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sabato 23 agosto 2014

Nel retìno di Vladimir



Da  
Immaturità di F.M. Cataluccio - ed. Einaudi ( qui )


"Come una farfallina, ho svolazzato, svolazzato un po' e sono morto" diceva il protagonista del romanzo Bambocciata di Konstantin K. Vaginov.
Con esche fatte di melassa e birra svaporata, un retino delicato e un barattolo con fondo di ovatta imbevuto d'etere, lo scrittore russo-americano Vladimir Nabokov andò come un bambino a caccia di farfalle per tutta la vita.

 Una passione profonda, e anche, in alcuni periodi, un divertente modo per guadagnarsi il pane. Nel 1941, trasferitosi da poco con la famiglia negli Stati Uniti, ricevette dapprima l'incarico di riordinare la collezione di lepidotteri del Museo di Storia naturale di New York e, l'anno successivo, dopo un incontro con il professor Nathan Banks, direttore del dipartimento di Entomologia del Museo di Zoologia comparata di Harvard, ricevette l'incarico come "research fellow", sia pure a tempo parziale, presso quell'Università, di risistemare le collezioni esistenti.

venerdì 18 luglio 2014

Guarda gli arlecchini!



Vedevo raramente i miei genitori. (... ) Una prozia straordinaria, la baronessa Bredov, nata Tolstoj, rimpiazzava a sufficienza i consanguinei più prossimi. All'età di sette otto anni, quando già in me albergavano i segreti di un pazzo conclamato, perfino a lei ( che era a sua volta lungi dall'essere normale ) apparivo come un bambino troppo scontroso e indolente; mentre in realtà ero, com'è ovvio, continuamente e smodatamente perso in fantasticherie.

"Smettila di tenere il broncio! - gridava : " Look at the harlequins! Guarda gli arlecchini!". "Quali arlecchini? Dove?".
"Oh, dappertutto. Tutt’attorno a te. Gli alberi sono degli arlecchini, le parole sono degli arlecchini; anche le situazioni e le addizioni. Metti insieme due cose – due arguzie, due immagini – ed eccoti un arlecchino triplo. Gioca! Inventa il mondo! Inventa la realtà!".

E io lo feci. Per Giove se lo feci. Inventai la prozia in onore delle mie prime fantasticherie, ed eccola scendere lentamente, in obliquo, in obliquo, i gradini marmorei del porticato del ricordo, gracile dama zoppa, toccando il bordo di ogni gradino con la punta di gomma del bastone da passeggio nero.

 

Vladimir Nabokov, Guarda gli Arlecchini!   ed. Adelphi 

Traduzione di Franca Pece


 

domenica 2 dicembre 2012

neon


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Era una notte nera e tiepida, in qualche luogo dell'Appalachia. Di tanto in tanto qualche macchina mi passava accanto, i fanalini rossi si allontanavano, i fari bianchi avanzavano, ma la città era morta. Nessuno passeggiava e rideva sui marciapiedi come avrebbero fatto i borghesi che prendono il fresco nella dolce, matura, putrida Europa. Ero solo a godere la notte innocente e i miei pensieri terribili. Un ricettacolo in rete metallica sul marciapiede era molto pignolo in fatto di contenuti accettabili: Spazzatura. Carta. Niente immondizia.

mercoledì 22 febbraio 2012

Libri nei libri: "La felicità esiste" di Paolo Zardi e "La vera vita di Sebastian Knight" di Vladimir Nabokov

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- Mi stavi dicendo del romanzo del XX secolo...


-Si. Della sua caratteristica principale, ma non ne sono sicura. Voglio dire, questa cosa non è scritta da nessuna parte, è una mia considerazione. Ma credo che uno degli aspetti più interessanti del romanzo occidentale degli ultimi centocinquant'anni, da Flaubert in poi, è il fatto che spesso le storie parlano di un' occasione mancata. 


(...)


- Guarda, provo a farti un altro esempio. Nabokov. L'hai sentito nominare?
- Lolita?- e un po' si vergognò a dirlo, come se conoscere quel libro potesse avere qualcosa di sconveniente.


- Certo, quello di Lolita, ma ha scritto molto altro. Ne " La vera vita di Sebastian Knight " racconta la storia di un uomo che cerca di ricostruire la vita del fratellastro, che era uno scrittore. Non ti annoio con tutti i dettagli, mi interessa solo il finale. Dopo infinite ricerche, il protagonista è arrivato a sapere che Sebastian Knight sta morendo in un ospedale nel cuore della Francia. Lui parte immediatamente ma dimentica a casa l'indirizzo del posto. Si perde, rischia di non arrivare, ma alla fine ce la fa: trova l'ospedale che è già notte e si fa indicare il letto del fratello. Sembra che stia meglio: a quanto pare il peggio è passato. Si siede dietro al paravento che lo protegge dal resto del mondo e lì ascolta il suo respiro. Intanto pensa a tutto quello che si sarebbero potuti dire il giorno dopo, quando il sole fosse tornato ad illuminare il mondo. E' un momento magico, pieno di poesia e struggimento: dopo mille peripezie si sono ritrovati. Li aspetta una nuova vita. In realtà, ha sbagliato persona: suo fratello è già morto, e l'uomo disteso sul letto è uno sconosciuto. Questo è il romanzo del ventesimo secolo: un'illusione, un'ccasione mancata, una beffa atroce e poco seria.


(...)


Tirò fuori dallo scaffale una copia de " La vera vita di Sebastian Knight " e la tese verso di lei: per un attimo le loro mani tennero, tra le dita, lo stesso libro.




Paolo Zardi,  La felicità esiste ed. Alet










LINKS


Qui  Nicola Pezzoli su La felicità esiste di Paolo Zardi
Il blog di Paolo Zardi, Grafemi
Qui  Gabrilu ( NonSoloProust ) su La vera vita di Sebastian Knight
Qui Paolo Zardi su V. Nabokov


 Paul Klee qui

lunedì 21 marzo 2011

Alberghi

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Quelle prime due notti ad Ancona le dormii a caro prezzo in una mansardina per scrittori all’ Hotel Viados, un due stelle di cui almeno una e tre quarti sprecate.
Di stellare c’era solo il prezzo. In camera dovevo stare attento a non battere la zucca, e la doccia – se vogliamo chiamarla così – gargarizzava acqua ( fredda ) appena sufficiente a spazzolarcisi i denti uno alla volta. Era il due stelle più striminzito del mondo, ma in compenso il percorso a pennarello dell’evacuazione in caso d’incendio, attaccato al lato interno della porta, labirintava rivisitazioni cretesi, e ti conficcava dentro un’ansia apocalittica da Minotauro flambé.
Di viados, porca puttana, manco mezzo.







La collocazione dell’Hotel era comoda, niente da dire, ma le notti in quella stamberga per me erano un vero disastro. Con tutte quelle puttane su e giù per le scale a sculettare per i corridoi, il mio povero uccello pulsava come un orologio impazzito e non mi dava respiro.  Il maestro e io dividevamo una doppia, perciò mi toccava aspettare di sentirlo russare nel letto accanto, prima di poterci dare dentro. L’attesa poteva risultare interminabile. Gli piaceva parlare al buio, discutere in dettaglio le prove della giornata, e anziché occuparmi della questione più a portata di mano ( anche in senso letterale ), ero costretto a inventami risposte cortesi alle sue domande.








Io crescevo, sano e felice, in un mondo luccicante di libri illustrati, sabbia pulita, aranceti, cani amichevoli, panorami marini e visi sorridenti. Intorno a me il magnifico Hotel Mirana ruotava come una sorta di universo personale, un cosmo patinato dentro quello turchino, più grande, che sfolgorava tutt’intorno.













                                                   Le parole in rosa sono links

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mercoledì 16 marzo 2011

Landscapes




Non ho mai visto strade lisce ed amabilili come quelle che s'irradiavano di fronte a noi attraverso la trapunta di quarantotto Stati. Consumavamo voracemente quelle lunghe autostrade, in assorto silenzio scivolavamo sul fondo nero e lucente come una pista da ballo (...)




Oltre la pianura arata, oltre i tetti giocattolo c'era un lento soffondersi di inutile bellezza, un sole basso in una bruma di platino dalla tiepida sfumatura di pesca sbucciata, e la bruma pervadeva il margine superiore di una nuvola bidimensionale grigio tortora, fusa con una lontana caligine amorosa.




A volte si profilava all'orizzonte una teoria di alberi spaziati, e meriggi torridi e immobili sopra un trifoglio, e nuvole di Claude Lorrain inscritte in un azzurro nebuloso e remoto, con le sole parti cumuliformi stagliate contro il neutro deliquio dello sfondo.








O ancora, poteva essere un severo orizzonte di El Greco, pregno di pioggia d'inchiostro, con la fuggevole visione di qualche agricoltore dal collo di mummia, e tutt'intorno strisce alterne d'acqua d'argento vivo e granturco d'un verde aspro, il tutto aperto come un ventaglio in qualche puno del Kansas.

 

 Da Lolita di Vladimir Nabokov




Qui scene dal film di S.Kubrick
El Greco



Le parole sottolineate sono links