domenica 19 maggio 2013

domenica 12 maggio 2013

Grassano, da lontano




dipinto di Carlo Levi




Seduto su un gradino di Grassano
sto qui seduto finché dura l’aria buona
ad ascoltare l’incanto che risuona
con il buon vino e il buon pane lucano;
intanto penso alle cose che ho imparato,
e so che i sassi che ho pestato son chiangoni
e karakoi sono i tornanti che ho salito
e la salsiccia buona è nei lammioni.
E qui davanti alla chiesa van gli sposi,
ecco il corteo che passa piano piano
mi chiedono “che fai, forse riposi”
la mano tesa ed un invito a camminare.
Ma no, rimango qui, grazie sto bene,
sto qui seduto perché qui sto bene,
rimarrò qui fin quando il sole è tramontato,
il vino e il pane, ed un basello di Grassano.

Giuliano 




 
Non essendo mai stato a Grassano
me la vedo come scrive Giacinta:
caracoie chiangoni e lammioni
dov’è appesa per gli ziti salsiccia –
così è dipinta per me che son lontano
(così è dipinta per me che son Giuliano)


lunedì 6 maggio 2013

la regina dei nasi




- Benedicite, che naso! - gridò la moglie del trombettiere:  - è lungo quanto una tromba.
- E dello stesso metallo, - disse il trombettiere, - come puoi giudicare dal suono dello starnuto.
- E' molle come un flauto, - disse la donna.
- E' il timbro dell'ottone, - disse il trombettiere.
- Un corno! - ribattè sua moglie.
- Ti dico che è un naso di bronzo, - replicò il trombettiere.
- Vedrò bene come sta questa faccenda, disse la moglie, - perchè non andrò a letto questa sera se prima non avrò toccato quel naso con questo dito.


L.Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy gentiluomo, ed. Mondadori
traduzione di Antonio Meo



sabato 4 maggio 2013

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immagine di Quint Buchholz








giovedì 2 maggio 2013

Blog Twinning - The unforgettable tutor -










 Nela, London and the bearman   ( qui )



( come è nato il blog twinning : qui  )

giovedì 25 aprile 2013

millesimi



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Sì, tutto potrebbe iniziare così, qui, in questo modo, una maniera un po' pesante e lenta, nel luogo neutro che appartiene a tutti e a nessuno, dove la gente s'incontra quasi senza vedersi, in cui la vita dell'edificio sì ripercuote, lontana e regolare. Di quello che succede dietro le pesanti porte degli appartarnenti, spesso se non sempre si avvertono solo quegli echi esplosi, quei brani, quei brandelli, quegli schizzi, quegli abbozzi, quegl'incidenti o accidenti che si svolgono in quelle che si chiamano le parti comuni, i piccoli rumori felpati che la passatoia di lana rossa attutisce, gli embrioni di vita comunitaria che sempre si fermano sul pianerottolo.

domenica 21 aprile 2013


immagine di Philipp Lohofener



  

mercoledì 10 aprile 2013

rospetti, burattini e mendicanti





In molte tradizioni è di prammatica esporre gli archetipi supremi in forma domestica, puerile. (...)

Si ricorre all’occultamento del sacro sotto cenciosi, impolverati ammanti perché null’altro consente altrettanto bene di sfuggire alla profanazione. E questa la formula che ne garantisce la conservazione più sicura, ne affida la custodia alle vecchie e ai bambini. E un trucco meraviglioso (... ). Mai il superbo si chinerà a scrutare con amore una realtà dimessa e nemmeno giungerà mai a sospettare che essa possa essere deliberata, come l’abbigliamento da pitocco del califfo Harun ar-Rashid nelle Mille e una notte.
Questo, del travestimento nella più modesta tra le forme, è un archetipo fra i maggiori. In verità è nientemeno che l’archetipo stesso dell’Incarnazione.
Lo Harun ar-Rashid del novellino arabo, il principe in costume di mendico, ha origine nella notte della fiaba arcaica e iniziatica: è il rospetto-principe, ancor presente nel duca shakespeariano di Misura per misura.
Questa la chiave che c’introdurrà nel Pinocchio.


martedì 2 aprile 2013

risvegli


Mia sorella Elisa andava alle scuole normali, perchè voleva diventare maestra: era fin d'allora una donnina seria seria e con noi si dava delle arie da mamma. Si alzava prima di tutti a preparare il caffè che papà e mamma prendevano a letto. Dalla camera accanto io sentivo ogni mattina mia sorella che entrava in camera da letto dei miei.
- Oh, sei alzata? Che brava figliola! - esclamava invariabilmente mia madre.
- Buon giorno, mamma. Buon giorno, papà.
- Apri la finestra, cara! - diceva mia madre, e mio padre allora chiedeva:
- Piove? 

sabato 30 marzo 2013


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mercoledì 27 marzo 2013

l'ora vuota






 La sola ora poetica, al Liviano, era il tardo pomeriggio, in autunno o in inverno, quando fuori era già buio.
Terminavano le ultime lezioni, le piccole filologie slave, c'era poca gente che sostava qua e là, un senso di rumori attutiti e luci soffici; si formava un'ora vuota, incerta, interessante. Si guardavano le compagne con altri occhi, i loro nomi si mettevano a splendere.





Luigi Meneghello, Fiori italiani, ed.Rizzoli


                                                       




l'immagine è di Quint Buchholz

maratona di lettura dedicata a Meneghello : info 

lunedì 25 marzo 2013



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venerdì 15 marzo 2013

Barbablù

Da Barbablù di Amélie Nothomb ed. Voland
traduzione di Monica Capuani

                                                                    colori : Saturnine   Don Elemirio

Calcoli e negoziati ( I )




Saturnine ebbe il tempo di riflettere. Cosa avrebbe dovuto temere? Non era il tipo che si innamorava facilmente e soprattutto non di un donnaiolo. La storia delle sparizioni le parve troppo vaga. Comunque, scomparire era meno spaventoso che tornare a Marne-la-Vallée
  



lunedì 11 marzo 2013

An die Geliebte



  

 An die Geliebte, All'amata, è il titolo di una poesia di Eduard Mörike;   
Hugo Wolf ne fa un lied.



L'amore, in An die Geliebte è  respiro, nutrimento; come aria, entra nel corpo  e lo vivifica, scivola nell'intimo come un  liquido;   attraverso il sorriso, affiora sulle labbra dell'innamorato che, incredulo, si chiede se non sia illusione l'appagamento dell'eterno, unico desiderio.
La ragione precipita in un  pozzo oscuro e senza fine, quello da cui proviene il suono del destino, simile a quello di acqua che gorgoglia;  lo sguardo è  rivolto alle stelle  a coglierne il sorriso, l'orecchio si tende a carpirne  il sussurro.

mercoledì 6 marzo 2013

If





Se ci fosse acqua ci fermeremmo a bere
Tra la roccia non si può sostare o pensare
Il sudore è asciutto e i piedi sono nella sabbia
Se solo ci fosse acqua tra la roccia
Morta bocca montuosa di denti cariati che non può sputare
Qui non si può nè stare nè giacere nè sedere
Non c'è nemmeno silenzio nelle montagne
Ma secco sterile tuono senza pioggia
Non c'è nemmeno solitudine nelle montagne
Ma rosse facce arcigne gnignano e ringhiano
Da porte di case di fango screpolato
                                              Se ci fosse acqua
         E non roccia
         Se vi fosse roccia
         E anche acqua
         E acqua
         Una fonte
         Una pozza tra la roccia
         Se ci fosse il suono dell'acqua soltanto
         Non la cicala
         Ed erba secca che canta
         Ma suono d'acqua su una roccia
         Dove il tordo eremita canta tra i pini
         Drip drop drip drop drop drop drop
         Ma non c'è acqua


 T.S.Eliot, La terra desolata, ed. Rizzoli   ( vv. 335 - 358 )
traduzione di A. Serpieri 

domenica 24 febbraio 2013

mani



fonte della foto qui
Guardandoti la mano destra che tiene la penna stilografica nera che stai usando per scrivere questo diario, pensi a Keats che si guarda la mano destra in circostanze simili, nell'atto di scrivere una delle sue ultime poesie, e all'improvviso si interompe per buttar giù nel margine del manoscritto otto versi ( qui )

(...)

Keats per cominciare, ma non appena pensi a " Questa mano" ti torna in mente una storia che ti hanno raccontato su James Joyce a Parigi negli anni Venti a una festa, era lì in piedi, ottantacinque anni fa, quando una donna gli si avvicinò e gli chiese se poteva stringere la mano che aveva scritto l'Ulisse. Anziché offrire la sua mano destra, Joyce l'alzò, la scrutò per qualche secondo e disse : " Signora, mi permetta di ricordarle che questa mano ha fatto anche molte altre cose ".

Paul Auster, Diario d'inverno,  ed. Einaudi
traduzione di Massimo Bocchiola

lunedì 18 febbraio 2013

Lhasa de Sela




foto di Nicholas Hughes



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giovedì 14 febbraio 2013

Blog Twinning - Statuae manent


Attento/a, non uscire!

                              L'amore è in agguato!


                                                                E Nela ne ha la prova              


                                                                                                              clicca qui

martedì 12 febbraio 2013

vissi d'acqua e di stupore ( dizoonario letterario )



Da Monteriano di E.M. Forster, ed. Feltrinelli
traduzione di Luisa Chiarelli



La cena fu un incubo. La sala da pranzo, con i suoi odori, era tutta per loro. Lilia, molto elegante e loquace, era a capotavola; la signorina Abbott, anche lei nei suoi abiti migliori, sedeva di fianco a Philips, ai cui nervi irritati appariva ogni momento di più come una confidente da tragedia. Il signor Carella, quel rampollo della nobiltà italiana, sedeva di fronte a loro. Dietro di li, si scorgeva una vaschetta con dei pesci rossi che nuotavano intorno intorno, guardando gli ospiti a bocca aperta.


lunedì 11 febbraio 2013

Jeff





Sentirla allo stereo è molto diverso ( l'ho fatto più volte stamattina dopo che sabato ho comprato questo ) ma dovevo comunque proporvela...

eccola...

domenica 3 febbraio 2013

Stoner

E non c'è gara, non c'è lotta neanche per me .  Stoner  è fuori dal suo tempo,  non ha ambizioni,  non va  in guerra, nessun tipo di guerra, non biasima neanche chi gli contende quel poco che gli è toccato in sorte perchè neanche il biasimo ritiene sia una sua cosa. Ci sono poi  quelli che sono nel tempo e,  in quel frangente che chiamiamo vita, cercano di prendere ciò che non è loro....


Un romanzo che parla di tempo, di comparse, di lettori e di letteratura.

Qui un bellissimo post di NoceMoscata sul romanzo Stoner di John Williams

giovedì 31 gennaio 2013

il più intimo dei legami




Se in tal modo e sovente le non liete circostanze del giorno la portavano a riflettere sulla caducità, sulla transitorietà e sulla perdita delle cose umane, le erano però di conforto le strane apparizioni notturne che le davano la certezza dell'esistenza dell'uomo amato e le rafforzavano il senso della propria esistenza. 

fotogramma di "Picnic ad Hunging Rock" di P. Weir
Quando la sera si era coricata, e si indugiava ancora in un dolce sentimento tra il  sonno e la veglia, le pareva di guardare entro uno spazio completamente illuminato sì, ma solamente da una luce mite. Vedeva là, distintamente Edoardo non vestito come l'aveva veduto in altri tempi, ma in divisa militare ed ogni volta in un diverso atteggiamento per nulla fantastico, anzi naturale: in piedi, in movimento, adagiato a cavallo.  La figura, ritratta fino ai più precisi particolari, si muoveva liberamente innanzi a lei, senza che ella cercasse guidarla con la sua volontà o tentasse evocarla con la sua fantasia. Ogni tanto le pareva vederlo circondato da qualche cosa di scuro su di uno sfondo chiaro; ella distingueva a fatica delle ombre che, a volte, le sembravano uomini, a volte, cavalli, a volte, piante o montagne. per lo più si addormentava cullata da queste apparizioni e quando, dopo una notte tranquilla si destava, era riposata, consolata e sentiva in sè la convinzione che Edoardo viveva ancora e che era legata a lui dal più intimo dei legami.


Wolfgang Goethe, Le affinità elettive,  GSS UTET
( nell'edizione non è specificato il nome del traduttore )


martedì 29 gennaio 2013

Trollflöjten


qui



per saperne di più, qui qui

domenica 20 gennaio 2013

Dizoonario letterario : il coniglio del luogo





Alle quattro e mezzo antimeridiane i passeggeri del Mongolia erano sbarcati  a Bombay, e il treno per Calcutta partiva alle otto precise.
Il signor Fogg si accomiatò dai compagni di gioco, scese dal  piroscafo, dette al suo domestico la nota particolareggiata di alcune compere da fare, gli raccomandò tassativamente di trovarsi alla stazione prima delle otto , e, con quel suo passo regolare, che scandiva  i secondi come un orologio astronomico, si diresse verso l'ufficio dei passaporti.
Delle meraviglie di Bombay, pertanto, non si preoccupava di vedere niente: né il municipio, né la magnifica biblioteca, né le fortificazioni, né i docks, né il mercato del cotone, né i bazar, né le moschee, né le sinagoghe, né le chiese armene, né la splendida pagoda del colle di  Malabar, ornata da due torri poligonali. Non avrebbe contemplato né i capolavori di Elephanta, né i suoi misteriosi ipogei nascosti a sud-est della rada,
né le grotte Kanhery dell'isola di Salsette, mirabili ruderi dell'architettura buddista!
Macché! Niente. Uscito dall'ufficio passaporti, Phileas Fogg si recò tranquillamente alla stazione, dove si fece servire il pranzo. Il capocameriere credette bene di suggerirgli, fra le altre pietanze, una certa fricassea di «coniglio del luogo », di cui gli disse meraviglie.
Phileas Fogg acconsentì alla fricassea e l'assaggiò coscienziosamente, ma, a onta della salsa piccante, la trovò disgustosa.
Chiamò il capocameriere.
- Signore- disse, guardandolo fisso, - è coniglio, questo?-
-  Sì, mylord,-rispose sfrontatamente il mariuolo, - coniglio della giungla-
-  E quando lo hanno ammazzato non ha miagolato, questo coniglio?-
-  Miagolato? Oh, mylord: un coniglio! Vi giuro...-
- Signor capocameriere, - ribatté freddamente Mr. Fogg, - non giurate, e tenete a mente quello che sto per dirvi: : in India in altra epoca, i gatti erano considerati animali sacri. Bei tempi!
- Per i gatti, mylord?-
- E forse anche per i viaggiatori.-
Fatta questa osservazione, il signor Fogg continuò tranquillamente a mangiare.

Jules Verne,  Il giro del mondo in 80 giorni , Rizzoli
traduzione di Augusto Donaudy

martedì 1 gennaio 2013

Cuviago, Valcuvia


.
da Quattro soli a motore di Nicola Pezzoli   - NEO. edizioni -



 né, né

Il signor Sandro era un uomo avanti negli anni e nell'obesità, né simpatico né antipatico, che stava da anni su una sedie a rotelle. Ad accudirlo provvedeva la sorella Marilù, detta da tutti la Marilù del bosco. Anche lei molto vecchia, qualcosa più di sessant'anni, e pericolosamente in sovrappeso. Era stata la Marilù del bosco, una sera che ci ero andato con la sorella di Gianni  a consegnare la bottiglia di latte appena munto, a invitarmi a vedere le partite. Perchè a casa loro, e che io sapessi solo a casa loro in tutta Cuviago, c'era la cosa più stupefacente che fosse stata mai inventata : un televisore Philips a colori !
Io a furia di andarci, finii cin l'affezionarmi a quei due vecchi né simpatici né antipatici ma in ogni caso gentili. Non ci offrivano mai niente. Né bevande né dolci.



La De Ropp


Dal canto suo la De Ropp - per l'anagrafe Eleonora Bestetti, ingombrante compagna di caseggiato, ricca benefattrice zitella della comunità, di cui s'era autoeletta viceprete e capoclasse morale - mi tirava i capelli fino a strapparmeli. Ma solo nei pomeriggi in cui venivo spedito a fare i compiti nel freddo cupo della sua stamberga.




Teoria e prassi del colore



La 127 l'avevamo anche noi, però i miei erano presi da questa fissazione che i colori decisi " stancano " ed erano tutti fieri di aver scelto per la nostra un riposante color sabbia. Teoria che con ogni evidenza applicavano a tutto,  visto che le pareti di casa erano ingrigite da riproduzioni di stampe in bianco e nero, nonché da un vecchio tapino intristito davanti ad un focolare: schizzo a carboncino del quotato artista locale Giustino Sabeddu, specializzato in tapini intristiti davanti al focolare, detti anche scendrùn ( " ceneroni " ). Eravamo una famiglia in bianco e nero ma io, pecora colorata della famiglia, m'innamoravo di ciò che dava vivacità e colore al mondo.




Boot Hill

Nel primo mistero doloroso si contempla Boot Hill.
Il signor Venanzio ci aveva dato il permesso di usare la parte bassa della montagnetta per seppellire i gatti. Quell'angolo di terra scoscesa potevi viverlo come superflua pattumiera di ossicini ( Videla ) o come lembo di nostalgia e non consacrata devozione ( io ).  




se, s'è 

Il loro dialetto mica lo parlavo, ma l'orecchiavo da anni. Porcùdìghel. Abbastanza da avere ben chiara la differenza tra " Se moa 'l can " ( l'eventualità, la minaccia ) e " S'è moà 'l can " - l'avverarsi urlato dei miei incubi. E in quella notte di tempesta in arrivo, tutto solo, acquattato e imbronciato da chissà quante ore nel mezzo del labirinto di mais, fu proprio quello che mi toccò sentire. Condotto fino a me dal vento sempre più freddo, anzi, attutito da quel vento che soffiava in senso contrario, e quindi reso ancora più spaventoso, il grido acuto, l'urlo sguaiato della signora Beatrice che giunse alle mie orecchie per farmi tremare era inequivocabilmente questo:
 " S'è moà 'l can ! "
   S'è moà!
 



Links

Nicola Pezzoli
Quattro soli a motore 
 NEO.edizioni

Le immagini sono tratte dal sito ufficiale di Jacovitti