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giovedì 10 settembre 2015

Thule


Nel  Faust Margherita, cantando "Il re di Thule", una ballata di Goethe, scopre, nell'armadio della sua cameretta, uno scrigno nascosto da Mefistofele. Faust, con il dono, tenta di vincere la resistenza che Margherita oppone alla sua corte.

Ne L'ineluttabile di Theodor Fontane - un romanzo che, per l'analisi che viene fatta di un rapporto di coppia, ricorda un'altra opera di Goethe, Le affinità elettive -  compare, in due passi, un riferimento a Thule, la mitica terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai. Come nella ballata cantata da Margherita, nel romanzo di Fontane il senso di perdita e di impotenza nei confronti del precipitare degli eventi verso la catastrofe è molto forte e, come nella ballata di Goethe, l'ultima immagine è quella del mare a cui si consegna qualcosa per sempre.

martedì 24 giugno 2014

Nel castello di Barbablù





Nella favola di Perrault, Barbablù chiede in sposa una tra due bellissime sorelle e, aprendo la sua dimora a parenti e amici delle fanciulle, riesce a far dimenticare il colore della sua barba e la sua cattiva reputazione: offre ai suoi ospiti otto giorni di perfetto svago.
E’ la più giovane delle sorelle a decidere di accettare la proposta di matrimonio.

lunedì 6 maggio 2013

la regina dei nasi




- Benedicite, che naso! - gridò la moglie del trombettiere:  - è lungo quanto una tromba.
- E dello stesso metallo, - disse il trombettiere, - come puoi giudicare dal suono dello starnuto.
- E' molle come un flauto, - disse la donna.
- E' il timbro dell'ottone, - disse il trombettiere.
- Un corno! - ribattè sua moglie.
- Ti dico che è un naso di bronzo, - replicò il trombettiere.
- Vedrò bene come sta questa faccenda, disse la moglie, - perchè non andrò a letto questa sera se prima non avrò toccato quel naso con questo dito.


L.Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy gentiluomo, ed. Mondadori
traduzione di Antonio Meo



domenica 28 ottobre 2012

Illuminations



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Il demone, dipinto di M. Vrubel'


Rimbaud scrive  Illuminations  negli anni in cui fa la spola tra Charleville, Parigi, Bruxelles, Londra, dunque tra il 1872 e il 1874. ( il poeta  nacque nel 1854 )  Nella capitale inglese Rimbaud  tenta con Verlaine di mantenersi dando lezioni di francese. 
Il manoscritto dell'opera, affidato a Verlaine, verrà pubblicato nel 1885, all'insaputa di Rimbaud, sulla rivista parigina La Vague.

lunedì 3 settembre 2012

Orphée



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Cosa succederebbe se la Morte si innamorasse di un artista e venisse da questi ricambiata?  Per amore, la Morte non  potrebbe trattenere con sé l’amato. 

Jean Cocteau interpreta il mito di Orfeo e nel 1950 realizza un film, Orphée , ambientato nella Parigi dei Cafés  dei poeti, la Parigi del Café Flore e de Les Deux  Magots.

domenica 24 giugno 2012

Musical box

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Favole crudeli. Esistono. Una è quella raccontata dai Genesis in Musical box, la  canzone d’apertura di Nursery crime, album pubblicato nel ’71. 
Cinthya, una bimba dal dolce sorriso, decapita graziosamente con la mazza da croquet il suo amico di giochi Henry.  






Due settimane dopo, Cinthya trova nella stanza di Henry un carillon. Dal musical box, insieme con le note di Old King Cole, una filastrocca, si materializza lo spirito di Henry che di minuto in minuto si trasforma: sta invecchiando. Touch me, touch me now, now, now chiede lo spirito. Cynthia è lì, immobile. A muoversi è invece la bambinaia che, entrata nella stanza, scaglia il carillon contro lo spirito  di Henry ormai adulto  ( ha addirittura dei bei baffi ), rompendo l’incanto.

mercoledì 13 giugno 2012

L'invenzione di Morel

opera di Felice Casorati
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Scomporre e ricomporre : è quello che fa la natura o un binomio di divinità capricciose, all'infinito ;
o che fa chi vuol scoprire i segreti di un meccanismo 
o  quello che sto per fare io per capire qualcosa de "L'invenzione di Morel", un romanzo del 1940 di Adolfo Bioy Casares, scrittore argentino legato  da un rapporto di amicizia e collaborazione al più noto connazionale J.L. Borges


Gli elementi in gioco non sono molti. 
C'è un'isola. Vi approda il protagonista, un uomo in fuga; sta cercando di sottrarsi all'ergastolo a cui è stato condannato. E' questo un primo elemento di cui tener conto.


 Approdando sull'isola, l'uomo si libera da qualcosa che lo avrebbe limitato, una prigione, uno spazio buio, chiuso (la caverna di Platone o, più semplicemente la materia, il corpo?). L'isola è un grande spazio aperto, bagnato dalla luce e dall'acqua (il mondo delle idee o un  paradiso?)


L'acqua è un elemento ricorrente nel romanzo; è la via attraverso cui l'uomo approda sull'isola; avvolge il protagonista che più volte al suo risveglio vi si ritrova immerso ( il grembo ? );
il suo movimento ciclico ( le maree ) costituisce l'energia propulsiva necessaria ad azionare l'invenzione di Morel;

domenica 22 aprile 2012

Big Sur



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Ho fatto duemila chilometri per arrivare a Big Sur, un centinaio di chilometri di bellezza irreale, una bellezza tale che quando ti ci trovi di fronte ti senti come una specie di scoria in giacca e cravatta. Big Sur è il luogo nel quale il gran fantasma dell'oceano incontra il fantasma della terra in un'atmosfera nebbiosa, vaporosa, dove abbaiano le foche e dove si ha voglia di fare il mea culpa solo perchè non si è acqua, cielo e aria.




Romain Gary, La notte sarà calma











martedì 10 aprile 2012

la sostanza del pensiero

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Da Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron






Pensavo: mi basta averlo pensato, non ho bisogno di dirlo.
 Non ho bisogno di condividere questo pensiero con qualcuno. 


Quasi tutti pensano che le cose non siano vere finchè non sono state dette, che sia la comunicazione, non il pensiero a dargli legittimità. E' per questo che la gente vuole sempre che gli si dica "Ti amo, ti voglio bene". Per me è il contrario: i pensieri sono più veri quando vengono pensati, esprimerli li distorce o li diluisce, la cosa migliore è che restino nell'hangar buio della mente, nel suo clima controllato, perchè l'aria e la luce possono alterarli come una pellicola esposta accidentalmente.


(...)


Ho uno strano ricordo di mia nonna. Dovevo avere circa quattro anni, forse anche meno. (...)  abbiamo mangiato nella veranda, seduti a tavola uno di fronte all'altro. Non ricordo che cosa stessimo mangiando, ma ricordo noi due seduti a un tavolo dipinto di rosso, e il quadrato scintillante di sole che entrava dal vetro e colpiva il tavolo e me. E mi ricordo  mia nonna che mi chiedeva perchè non mi spostavo più in là, così non mi prendevo un'insolazione. E l'ho fatto (...). Non so quanto tempo è  passato (...) quando all'improvviso un pannello di vetro è uscito dalle guide e si è schiantato sul tavolo e sulla panca, proprio dove prima ero seduto io. (...). Ho sempre voluto chiederglielo. Se lo ricordava anche lei? Era successo davvero? Si era presa uno spavento micidiale, oppure, come me bambino, credeva che l'amore portasse naturalmente alla chiaroveggenza? Però non gliene ho mai parlato. Forse temevo che parlandone, trasformando il ricordo in parole, potesse svanire o decomporsi come certi fragili e preziosi oggetti antichi che si sbriciolano appena tornano alla luce.




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martedì 3 aprile 2012

Kenneth, Jim e Syd

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Il ciclista risale Castle street, la strada di Edimburgo dove si affacciano i bianchi  bow windows della casa natale di Kenneth Grahame, l'autore de " Il vento tra i salici ", uno dei libri per l'infanzia più noti e letti in Gran Bretagna. 
La strada mi è divenuta familiare questa estate. L'ho risalita più volte e nella
saletta con i bow windows bianchi ho fatto colazione; questo è successo perchè la casa natale di  Kenneth Grahame  oggi è una guest house.
E fin qui niente di speciale. Sono tanti i siti di interesse storico-culturale che hanno cambiato destinazione d'uso sfruttando proprio il blasone conferito dal passaggio o  la permanenza di un personaggio illustre. Non sto scrivendo il post per consigliare un albergo "letterario" ( anche se è in ottima posizione e con un buon rapporto qualità/prezzo )


E allora?






L'evento vero è che un paio di giorni fa ho visto un film meraviglioso di Jim Jarmusch, Ghost dog.
In una delle sequenze più serene - quella  in cui il protagonista dice qualche parola  invece di far parlare la pistola -  Pearline, la bambina che si accomoda sulla panchina e si intrattiene per un po' con Ghost dog (soprannome del protagonista ) , cosa ti tira fuori dalla cartella?




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Si, è proprio i libro di Kenneth Grahame.
Ovviamente, tre minuti dopo l'ultimo titolo di coda, sono andata in cerca della mia copia ( ce l'ho ) e, data l'ora,  ho aspettato l'indomani  per leggere le avventure del  socievole topo di fiume , del tasso misantropo, della dolce e timorosa talpa, del rospo viveur.  Devo dire che ho trovato il batrace alquanto irritante. Del tasso mi è piaciuta molto la dimora sotterranea


-Quando sei sottoterra, -disse  Talpa, - sai esattamente dove ti trovi. Non ti può accadere nulla. Nessuno può aggredirti. Di sopra, le cose continuano ad andare per il verso loro, ma tu non te ne devi preoccupare. Quando vuoi, puoi salire, e tutto è ancora lì che ti sta aspettando.








La dimora sotterranea di Tasso è piaciuta a Talpa, a  me ( e fin qui...) e a Syd Barrett, l'anima dei Pink Floyd prima maniera.
The piper at the gates of dawn, un famoso album del gruppo, si ispira nel titolo al settimo capitolo de Il vento nei salici . Sembra che qualche critico musicale si sia divertito ad associare ad ogni membro del gruppo un animale del libro di Grahame.  












LINKS

Syd Barrett
Ghost dog
Jim Jarmusch
Il vento nei salici
Kenneth Grahame
Pink Floyd, The piper at the gates of dawn



domenica 26 febbraio 2012

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret

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Ho appena finito di leggere un libro la cui vicenda si svolge in una stazione. Ho iniziato a sfogliarlo in treno, qualche giorno fa. La stazione de La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick non è come quelle che vedo da qualche anno. Non ha fredde biglietterie automatiche, nè lavori in corso per smantellare le sale d'aspetto, non ha telecamere e w.c. a gettoni, non ha schermi che gracchiano musica, pubblicità e parole che nessuno ha chiesto di sentire, non ha "luoghi di ristoro" in cui consumare qualcosa in fretta ed in piedi . Nella stazione del romanzo che mia cugina Pina mi ha regalato ( come vedi l'ho letto! ) c'è un chiosco di giocattoli,  un ragazzino che regola gli orologi della stazione e c'è persino Georges Méliès; di quest'ultimo si arriverà a scoprire l' identità nel corso della vicenda . Di automatico, nascosto in una stanza inaccessibile ai più,  c'è un misterioso automa che svolge la funzione meno meccanica del mondo, quella di scrivere e disegnare.




- Che cos'è ?- chiese Hugo.
- Un automa.
- E come funziona ?
- E' un meccanismo a carica, come un carillon o un giocattolo, ma infinitamente più complesso. Ne ho visto qualcuno in passato... un uccello canterino in gabbia e un trapezista. Ma questo è molto più interessante.
- In che senso ?- chiese Hugo, ormai incuriosito.
- Questo sa scrivere ...






Quando Hugo riuscirà a ripararlo, l'automa farà il suo primo  misterioso disegno . A partire da questa traccia,  il lettore verrà  introdotto nel mondo illusorio di  Georges Méliès e di una delle sue pellicole più famose,  Viaggio nella luna.









Brian Selznick, autore del testo e dei disegni che lo corredano, spiega che la storia ha iniziato a prendere forma nella sua mente dopo la lettura di un libro sulla collezione di automi di Georges Méliès.






Méliès, prima di dedicarsi al cinema, era stato un illusionista; inoltre aveva coltivato una autentica passione per i congegni meccanici, le scenografie di cartone, i disegni. Il libro di Selznick contiene anche molte bellissime  immagini realizzate dal cineasta francese, tra cui quella famosissima della luna colpita dal razzo, tratta dal Viaggio nella luna.






Recentemente, Martin Scorsese ha realizzato un film in 3D ispirandosi a La Straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick .



martedì 31 gennaio 2012

poeti di poeti : Czeslaw Milosz di Walt Whitman

Casa Natale di Walt Whitman


Fra tutti i poeti americani quello a me più caro resta sempre Walt Whitman. Whitman soddisfa la condizione di grandezza che aveva in mente Oscar Milosz, quando richiedeva all’opera d’arte di essere come un fiume che trascina via con sé fertili limi e tronchi d’albero, non soltanto pepite d’oro. (…) Whitman è l’opposto della poesia pura. Ma al tempo stesso leggerlo è come contemplare le tele dei grandi maestri della pittura, su cui, a uno sguardo attento si scorgono molti piccoli, affascinanti particolari.
(….)

L’Europa ebbe il suo momento whitmaniano, che collocherei intorno anno 1913.  ( … ) in poesia whitmaneggiare non significava soltanto affrancarsi da metrica e rima: era anche uno slancio verso la felicità, promessa democratica di abbattere le barriere di classe che trovava espressione nella poesia, nella prosa, nella pittura, nel teatro, nel già visibile cambiamento dei costumi. Era una tonalità più chiara, estatica, che segnava il superamento dell’atmosfera fin de siècle e che ritroviamo per esempio nei primi volumi del Jean-Christophe di Romain Rolland, nel Sacre duprintemps di Stravinskij, nell’acmeismo russo, nelle xilografie di Franz Masereel. Gli accenti pacifisti e rivoluzionari rientrano in questa rivisitazione europea del motto withmaniano en masse. Gavrilo Princip, colui che sparò all’arciduca Francesco Ferdinando nel 1914, era convinto di esaudire in tal modo il dettato del suo poeta prediletto, che esortava alla lotta contro i sovrani.
( … )
Conobbi Whitman dapprima in traduzione polacca. ( … ) Rimasi subito folgorato: ah, poter scrivere come lui! Capivo che non si trattava di una questione di forma, bensì di un atto di libertà interiore, e qui stava la vera difficoltà. Il “divino literatus” superava la distanza tra l’ ”io” e la massa, assorbiva religioni e filosofie, cosicchè mortalità e immortalità, un filo d’erba e l’eternità, non più antitetici, coesistevano nella sua poesia; ma soprattutto parlava come uno dei tanti, uguale tra uguali.



domenica 15 gennaio 2012

Il castello del Mago Atlante a Memphis

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In uno dei tre episodi di Mistery train di Jim Jarmusch, Nicoletta Braschi è una italiana costretta a una sosta forzata a Memphis. Aspetta di rientrare in patria con la salma del marito. La telecamera la riprende  in aeroporto, mentre firma dei documenti relativi al trasporto dell'insolito bagaglio, la bara , poi  al telefono, mentre è impegnata a tranquillizzare un familiare, quindi  in una strada semideserta di Memphis, in un minimarket,  in un bar, ed infine nell'Hotel Arcade, in cui chiede una camera che poi divide generosamente con una  sconosciuta. 




Nicoletta ha sempre con sè un libro. Non è difficile capire quale, visto che, come nel castello del Mago Atlante, nell'Hotel Arcade confluiscono nella stessa notte tutti i personaggi del film.






Nei tre diversi episodi, viene ripreso lo stesso momento, quello in cui  i personaggi accendono le radio vecchio stile dell'albergo, ognuno nella propria stanza, e, alle 2.17 a.m., ascoltano "Blue moon" di Elvis Presley. Durante la notte, Nicoletta vedrà profilarsi ai piedi del suo letto un fantasma , un' immagine illusoria , nell'hotel...dei destini incrociati.






-la voce del Dj che propone Blue moon é quella di Tom Waits.
-Screamin' Jay Hawkins interpreta la parte del portiere dell'albergo
- nel terzo episodio del film, a selezionare al juke-box  di un bar The Memphis Train di Rufus Thomas è Joe Strummer dei Clash.
- Il fantasma visto dalla Braschi è naturalmente quello di Elvis Presley








Links
La musica nei film di Jim Jarmusch
Mistery train  
Jim Jarmusch
Orlando Furioso, XII canto
Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino


         

dal I episodio                                                dal II episodio




lunedì 2 gennaio 2012

Haiku


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Jack Kerouac




Attraversammo una specie di letto di fiume melmoso traverso un folto sottobosco e radi salici e uscimmo dall'altra parte un po' bagnati e attaccammo il sentiero (...).

Mentre ci arrampicavamo sotto a noi cominciò ad apparire il lago e improvvisamente nel suo nitido bacino azzurro scorgemmo le buche profonde dove il lago aveva le sue sorgenti, come pozzi tenebrosi, e vedemmo anche branchi di pesci guizzanti. (...)

"Guarda laggiù" cantò Japhy "pioppi ingialliti. Mi danno l'ispirazione per un Haiku... " Parlando di vita letteraria - i pioppi dorati". Percorrendo quella regione era facile comprendere le gemme perfette dei haiku scritti dai poeti orientali, che mai si ubriacavano sulle montagne né altro ma semplicemente camminavano puri come bambini annotando ciò che vedevano senza artifici letterari né espressioni ricercate. Componemmo alcuni haiku mentre salivamo su a serpentina, su sempre più su ora lungo il declivio cespuglioso.
"Sassi sul fianco del precipizio" dissi "perchè non rotolano giù ?" " Forse è un haiku, forse no può darsi che sia un po' troppo complicato" disse Japhy. " Un vero haiku deve essere semplice come il porridge e nello stesso tempo farti vedere la realtà delle cose, così il più grande di ogni haiku è probabilmente quello che dice "Saltella il passero sulla veranda, con le zampette bagnate". Di Shiki. Tu vedi le impronte umide delle zampe come una visione della mente eppure in quelle poche parole vedi anche la pioggia che è caduta quel giorno e quasi profuma di aghi di pino bagnati."
"Dimmene un altro"
" Questa volta ne faccio uno io, vediamo un po', " Sotto il lago...buche nere che fanno le sorgenti", no porco cane questo non è un haiku, non si fa mai abbastanza attenzione con questi haiku".
" Che cosa ne diresti di comporli di getto lungo la strada, spontaneamente?


Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma















L'haiku, di tradizione giapponese, è un componimento poetico di 17 sillabe, distribuite in tre versi secondo lo schema 5, 7, 5 .

Privo di titolo, essenziale, l'haiku lascia al lettore la possibilità di completarne e interpretarne il senso. La natura costituisce il suo soggetto e nell’ultimo verso appare di solito un accenno alla stagione in cui il testo è stato composto (kigo).

Clicca qui per saperne di più


Qui I vagabondi del Dharma di Jack Kerouac ( trama )
Qui ( video ) la biografia di Jack Kerouac
Qui ( video ) Beat generation - interventi di Fernanda Pivano e L. Ferlinghetti
Qui ( video ) Johnny Depp legge Kerouac




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sabato 26 novembre 2011

Stanze

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Ci scambiammo ancora un sorriso; poi la cinsi in un abbraccio forte ed appassionato, la baciai fuggevolmente sulle labbra e scesi le scale a tutta velocità.
Tornai dritto a casa, capii che di andare a dormire non se ne parlava nemmeno, e rimasi due ore davanti alla televisione, a guardare un film su Marco Polo. Finalmente, verso le quattro, crollai, nel bel mezzo di una replica di Ai confini della realtà




                             
clicca qui 




(...)



mercoledì 2 novembre 2011

la sostanza dei sogni




Sonetto onirico



È un sogno che viene, e ai sogni bisogna
prestare attenzione e fors'anche un po' fede;
al sogno si chiede che cosa ci chiede,
si aspetta e si ascolta ma senza vergogna.


La voce mi chiama e mi dice sicura
che è il corpo che sogna nella notte oscura;
con voce pacata e con tono suadente
d'ogni organo elenca il sogno corrispondente.


Il fegato sogna, e sogna la luna:
la rabbia e la luce e l'alterna fortuna.
Le mani la caccia, la preda e l'afferrare;


i reni l'angoscia, le corse e le paure;
e sogna il cervello di se stesso e dei ragni,
perso nei suoi meandri e nei suoi sogni.



Emilio Gauna (Giuliano ),  Anche il fegato sogna
La Tempesta di William Shakespeare ( qui )
                                                                                     





















" Un sogno? ... e che le fa un sogno?... E' uno smarrimento dell'anima... il fantasma di un momento...".


" Non so, dottore: badi...forse è dimenticare, è risolversi! E' rifiutare le scleròtiche figurazioni della dialettica, le cose vedute secondo forza...".


" Secondo forza?...che forza?..."


"La forza sistematrice del carattere...questa gloriosa lampada a petrolio che ci fuma di dentro, e fa il filo, e ci fa neri di bugie, di dentro,...di bugie meritorie, grasse, bugiardosissime... e ha la buona opinione per sé, per sé sola... Ma sognare è un fiume profondo, che precipita a una lontana sorgiva, ripullula nel mattino della verità".


Parve incredibile al dottor Higueroa che un uomo di corporatura normale, alta anzi, di condizione socialmente così "elevata", potesse lasciarsi ancorare a sciocchezze come quelle. Ma lo sgomento e la tristezza erano troppo evidenti nel suo sguardo (...) .
" ...Un sogno...strisciatomi verso il cuore...come insidia di serpe. Nero."


da La Cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda



domenica 18 settembre 2011

Lucia di Lammermoor tra Southern Scotland e teatri d'opera









" Nell'attraversare una grande antisala gotica, sir William Ashton ( ... ) si fermò, quindi, ed ascoltò mentre le argentee note della voce di Lucia Ashton si mescolavano all'accompagnamento di un'antica aria alla quale erano state adattate le seguenti parole:

sabato 13 agosto 2011

A proposito di François Villon

   

 ...c'era una casupola, a ridosso del muro del cimitero, ancora desta; e desta con intenzioni non proprio limpide. (...) dentro, al riparo dalle imposte serrate, Mastro François Villon , il poeta, ed alcuni ladruncoli con i quali era in combutta, trascorrevano una notte animata passandosi la bottiglia.
Un cumulo di carboni ardenti diffondeva un bagliore rossastro dal camino davanti al quale, a gambe divaricate si era piazzato Dom Nicolas, il monaco di Piccardia, con la tonaca tirata su e le nude gambe distese al calore del fuoco. La sua lunga ombra divideva in due la stanza, così che il chiarore del fuoco splendeva ai lati della sua sagoma e in una pozza d'acqua che si era formata ai suoi piedi. (...)
Sulla destra Villon e Guy Tabary erano chinati su un foglio di pergamena a meditare; Villon stava scrivendo una ballata a cui avrebbe dato il titolo di La ballata del pesce arrosto (...).
" Chi n'ha l'agio preferisce banchettare, " scriveva Villon " con pane e cacio su deschi d'argento.... Oppure... oppure... Dammi una mano, Guy. "
Tabary fece un risolino
" O con prezzemolo su piatti d'oro" buttò giù il poeta.



da " Un tetto per la notte"  - un racconto su  François Villon 1431-65- in  Le nuove mille e una notte di Robert Louis Stevenson







Caro François

(...)

più di una volta nel chiudere il libro delle tue ballate mi sono chiesto che cosa si nasconda dietro i tuoi versi: la vita inquieta e mascalzona del poeta di strada o l'astuzia premeditata del cortigiano colto che di quella vita si è appropriato per conferire una credibilità altrimenti sospetta alla propria opera poetica. Sono domande alle quali ancora oggi mi viene da rispondere con un perentorio "chi se ne frega". Che la leggenda corrisponda a verità, che la verità si sia fatta leggenda o che infine la leggenda sia diventata verità, di assolutamente vero restano i tuoi versi, non ultimi quelli invocanti solidarietà almeno dagli amici (...).
Biografie lacunose, poco più che pettegolezzi fortunosamente cuciti da brandelli di storia ti descrivono avventuriero e assassino prima che di te si perda la traccia e comunque io ti riconosco poeta della carità, per lo scandalo delle passioni sfrenate, per le risate scomposte a schermare inauditi dolori, per le inaccettabili sofferenze che sorgono dal tuo canto e toccano il cuore e la mente di chi ti legge, e ancora e soprattutto per i tuoi lasciti.
(...).
Io ti scrivo da un'altra epoca illuminata di ragione e di tecnica, dove l'uso della corda "che fa sapere al tuo collo quanto pesa il tuo culo" si è fatto più raro e lontano senza tuttavia scomparire del tutto. La stessa guerra, rinnovatasi di cento in cento anni, non è ancora finita e gli uomini amano come allora menare le armi e le mani (...).
Ancora oggi siamo capaci di forti sentimenti ma più volentieri li trasformiamo in lacrime seduti a teatro di fronte al dramma di Oreste ed Amleto (...).
Si sa tutto di tutti senza capire niente di niente perchè nessun obiettivo  è capace, come lo erano i tuoi occhi, di trasformare l'emozione nella nostra stessa carne, così che tutto scorre e si mescola e non rimane che un confuso rumore di fondo, poco più che un ronzio.


dalla prefazione di Fabrizio De André a Poesie di  François Villon ed. Feltrinelli



links




Il testo della  ballade des pendus di François Villon( dal blog di Guglielmo )


Un bel post nel blog  Tempus fugit sull'argomento

La ballata degli impiccati di Fabrizio de André







Composizioni di Debussy ispirate a poesie di  Villon




Ballade des dames du temp Jadis di Villon







mercoledì 29 giugno 2011

Il cielo nella Staatsbibliothek di Berlino

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" Passai quasi tutto il pomeriggio successivo nella biblioteca dentro cui Wenders Ha girato molte scene del suo film Il cielo sopra Berlino. La Staatsbibliothek di Hans Schroun direi che è un luogo privo di volumi, se l'espressione non suonasse come un calembour un po' cretino. Lo spazio pare avvolgerti e nello stesso tempo collocarti a distanza da ciò che ti circonda. Gli altri sembrano privi di profondità. Impressione di pura superficie, scivolamento. L'edificio, magnifico esempio di quella che si chiama architettura organica, è quasi coetaneo del Muro: curioso come un Paese possa dare di sè, nello stesso momento storico, due immagini così diverse- una soffice ed accogliente, l'altra rigida, fratta. Quando uscii, verso sera, guardai Berlino come fosse la versione tutta a colori del film di Wenders. Una versione più morbida, tumefatta."

Mario Fortunato, Quelli che ami non muoiono












La Biblioteca Nazionale di Berlino, progettata da Hans Scharoun, venne costruita volutamente e provocatoriamente, negli anni della guerra fredda, a ridosso della "terra di nessuno", la zona della vecchia Postdamerplatz, ripresa da Wenders ne “Il cielo sopra Berlino”.




Nel film di Wenders ( 1987 ),  due angeli, Damiel (Bruno Ganz) e Cassiel (Otto Sander), scendono sulla terra e si mescolano fra la popolazione di Berlino. Damiel  incontra Marion, una trapezista;  per lei deciderà di perdere le ali. Un ex angelo (Peter Falk) lo aiutera' a trasformarsi in un semplice mortale.







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giovedì 2 giugno 2011

Fe, fi, fo, fum...

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Mucci mucci, sento odor di cristianucci...


... mi sembra ancora di sentire  l'orco salivare mentre tenta di far dei miei due fratelli e di me bambina il suo primo, secondo e contorno... Così, quando, qualche giorno fa, Giuliano  ha  rievocato la favola del fagiolo magico  in un bellissimo post dedicato a un film di Weir, ho pensato di rileggerla e di saperne di più.


Ho scoperto che:

- la fiaba è inglese ed è stata tramandata oralmente per molto tempo prima di essere pubblicata nei primi dell'Ottocento.


- L'espressione " Mucci mucci, sento odor di cristianucci" in inglese diventa 


Fe, fi,fo, fum
I smell the blood of an Englishman,
Be he living, or be he dead, 
I,ll grind his bones to make my bread.


- Che la suddetta, tragica espressione ricorre  anche nel King Lear di William Shakespeare


... Fie, foh, and fum, 
I smell the blood of a British man *

King Lear, Act 3, scene 4


* ...Mucci mucci, sento puzza di Britannucci




A pronunciarla non è King Lear, che pur impazzisce, ma un finto matto, il mite Edgar...









KING LEAR ( soggetto dell'opera )
poi qui


prova anche qui