovskij

Qui Delicate infiorescenze dei Guappecartò


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mercoledì 9 novembre 2011

un saucisson en brioche a Lione







Fondata dai Romani ( 43 a. C. ), Lione fu, alla fine del  Quattrocento, un importante centro editoriale, mentre nel Settecento divenne universalmente nota per la produzione di tessuti.





 I traboules, una rete di passaggi coperti, nel vecchio quartiere artigiano della Croix Rousse, vennero creati per consentire il trasporto della seta e dei tessuti pregiati anche in caso di pioggia e neve





Il centro di Lione coincide con una parte della Presqu'île, una penisola delimitata dal Rodano e dalla Saona. E' chiuso a sud da place Bellecour e a nord da place des Terreaux. 






Salendo per le stradine a nord della piazza, si raggiunge la Croix Rousse, mentre per visitare i resti della città romana e la basilica di Notre Dame bisogna attraversare uno dei ponti sulla Saona e raggiungere la sommità della collina di Fourvière attraverso uno dei  sentieri o una delle ripide scalinate. Chi non ama conquistare le altezze, può pagare il prezzo del biglietto e prendere la funivia.












Fuori dal centro, alla punta della Presqu'île, si trova l'Istituto Lumiere. ( clicca qui ) E' una visita che consiglio caldamente agli amanti del cinema.
I fratelli Lumière sono vissuti a Lione e sempre in questa città sono nati  Antoine de Saint-Exupery ( a lui è intitolato l'aeroporto lionese ) ed il fisico Ampère. Gente "illuminata". Forse per questo Lione, la Ville lumière,  si accende di luce l'8 dicembre. ( clicca qui  e qui)







Nella dolce Lione è nato anche il cuoco più famoso di Francia,  Paul Bocuse.








Ci sono cinque brasserie Bocuse a Lione. Quattro di queste prendono il nome dei punti cardinali. Io ho "visitato" Le Nord e Le Sud e ne sono uscita completamente soddisfatta e , naturalmente, con un libro in mano, quello delle ricette di Bocuse.




Riporto quella che ho realizzato una volta tornata a casa, ispirandomi alla ricetta originale e all'assaggio fatto nella Brasserie Le Nord:


Saucisson chaud pistachè en brioche




Ingredienti:
1 salsiccia ai pistacchi ( io ho usato due mini mortadelle )
300gr. di farina,
30gr. di zucchero
un pizzico di sale
2/3 del contenuto in bustina del lievito per preparazioni salate
4 uova 
120gr di burro a temperatura ambiente
2 rossi d'uovo per la doratura




Miscelare a bassa velocità con le fruste pesanti la farina, lo zucchero, il lievito diluito in un cucchiaio d'acqua tiepida, due uova e il sale. Aggiungere una alla volta le rimanenti uova.fino ad ottenere un impasto omogeneo. Aggiungere il burro e, se necessario, altra farina e continuare a mescolare finchè l'impasto non si stacchi dalle pareti della ciotola. Ricoprire con uno strofinaccio e lasciar riposare in frigo tutta la notte. ( N. B. la ciotola deve essere molto capiente per evitare l' "effetto blob" durante la lievitazione. )


Stendere l'impasto lievitato. Spennellare la superficie con i tuorli battuti  con un po' d'acqua e adagiarvi le mortadelline anch'esse spennellate con il tuorlo e spolverate di farina ;  richiudere, livellare e rifinire con il rosso battuto.  Lasciare riposare per un'ora a temperatura ambiente. Dopo aver preriscaldato il forno, far cuocere il saucisson  en brioche a 180° per 30/40 minuti.






domenica 6 novembre 2011

nonni



Aveva cercato il nonno per farsi raccontare una di quelle storie fantastiche che solo lui riusciva a snocciolare. Il vecchio partiva sempre da pochi elementi verosimili nella loro quotidiana banalità e ci ricamava sopra un fitto arabesco.   ( ...)
L'aveva trovato, come al solito,  nel giardino che fingeva di fare qualche lavoretto. Si nascondeva spesso, quando la stagione lo permetteva, nel giardino folto e un po' selvaggio che stava davanti alla casa. Cosa facesse esattamente lì dentro nessuno lo sapeva esattamente: non potava alberi o cespugli, non contrastava l'invadenza dell'edera che ormai copriva il muro di cinta tracimando oltre, non sfoltiva il sottobosco dalle erbacce, insomma non faceva nulla di utile per la conservazione di quel luogo e la sua crescita regolata. Apparentemente, almeno.


Guglielmo Gaviani, Traversagnetta








Al nonno piaceva incasellare in sentenze le cose del mondo. Sentenziava masticando il sigaro e fingendo un'aria di marinaio di molti mari, proprio lui che odiava l'acqua, non esclusa quella del lavabo. Liberale di ferro, beffeggiava le blande simpatie socialiste della nonna: " Chiudi tre dei tuoi in una stanza e dopo mezz'ora avranno quattro opinioni differenti". Passava molte ore del giorno a scrivere un romanzo che non finiva mai, ma secondo la nonna non aveva scritto un rigo: " E' una posa per tenere a distanza mocciosi e villani". Nessuno, però osava forzare il Pensatoio, lo stanzino dove il nonno passava quasi tutto il giorno, tranne quando pioveva, perchè allora usciva a passeggiare senza l'ombrello, solo, con il cappello di feltro dalla tesa slabbrata. Era buddista ma di Budda non sapeva granché.


Andrea Molesini, Non tutti i bastardi sono di Vienna








La Susanna dei salami d'oca era cugina di Nona Màlia, mia nonna paterna, che sopravvive in figura di agghindata, minuscola ammaliatrice in alcune pose di studio eseguite verso il 1870, e come una vecchietta grinzosa, stizzosa, sciatta e favolosamente sorda nei miei ricordi d'infanzia più lontani. Ancor oggi, inspiegabilmente, i piani più alti degli armadi restituiscono suoi preziosi cimeli: scialli di trina nera trapunti di pagliette iridate, nobili ricami di seta, un manicotto di martora straziato dalle tignole di quattro generazioni, posate d'argento con le sue iniziali : come se, dopo quasi cinquant'anni, il suo spirito inquieto ancora visitasse la nostra casa.
Ai suoi bei giorni era nota come " la Strassacoer"...


Primo Levi, Il sistema periodico






Foto di Guglielmo Gaviani 


Il blog di Guglielmo 



venerdì 4 novembre 2011




Qui  In this hole di Cat Power


Cat Power , The Greatest in un post di Duck

mercoledì 2 novembre 2011

la sostanza dei sogni




Sonetto onirico



È un sogno che viene, e ai sogni bisogna
prestare attenzione e fors'anche un po' fede;
al sogno si chiede che cosa ci chiede,
si aspetta e si ascolta ma senza vergogna.


La voce mi chiama e mi dice sicura
che è il corpo che sogna nella notte oscura;
con voce pacata e con tono suadente
d'ogni organo elenca il sogno corrispondente.


Il fegato sogna, e sogna la luna:
la rabbia e la luce e l'alterna fortuna.
Le mani la caccia, la preda e l'afferrare;


i reni l'angoscia, le corse e le paure;
e sogna il cervello di se stesso e dei ragni,
perso nei suoi meandri e nei suoi sogni.



Emilio Gauna (Giuliano ),  Anche il fegato sogna
La Tempesta di William Shakespeare ( qui )
                                                                                     





















" Un sogno? ... e che le fa un sogno?... E' uno smarrimento dell'anima... il fantasma di un momento...".


" Non so, dottore: badi...forse è dimenticare, è risolversi! E' rifiutare le scleròtiche figurazioni della dialettica, le cose vedute secondo forza...".


" Secondo forza?...che forza?..."


"La forza sistematrice del carattere...questa gloriosa lampada a petrolio che ci fuma di dentro, e fa il filo, e ci fa neri di bugie, di dentro,...di bugie meritorie, grasse, bugiardosissime... e ha la buona opinione per sé, per sé sola... Ma sognare è un fiume profondo, che precipita a una lontana sorgiva, ripullula nel mattino della verità".


Parve incredibile al dottor Higueroa che un uomo di corporatura normale, alta anzi, di condizione socialmente così "elevata", potesse lasciarsi ancorare a sciocchezze come quelle. Ma lo sgomento e la tristezza erano troppo evidenti nel suo sguardo (...) .
" ...Un sogno...strisciatomi verso il cuore...come insidia di serpe. Nero."


da La Cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda



lunedì 31 ottobre 2011

se

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Verso la pensione ( se mai dovessi arrivarci ),  non sarebbe male rinc.....ire "al modo" della prof. di Disegno e Storia dell'arte
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domenica 30 ottobre 2011

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Qui Let me go di Erik Truffaz


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venerdì 28 ottobre 2011

No(u)vel(le) cuisine : Ferdinand e le frittelle di mele

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Per la comodità delle dame del Corpo di spedizione americano, il gruppo di infermiere di cui Lola faceva parte alloggiava all'Hotel Paritz e per renderle, specie a lei, le cose più simpatiche, le avevano affidato  ( aveva delle conoscenze ), nello stesso hotel, la direzione d'un servizio speciale, quello delle frittelle di mele per gli ospedali di Parigi. Ne distribuivano ogni mattino migliaia di dozzine. Lola svolgeva questa umana funzione con un certo zelo che doveva d'altronde un po' più tardi mettersi a girare proprio male.


Lola, bisogna dirlo, non aveva mai preparato frittelle in vita sua. Lei arruolò un certo numero di cuoche mercenarie e le frittelle, dopo qualche prova, furono pronte per essere puntualmente consegnate sugose, dorate e zuccherate a meraviglia. Lola insomma non doveva far altro che assaggiarle prima che fossero mandate ai vari servizi ospedalieri. Ogni mattina Lola si alzava verso le dieci e scendeva, dopo aver fatto il bagno, nelle cucine situate in profondità, vicino alle cantine. Questo, ogni mattina, dico, vestita d'un chimono giapponese nero e giallo che un suo amico di San Francisco le aveva regalato il giorno prima che partisse.


Tutto filava stupendamente insomma, e noi stavamo anche vincendo la guerra, quando un bel giorno, all'ora di pranzo, la trovai sconvolta, che si rifiutava di toccare un solo piatto del pasto.
Fui assalito dal timore che fosse capitata una disgrazia, una malattia improvvisa. La scongiurai di contare sul mio vigile affetto.
Per aver assaggiato le frittelle per un mese, Lola era ingrassata di un buon chilo! D'altra parte la sua cintura, con un buco, testimoniava il disastro. Furono lacrime. (...) Le suggerii di passare il servizio a una collega che lei, al contrario, aspirava alle tettone. Lola non volle saperne di un compromesso che considerava come una vergogna e una piccola diserzione nel suo genere. (...)
Fatto sta che da quel giorno lei assaggiava le frittelle solo con la punta dei denti, che peraltro aveva tutti a posto e carini. 
(...)
C'erano degli ufficiali che cercavano di soffiarmela, Lola. (...) Credo anzi che le due o tre volte che mi ritrovai con le corna, le nostre relazioni avrebbero subìto gravi pericoli, se in quello stesso momento quella frivola non mi avesse scoperto all'improvviso un'utilità superiore, che consisteva nell'assaggiare ogni mattina frittelle al posto suo.
Questa specializzazione dell'ultimo minuto mi salvò. Da me lei accettava la sostituzione. Non ero forse anch'io un valoroso combattente, dunque degno di quelle mansioni di fiducia! Da allora, noi non fummo solo amanti, ma soci. Così cominciarono i tempi moderni.




Louis Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte








Frittelle di mele ( ricetta francese )  per due persone


1 grossa  mela renetta , 1 uovo, 170gr di latte, 25gr di zucchero, 80gr di farina,  limone ( succo e scorza grattugiata ), 1 cucchiaio di cognac, cannella e zucchero a velo q.b., burro per friggere.


separare il tuorlo dall'albume e montarlo con lo zucchero; aggiungere la farina ed il latte e continuare a lavorare fino ad ottenere una pastella fluida. Lasciare riposare il composto in frigo per poco più di  un'ora . Mondare la mela e irrorare le fettine ricavate con succo di limone e cognac; aggiungere  la buccia di limone grattugiata e lasciar riposare per una decina di minuti. Montare l'albume a neve ben ferma ed incorporarlo alla pastella. Aggiungere le fettine di mela.
Far sciogliere il burro in una larga padella anti aderente e versare la mela in pastella fettina dopo fettina. Far dorare da entrambi i lati. Ripetere l'operazione per le fettine restanti.
Adagiare le frittelle su tovagliolini perchè l'unto possa essere assorbito, quindi trasferirle in un piatto da portata e cospargerle di zucchero a velo e cannella.