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sabato 11 agosto 2012

Tallinn ( 3 ) - Musica, sopra ogni cosa

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I concerti


Heli Ernitz e Ave Kruup

Nella sala da concerti della Casa delle Teste nere eravamo solo in due, forse  tre. Turisti, intendo.  Gli altri ( un centinaio ) erano del posto. Me ne sono accorta  alla fine del concerto, quando la pianista e l'oboista si sono ritirate in un'altra stanza e, rapidamente,  le persone presenti in sala hanno formato una  fila, tirando fuori dalle borse, e non so da dove altro, piccole scatole di cioccolatini, fiori di carta e non, peluche e manufatti di ogni sorta da donare alle musiciste. Mi sono accodata anch'io, per poi battere in ritirata nei pressi delle sorridenti esecutrici ( the shame of it ! ).



mercoledì 8 agosto 2012

Tallinn ( 2 )



Nuku e Kumu










Percorro un  ponte di vetro ( o plexigas ? ). Un ragno incombe, appeso al suo filo sottile. 


lunedì 23 luglio 2012

Tallinn ( 1 )

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Preludio


Non l'avrei  comprato se l'areo per Tallinn non fosse partito con sei ore di ritardo, o, quantomeno, non l'avrei acquistato e letto la settimana scorsa. E' il primo romanzo di Saramago, quello che l'editore rifiutò di pubblicare, quando  l'autore di Cecità non era stato ancora letto da nessuno.
Non sembra neanche un suo scritto. E' forse un romanzo nato per il piacere di sentirsi scrittore, autore di personaggi simili a quelli trovati nei libri degli autori più apprezzati. E' questa l'impressione che mi ha fatto, magari sbaglio.. Di certo, quando chiesero a José, ormai famoso, di pubblicarlo, lui declinò l'invito. Eppure, non lo nascondo, l'ho letto con piacere crescente.
C'è un condominio. In ogni appartamento si sviluppa una storia e si delineano  più  modi d'essere. La figura prevalente, sia al maschile che al femminile, è quella dell'incapace, dell'inetto ma c'è anche l'altra, perfettamente speculare, dell'individuo pago di sè, almeno apparentemente. Ci sono figure infantili. Intorno a loro ruota la solitudine di adulti scontenti della piega che ha preso la propria vita. Le storie restano aperte...più che altro alle illusioni, però.


martedì 19 ottobre 2010

Perù - 2 -





Adolfo ci ha portato a visitare la fortezza incaica di Ollantaytambo. Ieri sera abbiamo dormito in un residence composto da tante piccole abitazioni con ingresso indipendente e giardino. Le luci erano fioche. Gli impianti elettrici qui sono elementari. Mi sono alzata di buon'ora ed ho spiato l'alba con la telecamera. Mentre riprendevo ho sentito dei passi. Era Adolfo, sempre elegante con il suo poncho bianco. MI ha salutato e mi ha detto che passeggiava tra le abitazioni del residence per rendersi conto di come fossero cambiate. Ora sono nelle mani dei privati. Il governo ha svenduto molte delle proprietà statali, lasciando che pochi si arricchissero speculando.

Nel pomeriggio escursione a Pisac. Pensavo si trattasse di una visita tutto sommato evitabile, invece ho passeggiato tra rovine e terrazzamenti bellissimi. Per raggiungerli abbiamo scalato un'altura ripida tra il fresco, la brezza ed il verde. Su un costone della parete si aprono infiniti buchi, sepolture devastate, nel tempo, dai tombaroli.




Lungo trasferimento in treno con destinazione Puno.
Arrivati in città, ci sistemiamo in un albergo dagli improbabili arredi : divani di velluto rosso in stile impero e grandi specchi a forma di pavone. A mitigare lo shock, la  gentilezza del personale ed un pane profumato, morbido, squisito. 





Tramonto mozzafiato come scenario delle rovine di Sillustani. Si tratta di ruderi preincaici imponenti. Le torri che, massicce, si impongono alla vista, sono, in realtà, tombe. Respiro il vento di un'epoca remota. Un uomo suona tra le rovine il flauto di Pan






Lungo trasferimento in fuoristrada. Scenari favolosi! Siamo tra le vette più alte. La neve si intravede a tratti. Ti sembra di toccare il punto segreto del cielo, quello più alto, quello dove il tempo è un'opinione sballata. Maestoso!
Lunga discesa tra tornanti verso Chivay. Domani , forse, vedremo i condor.







I condor sono apparsi tra le pareti del Colca Canyon. Sono grandissimi.
Grazie a Dio ignorano noi turisti.




Siamo nuovamente vicini alla costa. Sento la mancanza delle Ande! Clima ed atmosfera da riviera. I bungalow qui non hanno vetri ma zanzariere. Ci svegliamo al suono stridulo di uccelli tropicali. Palme gigantesche e personale sorridente che innaffia il giardino.

Il sorvolo delle linee di Nasca per molti è stata una sofferenza e una delusione. Ci siamo affacciati sulle linee da Cesna traballanti e c'è chi ha vomitato l'anima o, nel migliore dei casi, intriso pantaloni e camicia di sudore freddo.
L'immagine che ricorderò meglio è quella del marziano.

Nel pomeriggio andiamo a Chauchilla. Lì,  mummie, a stento coperte da tettoie di fortuna, prendono il sole. E' così da quando qualcuno ha deciso di toglierle dal protettivo buio che le avvolgeva.
Camminiamo tra ulne, péroni, mandibole dissepolti dalla furia dei tombaroli. Qualche ciuffo di capelli secolari qua e là.



Il guano è davvero puteolente e le isole Ballestas ne sono il regno! Più ancora della visione dei leoni marini che pigramente si inerpicavano su qualche prominenza rocciosa, ho gradito la corsa in motoscafo.



Nel pomeriggio uno dei momenti più belli del viaggio. Dune gialle, morbide ed infinite declinanti sul Pacifico: il Parco nazionale di Paracas





Malinconico ricordo dei rilievi andini sulla strada del ritorno




domenica 17 ottobre 2010

Perù - 1 -







 500 Km, circa, il tratto Lima- Ayacucho. Eloy ha guidato lungo la Panamericana, il rettilineo che costeggia il Pacifico, per poi prendere una strada tortuosa, in salita.
Abbiamo sostato per un po' presso un villaggio di case basse con il tetto piatto ( qui non piove mai ). Dei bambini ci hanno chiesto dove fossimo diretti, indovinando già la nostra destinazione.
Campi di mais e di patate lungo il percorso. Una salita lenta e poi più ripida tra rilievi pronunciati e dai colori scabri.





Quando Eloy, durante la discesa, ha spento il motore, il silenzio ci ha riempito ed incantato, sembrava di planare  in un un luogo antico e amico.

Ayacucho è a più di 2700 metri di altitudine e scivola, lungo i declivi, verso una sorta di grande conca.
Qui si lavora l'alabastro con attrezzi rudimentali. I manufatti tessili sono essenziali ed hanno colori cupi. Eloy ci dice che gli abitanti di  Ayacucho sono malinconici, la loro musica è la più triste del Perù.






Lungo la strada per Andahuaylas,  bambini in un accampamento ad alta quota. I loro genitori coltivano patate.         






     Lungo la strada per Abancay,                                         
                                                



    villaggi, silenzio e volti " di pietra scolpita".

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Machu Picchu in  un pomeriggio di nebbia. Non è una città misteriosa. Il benessere che ho provato qui so da cosa deriva.
  E' l'ecosistema, il territorio perfetto, perduto






                                        Qui ci si sente  una "docile fibra dell'universo"