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venerdì 2 settembre 2011

tratti













"Mi piace molto disegnare e, da piccolo, questo è tutto ciò che ti chiedono di fare alla scuola materna. Splendido. All'asilo tutti i bambini disegnano liberamente, non ce n'è uno più bravo degli altri. Poi, quando cresci, le cose cambiano. La società inizia a schiacciarti. Quando ero alla scuola d'arte e dovevo fare disegni dal vero era una vera fatica. Invece di aiutarti ad esprimerti come facevi quand'eri bambino, cominciano a importi le regole della società. E ti dicono: " No, no, non disegnare così. Devi disegnare così". Mi ricordo un giorno che ero quasi disperato, perchè la verità è che a me piace disegnare anche se magari non sono molto bravo. Poi all'improvviso mi  è scattato qualcosa nella testa e ho pensato: " Vaffanculo, chi se ne frega se so disegnare o no. A me piace farlo". E, giuro su Dio, in quel preciso istante ho scoperto una libertà che non possedevo prima. Da quel giorno non m' è importato più se il corpo umano che stavo disegnando assomiglasse o no ad un corpo umano. Non mi sono preoccupato più che potesse piacere o meno agli altri. Ero come drogato da questo nuovo senso di libertà. Ancora oggi mi trovo a combattere con gente che mi dice: " Non puoi fare così. . Non ha senso". Ogni giorno è una lotta. Ma l'importante è cercare di difendere almeno un minimo di libertà."


da Burton racconta Burton ed. Feltrinelli












Tim Burton nasce  nel 1958 a  Burbank ( California ),  zona di studios cinematografici ma estremamente provinciale. In Edward mani di forbice il regista ne rappresenta l'atmosfera  ( clicca quiqui ) .
 
"Chi non ci abita, può imaginare Burbank, coi suoi studi cinematografici, come la capitale mondiale del cinema. In realtà non è che un quartiere di periferia. La cosa buffa è che le zone circostanti sono molto cambiate, ma Burbank è rimasta la stessa. Non so come o perchè, ma è come se avesse una sorta di scudo attorno. Potrebbero chiamarla Ovunque o Nessunluogo ".


da Burton racconta Burton ed. Feltrinelli






sabato 13 novembre 2010

Vivere scrivendo - Nicola Pezzoli , "Tutta colpa di Tondelli" -

 




Nicola Pezzoli, di professione scrittore (* ), in Tutta colpa di Tondelli racconta come si possa  scivolare dalle ariose latitudini della buona letteratura ( letta e prodotta ) in quelle soffocanti dell'editoria e della sua immediata periferia.




Metà dicembre 1994. Fuori nevicava e io dentro, lasciato uno sgobbo da impiegato in nero per un posto in banca poi "fortunatamente" sfumato, mi godevo la mia libertà di disoccupato volontario da ormai nove mesi. la stessa condizione umana per cui molti altri si sarebbero suicidati, io sul mio diario, l'avevo con baldanza intitolata e sottotitolata: Freedom 94, Lord of my time. ( In seguito, avrei anche fallito di proposito un concorso per ausiliario comunale nel quale mi avevano incastrato certe mie zie che non si facevano i cazzi loro ).  Le sole cose che mi interessavano erano scrivere, leggere, giocare, ogni tanto masturbarmi. E adesso - complice la magia di colori caldi non intermittenti del nostro abete stortignaccolo, comperato da mamma al vivaio Spertini in quella settimana di meriggi corti tra San Nicola e Santa Lucia, e adornato con le frangibili sfere di quand'era poco più che bambina _ divampava la vita come fino ad allora l'avevo soltanto potuta sognare. 
(...) mi ero procurato un contratto con l'impenetrabile mondo dell'editoria - quella vera stavolta. (...) Così, chiuso nella mia camera- studio, felice di vivere questa che credevo essere la tipica esperienza di un vero scrittore ( scrivere avendo già un committente ), nel giro di poche settimane finii il lavoro. dopodichè mandai alla Marchi il floppy disc, con l'indirizzo di Gemonio e tutto quanto. ( A volte ero tentato di inventarmi pseudonimi e luoghi strani di residenza: uno che mi piaceva molto era Nick Forestiere, Vicolo Borromeo 14, Isola dei Pescatori, Verbania, Lago Maggiore - (...) )




Ignorando le voci che si erano alzate per distoglierlo dalla scrittura ( quella paterna : Trovati un lavoro, scrittore del cazzo! ) e dalla lettura ( quella di un compaesano che, dopo aver inchiodato la sua lambretta sotto il balcone dove Nicola leggeva un Dostoevskij,così lo apostrofa ( dal basso verso l'alto ) : Te ghè nagòtt de faa ? ),  Nicola, agli autoarresti domiciliari,  lavora come un manovale intorno allo scritto di cui, insperatamente, gli era stata prospettata la  pubblicazione.
L'occasione sfuma ma se ne presenta un'altra, quella che condannerà l'autore ad una condizione settennale di "sospensione" e ad entrare in una dimensione grottesca, popolata da personaggi del mondo letterario ed editoriale, un ambiente restituito nel libro con grande maestria ed ironia.
Nicola Pezzoli riesce a trasformare uno scritto di denuncia in un romanzo appassionante, tenero, rabbioso, in più momenti esilarante.  L'ho letto d'un fiato e sono grata al suo autore di non aver rinunciato ad essere uno scrttore.





* vedi qui

Per ascoltare l'intervista a Nicola Tondelli su Radio Radicale clicca qui





                                    Open Space di Nicola Pezzoli qui 



 Le parti in corsivo sono tratte da "Tutta colpa di Tondelli" di Nicola Pezzoli

lunedì 8 novembre 2010

Rappresentazioni ( da " Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Peter Cameron )








Pensavo che teatro-ristorante significasse pagare un solo biglietto per la cena e lo spettacolo; non avevo capito che le due cose si sarebbero svolte insieme. Pensavo che avremmo cenato in una sala apposita e poi saremmo andati in platea, per cui mi sono meravigliato vedendo i tavoli davanti al palcoscenico. Credevo che queste cose le facessero solo a Las Vegas, perchè lì doveva essere normale mangiare tra numeri di tigri e soubrette, ma non potevo immaginare di mangiare di fronte ad attori che recitano. ( ... ) Anche se spegnevano le luci, ci sarebbe stato il rumore di tutto un pubblico che masticava. (... )




 Le attrici erano due signore attempate che un tempo avevano fatto una rispettabile carriera al cinema, poi una meno rispettata come mamme nelle serie tivù, e infine erano sparite dagli schermi. ( ... ) un amaro sottotesto che strideva completamente con la commedia. Guardarla faceva star male.





                                                                       ( ... )

Dopo sono andato alla National Gallery. 

( ... )

Lo sapevo che la vita non è scegliere tra National Gallery e il teatro ristorante, ma un pò forse si, perchè le due cose non possono coesistere. Se al mondo ci sono questi quadri, dentro delle stanze magnifiche in cui chiunque può entrare, com'è possibile che ci siano anche delle mamme della tivù che recitano in una commedia penosa mentre la gente guarda con la bocca piena di pollo ai peperoni?

( ... )

 sono entrato in una saletta in cui c'erano solo quattro quadri, e mi sono ricordato di averli già visti quando ero stato in gita scolastica con la terza media. Sono di Thomas Cole e si intitolano "Il viaggio della vita" ( ... )
Rappresentano le quattro età dell'uomo: infanzia, giovinezza, virilità e vecchiaia. In ogni quadro c'è una figura sulla barca che naviga su un fiume, guidata da un angelo.


Nel primo c'è un bambino piccolo e la barca spunta da una caverna buia, il grembo materno.  E' mattino presto e il fiume scorre calmo attraverso una valle idilliaca piena di fiori.


L'angelo è sulla barca, in piedi dietro il bambino, e hanno tutti e due le braccia tese verso il mondo a cui vanno incontro.


In "Giovinezza" è mezzogiorno e la barca si è addentrata nella bella valle. Il bambino si è trasformato in un ragazzo  e sta in piedi, le braccia tese verso il futuro. L'angelo è sulla riva e gli indica la strada come un vigile.



Le nuvole hanno la  forma di un castello fantastico, circondato dal cielo azzurro.


In "Virilità" le acque del fiume sono furiose, il paesaggio è arido, tutto rocce; il cielo al tramonto è pieno di nuvole temporalesche. Il ragazzo è diventato un uomo, sempre in piedi sulla barca, ma prega a mani giunte mentre la barca punta verso le rapide. 


L'angelo è lontano, da un'apertura fra le nuvole guarda la barca che corre in avanti. Fa venire i brividi.


Nell'ultimo quadro la barca entra dal lato opposto della tela. E' difficile dire che ora sia perchè il cielo è tutto scuro, c'è solo un fascio di raggi di luce che filtra tra i nuvoloni. E' un'ora indistinta fuori dal tempo. Il fiume sta per sfociare calmo in un enorme mare scuro.





Nella barca è seduto un vecchio e l'angelo vola proprio sopra di lui, indicando il mare e il cielo bui. In lontananza c'è un altro angelo che guarda giù dalle nuvole. Le mani del vecchio sono sempre giunte, ma non si riesce a capire se sta pregando o se sta implorando l'angelo di salvarlo prima che prenda il largo in quella paurosa oscurità.

( ... )

Sono rimasto tanto tempo nella stanza. Continuavo a ripetermi che dovevo andarmene ma non mi muovevo. C'era un custode che ogni tanto veniva a controllare. E poi mi sono agitato perchè ho capito che volevo essere nell'ultimo quadro, " Vecchiaia", nella barca che andava verso il buio. Volevo saltare quella della "Virilità". L'uomo adulto era terrorizzato e non riuscivo a capire che senso aveva il suo viaggio: perchè affrontare quelle rapide infide, su un fiume che sarebbe comunque finito nell'oscurità, nella morte? Io volevo essere nella barca insieme al vecchio, con tutti i pericoli alle spalle e l'angelo accanto che mi guidava verso la morte. Volevo morire.

                                                                             


 LINK

Peter Cameron
Thomas Cole


Le parti in corsivo sono tratte da Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron  ed. Adelphi