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martedì 2 aprile 2013
risvegli
Mia sorella Elisa andava alle scuole normali, perchè voleva diventare maestra: era fin d'allora una donnina seria seria e con noi si dava delle arie da mamma. Si alzava prima di tutti a preparare il caffè che papà e mamma prendevano a letto. Dalla camera accanto io sentivo ogni mattina mia sorella che entrava in camera da letto dei miei.
- Oh, sei alzata? Che brava figliola! - esclamava invariabilmente mia madre.
- Buon giorno, mamma. Buon giorno, papà.
- Apri la finestra, cara! - diceva mia madre, e mio padre allora chiedeva:
- Piove?
lunedì 16 maggio 2011
il piccolo mondo
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Ingmar Bergman, La Lanterna magica
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“Per dire la verità penso ai miei primi anni con piacere e curiosità. La fantasia e i sensi ricevevano nutrimento e io non ricordo d’essermi mai annoiato. Anzi, i giorni e le ore esplodevano di stranezze, scene inaspettate, istanti magici. Riesco ancora ad aggirarmi per il paesaggio della mia infanzia e rivivere luci, odori, persone, spazi, momenti, gesti, toni di voce e oggetti. Raramente si tratta di episodi su cui si può raccontare qualcosa, si tratta piuttosto di film, brevi o lunghi, girati a caso, senza un punto culminante.
Privilegio dell’infanzia: muoversi senza impedimenti tra magia e pappa quotidiana, tra terrore sconfinato e gioia esplosiva. Non c’erano limiti al di fuori delle proibizioni e delle regole, e queste erano simili a ombre, il più delle volte incomprensibili...
Era difficile distinguere la fantasia da quello che era considerato reale. Se mi sforzavo potevo magari costringere la realtà a mantenersi reale, ma c’erano per esempio i fantasmi e gli spiriti. Come dovevo fare con loro? E le fiabe, erano reali?”.
Ingmar Bergman, La Lanterna magica
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