mercoledì 19 gennaio 2011

Ai funerali dell'amore

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Sulla tomba di Marietta furono portati fasci di rose bianche e rosse, rami di pino appena tagliati, tulipani e crisantemi, tuberose, ortensie azzurrine, giaggioli laguidi ed estenuati, questi fiori della lascivia, giacinti e preziosi tulipani neri, fiori della notte, gigli dal cereo pallore funereo, fiore dell'innnocenza e della prima comunione, lillà violacei col profumo della decomposizione, ortensie volgari e gladioli mostruosi ( i più abbondanti ), gladioli dalle delicate sfumature bianche e rosate, fiori dei santi e degli angeli, che racchiudono in sè una mistica della spada e della rosa, e tutto ciò che è nel segno di una ricchezza sfacciata, nel segno delle ville ombrose dei ricchi, gladioli dal rigoglio funereo, irrorati dal sudore di vecchi giardinieri sfiniti, dalla bocchetta degli annaffiatoi, dalla pioggia artificiale dei pozzi artesiani, per proteggere dalle intemperie il rigoglio morboso di questi fiori sterili che non mandano alcun odore, nemmeno di pesce, nonostante la fantastica struttura delle articolazioni  simili alle chele di un granchio (... ) 












                                                                  
"Ha amato e aiutato i marinai di tutti i porti del mondo" urla Bandura sulla tomba aperta, come a un comizio "e non aveva pregiudizi di colore,di razza o di religione. Al suo seno, "piccolo ma bello", come diceva Napoleone Bonaparte, l'imperatore del crimine, si sono stretti i toraci neri e sudati dei marinai di New York, quelli gialli e glabri dei malesi, le zampe d'orso degli scaricatori di Amburgo e i petti tatuati dei piloti del canale Alberto; sul suo collo di giglio hanno lasciato la loro impronta, come sigillo della fraternità universale tra gli uomini, la croce di Malta e il crocefisso, la stella di Salomone e l'icona russa, il dente di pescecane e il talismano di radice di mandragora; tra le sue tenere cosce è passato un fiume di sperma bollente che si è gettato nella sua calda vagina come nel porto a cui tendono tutti i marinai, come nella foce di tutti i fiumi della terra..." (...)






                               
" Sta pur sicuro" dice Bandura. " Nessuna signorina di buona famiglia è stata pianta più sinceramente. E nessuna sepolta con più onori."










                                                      le parole sottolineate sono links 

lunedì 17 gennaio 2011

"Big fish" o "dell'immaginazione"

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Qui il trailer









Qui una recensione di Pim







Qui un'intervista a Tim Burton






 
                                                                     Immagini dal film



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venerdì 14 gennaio 2011

Niente di nuovo sul fronte occidentale di E. M. Remarque - Una cameretta -

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Le mie mani riposano sui bracciali del sofà: ora mi accomodo bene, tiro su anche le gambe, e me ne sto dolcemente rannicchiato tra le braccia del vecchio divano. Dalla finestrella aperta vedo la scena familiare della strada, col campanile dominante sul fondo. Sul tavolo sono alcuni fiori. Portapenne, matite, una conchiglia che fa da fermacarte, il calamaio. nulla qui è mutato.
E così sarà, se sarò fortunato, quando a guerra finita, ritornerò per non più ripartire. Starò qui come adesso, e guarderò la mia camera, aspettando.  
(...)
Siedo e aspetto.
(...) E' la mia cameretta che deve parlare (...)
Muti si allineano i libri, l'uno accanto all'altro. Li riconosco, ricordo l'ordine con cui li ho disposti. 
 (...)
Mi alzo e, stanco, guardo fuori dalla finestra. Poi prendo in mano uno dei libri, e lo sfoglio per mettermi a leggere : ma subito lo ripongo e ne prendo un altro. Vi sono dei brani segnati in margine. Cerco, sfoglio, prendo sempre nuovi libri; ormai ne ho un mucchio accanto a me. altri ne vado cercando, sempre più affannosamente, e carte, quaderni, lettere. E davanti a tutto ciò me ne sto muto, come davanti a un tribunale, scoraggiato. Parole, parole, parole, che non mi raggiungono più.
Lentamente ricolloco i libri nello scaffale.





da Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich M. Remarque ed. A. Mondadori









Erich M. Remarque, autore di Niente di nuovo sul fronte occidentale, militò nell’esercito tedesco durante il I conflitto mondiale. Il romanzo, dunque, nasce da un’esperienza diretta della guerra .

La voce narrante è quella di Paolo, un giovane tedesco che, insieme ad altri compagni di classe, si arruola giovanissimo,  spinto dal diffuso sentimento nazionalista che non risparmiava neanche le scuole. Fu proprio un insegnante, Kantorek, ad invogliare i ragazzi a “servire” la patria e a chiedere di essere mandati al fronte.

mercoledì 12 gennaio 2011

domenica 9 gennaio 2011

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.Qui  Solitary man di Johnny Cash

giovedì 6 gennaio 2011

Antropometria

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Lo scrittore

(... ) mettersi davanti ad un pc, aprire un programma di editing, trovarsi la pagina vuota davanti  ed iniziare a riempirla di parole, ha senso solo se sei onesto con te fino in fondo, costi quel che costi. Cioè se non cedi alle facili tentazioni-.
- Quali sono queste tentazioni?-
- Scrivere quello che si sa già scrivere. Adagiarsi sulla propria realtà. Pensare che si debba parlare di quello che si è vissuto e non di quello che si sarebbe potuto vivere.  (...)
So che può suonare inquietante, ma scrivere vuol dire dialogare con i propri demoni-
- Demoni?  Tu hai dei demoni?-
- Io non sono uno scrittore, te l'ho detto. Ma lo scrittore del racconto, li avrebbe,  sì. Direbbe che i demoni sono le sue paure, le sue insicurezze. E' l'immagine della morte che uno vede dentro di sè. Il timore di perdere quello che ama.

( dal XII racconto, Parlami dei finali )



Misure

Lui la girò, come si fa con la carne quando uno dei due lati è cotto. Lei sprofondò il viso nel cuscino. Aveva lo stomaco pieno e le girava la testa. Non si ricordava se lui si era  spogliato o se indossava ancora i jeans e la camicia che aveva a cena - ma ormai era troppo tardi per chiederselo : sapeva solo che c'era un uomo dietro di lei e che questo uomo la vedeva davanti a sè, le osservava la schiena taglata in due dal reggiseno nero, le fossette sotto i lombi, il suo sedere e la sua intimità scoperta. Il mondo di lei era diviso in due emisferi: quello davanti, sul quale lei aveva il pieno controllo, uno spazio che poteva esaminare con gli occhi, e quello dietro, un territorio del quale conosceva la consistenza, gli odori, e del quale poteva immaginare l'aspetto, ma che sfuggiva da sempre al proprio sguardo. Stringendosi al cuscino lei pensò che era proprio quella conoscenza a garantirgli la sicurezza con la quale ora aveva allontanato le natiche e aveva iniziato a passare la lingua su qualcosa che lei non avrebbe mai potuto vedere.                                                                                    

(dal X racconto, La lotta )



Dietro l'angolo

- Sa, sto leggendo un libro in questi giorni, un libro che avevo già letto un sacco di anni fa ma che mi è venuta voglia di riprendere in mano. E' Delitto e castigo di Dostoevskij. Beh, ho letto una statistica curiosa al riguardo : la parola "improvvisamente" compare circa seicentocinquanta volte. La mia edizione ha meno di cinquecento pagine. Praticamente, in ogni pagina succede qualcosa che nessuno si aspettava.

( dall'VIII racconto, L'urlo )



La vita

(...) e il sole entrava sgembo dalla finestra dietro di lei, illuminando il legno rossiccio del tavolo ( quello che aveva ereditato dai propri nonni ), lambendo il bordo del vaso di vetro pieno di fiori quasi appasiti, in quel momento vide, finalmente "vide", che quella carne che faceva a fette non era diversa dalla sua - un ammasso di cellule tra loro connesse, dove il "senso" era qualcosa che solo lei poteva attribuire-  e come in una dolorosa, improvvisa, esposizione al mondo, comprese, nel fosco chiarore della luce del  tramonto, confusa da una rabbia rumorosa in perenne lotta contro il ricordo di una luce più forte e più vera, che quella roba liscia e rosa era la vita, e che la vita - la Vita!- non era nient'altro che quella roba rosa e liscia e appiccicosa - materiale a rapido deperimento, fettine da mangiare a cena con gli amici: qualcosa che se aspetti troppo ti viene da vomitare solo a sentirne l'odore, se avesse potuto ancora sentirlo ...

( dal XIV racconto, Cellule )




Le parti in corsivo sono tratta da Antropometria, ed. NEO., una raccolta di racconti di Paolo Zardi.
E' una lettura che mi è stata suggerita da Nicola Pezzoli e che consiglio a mia volta.
 

martedì 4 gennaio 2011

Mikalojus Konstantinas Čiurlionis



Mikalojus Konstantinas Čiurlionis 1875-1911 morì giovane e non fece in tempo a decidersi se fosse un pittore o un musicista

                                                                                                          







In ambedue i campi fu un genio visionario ed è facile individuare nei suoi lavori un' affinità tra accordi cromatici e accordi sonori. Dopo la sua scomparsa, il poeta simbolista russo Vjačeslav Ivanov scrisse che


"La sua vita era rimasta impigliata nei filamenti della coda di un'apocalittica cometa che lo attirava e rapiva via dalla terra. "   







Ci si ritrova di fronte alla rappresentazione di un "simbolismo ascensionale": (...) torri e rocche immaginarie che si addensano come riflessi visivi, città luminose, recinte di aeree barriere, che appaiono come residenze solari ( ...) ponti e chimeriche strutture, velati ricordi della civiltà industriale che vengono percorsi da schiere di angeli ...










 Nella tradizione lituana il serpente non aveva la connotazione negativa datagli dalla simbologia cristiana. Il serpente veniva collegato alla fertilità della terra . Per Čiurlionis la forma serpentina allude alle correnti cosmiche, all'influenza reciproca delle energie terresti e celesti. il serpente è germe ordinatore dello zodiaco e traccia dell'asse del mondo, icona della ciclica creazione universale, come per i Caldei che avevano un unico vocabolo per indicare Serpente e Vita.






Čiurlionis è un artista lituano che ho iniziato a conoscere grazie alla lettura di un bellissimo libro di Francesco Cataluccio, "Vado a vedere se di là è meglio", da cui sono tratte le parti in corsivo pubblicate in questo post.






A destra del post, nell' I pod, una selezione delle composizioni musicali di Mikalojus Konstantinas Čiurlionis







acquario


Altri links qui e   qui                    





                                                                            
toro



                                                                                                                                                       
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domenica 2 gennaio 2011

Fatehpur Sikri







C'è accanto ad Agra, a una ventina di miglia, una città morta, costruita dai dominatori mussulmani, e subito abbandonata, per l'aridità dei dintorni. E' rimasta intatta. Un largo cerchio di mura rossicce cinge tutt'intorno, in un largo anello,  la campagna, e qualche miserando villaggio sorto in tempi recenti. Nel centro, sopra le gobbe irregolari di un colle, è costruito il centro della città, a sua volta circondato da alte mura. Tutto di mattoni rossicci, con qua e là merletti di arabeschi di marmo.
Non nascondo la mia attrazione per queste città morte e intatte, cioè per le architetture pure. Spesso le sogno. e provo per esse un trasporto quasi sessuale. Era stupendo. Non mi ci sarei mai staccato. C'era la moschea, in un vasto cortile tutto pavimentato di mattoni rossicci, con in mezzo la vasca orlata di marmo, e un grande, stupendo e statico albero verde : la moschea era solo un ghirigoro, un pazzo ricamo di marmo ingiallito per la vecchiezza, con vene di consunzione e biancori di freschezza. 






Da  L'odore dell'India di Pier Paolo Pasolini  ed. Guanda 















Qui qualcosa su Fathepur Sikri


























giovedì 23 dicembre 2010

Nostalgia

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" E' una domenica di Lisbona, e io ho nostalgia di Drummond. E' una di quelle domeniche che il mio amico Alexandre O'Neill immortalò in una poesia, quando la dolce saudade che i portoghesi si portano dentro, sul volto degli abitanti di Lisbona ( e anche sul mio ) si trasforma in tedio, mutria. Io ho nostalgia di Drummond.
Fa un caldo torrido, la citta' e' quasi deserta, passa una turista in pantaloncini, dalle  lunghe e nivee gambe; stasera gli amici mi hanno invitato sul Tago a mangiare un parago "che cosi' non l' hai mai assaggiato in vita tua". Io ho nostalgia di Drummond.  (... )                                                                                                          
Di Drummond che ha scritto:   "Amore, /poiche' e' parola essenziale, / cominci questa poesia e tutta l' avvolga. / Amore gridi il mio verso e, nel gridarlo, / unisca anima e sensi, / membro e vulva. / Chi osera' dire che esso e' solo anima? / Chi non sente l' anima spandersi nel corpo / fino a sboccare in un puro grido d' orgasmo, / in un istante d' infinito?".  (...)                                          
Di Drummond che ha scritto:                                                                                                                "Dalle correlazioni fra topos e macrotopos / dagli elementi soprasegmentali / libera nos, Domine. / Dal vocoide, / dal vocoide nasale puro o senza occlusione consonantica / dal vocoide basso e dal semivocoide omorganico / libera nos, Domine. / Dal programma epistemologico nell' opera / dal taglio epistemologico e dal taglio dialogico / dal sostrato acustico del culminatore / dai sistemi genitivamente affini / libera nos,Domine".  
     
Di Drummond che ha scritto: "Stephane Mallarme' ha esaurito il calice dell' Inconoscibile. / A noialtri resta solo il quotidiano". (...)




Anni fa, quando ti conobbi, caro Carlos Drummond de Andrade, era una limpida sera di Copacabana. (...) Ed eri gia' cosi' esile che temetti che il vento dell' Atlantico ti portasse via. Ora, che sono passati dodici anni dalla tua morte, devi essere piu' leggero di una foglia. Perche' non approfitti della brezza che la televisione ha promesso per stasera, e non vieni a fare due chiacchiere con me in questa domenica di Lisbona ?"                          

                



Da "Viaggi di altri viaggi" di Antonio Tabucchi ed. Feltrinelli



Qui un sito dedicato a Carlos Drummond de Andrade

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martedì 21 dicembre 2010

"Il principe felice" di Oscar Wilde

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Qui un post di Clode sui racconti di Oscar Wilde


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venerdì 17 dicembre 2010

Sunset Park di Paul Auster



Sunset Park

...Bing gli spiega che adesso vive in una zona di Brooklyn chiamata Sunset Park. A metà agosto lui ed un gruppo di persone hanno preso possesso di una piccola casa abbandonata di fronte al Green Wood cemetery, e da allora sono lì accampati come squatter








Renzo, uno scrittore

E' vero, ha già vissuto dei vuoti del genere, ma mai nessuno altrettanto pervicace e protratto. (...) si sta riposando, ma in verità si tratta di uno strano tipo di riposo, dice, "un riposo ansioso". (...) gli è venuta una piccola idea, un germe infinitesimale di idea  (...) scrivere un saggio sulle cose che non succedono, le vite non vissute, le guerre non combattute, i mondi-ombra che corrono paralleli a quello che prendiamo per il  mondo reale, il non-detto, il non-fatto, il non-ricordato.








Ha finito per guardare" I migliori anni della nostra vita", un film che aveva visto una volta sola tanto tempo fa  (...) un affascinante esempio di propaganda destinato a convincere gli Americani che i reduci della Seconda guerra mondiale in conclusione si adatteranno alla vita civile (.. ) perchè questa è l'America, e in America tutto alla fine va a posto.






 Miles

 
Oggi, ogni volta che ripensa a quel giorno immagina che sarebbe stato tutto diverso se avesse camminato a destra di Bobby anzichè a sinistra.




 Pilar

Non si è innamorato di lei per il suo corpo o per la sua mente. (...) Forse il modo in cui lo guarda, ... la sensazione che quando sono insieme lei sia presente in modo totale, di essere l'unica persona che esiste per lei sulla faccia della terra.




La casa


 Una notte forzarono la porta e scoprirono che c'erano quattro camere da letto (...). La casa era in uno stato penoso, ogni superficie tappezzata di polvere e fuliggine, strisciate d'acqua sul muro dietro il lavandino (..) ma, davvero incredibile, nemmeno una finestra rotta (...).

                                    (...)

Passò poi qualche giorno in cerca di persone che riempissero le altre due camere da letto, ma nessuno della band era interessato, e man mano che faceva scorrere l'elenco degli altri suoi amici e conoscenti, scoprì che l'idea di vivere da squatter in una casa abbandonata non emanava il vasto fascino che aveva creduto. Poi casualmente parlò con Ellen ed Alice Bergstrom ...




Il Green Wood cemetery

I corpi di John Steynbeck, Woody Guthrie (...) e quanti altri noti e ignoti, quante altre anime sono state trasformate in fumo in questo luogo pertubante e bellissimo? Miles si è imbarcato in un altro progetto inutile, utilizzando la macchina fotografica come strumento per registare i suoi pensieri scuciti, inutili, ma almeno è un'attvità, un modo per passare il tempo finchè la vita incomincerà, e in quale altro luogo se non in Green Wood cemetery avrebbe potuto imparare che  il vero nome di Frank Morgan, l'attore interprete del mago di Oz, era Wuppermann?




Un'attrice ed uno scrittore



 sono ambedue prigionieri di quello che fanno ( ... ) con un supremo talento per l'autocommiserazione, entrambi in definitiva inaccessibili agli altri (...). Anime lese. Persone che camminano ferite, aprendosi le vene e sanguinando in pubblico.













Le parti in corsivo sono tratte da Sunset Park di Paul Auster  ed. Einaudi

Qui Paul Auster legge Sunset Park

domenica 12 dicembre 2010

Viaggio

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"... a conti fatti, ho viaggiato molto, lo ammetto; ho visitato e ho vissuto in molti altrove. E lo sento come un grande privilegio, perchè posare i piedi sul medesimo suolo per tutta la vita può provocare un pericoloso equivoco, farci credere che la terra ci appartenga, come se essa non fosse in prestito, come tutto è in prestito nella vita.  Costantino Kavafis lo ha detto in una straordinaria poesia intitolata Itaca: il viaggio trova senso solo in se stesso ( ... ) è come la nostra esistenza il cui senso principale è quello di essere vissuta."



da Viaggi e altri viaggi di Antonio Tabucchi




                                                                       

Qui un' intervista a Tabucchi


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giovedì 9 dicembre 2010

"Ed Wood "di Tim Burton ed il theremin

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Grazie ad " Ed Wood " di Tim Burton, ho scoperto l'esistenza di un insolito strumento musicale, il theremin.  

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Si tratta di uno strumento elettronico inventato dal russo Lev Termen intorno al 1919. Ad Hollywood, soprattutto negli anni Cinquanta,  veniva utilizzato nelle colonne sonore dei film di fantascienza.  Tim Burton  lo volle per la colonna sonora del suo Ed Wood, ma si può riconoscere la sonorità del Theremin anche in altri suoi film. ( p.e. Mars Attacks )                                                                                 

Lo si suona avvicinando e allontanando la mano da due antenne, una delle quali controlla l'intonazione, mentre l'altra il volume. Le due antenne sono montate su una cassetta che contiene il circuito elettronico.







Il theremin è stato utilizzato  da diversi musicisti. Tra questi Clara Rockmore, allieva dell'inventore, Samuel J. Hoffman, autore della colonna sonora di  Spellbound (Io ti salverò) di Alfred Hitchcock e di The Day The Earth Stood Still (Ultimatum alla Terra) di Robert Wise, Lydia Kavina, pronipote e allieva di Lev Termen, Pamelia Kurstin.  Ricorrono al  theremin anche i Led Zeppelin  in Whole Lotta Love.




Le parole in rosa sono links
                   
                                 
                                    
qui un "Chiaro di luna" con il theremin ( suggerito da Cristina )



Un sito dedicato al theremin  qui
              

venerdì 3 dicembre 2010

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Mi assento per un po' ! 
Baci a tutti.





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mercoledì 1 dicembre 2010

da " Le braci " di Sándor Márai

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Una sera d'estate, mentre Konrad e la madre di Henrik stavano suonando un pezzo per  pianoforte a quattro mani, accadde qualcosa. In attesa della cena, l' ufficiale della guardia e suo figlio, seduti in un angolo del salone, ascoltavano educatamente la musica, con la condiscendenza compunta e la remissività di chi dice: "La vita è tutta un dovere, bisogna sopportare anche la musica. (...)"

La contessa suonava con trasporto, eseguivano la Fantaisie polonaise di Chopin.
Nella stanza tutto sembrava vibrare. Mentre aspettavano, educati e pazienti, nelle loro poltrone in un angolo del salone, padre e figlio si resero conto che in quei due corpi stava avvenendo qualcosa di strano. Dalla musica sembrava sprigionarsi una forza eversiva capace di sollevare i mobili e di gonfiare i pesanti tendaggi di seta alle finestre. Era come se tutte le cose vecchie e ammuffite, sepolte da tempo nei cuori umani, ricominciassero a vivere, come se nel cuore di ogni essere si annidasse un ritmo mortale che, a un certo punto della vita, potrebbe mettersi a pulsare con implacabile violenza. Gli ascoltatori pazienti compresero che la musica rappresentava un pericolo. (...)





                                                            
( Henrik ) ...fissa il fuoco. " Eravamo fatti così " dice con semplicità. " Pian piano arrivai a rendermi conto di ciò che era accaduto. Per prima cosa c'era stata la musica. Nella vita di alcune persone esistono certi fattori ricorrenti e fatali. Fra te Krisztina e mia madre la musica è stata una sorta di tessuto connettivo. Essa vi comunicava qualcosa che non è possibile esprimere con le parole o con gli atti. Probabilmente vi permetteva anche di comprendervi, mentre mio padre ed io , che eravamo diversi da voi, e quindi esclusi da quei discorsi, restammo isolati fra di voi. ( ... ) 




Per questo la musica mi fa orrore ( ... )  Odio quel linguaggio melodioso e incomprensibile che permette a certe persone di comunicarsi con disinvoltura cose vaghe, insolite; a volte ho perfino l'impressione che con la musica si comunichi qualcosa di sconveniente, di immorale.  (... ) Questa, non avendo nessun significato definibile a parole, deve possederne uno più pericoloso (... ). Non credi che sia così?... "
                                                         






Una recensione del libro qui ( dal blog di Giulia )