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domenica 13 marzo 2016

Pontormo



...alla stanza dove stava a dormire e tal volta a lavorare si saliva per una scala di legno, la quale entrato che egli era, tirava su con una carrucola, a ciò niuno potesse salire da lui senza sua voglia o saputa. Ma quello che più in lui dispiaceva agl’uomini si era che non voleva lavorare se non quando et a chi gli piaceva, et a suo capriccio; onde essendo ricerco molte volte da gentiluomini che disideravano avere dell’opere sue, et una volta particolarmente dal Magnifico Ottaviano de’ Medici, non gli volle servire, e poi si sarebbe messo a fare ogni cosa per un uomo vile e plebeo e per vilissimo prezzo. (...) Ma ancor che questo procedere del Puntormo, e questo suo vivere soletario et a suo modo fusse poco lodato, non è però se chi che sia volesse scusarlo, che non si potesse. (...)  Già non è niuno artefice obligato a lavorare se non quando e per chi gli pare; e se egli ne pativa, suo danno. Quanto alla solitudine, io ho sempre udito dire ch’ell’è amicissima degli studi. 

G. Vasari,  Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori 



Pier Paolo Pasolini cita un famoso dipinto di Pontormo in uno degli episodi di RoGoPaG (1963 ), La ricotta ( qui )


Per saperne di più fai click  qui  (  blog "Abbracci e pop corn" )


domenica 4 gennaio 2015

rencontre




première fois

Come molti altri prima di me, credo alle coincidenze e talvolta a un dono di veggenza nei romanzieri... e la parola "dono" non è il termine giusto, dal momento che suggerisce una sorta di
superiorità. No, si tratta semplicemente di qualcosa che fa parte del mestiere: gli sforzi dell'immaginazione, necessari a questo mestiere, il bisogno di fissare la mente su piccoli particolari- e questo in modo ossessivo- per non perdere il filo e non lasciarsi andare alla pigrizia. Questa tensione, questa ginnastica mentale può sicuramente suscitare, alla lunga, fugaci intuizioni "concernenti fatti passati e futuri", come scrive il dizionario Larousse alla voce "Veggenza".
Per mesi e mesi da quel dicembre 1988, dopo aver letto l'annuncio di ricerca di Dora Bruber, su "Paris Soir" del dicembre 1941, non ho fatto che pensarci su.


giovedì 30 maggio 2013

la percezione


- Sai, Mark Anthony, ho avuo una strana sensazione quando siamo atterrati nel villaggio: sembrava che i bambini non vedessero il dirigibile; me li aspettavo in festa, invece sono rimasti piuttosto tranquilli. Sembrava quasi che il dirigibile non esistesse, come per loro fosse invisibile. Questo mi ha sorpreso

-  Forse perchè i bambini amerindi sono molto silenziosi

qui

martedì 29 gennaio 2013

Trollflöjten


qui



per saperne di più, qui qui

lunedì 10 settembre 2012

sala d'aspetto

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Per accedere alla sala d'aspetto clicca qui

" ...  scena in una sala d'aspetto nell'aldilà. Io ho avuto sempre la tendenza a ironizzare sulla morte. Allora ci siamo messi a pensare: che persone potremmo mettere nella scena? Prendiamo un tale che è stato divorato da uno squalo, un sub con uno squalo ancora attaccato alle gambe. Così sono venuti fuori anche l'assistente del mago che è rimasta tagliata in due e quello che è bruciato vivo perchè fumava a letto. Abbiamo deciso di descrivere l'aldilà come in un film di fantascienza  di serie B. Una cosa più vicina all'ingresso dell'ufficio delle tasse "

Tim Burton, Burton racconta Burton, ed. Feltrinelli




lunedì 3 settembre 2012

Orphée



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[orfeo11a.jpg]
Cosa succederebbe se la Morte si innamorasse di un artista e venisse da questi ricambiata?  Per amore, la Morte non  potrebbe trattenere con sé l’amato. 

Jean Cocteau interpreta il mito di Orfeo e nel 1950 realizza un film, Orphée , ambientato nella Parigi dei Cafés  dei poeti, la Parigi del Café Flore e de Les Deux  Magots.

venerdì 18 maggio 2012

sottinteso

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"Si ballò per tutta l'estate. Avevo imparato benissimo ed ero diventato uno dei più bravi, tanto che le ragazze si lasciavano invitare volentieri da me, così che io potevo scegliere quelle che più mi piacevano. E appena mi accostavo alla ballerina capivo subito cosa poteva sottintendere quell'abbraccio, ossia un semplice gesto di danza oppure qualcosa di più. Bastava un passo trattenuto o un lieve sfiorarsi dei corpi per cogliere dei segnali di cui avevo imparato a capire i significati. Ormai sentivo che di lì a poco, una di quelle sere, anche a me sarebbe capitata l'occasione favorevole per provare la più attesa emozione della vita".


Ermanno Olmi, Ragazzo della Bovisa    ed. Mondadori




QUI

da Il posto di Ermanno Olmi


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giovedì 12 aprile 2012

Scrivimi fermo posta

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Alfred dondola sulle sue lunghe gambe - James Stewart doveva essere alto almeno 1,90 -, nasconde in tasca le mani sudate - sebbene in inverno a Budapest si geli -, dirige furtivamente lo sguardo verso la vetrina del caffè,  poi punta le scarpe . Chiede all'uomo che lo accompagna di guardare per lui. Deve dirgli se vede una donna con un libro, un romanzo di Tolstoj, Anna Karenina.  

Sì - dice il suo ex collega di lavoro ( Alfred è stato appena licenziato ) - c'è una ragazza, è bella ma non ha il libro;  poi guarda a sinistra e...  Sì!  ...Anna Karenina...  vicino alla finestra ..  la  ragazza è  molto graziosa.... assomiglia ad una loro collega di lavoro, Klara, anzi... - indugia un po' -  E'  KLARA.  

Alfred sembra liquidare di botto l'ansia e farsi assalire da un incredulo dispetto:  KLARA!




Non dico altro se non di vederlo. L' ho trovato delizioso. :)


Qui un post di Christian sul film


Ernst Lubitsch qui

martedì 10 aprile 2012

la sostanza del pensiero

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Da Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron






Pensavo: mi basta averlo pensato, non ho bisogno di dirlo.
 Non ho bisogno di condividere questo pensiero con qualcuno. 


Quasi tutti pensano che le cose non siano vere finchè non sono state dette, che sia la comunicazione, non il pensiero a dargli legittimità. E' per questo che la gente vuole sempre che gli si dica "Ti amo, ti voglio bene". Per me è il contrario: i pensieri sono più veri quando vengono pensati, esprimerli li distorce o li diluisce, la cosa migliore è che restino nell'hangar buio della mente, nel suo clima controllato, perchè l'aria e la luce possono alterarli come una pellicola esposta accidentalmente.


(...)


Ho uno strano ricordo di mia nonna. Dovevo avere circa quattro anni, forse anche meno. (...)  abbiamo mangiato nella veranda, seduti a tavola uno di fronte all'altro. Non ricordo che cosa stessimo mangiando, ma ricordo noi due seduti a un tavolo dipinto di rosso, e il quadrato scintillante di sole che entrava dal vetro e colpiva il tavolo e me. E mi ricordo  mia nonna che mi chiedeva perchè non mi spostavo più in là, così non mi prendevo un'insolazione. E l'ho fatto (...). Non so quanto tempo è  passato (...) quando all'improvviso un pannello di vetro è uscito dalle guide e si è schiantato sul tavolo e sulla panca, proprio dove prima ero seduto io. (...). Ho sempre voluto chiederglielo. Se lo ricordava anche lei? Era successo davvero? Si era presa uno spavento micidiale, oppure, come me bambino, credeva che l'amore portasse naturalmente alla chiaroveggenza? Però non gliene ho mai parlato. Forse temevo che parlandone, trasformando il ricordo in parole, potesse svanire o decomporsi come certi fragili e preziosi oggetti antichi che si sbriciolano appena tornano alla luce.




clicca qui







domenica 26 febbraio 2012

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret

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Ho appena finito di leggere un libro la cui vicenda si svolge in una stazione. Ho iniziato a sfogliarlo in treno, qualche giorno fa. La stazione de La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick non è come quelle che vedo da qualche anno. Non ha fredde biglietterie automatiche, nè lavori in corso per smantellare le sale d'aspetto, non ha telecamere e w.c. a gettoni, non ha schermi che gracchiano musica, pubblicità e parole che nessuno ha chiesto di sentire, non ha "luoghi di ristoro" in cui consumare qualcosa in fretta ed in piedi . Nella stazione del romanzo che mia cugina Pina mi ha regalato ( come vedi l'ho letto! ) c'è un chiosco di giocattoli,  un ragazzino che regola gli orologi della stazione e c'è persino Georges Méliès; di quest'ultimo si arriverà a scoprire l' identità nel corso della vicenda . Di automatico, nascosto in una stanza inaccessibile ai più,  c'è un misterioso automa che svolge la funzione meno meccanica del mondo, quella di scrivere e disegnare.




- Che cos'è ?- chiese Hugo.
- Un automa.
- E come funziona ?
- E' un meccanismo a carica, come un carillon o un giocattolo, ma infinitamente più complesso. Ne ho visto qualcuno in passato... un uccello canterino in gabbia e un trapezista. Ma questo è molto più interessante.
- In che senso ?- chiese Hugo, ormai incuriosito.
- Questo sa scrivere ...






Quando Hugo riuscirà a ripararlo, l'automa farà il suo primo  misterioso disegno . A partire da questa traccia,  il lettore verrà  introdotto nel mondo illusorio di  Georges Méliès e di una delle sue pellicole più famose,  Viaggio nella luna.









Brian Selznick, autore del testo e dei disegni che lo corredano, spiega che la storia ha iniziato a prendere forma nella sua mente dopo la lettura di un libro sulla collezione di automi di Georges Méliès.






Méliès, prima di dedicarsi al cinema, era stato un illusionista; inoltre aveva coltivato una autentica passione per i congegni meccanici, le scenografie di cartone, i disegni. Il libro di Selznick contiene anche molte bellissime  immagini realizzate dal cineasta francese, tra cui quella famosissima della luna colpita dal razzo, tratta dal Viaggio nella luna.






Recentemente, Martin Scorsese ha realizzato un film in 3D ispirandosi a La Straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick .



domenica 15 gennaio 2012

Il castello del Mago Atlante a Memphis

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In uno dei tre episodi di Mistery train di Jim Jarmusch, Nicoletta Braschi è una italiana costretta a una sosta forzata a Memphis. Aspetta di rientrare in patria con la salma del marito. La telecamera la riprende  in aeroporto, mentre firma dei documenti relativi al trasporto dell'insolito bagaglio, la bara , poi  al telefono, mentre è impegnata a tranquillizzare un familiare, quindi  in una strada semideserta di Memphis, in un minimarket,  in un bar, ed infine nell'Hotel Arcade, in cui chiede una camera che poi divide generosamente con una  sconosciuta. 




Nicoletta ha sempre con sè un libro. Non è difficile capire quale, visto che, come nel castello del Mago Atlante, nell'Hotel Arcade confluiscono nella stessa notte tutti i personaggi del film.






Nei tre diversi episodi, viene ripreso lo stesso momento, quello in cui  i personaggi accendono le radio vecchio stile dell'albergo, ognuno nella propria stanza, e, alle 2.17 a.m., ascoltano "Blue moon" di Elvis Presley. Durante la notte, Nicoletta vedrà profilarsi ai piedi del suo letto un fantasma , un' immagine illusoria , nell'hotel...dei destini incrociati.






-la voce del Dj che propone Blue moon é quella di Tom Waits.
-Screamin' Jay Hawkins interpreta la parte del portiere dell'albergo
- nel terzo episodio del film, a selezionare al juke-box  di un bar The Memphis Train di Rufus Thomas è Joe Strummer dei Clash.
- Il fantasma visto dalla Braschi è naturalmente quello di Elvis Presley








Links
La musica nei film di Jim Jarmusch
Mistery train  
Jim Jarmusch
Orlando Furioso, XII canto
Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino


         

dal I episodio                                                dal II episodio




sabato 19 novembre 2011

"Dimenticare Venezia" di Franco Brusati



"Dimenticare Venezia del 1979, una bellissima storia sulla difficoltà di staccarsi dal proprio passato e sull'incapacità di diventare adulti: un'opera tanto bella e viva quanto oggi caduta nell'oblio."








( Franco Brusati ) "... era capace di citare brani interi della Recherche proustiana a memoria e in francese. Sempre a memoria l'altro scrittore amatissimo, Thomas Mann, però in traduzione italiana. (...) ...adorava una vera conversazione piena di citazioni, finezze e agudezas, innaffiata di un certo gusto per la provocazione sempre elegante, comm'il faut




(...) ... in lui nessuna tendenza alle lagne o al melodramma. Anche la sua malinconia, la nostalgia struggente e invincibile per il proprio passato, riusciva a distillare un sense of humor che gli invidierò per sempre. Era quello che lo ha fatto essere ragazzo fino all'ultimo. Non sentivo nessuna distanza di età con lui. " 


Mario Fortunato, Quelli che ami non muoiono




Il film
Il trailer






martedì 4 ottobre 2011

New York in b/n

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Il bacio dell'assassino di Stanley Kubrick


New York è un giardino di pietra. Piante di pietra drizzano i loro steli più o meno lunghi, e in cima quegli steli fioriscono. ( ... ) Un'aria fresca vi passa attraverso,(...). (...)  non vi si respira nessuna polvere morale.

Jean Cocteau


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sabato 1 ottobre 2011

cinematografo

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-  L'autentica bellezza del film - annunciai a mia madre e a Richard la mattina dopo a colazione, - è che possiede un certo ritmo fisso. Il modo in cui lo si vede è meccanicamente condizionato. Un quadro, per esempio, lo si può guardare solo fuggevolmente, o si può fissarne l'angolo in alto a sinistra per mezz'ora di seguito. La stessa cosa vale per un libro. L'autore non può impedirvi di saltarne delle pagine, o di andare a leggere l'ultimo capitolo, scorrendo poi a ritroso. Insomma, si è liberi di scegliere un approccio. Ma quando si va al cinematografo è diverso. C'è il film, e lo si deve vedere come il regista vuole che lo si veda. Egli stabilisce i suoi punti, uno dopo l'altro, e vi concede un certo numero di secondi o di minuti per coglierli ad uno ad uno. Se vi lasciate sfuggire qualcosa, non si ripeterà nè si fermerà per spiegarvi ciò che vi è sfuggito. Non può. Ha cominciato e deve andare fino in fondo... vedete il film è una specie di macchina infernale... -




Christopher Isherwood, La violetta del Prater








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mercoledì 24 agosto 2011

Ponti




Qui info su " Le notti bianche" di Luchino Visconti





Qui  info su " L'infanzia di Ivan" di A. Tarkovskij



Se vuoi, puoi  arricchire la voce del mio cinedizionario. :-)
p.s.
solo ponti in B/N


                                                   
Il ponte di Waterloo  ( Grazia )

Manhattan  ( Duck )

It's a wonderful life  ( Amanda )

Totò, Peppino e i fuorilegge ,  Die bruke  ( Pina )


La ragazza sul ponte  ,  Angel-A  ( Pina ) 

Alice nelle città   ( Aitan )

Howrah bridge - Video -  ( Cristina )

De Brug   ( Sandra )

mercoledì 29 giugno 2011

Il cielo nella Staatsbibliothek di Berlino

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" Passai quasi tutto il pomeriggio successivo nella biblioteca dentro cui Wenders Ha girato molte scene del suo film Il cielo sopra Berlino. La Staatsbibliothek di Hans Schroun direi che è un luogo privo di volumi, se l'espressione non suonasse come un calembour un po' cretino. Lo spazio pare avvolgerti e nello stesso tempo collocarti a distanza da ciò che ti circonda. Gli altri sembrano privi di profondità. Impressione di pura superficie, scivolamento. L'edificio, magnifico esempio di quella che si chiama architettura organica, è quasi coetaneo del Muro: curioso come un Paese possa dare di sè, nello stesso momento storico, due immagini così diverse- una soffice ed accogliente, l'altra rigida, fratta. Quando uscii, verso sera, guardai Berlino come fosse la versione tutta a colori del film di Wenders. Una versione più morbida, tumefatta."

Mario Fortunato, Quelli che ami non muoiono












La Biblioteca Nazionale di Berlino, progettata da Hans Scharoun, venne costruita volutamente e provocatoriamente, negli anni della guerra fredda, a ridosso della "terra di nessuno", la zona della vecchia Postdamerplatz, ripresa da Wenders ne “Il cielo sopra Berlino”.




Nel film di Wenders ( 1987 ),  due angeli, Damiel (Bruno Ganz) e Cassiel (Otto Sander), scendono sulla terra e si mescolano fra la popolazione di Berlino. Damiel  incontra Marion, una trapezista;  per lei deciderà di perdere le ali. Un ex angelo (Peter Falk) lo aiutera' a trasformarsi in un semplice mortale.







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venerdì 17 giugno 2011

Tarkovskij

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"Se mi fa paura la morte? Per me la morte non esiste. Esiste un certo fatto penoso, nel senso del dolore. Quando penso alla morte, penso alla sofferenza, non alla morte come tale. La morte semplicemente non c'è. Non so ... una volta sognai che ero morto. Somigliava molto alla realtà. Avvertii una liberazione, una leggerezza incredibile. Forse proprio questa sensazione di libertà e di leggerezza mi diede l'impressione di essere morto, sciolto da tutti i legami con il mondo. Spesso l'uomo confonde la morte con la sofferenza. Forse, quando la incontrerò faccia a faccia, avrò paura, penserò diversamente ... è difficile dirlo".  
Tarkovskij però non era per niente "leggero". Ripeteva sempre che "il nostro fine, su questa terra, è di innalzarci spiritualmente, l'arte deve educarci in questo". Ma riteneva che, in Occidente, l'arte fosse diventata già da molto tempo un oggetto di consumo, di proprietà del consumatore: "Cultura è, per gli occidentali, ciò che possono avere. Avendo eliminato Dio, ritengono che all'uomo tutto sia possibile". Era convinto che l'uomo dovesse essere umile e non potesse pretendere di conoscere l'assetto profondo della realtà. La sua idea di spiritualità consisteva nel considerare la crescita intellettuale come un cammino, un avvicinamento, e non come un dominio. Nel film Nostalghia (1983) il protagonista si fa condurre fino alla chiesa dove si trova la Madonna del Parto di Piero della Francesca e, giunto là, si rifiuta di entrare. Lascia che vada la sua accompagnatrice-traduttrice che è curiosa di sapere perché tante donne si rechino in quel posto. Vorrebbe scoprire il segreto della Fede. Non otterrà alcuna risposta.
Tarkovskij stava al mondo come un pellegrino un po' particolare: l'importante per lui era "l'andare a" e non "l'entrare in". Una sorta di pellegrinaggio frenato prima della meta ...

da  Vado a vedere se di là è meglio  di F.M. Cataluccio - ed. Sellerio -







  Qui il sito del Tarkovsky Quartet, un gruppo che compone musiche traendo ispirazione dai film del regista russo. Ringrazio Irina ( e la saluto con affetto ) per avermi fornito il link.




In una delle sequenze a mio avviso più suggestive di Nostalghia, il penultimo film di Tarkovskij, viene ripreso un paesaggio in un interno, ovvero nella casa del folle Domenico. C'è un corso d'acqua, declivi  e poi,  a protendersi verso l'esterno,  c'è una valle arata, una sorta di grembo che genera il mondo. 
Il video è .qui







Qui l'ultima intervista rilasciata da  Tarkovskij
Qui una pagina del diario di  Tarkovskij
Qui un video dedicato al regista



" I sentimenti non espressi non si dimenticano" 

da Nostalghia ( min. 81 )



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sabato 21 maggio 2011

androgini




In Fanny e Alexander di Bergman ,  una figura androgina, Ismael,  è rinchiusa in una delle camere della labirintica casa dell'ebreo Isak. Il personaggio mi ha incuriosito, così ho iniziato a pensare ad altre figure dello stesso genere che prendono forma nel mito, nella letteratura, nel cinema, nell'arte. Ne è nato un inizio di inventario... ( sapete già cosa vi sto chiedendo...)
Una relazione ricorrente è quella tra la figura androgina e il labirinto, qualcosa da cui non si esce, una sorta di percorso "tautologico". Considerando che nel mito platonico l'androgino è una entità sferica, perfetta, e che nei tarocchi il matto viene rappresentato anche come un essere dalla sessualità indefinita, l'idea che mi son fatta è che l'androgino rappresenti l'umanità prima della storia, prima del tempo, prima dei numeri... 








                           


Ismael in Fanny e Alexander                                Orlando di Virginia Woolf








...la carta del Matto è sempre stata fondamentale: il numero del Matto, lo 0 , è un intero, un mondo, un cerchio; è la non esistenza che permette e precede tutte le altre esistenze. La carta del Matto potrebbe quindi rappresentare la natura che sta alla base di tutti noi. Qualcuno in uno stato originario dell'essere (...). Non possiamo vedere cosa c'è oltre quella carta; ci potrebbe essere la salvezza; oppure la morte. Ma lui può vedere ciò che noi non possiamo.
da Il nostro tragico universo di Scarlett Thomas 





Androgini:  Zio Scriba ( Nick ) , Ziggy ( Amanda ), Ermafrodito dormiente , Calliope ( Grazia ) ...

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