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venerdì 16 ottobre 2015

la compagna perduta


 da Pagine di un lungo DIARIO  di Giuseppe Bevilacqua
casa editrice Le Lettere



Oggi ascoltavo la terza di Brahms in una esecuzione di Otto Klemperer. Al poco allegretto in Do minore, con le sue volute di malinconico e dolce abbandono, ho visto improvvisamente il profilo di una ragazza: un ricordo che era sepolto da parecchi decenni e che ora si correda di tutte le circostanze. Ero alla Fenice, in loggione. Non ricordo chi era sul podio quella sera. Nella fila davanti, sulla sinistra, era - poco più che adolescente com'ero io - una ragazza dai capelli bruni che ogni tanto si volgeva a sussurrare qualcosa all'amica che stava alla sua destra; sicché vedevo benissimo il profilo, e talvolta anche l'intero viso. L'ho rivisto oggi in tutto il suo fascino per me incomprensibile. C'era come una totale armonia tra esso e la musica che stavamo ascoltando. E siccome, questa ragazza ed io, l'ascoltavamo insieme, era come se il nostro respiro e i nostri battiti di cuore andassero insieme. Lei non si volse mai, non mi vide. Ma io so ancora di aver pensato: questa potrebbe essere la compagna della mia vita. Con Brahms si chiuse il concerto. Uscii come stordito, lei si perse subito tra la folla; e del resto io neppure tentai di seguirla, di vederla meglio. Ero tutto compreso dalla suggestione di quel viso, come rapito in un sogno ad occhi aperti.


fotogramma di "Prima della rivoluzione" Di B. Bertolucci ( qui )

lunedì 24 agosto 2015

Silouans Song

Da Anime baltiche di Jann Brokken    ed. Iperborea
Traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo


Assisto a un concerto nella Niguliste kirik, la chiesa luterana di San Nicola nel centro di Tallin. (...) 
Ancora una volta mi colpisce quanto le melodie di Pärt siano semplici e trascinanti, cupe e al tempo stesso consolatorie. Usa i silenzi con una sapienza straordinaria: ha il coraggio di non far sentir niente per una, due, tre battute, così la nota che segue ha l'effetto di una scossa elettrica. Si ha l'impressione di sentire musica anche tra le note.
Quella sera nella Niguliste kirik vengono eseguiti Orient & Occident Silouans Song. Fuori nevica, dentro il pubblico è come ipnotizzato. Di colpo mi torna in mente un episodio della mia giovinezza a cui non avevo mai più pensato. Una notte mi ero svegliato in lacrime perchè in sogno avevo sentito una musica che qui sulla terra non esisteva. Talmente bella che da quella volta non avevo smesso di cercare che genere di musica fosse esattamente. Ascoltando Silouans Song in quella chiesa di Tallin, mi viene da chiedermi se non sia la musica del mio sogno.

giovedì 6 febbraio 2014

note in chiusura

                
            
Gagnière, tutto rilassato come a casa sua, indifferente agli sbadigli
dell'unico cameriere rimasto a stiracchiarsi nella sala, guardava Claude
senza vederlo, con gli occhi vacui.
«A proposito,» domandò quest'ultimo «che stavi dicendo a
Mahoudeau, stasera? Sì, il rosso della bandiera che sfuma in giallo
nell'azzurro del cielo... Eh? gli dai dentro alla teoria dei colori
complementari...»

Ma l'altro non rispose. Prese il suo boccale, lo riposò senza aver
bevuto, finì per mormorare, con un sorriso estasiato:
«Haydn, la sua grazia retorica, una piccola musica tremula, da
vecchia nonnina incipriata... Mozart, il genio precorritore, il primo che
abbia dato all'orchestra una voce individuale... Ed esistono, questi due,
soprattutto perché hanno fatto Beethoven... Ah! Beethoven, la potenza, la
forza nel dolore sereno. Michelangelo delle tombe medicee! Un eroe
logico, un plasmatore di cervelli, perché sono partiti tutti dalla sinfonia corale, i grandi d'oggi!»


lunedì 26 novembre 2012

Sonnet to sleep


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Negli anni del Secondo conflitto mondiale, Benjamin Britten  compose tre cicli di liriche per Peter Pears, il tenore di cui si stava innamorando. Si tratta di Les Illumination ( ne ho parlato qui ), di Seven Sonnets of Michelangelo e di Serenade.
Il terzo e ultimo ciclo di liriche, Serenade, è costituito da sei  poesie di autori inglesi  ( Cotton, Tennyson, Blake, un anonimo del XVsecolo, Ben Jonson, Keats  ) tutte vertenti sullo stesso tema, il rimpianto dell'età dell'innocenza.
La composizione di Keats che Britten sceglie  è Sonnet to sleep
Il sonetto è un'invocazione. 
Il poeta chiede al lieve e premuroso sonno di chiudergli gli occhi, perchè la  luce non possa ferirlo e, una volta al buio, di serrare lo scrigno in cui riposa la sua anima quieta, perchè la curiosa e molesta coscienza, come una talpa, non possa scavare nel suo cuore procurandogli sofferenza.

domenica 14 ottobre 2012

amare la musica




qui il sito web  dei Pianos Pleyel ( nella foto il pianoforte Pleyel di Chopin )


Marie Moke era stata l'amante di Ferdinand Hiller, che aveva abbandonato per unirsi a Berlioz. Per Berlioz era la prima amante in assoluto, e lui era diventato quasi pazzo quando lei lo aveva piantato in asso per sposare Pleyel, mentre il fidanzato, vincitore del Prix de Rome, a Roma se ne stava...
Dopo sposata, Marie si era incapricciata di Listz, che non si tirava mai indietro al contrario di Chopin, quando c'era da aggiungere un trofeo nella sua panoplia. 

mercoledì 10 ottobre 2012

Like water


In questo stato di incertezza accettai l'invito di Jane Stirling e della sorella (...).. In dodici ore percorsi le 407 miglia da Londra ad Edimburgo, ad Edimburgo mi fermai un giorno e mezzo per riposare e visitare la città, superbamente bella, e quindi raggiunsi in carrozza Calder House, a dodici miglia dalla capitale, dove sarei stato ospite di Lord Torpichen, cognato di Jane e della sorella.
Il soggiorno a Calder House, nell'antico castello in cui non mancavano i lunghi corridoi oscuri, la legione dei ritratti di famiglia e il fantasma che si mostrava nei momenti più inaspettati ( ma io non lo vidi ) fu quanto mai piacevole.

sabato 7 luglio 2012

Sinfonia Leningrado



Cauto, Šostakovič aprì l'involto. Per alcuni secondi fissò il contenuto, immobile; quindi si alzò di scatto dallo sgabello. " Carta pentagrammata!" gridò, sollevandola sopra la testa. " E quanta! In nome del cielo, dove l'ha rimediata? Di questi tempi sarebbe più facile trovare la fine dell'arcobaleno! "
Elias avvampò. " La metto da parte dai tempi delle lezioni di composizione al Conservatorio. Sa, scrivere non è mai stato il mio forte". (...)

" Potrebbe trattenersi ancora un minuto?" gli chiese  Šostakovič , radioso. " Un paio di giorni fa ho finito un'opera... il primo movimento, almeno ". Ma non aspettò la risposta di Elias. Afferrò alcuni fogli che aveva lasciato accanto al pianoforte, a cui si avvicinò con lo sgabello. Quindi tenne per un momento le mani sospese sopra la tastiera e poi cominciò a suonare.

Mentre le note si levavano a costruire un solido muro, Elias rimase immobile (...).  Šostakovič  muoveva le labbra, e pestava sui tasti quasi fossero fatti d'acciaio, anziché d'avorio. Di tanto in tanto le sue mani si sovrapponevano. La  sinistra scavalcava la destra, per poi tornare al suo posto.

Il tema della marcia crebbe di volume, e il piano prese a tremare. I fogli balzarono via dal leggio e volarono in aria. Ma Šostakovič   non stava più guardando lo spartito; il suo viso quasi toccava la tastiera, gli occhiali sospesi sulla punta del naso. Poi, nel bel mezzo di una frase ripetuta selvaggiamente, si fermò. L'unico suono rimasto era l'acciottolio dei piatti proveniente dal soggiorno.

domenica 24 giugno 2012

Musical box

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Favole crudeli. Esistono. Una è quella raccontata dai Genesis in Musical box, la  canzone d’apertura di Nursery crime, album pubblicato nel ’71. 
Cinthya, una bimba dal dolce sorriso, decapita graziosamente con la mazza da croquet il suo amico di giochi Henry.  






Due settimane dopo, Cinthya trova nella stanza di Henry un carillon. Dal musical box, insieme con le note di Old King Cole, una filastrocca, si materializza lo spirito di Henry che di minuto in minuto si trasforma: sta invecchiando. Touch me, touch me now, now, now chiede lo spirito. Cynthia è lì, immobile. A muoversi è invece la bambinaia che, entrata nella stanza, scaglia il carillon contro lo spirito  di Henry ormai adulto  ( ha addirittura dei bei baffi ), rompendo l’incanto.

mercoledì 30 maggio 2012

Leo Perutz e il Drommetenrot

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J. Brahms 
Il secondo movimento del Trio in si maggiore, i cui ritmi mi hanno tante volte angosciato e scosso: mai sono riuscito a suonarlo fino all'ultima nota senza un profondo abbattimento, pur amandolo di vera passione.
Uno Scherzo, certo. Ma che genere di Scherzo! In esso lievita una terribile allegria, una gaiezza che raggela il sangue. Risa spettrali vorticano nello spazio, un folleggiare cupo, sfrenato e carnecialesco di creature dal piede caprino: questo è l'attacco, così inizia questo scherzo bizzarro. 

martedì 3 aprile 2012

Kenneth, Jim e Syd

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Il ciclista risale Castle street, la strada di Edimburgo dove si affacciano i bianchi  bow windows della casa natale di Kenneth Grahame, l'autore de " Il vento tra i salici ", uno dei libri per l'infanzia più noti e letti in Gran Bretagna. 
La strada mi è divenuta familiare questa estate. L'ho risalita più volte e nella
saletta con i bow windows bianchi ho fatto colazione; questo è successo perchè la casa natale di  Kenneth Grahame  oggi è una guest house.
E fin qui niente di speciale. Sono tanti i siti di interesse storico-culturale che hanno cambiato destinazione d'uso sfruttando proprio il blasone conferito dal passaggio o  la permanenza di un personaggio illustre. Non sto scrivendo il post per consigliare un albergo "letterario" ( anche se è in ottima posizione e con un buon rapporto qualità/prezzo )


E allora?






L'evento vero è che un paio di giorni fa ho visto un film meraviglioso di Jim Jarmusch, Ghost dog.
In una delle sequenze più serene - quella  in cui il protagonista dice qualche parola  invece di far parlare la pistola -  Pearline, la bambina che si accomoda sulla panchina e si intrattiene per un po' con Ghost dog (soprannome del protagonista ) , cosa ti tira fuori dalla cartella?




clicca qui


Si, è proprio i libro di Kenneth Grahame.
Ovviamente, tre minuti dopo l'ultimo titolo di coda, sono andata in cerca della mia copia ( ce l'ho ) e, data l'ora,  ho aspettato l'indomani  per leggere le avventure del  socievole topo di fiume , del tasso misantropo, della dolce e timorosa talpa, del rospo viveur.  Devo dire che ho trovato il batrace alquanto irritante. Del tasso mi è piaciuta molto la dimora sotterranea


-Quando sei sottoterra, -disse  Talpa, - sai esattamente dove ti trovi. Non ti può accadere nulla. Nessuno può aggredirti. Di sopra, le cose continuano ad andare per il verso loro, ma tu non te ne devi preoccupare. Quando vuoi, puoi salire, e tutto è ancora lì che ti sta aspettando.








La dimora sotterranea di Tasso è piaciuta a Talpa, a  me ( e fin qui...) e a Syd Barrett, l'anima dei Pink Floyd prima maniera.
The piper at the gates of dawn, un famoso album del gruppo, si ispira nel titolo al settimo capitolo de Il vento nei salici . Sembra che qualche critico musicale si sia divertito ad associare ad ogni membro del gruppo un animale del libro di Grahame.  












LINKS

Syd Barrett
Ghost dog
Jim Jarmusch
Il vento nei salici
Kenneth Grahame
Pink Floyd, The piper at the gates of dawn



mercoledì 8 febbraio 2012

Turgenev e Schubert

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Prato umido di Feodor Vasilyev


"... L'importante è che due più due fa quattro, il resto sono tutte sciocchezze"
"Anche la natura è una sciocchezza?" fece Arkàdij, guardando pensieroso in lontananza i campi variopinti, illuminati soavemente e dolcemente dal sole ormai basso.
" Anche la natura è una sciocchezza nel senso in cui la intendi tu. La natura non è un tempio, ma un'officina in cui l'uomo è un operaio."
In quello stesso istante dalla casa volarono fino a loro le lente note di un violoncello. Qualcuno stava suonando con sentimento, anche se con mano inesperta, L'attesa di Schubert e nell'aria si diffondeva una dolce melodia.
" Cos'è?" fece stupito Bazarov.
"E' mio padre."
"Tuo padre suona il violoncello ?"
" Si."




Turgenev, Padri e figli




La sonata D960 ( "L'attesa" è il secondo movlmento- andante sostenuto- ) 
Il secondo movimento  ( video )
Il secondo movimento  ( video )  nella versione per violoncello
La sonata: definizione e piccola storia del genere

domenica 9 ottobre 2011

Canongate







Canongate è uno dei tratti più quieti della Royal Mile, la via principale del centro storico di Edimburgo. 
Superata la casa di John Knox, il riformatore scozzese, la strada si restringe, i negozi si fanno più radi  e nelle poche vetrine si intravedono libri antichi, vecchie carte geografiche, pezzi unici di cui non si riesce immediatamente a riconoscere la funzione.                                                                                              






Scendendo verso Holyrood House, la residenza ufficiale della regina Elisabetta II, in Scozia , ci si affianca alla statua di Robert Fergusson, scrittore scomparso in giovane età, molto apprezzato da Robert Burns, il poeta forse più popolare in Scozia; molti dei versi di quest'ultimo sono divenuti  testi di canzoni folk come My love is like a red,red rose e Ae fond Kiss








A sinistra della statua di Fergusson, c'è la chiesa di Canongate e un minuscolo cimitero. Qui è sepolto il  teorico del liberismo, Adam Smith. Si è meritato una piccolissima lapide, mentre Clarinda, la donna amata da Robert Burns, riposa in un angolo più romantico ed appartato...

















Proseguendo nella direzione in cui avrebbe volentieri continuato a passeggiare Fergusson, una deliziosa tearoom, dedicata a Clarinda, invita i nostalgici e rari passanti a fermarsi a sorseggiare un tè e a scegliere con calma un buon dolce scottish style








Links


Royal Mile
Robert Fergusson
Robert Burns
Clarinda
John Knox

Qui altre poesie di Burns in musica

domenica 18 settembre 2011

Lucia di Lammermoor tra Southern Scotland e teatri d'opera









" Nell'attraversare una grande antisala gotica, sir William Ashton ( ... ) si fermò, quindi, ed ascoltò mentre le argentee note della voce di Lucia Ashton si mescolavano all'accompagnamento di un'antica aria alla quale erano state adattate le seguenti parole:

martedì 25 gennaio 2011

Il pianista Wladyslav Szpilman



Il 23 settembre 1939, mentre le bombe tedesche piovevano su Varsavia, il giovane e promettente pianista Wladyslav Szpilman suonava imperturbabile , negli studi della radio , il Notturno in do diesis minore di Chopin.  Il rumore attorno era tale che era impossibile sentire il suono che usciva dallo strumento (... ) ma nei rifugi e nelle barricate erette per impedire l'ingresso dei nemici, i polacchi ascoltavano quella musica che diventò la colonna sonora della fine della loro capitale ed indipendenza (... )  Quella fu comunque l'ultima trasmissione dal vivo della radio polacca. Poche ore dopo una bomba distrusse la centrale elettrica e la stazione radio fu ridotta al silenzio.   
                 



Szpilman, che era nato a Varsavia nel 1911, fu costretto come tutti gli ebrei, a trasferirsi nel Ghetto, dove 400.000 persone furono obbligate a vivere in un recinto di 4 chilometri quadrati (... )




  
Dal Ghetto Szpilmann riuscì a fuggire prima di essere deportato verso qualche campo di sterminio.(...) Mentre i tedeschi evacuavano Varsavia e lui si nascondeva tra le macerie di un palazzo, fu scoperto dall'ufficiale Wilm Hosenfeld, "l'unico essere umano con indosso l'uniforme tedesca che io abbia mai conosciuto", che gil chiese di suonare quello stesso notturno di Chopin, su un pianoforte sopravvissuto alle distruzioni, e poi lo aiutò a nascondersi.  Subito dopo la guerra, Szpilman (...) scrisse un libro di memorie, intitolandolo "Il pianista", dal quale il regista Roman Polanski trasse l'omonimo e bellissimo film.

da Vado a vedere se di là è meglio di F.M. Cataluccio







Quando posai le dita sulla tastiera, tremavano. Dunque questa volta avrei dovuto pagare un prezzo per la mia vita suonando il pianoforte! Non mi esercitavo più da due anni e mezzo, avevo le dita irrigidite e coperte da uno spesso strato di sporcizia. Non mi ero più tagliato le unghie da quando il caseggiato in cui mi nascondevo era andato in fiamme. (...)
Eseguii il Notturno in do diesis minore di Chopin. Il suono duro e metallico delle corde scordate echeggiava attraverso l'appartamento vuoto, per le scale, fluttuava sulle macerie della villa sull'altro lato della strada  e tornava indietro in un' eco sommessa e malinconica. Quando ebbi finito, il silenzio parve ancor più cupo e più sovrannaturale di prima. Da qualche parte in strada un gatto miagolava. Fuori si udì uno sparo. Un colpo secco, violento, tedesco.
L'ufficiale mi guardò in silenzio. Poi trasse un sospiro (...)

da Il pianista di W. Szpilman 



ln Il pianista di R. Polanski





"....il 16 maggio 1943 il ghetto di Varsavia verrà raso al suolo, seppure l'Organizzazione Ebraica di Combattimento ( Z.O.B., costituitasi ufficialmente il 28 luglio 1942 ) avesse costretto i nazisti a una strenua battaglia porta a porta, che fin dall'inizio, lo si sapeva, non avrebbe ottenuto altro che ritardare la morte dei 60.000 ebrei ancora presenti nell'area del ghetto. 300.000 di loro, dal luglio del 1942, progressivamente, riempiendo convogli di carri bestiame, erano stati gassati nel campo di sterminio di Treblinka. Gli altri, dei circa 450.000 stimati, erano morti di fame e di stenti, di freddo e di violenze, nelle prigioni istituite nel ghetto, o sulla strada."

da La città scomparsa di Michel Mazor

mercoledì 1 dicembre 2010

da " Le braci " di Sándor Márai

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Una sera d'estate, mentre Konrad e la madre di Henrik stavano suonando un pezzo per  pianoforte a quattro mani, accadde qualcosa. In attesa della cena, l' ufficiale della guardia e suo figlio, seduti in un angolo del salone, ascoltavano educatamente la musica, con la condiscendenza compunta e la remissività di chi dice: "La vita è tutta un dovere, bisogna sopportare anche la musica. (...)"

La contessa suonava con trasporto, eseguivano la Fantaisie polonaise di Chopin.
Nella stanza tutto sembrava vibrare. Mentre aspettavano, educati e pazienti, nelle loro poltrone in un angolo del salone, padre e figlio si resero conto che in quei due corpi stava avvenendo qualcosa di strano. Dalla musica sembrava sprigionarsi una forza eversiva capace di sollevare i mobili e di gonfiare i pesanti tendaggi di seta alle finestre. Era come se tutte le cose vecchie e ammuffite, sepolte da tempo nei cuori umani, ricominciassero a vivere, come se nel cuore di ogni essere si annidasse un ritmo mortale che, a un certo punto della vita, potrebbe mettersi a pulsare con implacabile violenza. Gli ascoltatori pazienti compresero che la musica rappresentava un pericolo. (...)





                                                            
( Henrik ) ...fissa il fuoco. " Eravamo fatti così " dice con semplicità. " Pian piano arrivai a rendermi conto di ciò che era accaduto. Per prima cosa c'era stata la musica. Nella vita di alcune persone esistono certi fattori ricorrenti e fatali. Fra te Krisztina e mia madre la musica è stata una sorta di tessuto connettivo. Essa vi comunicava qualcosa che non è possibile esprimere con le parole o con gli atti. Probabilmente vi permetteva anche di comprendervi, mentre mio padre ed io , che eravamo diversi da voi, e quindi esclusi da quei discorsi, restammo isolati fra di voi. ( ... ) 




Per questo la musica mi fa orrore ( ... )  Odio quel linguaggio melodioso e incomprensibile che permette a certe persone di comunicarsi con disinvoltura cose vaghe, insolite; a volte ho perfino l'impressione che con la musica si comunichi qualcosa di sconveniente, di immorale.  (... ) Questa, non avendo nessun significato definibile a parole, deve possederne uno più pericoloso (... ). Non credi che sia così?... "
                                                         






Una recensione del libro qui ( dal blog di Giulia )


martedì 7 settembre 2010

Maeve Brennan e il Greenwich Village




Maeve lasciò Dublino, dove era nata nel 1917, quando il padre, in qualità di ambasciatore della Repubblica di Irlanda, si trasferì nel ’34 a Washington.


  I suoi primi scritti furono pubblicati sul “New Yorker” . Si trattava di brevi editoriali contenuti nella rubrica “ Talk of  the Town “ destinati a raccontare la Manhattan degli anni '50 e ’60, in particolare quella compresa tra il Greenwich Village e l’Ottantesima Strada

 
                                                                                                                                                                                                                   Il passo  che propongo descrive  l’abitazione di un amico della scrittrice. Siamo sulla Decima Strada, tra la Quinta e la Sesta Avenue, quindi appena a nord di  Washington Square.








... Sono tornata al Village e ora trascorro qualche giorno nell' appartamento di un amico che si trova a Londra. l' appartamento è piccolo, ordinato e individuale - per una sola persona, e dal momento in cui sono entrata qui giovedì con la mia valigia è rimasto distante ( cordiale ma distante ). " Noi non abbiamo segreti" sembravano dire le due piccole stanze " ma apparteniamo a "lui" ".
                                               ( ... )
Sono quasi le sei ( ... ) Un minuto fa, , o forse sono passati solo pochi secondi, c'è stato un acquazzone. Ha piovuto a catinelle. All'improvviso sono scoppiati i tuoni insieme ai lampi, e il cielo da bianco è diventato nero.
                                             ( ... )

Quando mi sono girata la stanza era piombata nella penombra, non rimaneva nulla della luce che l'aveva colpita tutto il giorno. Ora la camera è indefinita e inconsistente e appare per quello che è realmente - lo scenario accidentale di un sogno enigmatico che avevo già fatto prima, in altre stanze, e farò nuovamente, in stanze che non che non ho ancora visto. E' un sogno senza persone.
                                            ( ... )
La pioggia cade di sbieco formando delle pareti di roccia, e la sua forza ha trasformato la camera in una caverna, reale solo perchè vuota.
                                          ( ... )
La pioggia cade più rapida e nera che mai. Le finestre dell'appartamento accanto dove c'è la festa devono essere coperte di rivoli d'acqua - quasi spumeggianti - e anche la Decima strada deve essere ridotta ad un torrente di schiuma nera. ( ... ) La camera aspetta che accada qualcosa. Potrei accendere il fuoco, ma il mio amico ha dimenticato di lasciarmi la legna. Potrei accendere una lampada, ma l'elettricità non dà sensazioni vitali. Mi alzo, mi avvicino al giradischi e lo accendo senza cambiare il disco che ho sentito stamattina. Il suono si intensifica e si muove, afferrando i quadri, i libri e la mensola di marmo bianco scolorito del caminetto, come farebbe la luce delle fiamme. Ora questo posto non è più una caverna, ma una stanza con pareti che ascoltano in pace. Sento la musica e guardo la voce. Riesco a vederla. E' una voce da seguire con gli occhi della mente. " La Brave, c'est elle ". Non esiste nessun altra. E' Billie Holiday che canta.

                                                                             
( 11 novembre 1967 )

Da " Racconti di New York " ed. Bur




Maeve è morta nel’93. Ci ha lasciato raccolte di racconti ed un romanzo, “La visitatrice”.