venerdì 24 settembre 2010

Una città e la sua ombra : Lumezzane e Mongiana




Mongiana nasce nel 1771, sul colle Cima, in Calabria,  come residenza per chi operava nelle Reali ferriere e fonderie borboniche,  primo complesso siderurgico della penisola italiana preunitaria.                                                                                                                                                  La fonderia e lo stabilimento siderurgico occupavano un’area di 12.000 mq, con 3 alti forni per la produzione della ghisa, 6 raffinerie, 3 forni Wilkinson, che lavoravano il minerale dei giacimenti calabresi di Pazzano ricchi di ferro e grafite. Il prodotto era di eccellente qualità, superiore a quello francese ed inglese. 

  A Mongiana tra il 1822 ed il 1829 venne realizzato il primo ponte sospeso in ferro della nostra penisola: il "Real Ferdinando" e furono costruite le rotaie per la prima ferrovia italiana, la famosa "Napoli- Portici".                                                                                                                                                               Nel 1853 durante lo svolgimento dell’Esposizione Internazionale tenutasi a Napoli venne assegnata al complesso siderurgico di Mongiana la medaglia d’oro dal Corpo Accademico del Real Istituto d’Incoraggiamento alle scienze per “saggi di ferri di prima fabbricazione e per lavori di ferro fuso”.                                                                                                                                                                                                      
Alla caduta del Regno borbonico e con l' inserimento del Meridione nello Stato Italiano,  fu progressivamente diminuita la produzione, privilegiando le industrie del Nord Italia.                   Nel 1875 la ferriera venne acquistata dal senatore ex garibaldino Achille Fezzari che, dopo aver sfruttato quel che restava, chiuse l’impianto nel 1881. Scomparve così un’azienda che era stata per il Regno delle Due Sicilie il primo e più grande polo siderurgico d’Italia.



Di recente si è riusciti a recuperare i resti del complesso siderurgico ed a realizzare un eco-museo finalizzato a far conoscere la cultura industriale del territorio che la storiografia ufficiale ha trascurato, se non disconosciuto.


Attraverso il racconto di ciò che è stata un tempo Mongiana, che oggi conta meno di 1000 abitanti, si scopre che, prima dell’unità d’Italia, il Meridione aveva attività industriali fiorenti, ( gli opifici di Mongiana sono solo uno degli esempi possibili ) . Ma come osserva Pino Aprile nel suo “ Terroni” , per  il governo  italiano postunitario: “ La siderurgia calabrese era troppo grande, troppo a Sud. Costituiva elemento di squilibrio nei pregiudizi e nei piani. L’industria italiana doveva essere settentrionale . Gli altiforni di Mongiana, che erano i più grandi e tecnologicamente avanzati d’Italia, vennero ribattezzati “ Cavour “ e “ Garibaldi “ (… ) e poco dopo furono spenti.  (…) I tecnici e le maestranze calabresi, costretti a emigrare in Umbria, furono subito assunti, per la loro competenza, nel nuovo stabilimento ( di Terni); altri finirono nel Bresciano, dove fecero la fortuna delle fonderie lombarde. (…) 


 A chi parla di mancanza di capacità e cultura industriale dei meridionali, la vicenda dell’ultrasecolare siderurgia calabrese racconta ben altra storia. (... )


Lumezzane
                                                               "Andammo via a famiglie intere, ( dice la signora Tripodi, originaria di Mongiana, ma amministratrice oggi di una fonderia a Lumezzane, Brescia ) (… ) noi mongianesi sradicati ci siamo ritrovati a lavorare nelle fonderie del Bresciano. Siamo centocinquanta famiglie di Mongiana, circa cinquecento persone, solo a Lumezzane, che è ormai la vera Mongiana. (…)

 
Mongiana
 Le nostre migliori forze ed intelligenze le abbiamo spese lontano da casa. Se oggi sono quello che sono lo devono anche a noi . Ma mi dispiace non averlo fatto per il mio paese. E’ un rammarico, sa? Un rammarico che sfiora la colpa: ma cosa potevamo fare? Cosa? Torno d’estate a Mongiana, bella e morente.





Il contenuto del post è la sintesi di quanto ho trovato sull’argomento nel sito dell'ecomuseo delle ferriere e fonderie della Calabria     e nel sito il portale del Sud 

La Parte in corsivo è tratta dal saggio di Pino Aprile "Terroni " Ed. Piemme 






                                                                                                                                                                    

11 commenti:

  1. E purtroppo,come sempre,le menti migliori sono costrette a spendere le loro capacità altrove!
    Un post molto interessante, Giacinta.

    Un caro saluto
    Cri

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  2. Grazie, grazie, grazie, l'articolo su Mongiana è strepitoso sia per l'argomento sia per le parole usate.

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  3. Triste pagina, come tante altre, purtroppo, della nostra storia. Da non dimenticare! Anche per vedere nella giusta prospettiva la costruzione dell'Unità d'Italia, che c'é stata e rimane, ad onta di tutto. Ciao!

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  4. Ho trovato molto ma molto interessante il tuo post. Come primo commento da te, però, permettimi un fuori tema, per dirti il piacere e il senso di affinità provato nel vedere, nel profilo, fra i tuoi autori preferiti Saramago, Paul Auster, Céline, Thomas Mann e Isherwood. Ciao e a presto!

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  5. Post super, extra-eccezionale cara Giacynta, uno stimolo alla riflessione su un argomento che avevamo già affrontato parlando del libro "Terroni", ma anche ottimo suggerimento per coloro che intendono scoprire angoli pressochè sconosciuti del nostro bel Paese (questa volta mi sento buona, lo scrivo in maiuscolo). Ed a tale fine mi permetto di aggiungere anche questo link:
    http://www.ecomuseocalabria.it/
    Buonissima domenica, bacio. Carmen

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  6. @ Si, Cristina, anche per questo tutto è più difficile; indipendentemente dalle capacità ( ognuno di noi è portatore di una propria specificità, proprio per questo preziosa ) è grave che interi paesi rimangano privi dell'apporto di generazioni intere e finiscano per spegnersi lentamente.

    @ Da ciò che pubblichi, Elettra, ho capito che la Calabria deve esserti nota e cara! Grazie a te, che puoi capire fino in fondo la ragione che mi ha spinto a pubblicare questo post.

    @ Adriano, penso che tu abbia compreso le mie reali intenzioni. Insegno nel trevigiano e sento, più che mai, quanto importante sia far conoscere una realtà storica che non solo viene rimossa ma addirittura capovolta.

    @ Sono contenta di averti qui, Nicola. Anch'io ho subito avvertito aria familiare nel tuo blog... A presto!

    @ Carmen, ti ringrazio. Mi piace sapere che mi leggi e che ciò che pubblico ti colpisce. Quanto al Paese, mi auguro come te che, col concorso di tutti, ( del Nord,del Centro e del Sud ) possa meritarsi a pieno titolo la maiuscola.

    Bacio mega a tutti

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  7. Molto interessante davvero come del resto sai fare tu. Ho girato la Calabria, ma la parte jonica la conosco meno. Grazie quindi.
    Un caro slauto

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  8. Ricordarlo non significa solo fare memoria ma avere dentro di sé speranza che il coraggio e la forza di molti emigranti dell'ultimo secolo possano ancora illuminare e trasformare il nostro Sud che mai come in questo momento sembra attraversare una lunghissima e buia notte.
    ALby

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  9. @ Ciao Giulia, ti ringrazio!

    @ ALby, grazie per le vostre parole e per esservi fermati un pò da me!

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  10. Ho trovato solo ora, per caso.
    E' stato bello leggere di Mongiana e riscoprire, da lumezzanese, ciò che ha fatto parte della nostra storia e quasi sempre non ricordiamo quando parliamo dell'importanza del distretto industriale di Lumezzane nel mondo.
    Giuliana

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  11. @Grazie per il tuo commento, Giuliana. E' stata una sorpresa anche per me scoprire una storia importante rimossa. A presto, spero. :)

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