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domenica 18 dicembre 2011

delitto inesistente e immotivato castigo

Libri nei libri


"Tutta colpa di Tondelli" e "Delitto e castigo"








" Stia tranquillo, lei è nelle migliori mani possibili".
Probabilmente aveva ragione. Probabilmente le sue mani erano davvero buone, e la colpa era tutta mia.
(...)
Tutto mi congiurava contro, a cominciare dall'indirizzo del mittente dei bustoni imbottiti di mia scrittura che spedivo ai Signori editori. E si capisce: chi mai potrebbe prendere in considerazione uno che abita in un posto di nome Gemonio, un tempo misconosciuto e poi straconosciuto come il paese del capo leghista Umberto Bossi?
E chi glielo spiega che io sogno Barcellona, Parigi, l'Australia, e che in questa enclave mi ci trattengo perchè costretto: dalla povertà, dalla voglia di fare un cazzo, dalla mia sfiga di scrittore inedito e incompreso?
Gemonio, pieno di bulli che mi terrorizzavano, pieno di suore che pregavano perchè mi facessi prete ( terrorizzandomi quindi molto di più ), l'avevo sempre vissuto come imposizione di mio padre, dal giorno in cui vi traslocammo da un posto più bello quando avevo sette anni. Il compaesano tipo era un vecchio mammalucco che passava tutti i giorni in lambretta sotto casa nostra. Non gli avevo mai parlato e non avevo idea di chi diavolo fosse, ma un pomeriggio, vedendomi lì stravaccato sul balcone che leggevo Dostoevskij, costui aveva inchiodato sull'asfalto, mi aveva fissato con disgusto, e in quel nostro dialettaccio bisunto mi aveva apostrofato: " Te ghè nagòtt de faa?", " Non hai niente da fare?", e senza aspettare risposta era ripartito.




da Tutta colpa di Tondelli di Nicola Pezzoli