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giovedì 16 gennaio 2014
Libri nei libri: Notizie dall'interno di un giardino
Paul Auster, Notizie dall'interno
R.L.Stevenson, A Child's Garden of Verses
Trovato finalmente un po' di tempo per me, mi sono diretta verso il divano con l'ultimo libro di Paul Auster ; l'avevo acquistato qualche giorno fa senza neanche preoccuparmi di leggere i risvolti di copertina: è uno dei miei autori preferiti e non mi manca niente di ciò che è stato pubblicato in Italia di suo.
Notizie dall' interno è un libro di memorie, facile capirlo per un lettore di Paul. Lo scrittore, quando racconta di sé, si tratta alla stregua di un interlocutore e a questi si rivolge con il "tu"; praticamente materializza il suo doppio ( termine improprio ma non ne trovo altri per il momento ), insomma Paul vuole vedersi, aversi di fronte. L'effetto non è piacevolissimo; nei romanzi la scrittura è molto diversa, più rarefatta, molto meno diretta; dopo un po' però ci si abitua, specialmente se si è già letto Diario d'inverno, in cui Auster adotta la stessa modalità narrativa.
Non ho ancora tutte le notizie dall' interno, me ne mancano ancora molte; ne ho trovata però una che riporto subito perchè Paul, parlando di un altro grande narratore e poeta, ci mette a parte del modo in cui, per la prima volta, intuì cosa comporti l'atto dello scrivere.
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giovedì 5 gennaio 2012
di zoo nario letterario : un pappagallo di lungo corso
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R.L.Stevenson, L' isola del tesoro
*
Ho trovato in un romanzo del figlio di Salgari, " I filibustieri della Tortue", la distinzione tra bucanieri e filibustieri , le cui denominazioni vengono spesso usate in modo indifferenziato. Entrambi s'insediarono nella piccola isola vulcanica della Tartaruga ( Tortuga ), nelle acque di Haiti ma, diversamente dai secondi che preferivano la "corsa" e dunque si mettevano in mare in cerca di prede, i bucanieri erano cacciatori e praticavano il commercio di pelli e cuoio con la Normandia.
- Vieni, Hawkins, - diceva, - vieni a farti una chiacchierata con John. Nessuno è più benvenuto di te, figliolo. Siediti, e senti le novità. Ecco il capitano Flint ... il mio pappagallo l'ho chiamato Capitano Flint come il famoso bucaniere*... ecco il Capitano Flint che predice il successo al nostro viaggio. Non è vero, capitano? E il pappagallo diceva , con grande rapidità, " Pezzi da otto ! "Pezzi da otto! Pezzi da otto! " fino a che ci si chiedeva come non finisse senza fiato, o John tirava il suo fazzoletto sulla gabbia.
- Quell'uccello, - diceva, - potrebbe benissimo avere duecento anni, Hawkins...quasi tutti vivono tantissimo; e se qualcuno ha visto più misfatti, deve essere il diavolo in persona. Ha navigato con England, il grande capitano England, il pirata. E' stato in Madagascar, a Malabar, in Suriname, a Providence, e a Portobello. Era là quando ripescarono quelle disgraziate navi al Plate. E' là che ha imparato a dire "Pezzi da otto" e c'è poco da meravigliarsi; ce n'erano trecentocinquantamila, Hawkins! Era all'arrembaggio del Viceroy of Indies fuori da Goa; e a guardarlo si potrebbe pensare che sia giovanissimo. Invece ne ha respirata di polvere da sparo... non è vero, Capitano? - Pronti a virare, - urlava il pappagallo. - Ah, è un bel furbo davvero, - diceva il cuoco, e gli dava dello zucchero che tirava fuori dalla tasca, allora l'uccello becchettava le sbarre e si metteva a bestemmiare, con una malvagità difficile da credere. - Ecco, - aggiungeva allora John, - non si può toccare la pece e non sporcarsi, ragazzo.
R.L.Stevenson, L' isola del tesoro
*
Ho trovato in un romanzo del figlio di Salgari, " I filibustieri della Tortue", la distinzione tra bucanieri e filibustieri , le cui denominazioni vengono spesso usate in modo indifferenziato. Entrambi s'insediarono nella piccola isola vulcanica della Tartaruga ( Tortuga ), nelle acque di Haiti ma, diversamente dai secondi che preferivano la "corsa" e dunque si mettevano in mare in cerca di prede, i bucanieri erano cacciatori e praticavano il commercio di pelli e cuoio con la Normandia.
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sabato 13 agosto 2011
A proposito di François Villon
...c'era una casupola, a ridosso del muro del cimitero, ancora desta; e desta con intenzioni non proprio limpide. (...) dentro, al riparo dalle imposte serrate, Mastro François Villon , il poeta, ed alcuni ladruncoli con i quali era in combutta, trascorrevano una notte animata passandosi la bottiglia.
Un cumulo di carboni ardenti diffondeva un bagliore rossastro dal camino davanti al quale, a gambe divaricate si era piazzato Dom Nicolas, il monaco di Piccardia, con la tonaca tirata su e le nude gambe distese al calore del fuoco. La sua lunga ombra divideva in due la stanza, così che il chiarore del fuoco splendeva ai lati della sua sagoma e in una pozza d'acqua che si era formata ai suoi piedi. (...)
Sulla destra Villon e Guy Tabary erano chinati su un foglio di pergamena a meditare; Villon stava scrivendo una ballata a cui avrebbe dato il titolo di La ballata del pesce arrosto (...).
" Chi n'ha l'agio preferisce banchettare, " scriveva Villon " con pane e cacio su deschi d'argento.... Oppure... oppure... Dammi una mano, Guy. "
Tabary fece un risolino
" O con prezzemolo su piatti d'oro" buttò giù il poeta.
da " Un tetto per la notte" - un racconto su François Villon 1431-65- in Le nuove mille e una notte di Robert Louis Stevenson
Caro François
(...)
più di una volta nel chiudere il libro delle tue ballate mi sono chiesto che cosa si nasconda dietro i tuoi versi: la vita inquieta e mascalzona del poeta di strada o l'astuzia premeditata del cortigiano colto che di quella vita si è appropriato per conferire una credibilità altrimenti sospetta alla propria opera poetica. Sono domande alle quali ancora oggi mi viene da rispondere con un perentorio "chi se ne frega". Che la leggenda corrisponda a verità, che la verità si sia fatta leggenda o che infine la leggenda sia diventata verità, di assolutamente vero restano i tuoi versi, non ultimi quelli invocanti solidarietà almeno dagli amici (...).
Biografie lacunose, poco più che pettegolezzi fortunosamente cuciti da brandelli di storia ti descrivono avventuriero e assassino prima che di te si perda la traccia e comunque io ti riconosco poeta della carità, per lo scandalo delle passioni sfrenate, per le risate scomposte a schermare inauditi dolori, per le inaccettabili sofferenze che sorgono dal tuo canto e toccano il cuore e la mente di chi ti legge, e ancora e soprattutto per i tuoi lasciti.
(...).
Io ti scrivo da un'altra epoca illuminata di ragione e di tecnica, dove l'uso della corda "che fa sapere al tuo collo quanto pesa il tuo culo" si è fatto più raro e lontano senza tuttavia scomparire del tutto. La stessa guerra, rinnovatasi di cento in cento anni, non è ancora finita e gli uomini amano come allora menare le armi e le mani (...).
Ancora oggi siamo capaci di forti sentimenti ma più volentieri li trasformiamo in lacrime seduti a teatro di fronte al dramma di Oreste ed Amleto (...).
Si sa tutto di tutti senza capire niente di niente perchè nessun obiettivo è capace, come lo erano i tuoi occhi, di trasformare l'emozione nella nostra stessa carne, così che tutto scorre e si mescola e non rimane che un confuso rumore di fondo, poco più che un ronzio.
dalla prefazione di Fabrizio De André a Poesie di François Villon ed. Feltrinelli
links
Il testo della ballade des pendus di François Villon( dal blog di Guglielmo )
Un bel post nel blog Tempus fugit sull'argomento
La ballata degli impiccati di Fabrizio de André
Ballade des dames du temp Jadis di Villon
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martedì 9 agosto 2011
Il tarlo del domani
"... Ritiratasi nella sua camera, chiamò la nutrice e le disse : - Mi ha preso il tarlo del domani e non riesco più a vivere come gli uomini semplici. Dimmi, dunque, nutrice, come posso avere potere sul tempo?
La nutrice, udite queste parole, si lamentò come il vento che porta la neve. E disse: - Che disgrazia, un tarlo è entrato nel tuo midollo e non c'è rimedio che guarisca il pensiero! Ma dato che vuoi il potere e benché il pensiero sia più freddo dell' inverno, esso ti accompagnerà fino alla fine della tua vita.
La principessa si sedette nella sua stanza della casa di pietra e pensò al pensiero.
Sedette lì nove anni e l'acqua batteva sulla terrazza e i gabbiani gridavano attorno alle torri ed il vento muggiva nei camini della casa. Per nove anni non uscì e non vide i cieli aperti, né gustò l'aria. Non ascoltò parola da nessuno e non guardò né a destra né a sinistra, ma pensò solo al pensiero del domani.
La nutrice le dava da mangiare in silenzio.
La principessa prendeva il cibo con la mano sinistra e mangiava senza grazia alcuna o piacere."
da La canzone del domani di R.L.Stevenson in "Favola crudele" ed. Fiabesca
- . - . - . -
Ho letto Favola crudele ( e sto continuando a leggere opere di Stevenson ) dopo aver visitato qualche giorno fa il Writers museum di Edimburgo.
Mi sono trattenuta un bel po' nella stanza a lui dedicata e ne sono uscita con una sensazione di dolcezza sottile che porto ancora con me.
Stevenson nacque ad Edimburgo. Morì a soli 44 anni a Upolu nelle Samoa. I suoi resti sono lì. La gente del posto gli tributò l'onore di riposare sul punto più alto dell'isola.
Ad Edimburgo, c'è un piccolo monumento che ricorda Stevenson. E' in un bel parco ( Princes Street Gardens ), ai piedi della rocca della città.
Qui diverse foto d'epoca
Qui un link per la biografia e le opere di Stevenson
Qui il link al Writers museum
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