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domenica 10 aprile 2016

musei


"Nella mia vita ci furono varii periodi in cui credetti di essere avviato alla salute e alla felicità. Mai però tale fede fu tanto forte come nel tempo in cui durò il mio viaggio di nozze (...). 

 Augusta voleva veder tutto come se si fosse trovata in un viaggio d’istruzione. Non bastava mica essere stati a palazzo Pitti, ma bisognava passare per tutte quelle innumerevoli sale, fermandosi almeno per qualche istante dinanzi ad ogni opera d’arte. 

Io rifiutai d’abbandonare la prima sala e non vidi altro, addossandomi la sola fatica di trovare dei pretesti alla mia infingardaggine. Passai una mezza giornata dinanzi ai ritratti dei fondatori di casa Medici e scopersi che somigliavano a Carnegie e Vanderbilt. Meraviglioso! Eppure erano della mia razza! Augusta non divideva la mia meraviglia. Sapeva che cosa fossero i Yankees, ma non ancora bene chi fossi io.

(...) essa dovette rinunziare ai musei. Le raccontai che una volta al Louvre, m’imbizzarrii talmente in mezzo a tante opere d’arte, che fui in procinto di mandare in pezzi la Venere. Rassegnata, Augusta disse:

– Meno male che i musei si incontrano in viaggio di nozze eppoi mai più !

Infatti nella vita manca la monotonia dei musei. Passano i giorni capaci di cornice, ma sono ricchi di suoni che frastornano eppoi oltre che di linee e di colori anche di vera luce, di quella che scotta e perciò non annoia."

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

domenica 13 marzo 2016

Pontormo



...alla stanza dove stava a dormire e tal volta a lavorare si saliva per una scala di legno, la quale entrato che egli era, tirava su con una carrucola, a ciò niuno potesse salire da lui senza sua voglia o saputa. Ma quello che più in lui dispiaceva agl’uomini si era che non voleva lavorare se non quando et a chi gli piaceva, et a suo capriccio; onde essendo ricerco molte volte da gentiluomini che disideravano avere dell’opere sue, et una volta particolarmente dal Magnifico Ottaviano de’ Medici, non gli volle servire, e poi si sarebbe messo a fare ogni cosa per un uomo vile e plebeo e per vilissimo prezzo. (...) Ma ancor che questo procedere del Puntormo, e questo suo vivere soletario et a suo modo fusse poco lodato, non è però se chi che sia volesse scusarlo, che non si potesse. (...)  Già non è niuno artefice obligato a lavorare se non quando e per chi gli pare; e se egli ne pativa, suo danno. Quanto alla solitudine, io ho sempre udito dire ch’ell’è amicissima degli studi. 

G. Vasari,  Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori 



Pier Paolo Pasolini cita un famoso dipinto di Pontormo in uno degli episodi di RoGoPaG (1963 ), La ricotta ( qui )


Per saperne di più fai click  qui  (  blog "Abbracci e pop corn" )


lunedì 20 maggio 2013

La memoria degli Uffizi



Agli Uffizi ci si andava da bambini, alle domeniche. Non frequentando la nostra famiglia, nel giorno di festa alcuna funzione religiosa, il babbo ci conduceva di mattina al rito laico dell'osservazione dei quadri, che precedeva quello pagano del primo pomeriggio alle partite di calcio della Fiorentina, nello Stadio di Campo di Marte, affollato di figure concave e convesse, progettate da Pier Luigi Nervi.
Verso le dieci, mentre la mamma ( pessima cuoca ) si industriava a preparare l'unico vero pranzo della settimana, nostro padre ci portava a visitare una sala, sempre diversa, a rotazione, della Galleria degli Uffizi.

(...)

Le sue erano spiegazioni "tecniche": l'epoca del dipinto, il significato della storia rappresentata, la caratteristica dei colori. Ma aveva un'astuzia pedagogica particolare nel provocarci a una sorta di caccia al tesoro: " scovate il gattino grigio che molesta l'anatra", " quante lepri corrono sullo sfondo della battaglia dei cavalli?"

domenica 17 giugno 2012

Vincent Van Gogh a Saint - Rémi

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In passato ho  studiato per un po' di anni storia dell'arte. Mi sono illusa, leggendo manuali e testi critici, di poter entrare  nell'atelier dei pittori per conoscere tecniche e  modalità di rappresentazione dei  soggetti .  


Mi interessava comprendere come si arrivasse a dare corpo e intensità alla luce, all' ombra, a creare l'illusione di terze, in qualche caso quarte, quinte, infinite dimensioni prospettiche e non. Non ho chiesto  la luna... eppure  ne ho fatti di voli astrali  appesa al filo labilissimo delle  categorie interpretative degli storici dell'arte !


Riporto qui un passo, neanche poi tanto rappresentativo ( gli esercizi più impegnativi di risalita sugli specchi ve li risparmio) ,  tratto dal manuale più noto, l'Argan ( così lo si indicava ai miei tempi, direttamente con il nome del suo autore ).



La ricerca dei Fauves verte appunto sulla natura di quell'ordine e quel ritmo ( gran dispiego di aggettivi dimostrativi nell'idioletto arganiano ), che per Cezanne era l'ordine  intellettuale della coscienza ( ? ), per Signac la legge ottica degli effetti di di luce  ( si, ma me la spieghi  visto che sei un manuale? ) , per Van Gogh il ritmo profondo dell'esistenza tradotto in gesto (  un ritmo è profondo ? ).
Ciò che i Fauves vogliono mettere in chiaro è la struttura autonoma, autosufficiente del quadro ( e vorrei vedere il contrario )....

mercoledì 7 marzo 2012

?








Da non credersi! Anche a Mosca si festeggia...

martedì 13 settembre 2011

dipingere




Un giorno, era la seconda settimana di luglio, egli mi disse: " Asher Lev, ci sono due modi di dipingere il mondo. In tutta la storia dell'arte ci sono questi due modi. Uno - il modo della Grecia e dell'Africa - vede il mondo come un disegno geometrico.





L'altro - il modo della Persia, dell'India e della Cina - vede il mondo come un fiore. Ingres, Cézanne e Picasso dipingono il mondo come geometria. Van Gogh, Renoir, Kandinsky e Chagall dipingono il mondo come un fiore.                           


                                                             

Io sono un geometrico. (...) Vedo il mondo a spigoli aguzzi  pieno di linee e di angoli. E lo vedo selvaggio, violento, ripugnante e solo raramente bellissimo. (...) Io non scolpisco e dipingo per santificare il mondo. Scolpisco e dipingo per dare durevolezza ai miei sentimenti (...).


Due giorni dopo mi disse: " Cosa stai dipingendo?"
"Un compagno di classe", dissi.
"Lo detesti?"
Restai zitto.
"Lo detesti ed hai paura di dipingere il tuo odio. Vero?"
Non dissi nulla.
"E' un dipinto falso. Puzza di vigliaccheria e di indecisione. Nell'arte la vigliaccheria e l'indecisione si vedono in ogni pennellata. Se lo detesti, dipingi il tuo odio o non dipingerlo affatto. (...)

Dopo un po' mi venne vicino e osservò la tela. (...) Mi guardò serio.
"Non mi piacerebbe essere odiato da te, Asher Lev."

Chaim Potok, Il mio nome è Asher Lev



le foto dei dipinti di Cèzanne e Kandinsky sono tratte da Settemuse




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lunedì 2 maggio 2011

mercoledì 16 marzo 2011

Landscapes




Non ho mai visto strade lisce ed amabilili come quelle che s'irradiavano di fronte a noi attraverso la trapunta di quarantotto Stati. Consumavamo voracemente quelle lunghe autostrade, in assorto silenzio scivolavamo sul fondo nero e lucente come una pista da ballo (...)




Oltre la pianura arata, oltre i tetti giocattolo c'era un lento soffondersi di inutile bellezza, un sole basso in una bruma di platino dalla tiepida sfumatura di pesca sbucciata, e la bruma pervadeva il margine superiore di una nuvola bidimensionale grigio tortora, fusa con una lontana caligine amorosa.




A volte si profilava all'orizzonte una teoria di alberi spaziati, e meriggi torridi e immobili sopra un trifoglio, e nuvole di Claude Lorrain inscritte in un azzurro nebuloso e remoto, con le sole parti cumuliformi stagliate contro il neutro deliquio dello sfondo.








O ancora, poteva essere un severo orizzonte di El Greco, pregno di pioggia d'inchiostro, con la fuggevole visione di qualche agricoltore dal collo di mummia, e tutt'intorno strisce alterne d'acqua d'argento vivo e granturco d'un verde aspro, il tutto aperto come un ventaglio in qualche puno del Kansas.

 

 Da Lolita di Vladimir Nabokov




Qui scene dal film di S.Kubrick
El Greco



Le parole sottolineate sono links





                                                                                                                                 


sabato 22 gennaio 2011

Frozen




 








Qui Frozen di Madonna

lunedì 8 novembre 2010

Rappresentazioni ( da " Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Peter Cameron )








Pensavo che teatro-ristorante significasse pagare un solo biglietto per la cena e lo spettacolo; non avevo capito che le due cose si sarebbero svolte insieme. Pensavo che avremmo cenato in una sala apposita e poi saremmo andati in platea, per cui mi sono meravigliato vedendo i tavoli davanti al palcoscenico. Credevo che queste cose le facessero solo a Las Vegas, perchè lì doveva essere normale mangiare tra numeri di tigri e soubrette, ma non potevo immaginare di mangiare di fronte ad attori che recitano. ( ... ) Anche se spegnevano le luci, ci sarebbe stato il rumore di tutto un pubblico che masticava. (... )




 Le attrici erano due signore attempate che un tempo avevano fatto una rispettabile carriera al cinema, poi una meno rispettata come mamme nelle serie tivù, e infine erano sparite dagli schermi. ( ... ) un amaro sottotesto che strideva completamente con la commedia. Guardarla faceva star male.





                                                                       ( ... )

Dopo sono andato alla National Gallery. 

( ... )

Lo sapevo che la vita non è scegliere tra National Gallery e il teatro ristorante, ma un pò forse si, perchè le due cose non possono coesistere. Se al mondo ci sono questi quadri, dentro delle stanze magnifiche in cui chiunque può entrare, com'è possibile che ci siano anche delle mamme della tivù che recitano in una commedia penosa mentre la gente guarda con la bocca piena di pollo ai peperoni?

( ... )

 sono entrato in una saletta in cui c'erano solo quattro quadri, e mi sono ricordato di averli già visti quando ero stato in gita scolastica con la terza media. Sono di Thomas Cole e si intitolano "Il viaggio della vita" ( ... )
Rappresentano le quattro età dell'uomo: infanzia, giovinezza, virilità e vecchiaia. In ogni quadro c'è una figura sulla barca che naviga su un fiume, guidata da un angelo.


Nel primo c'è un bambino piccolo e la barca spunta da una caverna buia, il grembo materno.  E' mattino presto e il fiume scorre calmo attraverso una valle idilliaca piena di fiori.


L'angelo è sulla barca, in piedi dietro il bambino, e hanno tutti e due le braccia tese verso il mondo a cui vanno incontro.


In "Giovinezza" è mezzogiorno e la barca si è addentrata nella bella valle. Il bambino si è trasformato in un ragazzo  e sta in piedi, le braccia tese verso il futuro. L'angelo è sulla riva e gli indica la strada come un vigile.



Le nuvole hanno la  forma di un castello fantastico, circondato dal cielo azzurro.


In "Virilità" le acque del fiume sono furiose, il paesaggio è arido, tutto rocce; il cielo al tramonto è pieno di nuvole temporalesche. Il ragazzo è diventato un uomo, sempre in piedi sulla barca, ma prega a mani giunte mentre la barca punta verso le rapide. 


L'angelo è lontano, da un'apertura fra le nuvole guarda la barca che corre in avanti. Fa venire i brividi.


Nell'ultimo quadro la barca entra dal lato opposto della tela. E' difficile dire che ora sia perchè il cielo è tutto scuro, c'è solo un fascio di raggi di luce che filtra tra i nuvoloni. E' un'ora indistinta fuori dal tempo. Il fiume sta per sfociare calmo in un enorme mare scuro.





Nella barca è seduto un vecchio e l'angelo vola proprio sopra di lui, indicando il mare e il cielo bui. In lontananza c'è un altro angelo che guarda giù dalle nuvole. Le mani del vecchio sono sempre giunte, ma non si riesce a capire se sta pregando o se sta implorando l'angelo di salvarlo prima che prenda il largo in quella paurosa oscurità.

( ... )

Sono rimasto tanto tempo nella stanza. Continuavo a ripetermi che dovevo andarmene ma non mi muovevo. C'era un custode che ogni tanto veniva a controllare. E poi mi sono agitato perchè ho capito che volevo essere nell'ultimo quadro, " Vecchiaia", nella barca che andava verso il buio. Volevo saltare quella della "Virilità". L'uomo adulto era terrorizzato e non riuscivo a capire che senso aveva il suo viaggio: perchè affrontare quelle rapide infide, su un fiume che sarebbe comunque finito nell'oscurità, nella morte? Io volevo essere nella barca insieme al vecchio, con tutti i pericoli alle spalle e l'angelo accanto che mi guidava verso la morte. Volevo morire.

                                                                             


 LINK

Peter Cameron
Thomas Cole


Le parti in corsivo sono tratte da Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron  ed. Adelphi

venerdì 8 ottobre 2010

martedì 28 settembre 2010

“L’empire des lumières” di Renè Magritte

olio su tela, 195 x 130  - 1954 - Peggy Guggenheim Foundation di Venezia- 

Ne "L' Impero delle luci" ho rappresentato due idee diverse, vale a dire un paesaggio notturno e un cielo come lo vediamo di giorno. Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e di notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesia.

Renè Magritte






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martedì 20 aprile 2010