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sabato 16 luglio 2016

a colloquio con il tempo


“Austerlitz” di W.G. Sebald ha un narratore e un protagonista, il Tempo, che assume una vera e propria consistenza attraverso le manifestazioni tangibili di ciò che in lui ricade: gli esseri e i percorsi che tracciano, la cui durata è ben superiore a quella in cui sembra risolversi un'esistenza o un' azione.

Ci sono molte foto, immagini, in Austerlitz. Ci sono volti che sembrano architetture e spazi le cui geometrie sembrano parlare a chi sappia intendere il loro muto linguaggio. Leggendo, si avverte che nel passato è possibile rientrare, che è lì che ci aspetta, non meno del futuro.

domenica 21 giugno 2015

La memoria di Elvira



Elvira Sellerio
Elvira più che l'arte amava la letteratura. Suoi autori preferiti erano Proust e Stendhal. Era questo interesse per la narrativa che la legava a Sciascia e per la stessa ragione anche ad altri autori, luoghi, avvenimenti della cultura siciliana. Per questo aspetto Sciascia era un'enciclopedia vivente. Esclusivamente di Elvira era comunque la non percezione della differenza tra realtà e letteratura. I racconti erano avvenimenti veri, i personaggi letterari persone reali. Non si riusciva a farle distinguere il certo dall'immaginario. Il suo mondo era popolato di figure letterarie. Amava a tal punto i libri che inizialmente aveva pensato di aprire una libreria. Poi, prendendo il coraggio a due mani, convocò Leonardo Sciascia, Aldo Scimè, Vincenzo Tusa, Enzo Sellerio e me e ci annunciò la decisione di fondare una casa editrice. Era una idea meravigliosa ma economicamente folle per la semplice ragione che Elvira non era interessata al mercato ma alla qualità delle opere. (...)

domenica 24 maggio 2015

Corradinosofìa



Il mondo è troppo piccolo e sotto controllo

"E io allora immaginavo di essere il capo dei briganti che dovevano nascondersi per sfuggire ai soldati, e per tutta la camminata stavo perso nelle mie fantasie e nei miei tic e scoprivo richiami e segnali segreti dentro i canti degli uccelli, che se qualche piciorla mi parlava con le sue cazzate a manovella neppure me ne accorgevo.
Era la mia eterna voglia di abbandonare il sentiero battuto per scoprire intricate scorciatoie, non per arrivare prima ma per riuscire a smarrirmi in santa pace. "

domenica 4 gennaio 2015

rencontre




première fois

Come molti altri prima di me, credo alle coincidenze e talvolta a un dono di veggenza nei romanzieri... e la parola "dono" non è il termine giusto, dal momento che suggerisce una sorta di
superiorità. No, si tratta semplicemente di qualcosa che fa parte del mestiere: gli sforzi dell'immaginazione, necessari a questo mestiere, il bisogno di fissare la mente su piccoli particolari- e questo in modo ossessivo- per non perdere il filo e non lasciarsi andare alla pigrizia. Questa tensione, questa ginnastica mentale può sicuramente suscitare, alla lunga, fugaci intuizioni "concernenti fatti passati e futuri", come scrive il dizionario Larousse alla voce "Veggenza".
Per mesi e mesi da quel dicembre 1988, dopo aver letto l'annuncio di ricerca di Dora Bruber, su "Paris Soir" del dicembre 1941, non ho fatto che pensarci su.


domenica 3 agosto 2014

Da dove viene il vento




                               da " Da dove viene il vento " di Mariolina Venezia 
                                                                                           ed. Einaudi



La narratrice


Mangio poca frutta e bevo molto caffè. Dora, Colombo, Idir, l'astronauta, mi fanno compagnia. I loro pensieri più nascosti, gli affetti, i gesti segreti, sono diventati i miei. Un giorno vorrei aprire la porta e uscire di casa, andare al mare, correre, stare sotto il sole. O arrampicarmi sugli alberi come facevo da bambina.
Ma poi.
Mi affaccio alla finestra, guardo il movimento giù, nella strada. La gente che entra e esce dal supermercato sotto casa, le bancarelle che vendono vestiti made in China, le vecchie coi cani al guinzaglio.
Che ci faccio qui su?

venerdì 18 luglio 2014

Guarda gli arlecchini!



Vedevo raramente i miei genitori. (... ) Una prozia straordinaria, la baronessa Bredov, nata Tolstoj, rimpiazzava a sufficienza i consanguinei più prossimi. All'età di sette otto anni, quando già in me albergavano i segreti di un pazzo conclamato, perfino a lei ( che era a sua volta lungi dall'essere normale ) apparivo come un bambino troppo scontroso e indolente; mentre in realtà ero, com'è ovvio, continuamente e smodatamente perso in fantasticherie.

"Smettila di tenere il broncio! - gridava : " Look at the harlequins! Guarda gli arlecchini!". "Quali arlecchini? Dove?".
"Oh, dappertutto. Tutt’attorno a te. Gli alberi sono degli arlecchini, le parole sono degli arlecchini; anche le situazioni e le addizioni. Metti insieme due cose – due arguzie, due immagini – ed eccoti un arlecchino triplo. Gioca! Inventa il mondo! Inventa la realtà!".

E io lo feci. Per Giove se lo feci. Inventai la prozia in onore delle mie prime fantasticherie, ed eccola scendere lentamente, in obliquo, in obliquo, i gradini marmorei del porticato del ricordo, gracile dama zoppa, toccando il bordo di ogni gradino con la punta di gomma del bastone da passeggio nero.

 

Vladimir Nabokov, Guarda gli Arlecchini!   ed. Adelphi 

Traduzione di Franca Pece


 

domenica 16 marzo 2014

Sviste

da " Camera con vista " di E.M.Forster , ed. Garzanti  ( qui )





I have a secret


L'impossibilità di comunicare un segreto presenta questo svantaggio:
perdiamo il senso delle proporzioni e quindi non siamo in grado di capire se il nostro segreto è o non è importante. (...)Lucy e il suo segreto si trattennero altri dieci giorni nella metropoli deserta...



domenica 16 febbraio 2014

Questione di tempo


 

Dilazione


La birra rossa era più forte di quanto si ricordasse, o lui era diventato più vecchio di quanto credesse. Gli girava la testa, con una leggerezza inebriante.
"Sì", rispose.
"Sì cosa?"
"Sì, il lavoro è un anestetico".
"Eh?", il suo collega lo guardava con un misto di stupore ed orrore.
"Un anestetico. Non ci avevo mai pensato, ma serve proprio a questo: a sopportare la vita".
Il collega gli sollevò il bicchiere mezzo vuoto: " Bevuto molto? "
"La paura della morte. Siamo pieni di questa fottutissima paura di morire. Basta fermarsi un attimo, ed ecco che inizi a chiederti: tra quarant'anni dove sarò? Cosa sarò? Pensaci. Pensaci solo un attimo, e vedrai che ti sei già rovinato la giornata. Ma se lavori il tuo orizzonte temporale si riduce - Cristo se si riduce! Perchè il tuo problema diventa: riuscirò a consegnare il documento verso sera? E perchè sai bene che quella sera sarai ancora vivo
- Marinis escluso, ovviamente - sotto sotto ti convinci che lo sarai per
sempre. O, come minimo, sai che sei riuscito a rimandare il problema di morire al giorno dopo: oggi, mi spiace, ma ci sono cose più urgenti da fare. E' come se tutti si fossero convinti che si tratti di una questione di concentrazione: se stai facendo qualcosa, la morte si dimentica di te. Sai che c'è una popolazione di non so quale isola del Pacifico che non conosce la parola 'no'? Dicono: domani. Ecco, finchè si lavora, la morte è domani. La morte è 'no'.

lunedì 6 gennaio 2014

Biografia per due: Emanuele Luzzati e Cristina Taverna



 " - Dormi qui?
- Sì, è sempre stata la mia cameretta, mi trovo bene...in studio faccio i lavori
più grandi, ho le cassettiere, ma qui spesso faccio le illustrazioni.
- Quante carte!...anche quelle delle torte.
- Vanno benissimo, quelle d'oro per le corone e quelle bianche per i pizzi degli abiti.
- Che belli! Qui è quando Candido viene cacciato dal barone e Cunegonda sviene... "

Cristina Taverna, Emanuele Luzzati, ed. Nuages
 

qui



Il 10 aprile del 1981 Cristina Taverna apre a Milano la galleria Nuages; proprio di fronte, a palazzo Bagatti Valsecchi, c'è una mostra di Emanuele Luzzati: così Cristina inizia a conoscere le illustrazioni e i film d'animazione del disegnatore genovese e, quattro anni dopo, su suggerimento di Flavio Costantini, decide di allestire una mostra delle opere di Lele presso la galleria Nuages

lunedì 23 dicembre 2013

L'ospite di pietra




" Da ragazzo vedevo gli uomini possedere una misura di sobrietà e di pazienza, capacità di reggere il dolore fisico e dominare i propri gesti. Prima che rispetto, procurava ammirazione. Non variava secondo il ceto,
apparteneva agli uomini, ai pescatori d'Ischia, ai muratori, come ai giocatori di scopone scientifico. Virilità era un contegno, conteneva forza appena accennata. Produceva uno stile.
Da adulto non ho rivisto più quella virilità alla cui eleganza bastava una camicia bianca. Nel giro di una generazione si era dissipata. Al suo posto saliva l'ansiosa esibizione di un potere, uno qualsiasi, da una divisa, a un conto in banca, a una notorietà. Il maschile non si bastava più, doveva imbellettarsi di attrazioni.

venerdì 15 marzo 2013

Barbablù

Da Barbablù di Amélie Nothomb ed. Voland
traduzione di Monica Capuani

                                                                    colori : Saturnine   Don Elemirio

Calcoli e negoziati ( I )




Saturnine ebbe il tempo di riflettere. Cosa avrebbe dovuto temere? Non era il tipo che si innamorava facilmente e soprattutto non di un donnaiolo. La storia delle sparizioni le parve troppo vaga. Comunque, scomparire era meno spaventoso che tornare a Marne-la-Vallée
  



martedì 1 gennaio 2013

Cuviago, Valcuvia


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da Quattro soli a motore di Nicola Pezzoli   - NEO. edizioni -



 né, né

Il signor Sandro era un uomo avanti negli anni e nell'obesità, né simpatico né antipatico, che stava da anni su una sedie a rotelle. Ad accudirlo provvedeva la sorella Marilù, detta da tutti la Marilù del bosco. Anche lei molto vecchia, qualcosa più di sessant'anni, e pericolosamente in sovrappeso. Era stata la Marilù del bosco, una sera che ci ero andato con la sorella di Gianni  a consegnare la bottiglia di latte appena munto, a invitarmi a vedere le partite. Perchè a casa loro, e che io sapessi solo a casa loro in tutta Cuviago, c'era la cosa più stupefacente che fosse stata mai inventata : un televisore Philips a colori !
Io a furia di andarci, finii cin l'affezionarmi a quei due vecchi né simpatici né antipatici ma in ogni caso gentili. Non ci offrivano mai niente. Né bevande né dolci.



La De Ropp


Dal canto suo la De Ropp - per l'anagrafe Eleonora Bestetti, ingombrante compagna di caseggiato, ricca benefattrice zitella della comunità, di cui s'era autoeletta viceprete e capoclasse morale - mi tirava i capelli fino a strapparmeli. Ma solo nei pomeriggi in cui venivo spedito a fare i compiti nel freddo cupo della sua stamberga.




Teoria e prassi del colore



La 127 l'avevamo anche noi, però i miei erano presi da questa fissazione che i colori decisi " stancano " ed erano tutti fieri di aver scelto per la nostra un riposante color sabbia. Teoria che con ogni evidenza applicavano a tutto,  visto che le pareti di casa erano ingrigite da riproduzioni di stampe in bianco e nero, nonché da un vecchio tapino intristito davanti ad un focolare: schizzo a carboncino del quotato artista locale Giustino Sabeddu, specializzato in tapini intristiti davanti al focolare, detti anche scendrùn ( " ceneroni " ). Eravamo una famiglia in bianco e nero ma io, pecora colorata della famiglia, m'innamoravo di ciò che dava vivacità e colore al mondo.




Boot Hill

Nel primo mistero doloroso si contempla Boot Hill.
Il signor Venanzio ci aveva dato il permesso di usare la parte bassa della montagnetta per seppellire i gatti. Quell'angolo di terra scoscesa potevi viverlo come superflua pattumiera di ossicini ( Videla ) o come lembo di nostalgia e non consacrata devozione ( io ).  




se, s'è 

Il loro dialetto mica lo parlavo, ma l'orecchiavo da anni. Porcùdìghel. Abbastanza da avere ben chiara la differenza tra " Se moa 'l can " ( l'eventualità, la minaccia ) e " S'è moà 'l can " - l'avverarsi urlato dei miei incubi. E in quella notte di tempesta in arrivo, tutto solo, acquattato e imbronciato da chissà quante ore nel mezzo del labirinto di mais, fu proprio quello che mi toccò sentire. Condotto fino a me dal vento sempre più freddo, anzi, attutito da quel vento che soffiava in senso contrario, e quindi reso ancora più spaventoso, il grido acuto, l'urlo sguaiato della signora Beatrice che giunse alle mie orecchie per farmi tremare era inequivocabilmente questo:
 " S'è moà 'l can ! "
   S'è moà!
 



Links

Nicola Pezzoli
Quattro soli a motore 
 NEO.edizioni

Le immagini sono tratte dal sito ufficiale di Jacovitti 


domenica 26 agosto 2012

Fuori e dentro il ventre del leviatano


                                                                     
Il gioco


Appena misi piede nella cella  mi dissi: ecco, ci siamo, da questo momento dovrai vivere qui, vecchio mio. I confini del mio mondo si erano ristretti, ma ero ancora vivo, e finchè sarei riuscito a respirare e a scoreggiare e a usare il cervello, che importanza aveva dov'ero?
- Strano.
- No, non era strano. E' come la vecchia storiella di Henry Youngman. Il marito torna a casa, entra in soggiorno e vede un sigaro acceso nel portacenere. Chiede alla moglie cosa sta succedendo, ma lei fa finta di non sapere niente. Ancora sospettoso, il marito comincia a perlustrare tutta la casa. Arrivato in camera da letto apre il proprio armadio e ci trova uno sconosciuto. " Che ci fa nel mio armadio?" chiede il marito. "Non lo so" balbetta  lo sconosciuto, tutto tremante e sudato. " tutti dobbiamo pur stare da qualche parte."

domenica 15 aprile 2012

La vita davanti a sè


da La vita davanti a sè  di Romain Gary,  ed. Neri Pozza




Il condominio

foto di Veronique Vial 
Non so mica cosa sarebbe stato di noi al sesto piano se non ci fossero stati gli altri cinque dove ci stavano degli inquilini che non cercavano di nuocersi. Non avevano mai denunciato Madame Rosa alla polizia quando aveva in casa persino dieci figli di puttana che facevano il casino per le scale.
C'era anche il francese al secondo piano che si comportava come non fosse a casa sua. Era alto, magro, col bastone e viveva tranquillamente senza farsi notare, era venuto a sapere che Madame Rosa si deteriorava e un giorno ha salito i quattro piani che noi avevamo in più e ha bussato alla porta.




Madame Rosa

A Madame Rosa piace farsi vedere in compagnia. Ci mette sempre un sacco di tempo a vestirsi per uscire, perchè è stata una donna e qualcosa gliene è rimasto.
   
( ... ). 

Era la donna migliore che c'è e ve lo posso dimostrare subito. Se prendete Madame Sophie, che ha anche lei un rifugio per i figli di puttane in rue Surcouf, o quella che chiamano la Contessa (...) , be', loro prendono fino a dieci marmocchi a giornata e la prima cosa che fanno è imbottirli di tranquillanti. (... ) con Madame Rosa succedeva tutto il contrario. Quando ci agitavamo oppure c'erano dei marmocchi a giornata che erano seriamente perturbati, visto che sono cose che succedono, era lei che si imbottiva di tranquillanti. A quel punto potevamo strillare o prenderci a botte che a lei non toccava un'unghia.

foto di Wendy Bevan



La sala di doppiaggio

mi ha spiegato che quella era la sala di doppiaggio. La gente sullo schermo apriva la bocca come per parlare ma erano le persone nella sala che le imprestavano la voce. Facevano come per gli uccelli, gli infilavano la voce direttamente nella gola. Quando alla prima non funzionava e la voce non interveniva al momento giusto, bisognava ricominciare. E qui veniva il bello: tutto si metteva ad andare all'indietro. I morti ritornavano in vita e riprendevano a ritroso il loro posto nella società. (... ) le pallottole uscivano fuori dal corpo, ritornavano nei mitra (...) . Se versavi l'acqua, questa risaliva nel bicchiere (...) uno che aveva sputato si riprendeva lo sputo in bocca (...) . Era il vero mondo alla rovescia ed era la più bella cosa che ho mai visto nella mia vita schifa. (...) . 
Anche le parole si mettevano in moto all'indietro e dicevano cose alla rovescia e questo produceva dei suoni misteriosi, come una lingua che non conosce nessuno e che forse vuol dire qualcosa.



La sala d'aspetto del dottor Katz

Mi andavo spesso a sedere nella sala d'aspetto del dottor Katz,  perchè  Madame Rosa diceva sempre che era un uomo che faceva del bene, ma non mi sono mai accorto di niente. Forse non ci restavo abbastanza. Lo so che al mondo c'è della gente che fa del bene, ma non sta sempre lì a farlo e bisogna capitarci al momento giusto.



foto di Veronique Vial


Momò


1

- Che racchia sono diventata, Momò -.
Io mi sono arrabbiato, perchè non si ha il diritto di dir male di una donna che è vecchia e malata. Trovo che non si può giudicare tutto alla stessa maniera, come gli ippopotami e le tartarughe che non sono come gli altri.

2

Ho dato una leccata al gelato. Ero giù di morale. L'ho notato tante volte. Quando si ha voglia di crepare, il cioccolato è ancora più buono del solito.










Links


Romain Gary
La vita davanti a sè
Qui un post di Markx sul film di Mizrhai ispirato al romanzo 
Qui un post di Duck sul romanzo
Le autrici delle  foto pubblicate qui e qui





mercoledì 15 febbraio 2012

Carotaggi letterari: "Sei biblioteche"

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Tra le pagine di Sei biblioteche di Zoran Živković  ed. TEA




1- LA BIBLIOTECA DI CASA
Da un pezzo mi ero reso conto che il mondo è pieno di cose prodigiose che non si possono spiegare. Non serve crucciarsi. La gente che ci prova lo stesso, alla fine ne ricava solo infelicità.  (...) 
E così, invece di perdere tempo a stupirmi, tirai fuori il libro dalla cassetta della posta e lo osservai.


2- LA BIBLIOTECA VIRTUALE
Stimatissimo signore,
 (... ) Il futuro non si può semplicemente prevedere. Al momento tutte le nove possibilità sono aperte. Il caso deciderà quale si avvererà. (...) La Sua futura opera includerà al massimo undici e al minimo sei libri. Lei ha potuto vederli soltanto sul nostro sito. Con questo speriamo di aver giustificato il nostro slogan. Con sincero rispetto,                                                                 

  La Biblioteca virtuale


3- LA BIBLIOTECA NOTTURNA
"Vede", cominciai, " ho tardato un po'..."
"Non ha tardato per niente" mi interruppe l'uomo dietro il banco. " Noi lavoriamo di notte. Questa è la biblioteca notturna."
Lo guardai perplesso. " La biblioteca notturna? Non sapevo che ne esistessero."


4- LA BIBLIOTECA INFERNALE
"Lei si rende conto di dove si trova, vero?" Aveva una voce profonda e lenta. (...)
"Veniamo al dunque. Dobbiamo stabilire che cosa sia più adatto a lei."
"Come condanna?" chiesi con avvedutezza.
" Noi la chiamiamo terapia"
"Bruciare nelle fiamme è una terapia?" 
"Chi ha parlato di fiamme?".


5- LA BIBLIOTECA MINIMA
Il vecchio non l' avevo mai incontrato prima. Dato che tutti i posti sotto il ponte erano occupati, lui stava verso la fine, là dove non c'era più alcuna protezione dall'alto, come se fosse stato emarginato dagli altri venditori. (...) 
" Ho quello che lei sta cercando", disse con la voce rauca, tipica dei fumatori incalliti. (...) "Lei è uno scrittore, vero?"


6- LA BIBLIOTECA RAFFINATA
Con il braccio teso in avanti, in modo da tenere il più lontano possibile l'oggetto che avevo in mano, mi avviai con passo veloce verso la cucina. schiacciai il pedale della pattumiera sotto il lavello e aprii il pollice e l'indice. Il tascabile cadde con un tonfo nell'immondizia, al suo posto. Mi strofinai le mani: ecco! Non si deve essere sentimentali in queste situazioni. Bisogna agire con decisione e severità. Questi oggetti vanno trattati come se fossero parassiti. Cimici o scarafaggi. Nessuna pietà.

passi tratti da  Sei Biblioteche di Zoran Živković ed. TEA





Link
Qui e  Qui  Stefania Mola a proposito di  Zoran Živković 



sabato 28 maggio 2011

Kafka e la bambola viaggiatrice


 



 da  Kafka e la Bambola viaggiatrice di Jordi Sierra i Fabra









Lo Steglitz park, Berlino

Coppie precoci, coppie ancorate nel tempo, coppie che non sapevano ancora di esserlo, anziani e anziane con le mani piene di storie e le rughe piene di passato alla ricerca di un triangolo di sole, soldati decorati e prestanti, servette dalla divisa immacolata, istitutrici con bambine e bambini vestiti in ghingheri, sposi con figli appena nati, sposi con i sogni appena sfumati, scapoli e zitelle dallo sguardo schivo, scapoli e zitelle dallo sguardo procace, guardie, giardinieri, venditori...Il parco Steglitz pullulava di vita in quell'inizio d'estate.





 Franz Kafka



...  Anche lui era uno dei tanti, solitario, i passi perduti sotto il manto del mattino







Il tempo 
 


...  si cullava languido e calmo, dondolandosi allegro nel cuore dei passanti.

 

Elsie 

Se ne stava lì in piedi a piangere sconsolata, così disperata che il suo volto sembrava riflettere tutti i tomenti e le angosce del mondo.



La massima 

L' assurdità più colossale dipende dalla sincerità con cui la si racconta.



Brigida

  ...ci sono bambole che non partono mai per nessun viaggio. Hanno paura: Rimangono con le loro bambine, ma non per amore nei loro confronti, tutto il contrario: lo fanno per paura.(...)
Brigida era stata a Pechino, a Tokyo, a New York, a Bogotà, in Messico,all'Avana, a Hong Kong... (...), la bambola aveva ridotto il mondo ad un fazzoletto.



I fogli bianchi

... entrò nel suo studio e chiuse la porta. Si tolse la giacca, l'appese all'attaccapanni, si accomodò sulla sedia e prese la penna. I fogli bianchi erano in attesa sulla sua scrivania.
" Veniamo a noi, Brigida" Sospirò, prima di cominciare a scivere.




Il postino delle bambole

Non dovette attendere molto, nè guardare di nuovo l'orologio. Elsi comparve in lontananza, e la sua figuretta si fece più grande a mano a mano che si avvicinava, correndo verso di lui.


Dora



Sentirla respirare, vedere il suo petto sollevarsi ed abbassarsi ritmicamente, poterle stare così vicino, era una fortuna ed un privilegio. Dora era come Elsi. La sua dolce insegnante di ebraico emanava tutta la vita che mancava a lui










Il racconto di Jordi Sierra ì Fabra si ispira ad una vicenda realmente accaduta. Kafka, che nel '23 si trovava a Berlino, diventa per alcune settimane il postino delle bambole.

Ringrazio Franz e G.Romano  per avermi suggerito con i loro post  la lettura di questo commovente, delizioso scritto. (  Clicca sui loro nomi per  sapere qualcosa in più sul libro )


mercoledì 19 gennaio 2011

Ai funerali dell'amore

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Sulla tomba di Marietta furono portati fasci di rose bianche e rosse, rami di pino appena tagliati, tulipani e crisantemi, tuberose, ortensie azzurrine, giaggioli laguidi ed estenuati, questi fiori della lascivia, giacinti e preziosi tulipani neri, fiori della notte, gigli dal cereo pallore funereo, fiore dell'innnocenza e della prima comunione, lillà violacei col profumo della decomposizione, ortensie volgari e gladioli mostruosi ( i più abbondanti ), gladioli dalle delicate sfumature bianche e rosate, fiori dei santi e degli angeli, che racchiudono in sè una mistica della spada e della rosa, e tutto ciò che è nel segno di una ricchezza sfacciata, nel segno delle ville ombrose dei ricchi, gladioli dal rigoglio funereo, irrorati dal sudore di vecchi giardinieri sfiniti, dalla bocchetta degli annaffiatoi, dalla pioggia artificiale dei pozzi artesiani, per proteggere dalle intemperie il rigoglio morboso di questi fiori sterili che non mandano alcun odore, nemmeno di pesce, nonostante la fantastica struttura delle articolazioni  simili alle chele di un granchio (... ) 












                                                                  
"Ha amato e aiutato i marinai di tutti i porti del mondo" urla Bandura sulla tomba aperta, come a un comizio "e non aveva pregiudizi di colore,di razza o di religione. Al suo seno, "piccolo ma bello", come diceva Napoleone Bonaparte, l'imperatore del crimine, si sono stretti i toraci neri e sudati dei marinai di New York, quelli gialli e glabri dei malesi, le zampe d'orso degli scaricatori di Amburgo e i petti tatuati dei piloti del canale Alberto; sul suo collo di giglio hanno lasciato la loro impronta, come sigillo della fraternità universale tra gli uomini, la croce di Malta e il crocefisso, la stella di Salomone e l'icona russa, il dente di pescecane e il talismano di radice di mandragora; tra le sue tenere cosce è passato un fiume di sperma bollente che si è gettato nella sua calda vagina come nel porto a cui tendono tutti i marinai, come nella foce di tutti i fiumi della terra..." (...)






                               
" Sta pur sicuro" dice Bandura. " Nessuna signorina di buona famiglia è stata pianta più sinceramente. E nessuna sepolta con più onori."










                                                      le parole sottolineate sono links 

giovedì 6 gennaio 2011

Antropometria

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Lo scrittore

(... ) mettersi davanti ad un pc, aprire un programma di editing, trovarsi la pagina vuota davanti  ed iniziare a riempirla di parole, ha senso solo se sei onesto con te fino in fondo, costi quel che costi. Cioè se non cedi alle facili tentazioni-.
- Quali sono queste tentazioni?-
- Scrivere quello che si sa già scrivere. Adagiarsi sulla propria realtà. Pensare che si debba parlare di quello che si è vissuto e non di quello che si sarebbe potuto vivere.  (...)
So che può suonare inquietante, ma scrivere vuol dire dialogare con i propri demoni-
- Demoni?  Tu hai dei demoni?-
- Io non sono uno scrittore, te l'ho detto. Ma lo scrittore del racconto, li avrebbe,  sì. Direbbe che i demoni sono le sue paure, le sue insicurezze. E' l'immagine della morte che uno vede dentro di sè. Il timore di perdere quello che ama.

( dal XII racconto, Parlami dei finali )



Misure

Lui la girò, come si fa con la carne quando uno dei due lati è cotto. Lei sprofondò il viso nel cuscino. Aveva lo stomaco pieno e le girava la testa. Non si ricordava se lui si era  spogliato o se indossava ancora i jeans e la camicia che aveva a cena - ma ormai era troppo tardi per chiederselo : sapeva solo che c'era un uomo dietro di lei e che questo uomo la vedeva davanti a sè, le osservava la schiena taglata in due dal reggiseno nero, le fossette sotto i lombi, il suo sedere e la sua intimità scoperta. Il mondo di lei era diviso in due emisferi: quello davanti, sul quale lei aveva il pieno controllo, uno spazio che poteva esaminare con gli occhi, e quello dietro, un territorio del quale conosceva la consistenza, gli odori, e del quale poteva immaginare l'aspetto, ma che sfuggiva da sempre al proprio sguardo. Stringendosi al cuscino lei pensò che era proprio quella conoscenza a garantirgli la sicurezza con la quale ora aveva allontanato le natiche e aveva iniziato a passare la lingua su qualcosa che lei non avrebbe mai potuto vedere.                                                                                    

(dal X racconto, La lotta )



Dietro l'angolo

- Sa, sto leggendo un libro in questi giorni, un libro che avevo già letto un sacco di anni fa ma che mi è venuta voglia di riprendere in mano. E' Delitto e castigo di Dostoevskij. Beh, ho letto una statistica curiosa al riguardo : la parola "improvvisamente" compare circa seicentocinquanta volte. La mia edizione ha meno di cinquecento pagine. Praticamente, in ogni pagina succede qualcosa che nessuno si aspettava.

( dall'VIII racconto, L'urlo )



La vita

(...) e il sole entrava sgembo dalla finestra dietro di lei, illuminando il legno rossiccio del tavolo ( quello che aveva ereditato dai propri nonni ), lambendo il bordo del vaso di vetro pieno di fiori quasi appasiti, in quel momento vide, finalmente "vide", che quella carne che faceva a fette non era diversa dalla sua - un ammasso di cellule tra loro connesse, dove il "senso" era qualcosa che solo lei poteva attribuire-  e come in una dolorosa, improvvisa, esposizione al mondo, comprese, nel fosco chiarore della luce del  tramonto, confusa da una rabbia rumorosa in perenne lotta contro il ricordo di una luce più forte e più vera, che quella roba liscia e rosa era la vita, e che la vita - la Vita!- non era nient'altro che quella roba rosa e liscia e appiccicosa - materiale a rapido deperimento, fettine da mangiare a cena con gli amici: qualcosa che se aspetti troppo ti viene da vomitare solo a sentirne l'odore, se avesse potuto ancora sentirlo ...

( dal XIV racconto, Cellule )




Le parti in corsivo sono tratta da Antropometria, ed. NEO., una raccolta di racconti di Paolo Zardi.
E' una lettura che mi è stata suggerita da Nicola Pezzoli e che consiglio a mia volta.
 

venerdì 17 dicembre 2010

Sunset Park di Paul Auster



Sunset Park

...Bing gli spiega che adesso vive in una zona di Brooklyn chiamata Sunset Park. A metà agosto lui ed un gruppo di persone hanno preso possesso di una piccola casa abbandonata di fronte al Green Wood cemetery, e da allora sono lì accampati come squatter








Renzo, uno scrittore

E' vero, ha già vissuto dei vuoti del genere, ma mai nessuno altrettanto pervicace e protratto. (...) si sta riposando, ma in verità si tratta di uno strano tipo di riposo, dice, "un riposo ansioso". (...) gli è venuta una piccola idea, un germe infinitesimale di idea  (...) scrivere un saggio sulle cose che non succedono, le vite non vissute, le guerre non combattute, i mondi-ombra che corrono paralleli a quello che prendiamo per il  mondo reale, il non-detto, il non-fatto, il non-ricordato.








Ha finito per guardare" I migliori anni della nostra vita", un film che aveva visto una volta sola tanto tempo fa  (...) un affascinante esempio di propaganda destinato a convincere gli Americani che i reduci della Seconda guerra mondiale in conclusione si adatteranno alla vita civile (.. ) perchè questa è l'America, e in America tutto alla fine va a posto.






 Miles

 
Oggi, ogni volta che ripensa a quel giorno immagina che sarebbe stato tutto diverso se avesse camminato a destra di Bobby anzichè a sinistra.




 Pilar

Non si è innamorato di lei per il suo corpo o per la sua mente. (...) Forse il modo in cui lo guarda, ... la sensazione che quando sono insieme lei sia presente in modo totale, di essere l'unica persona che esiste per lei sulla faccia della terra.




La casa


 Una notte forzarono la porta e scoprirono che c'erano quattro camere da letto (...). La casa era in uno stato penoso, ogni superficie tappezzata di polvere e fuliggine, strisciate d'acqua sul muro dietro il lavandino (..) ma, davvero incredibile, nemmeno una finestra rotta (...).

                                    (...)

Passò poi qualche giorno in cerca di persone che riempissero le altre due camere da letto, ma nessuno della band era interessato, e man mano che faceva scorrere l'elenco degli altri suoi amici e conoscenti, scoprì che l'idea di vivere da squatter in una casa abbandonata non emanava il vasto fascino che aveva creduto. Poi casualmente parlò con Ellen ed Alice Bergstrom ...




Il Green Wood cemetery

I corpi di John Steynbeck, Woody Guthrie (...) e quanti altri noti e ignoti, quante altre anime sono state trasformate in fumo in questo luogo pertubante e bellissimo? Miles si è imbarcato in un altro progetto inutile, utilizzando la macchina fotografica come strumento per registare i suoi pensieri scuciti, inutili, ma almeno è un'attvità, un modo per passare il tempo finchè la vita incomincerà, e in quale altro luogo se non in Green Wood cemetery avrebbe potuto imparare che  il vero nome di Frank Morgan, l'attore interprete del mago di Oz, era Wuppermann?




Un'attrice ed uno scrittore



 sono ambedue prigionieri di quello che fanno ( ... ) con un supremo talento per l'autocommiserazione, entrambi in definitiva inaccessibili agli altri (...). Anime lese. Persone che camminano ferite, aprendosi le vene e sanguinando in pubblico.













Le parti in corsivo sono tratte da Sunset Park di Paul Auster  ed. Einaudi

Qui Paul Auster legge Sunset Park