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mercoledì 2 maggio 2012

rhythm and rails

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La ascoltavo stamattina in treno, durante l'ultimo segmento del mio viaggio di ritorno dal Sud ( ma il video non è mio )
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martedì 23 novembre 2010

Finestre



Ha indosso un pigiama di cotone a righe gialle e azzurre e un paio di ciabatte di pelle nera. Dove sia esattamente, non gli è chiaro. Nella stanza, d'accordo, ma in quale edificio si trova la stanza? In una casa? In un ospedale? In una prigione? (…)  Forse è sempre stato in questo luogo; forse ci vive dal giorno della sua nascita. (…)
Nella stanza c'è una finestra, ma ha la tendina abbassata, e, a quanto ricorda, lui non ha ancora guardato fuori. 

Paul Auster "Viaggi nello scriptorium" 




  
Io stavo sulla piazzetta, che vedevo da alcune finestre, e di quella la cosa importantissima è il fracasso infernale che veniva da una bottega di fabbri: In ogni stagione il rumore era eterno e assorbe ogni mia sensazione di quel luogo e di quel tempo. 




Se quelle finestre mi tenevano ancora dentro la città, nella stessa casa avevo una terrazza grandissima che era già in campagna. Ricordo i liberi voli delle rondini che si frangevano contro quella terrazza sospesa sul vuoto di quel panorama.


Sandro Penna, "Un po' di febbre "








Mi sono alzato ed ho guardato dalla finestra; per strada non c'era nessuno e faceva paura. A New York capitano questi strani momenti in cui sembra che siano tutti scomparsi.



Peter Cameron, "Un giorno questo dolore ti sarà utile"
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Per un momento pensò al "Soldato e fanciulla che sorridono" di Vermeer, cercando di rammentare l'espressione del viso della fanciulla, la posizione esatta delle mani
intorno alla tazza, la schiena rossa dell'uomo senza volto. Nella mente gli balenò la cartina azzurra appesa al muro e il sole
che entrava dalla finestra, cosi simile alla luce che lo circondava in quel momento

Paul Auster, "Città di vetro"










Il generale riconobbe la grafia, prese la lettera e se la ficcò in tasca. Entrò nel vestibolo, al fresco, e porse in silenzio il bastone al guardiacaccia. Frugò nel taschino dei sigari e ne trasse degli occhiali, si accostò alla finestra e nella semioscurità, sotto la luce che filtrava attraverso le fessure delle persiane socchiuse, cominciò a leggere la lettera.


Sandor Marai, "Le braci"











Qui  la finestra di Cristina

lunedì 25 ottobre 2010

martedì 7 settembre 2010

Maeve Brennan e il Greenwich Village




Maeve lasciò Dublino, dove era nata nel 1917, quando il padre, in qualità di ambasciatore della Repubblica di Irlanda, si trasferì nel ’34 a Washington.


  I suoi primi scritti furono pubblicati sul “New Yorker” . Si trattava di brevi editoriali contenuti nella rubrica “ Talk of  the Town “ destinati a raccontare la Manhattan degli anni '50 e ’60, in particolare quella compresa tra il Greenwich Village e l’Ottantesima Strada

 
                                                                                                                                                                                                                   Il passo  che propongo descrive  l’abitazione di un amico della scrittrice. Siamo sulla Decima Strada, tra la Quinta e la Sesta Avenue, quindi appena a nord di  Washington Square.








... Sono tornata al Village e ora trascorro qualche giorno nell' appartamento di un amico che si trova a Londra. l' appartamento è piccolo, ordinato e individuale - per una sola persona, e dal momento in cui sono entrata qui giovedì con la mia valigia è rimasto distante ( cordiale ma distante ). " Noi non abbiamo segreti" sembravano dire le due piccole stanze " ma apparteniamo a "lui" ".
                                               ( ... )
Sono quasi le sei ( ... ) Un minuto fa, , o forse sono passati solo pochi secondi, c'è stato un acquazzone. Ha piovuto a catinelle. All'improvviso sono scoppiati i tuoni insieme ai lampi, e il cielo da bianco è diventato nero.
                                             ( ... )

Quando mi sono girata la stanza era piombata nella penombra, non rimaneva nulla della luce che l'aveva colpita tutto il giorno. Ora la camera è indefinita e inconsistente e appare per quello che è realmente - lo scenario accidentale di un sogno enigmatico che avevo già fatto prima, in altre stanze, e farò nuovamente, in stanze che non che non ho ancora visto. E' un sogno senza persone.
                                            ( ... )
La pioggia cade di sbieco formando delle pareti di roccia, e la sua forza ha trasformato la camera in una caverna, reale solo perchè vuota.
                                          ( ... )
La pioggia cade più rapida e nera che mai. Le finestre dell'appartamento accanto dove c'è la festa devono essere coperte di rivoli d'acqua - quasi spumeggianti - e anche la Decima strada deve essere ridotta ad un torrente di schiuma nera. ( ... ) La camera aspetta che accada qualcosa. Potrei accendere il fuoco, ma il mio amico ha dimenticato di lasciarmi la legna. Potrei accendere una lampada, ma l'elettricità non dà sensazioni vitali. Mi alzo, mi avvicino al giradischi e lo accendo senza cambiare il disco che ho sentito stamattina. Il suono si intensifica e si muove, afferrando i quadri, i libri e la mensola di marmo bianco scolorito del caminetto, come farebbe la luce delle fiamme. Ora questo posto non è più una caverna, ma una stanza con pareti che ascoltano in pace. Sento la musica e guardo la voce. Riesco a vederla. E' una voce da seguire con gli occhi della mente. " La Brave, c'est elle ". Non esiste nessun altra. E' Billie Holiday che canta.

                                                                             
( 11 novembre 1967 )

Da " Racconti di New York " ed. Bur




Maeve è morta nel’93. Ci ha lasciato raccolte di racconti ed un romanzo, “La visitatrice”.