Visualizzazione post con etichetta Ritratti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ritratti. Mostra tutti i post

domenica 3 febbraio 2013

Stoner

E non c'è gara, non c'è lotta neanche per me .  Stoner  è fuori dal suo tempo,  non ha ambizioni,  non va  in guerra, nessun tipo di guerra, non biasima neanche chi gli contende quel poco che gli è toccato in sorte perchè neanche il biasimo ritiene sia una sua cosa. Ci sono poi  quelli che sono nel tempo e,  in quel frangente che chiamiamo vita, cercano di prendere ciò che non è loro....


Un romanzo che parla di tempo, di comparse, di lettori e di letteratura.

Qui un bellissimo post di NoceMoscata sul romanzo Stoner di John Williams

domenica 10 giugno 2012

Senza un soldo a Parigi e a Londra



A Parigi, prima di trovare lavoro come sguattero, impegna i vestiti. Percorre lunghi tragitti a piedi  con Boris, senza un soldo anche lui,  per risparmiare sul biglietto del metrò; esce di soppiatto da una panetteria perchè il conto non è quello minuziosamente calcolato:  il pane tagliato dalla ragazza al banco pesa un po' di più di quello che si aspettava. Una volta a Londra,  vive per diversi mesi di fette di pane spalmate con un po' di margarina , dorme poche ore per notte in sudici dormitori, il fiato di un altro uomo e lunghe teorie di cimici sul suo corpo; fuma il tabacco che Paddy, un senza fissa dimora trentacinquenne, riesce a ricavare raccogliendo le cicche buttate a terra da chi  si affretta a tornare a casa. 


George Orwell dal 1928 al 1930 vive così. Si è messo in testa di fare lo scrittore. Dopo aver lasciato un impiego sicuro e redditizio, con qualche risparmio e contando sui proventi di lezioni di inglese, lascia l'Inghilterra e va a Parigi. I soldi finiranno prima del previsto, verrà derubato da un italiano, e le lezioni private sfumeranno; è così che inizia la sua esperienza di miseria e vagabondaggio, preceduta, a Parigi, dal periodo in cui lavora anche diciassette ore al giorno in un Hotel, o, meglio, nei suoi caldissimi sotterranei,  come lavapiatti.






foto di George Brassai


A Londra, sull'Embankment, il lungofiume, si imbatte in Bozo, uno screever, uno di quelli che disegnano coi gessetti sui marciapiedi...

mercoledì 13 aprile 2011

Argon

.



 Ci sono nell'aria che respiriamo, i cosiddetti gas inerti. Portano curiosi nomi greci di derivazione dotta, che significano " il Nuovo", " il Nascosto", " l' Inoperoso", " lo Straniero ". Sono appunto, talmente inerti, talmente paghi della loro condizione, che non interferiscono in nessuna reazione chimica, non si combinano con alcun altro elemento, e proprio per questo motivo sono passati inosservati per secoli (...). 
Primo Levi
Si chiamano anche gas nobili, e qui ci sarebbe da discutere se veramente tutti i nobili siano inerti e tutti gli inerti siano nobili ;  si chiamano infine anche gas rari, benchè uno di loro, l'argon, l' Inoperoso, sia presente nell'aria nella rispettabile proporzione dell' 1 per cento (...).
Il poco che so dei miei antenati li avvicina a questi gas (...) ... portati alla speculazione disinteressata, (...) hanno in comune un qualcosa di statico, un atteggiamento di dignitosa astensione, di volontaria  ( o accettata ) relegazione al margine del gran fiume della vita. Nobili, inerti e rari (...)

( non) potrei dimenticare Barbarico, (...) poco è mancato ( una sola generazione ) a che egli fosse mio zio nell'accezione ristretta del termine. (...)
Aveva studato medicina ed era diventato un buon medico ma non gli piaceva il mondo. Gli piacevano cioè gli uomini, e particolarmente le donne, i prati, il cielo: ma non la fatica, il fracasso dei carri, le mene per la carriera, le brighe per il pane quotidiano (...).
Avrebbe voluto evadere, ma era troppo pigro per farlo.  Gli amici ed una donna che lo amava e che lui sopportava con distratta benevolenza, lo convinsero a concorrere per il posto di medico a bordo di un transatlantico di linea; vinse agevolmente il concorso, fece un solo viaggio da Genova a New York, ed al ritorno a Genova rassegnò le dimissioni, perchè in America " j'era trop bordél ", c'era troppo fracasso.(...)
...stava tutto il giorno sdraiato sulla sua cuccia a leggere libri e giornali vecchi : era un lettore attento, memore, eclettico ed infaticabile, benchè la miopia lo costringesse a tenere gli stampati a tre dita dagl occhiali, che aveva spessi come fondi di bicchiere. Si alzava solo quando un cliente  lo mandava a cercare, il che accadeva spesso, perchè lui non si faceva pagare quasi mai (...) . Non mangiava quasi niente, e più in generale non aveva bisogni; morì più che novantenne, con discrezione e dignità.




.