Ormai era seduto da quarantacinque minuti, con la mano che ospitava la cornetta nera già viscida di sudore. Di quando in quando veniva preso dal panico. Si alzava e percorreva a grandi passi la stanza, con la mente stretta nella morsa della follia e del senso del pericolo insiti in quanto stava per fare, una sensazione così potente da sembrare una cosa che aveva appena concepito, anzichè un sentimento con cui conviveva da anni. (...) Periodicamente si sedeva di nuovo alla scrivania, componeva con calma il numero ( benchè le sue mani tremassero ), poi schiacciava i due pulsanti in cima al telefono con una violenza terribile e li teneva così, per assicurarsi di aver effettivamente interrotto la comunicazione. (...)
La speranza si era insinuata nella sua vita proprio mentre si stava abituando ad accettare il dolore. E perchè proprio adesso '? Non voleva la speranza. Non credeva nella speranza. Non pensava neanche di aver bisogno della speranza. Eppure era nella sua morsa. (...)
Così rimase seduto, col cuore martellante, mentre il telefono gli si acquattava davanti senza vergogna (...)
Sollevò la cornetta.
