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"Se mi fa paura la morte? Per me la morte non esiste. Esiste un certo fatto penoso, nel senso del dolore. Quando penso alla morte, penso alla sofferenza, non alla morte come tale. La morte semplicemente non c'è. Non so ... una volta sognai che ero morto. Somigliava molto alla realtà. Avvertii una liberazione, una leggerezza incredibile. Forse proprio questa sensazione di libertà e di leggerezza mi diede l'impressione di essere morto, sciolto da tutti i legami con il mondo. Spesso l'uomo confonde la morte con la sofferenza. Forse, quando la incontrerò faccia a faccia, avrò paura, penserò diversamente ... è difficile dirlo".
Tarkovskij però non era per niente "leggero". Ripeteva sempre che "il nostro fine, su questa terra, è di innalzarci spiritualmente, l'arte deve educarci in questo". Ma riteneva che, in Occidente, l'arte fosse diventata già da molto tempo un oggetto di consumo, di proprietà del consumatore: "Cultura è, per gli occidentali, ciò che possono avere. Avendo eliminato Dio, ritengono che all'uomo tutto sia possibile". Era convinto che l'uomo dovesse essere umile e non potesse pretendere di conoscere l'assetto profondo della realtà. La sua idea di spiritualità consisteva nel considerare la crescita intellettuale come un cammino, un avvicinamento, e non come un dominio. Nel film Nostalghia (1983) il protagonista si fa condurre fino alla chiesa dove si trova la Madonna del Parto di Piero della Francesca e, giunto là, si rifiuta di entrare. Lascia che vada la sua accompagnatrice-traduttrice che è curiosa di sapere perché tante donne si rechino in quel posto. Vorrebbe scoprire il segreto della Fede. Non otterrà alcuna risposta.
Tarkovskij stava al mondo come un pellegrino un po' particolare: l'importante per lui era "l'andare a" e non "l'entrare in". Una sorta di pellegrinaggio frenato prima della meta ...
da Vado a vedere se di là è meglio di F.M. Cataluccio - ed. Sellerio -
Qui il sito del Tarkovsky Quartet, un gruppo che compone musiche traendo ispirazione dai film del regista russo. Ringrazio Irina ( e la saluto con affetto ) per avermi fornito il link.
In una delle sequenze a mio avviso più suggestive di Nostalghia, il penultimo film di Tarkovskij, viene ripreso un paesaggio in un interno, ovvero nella casa del folle Domenico. C'è un corso d'acqua, declivi e poi, a protendersi verso l'esterno, c'è una valle arata, una sorta di grembo che genera il mondo.
Il video è .qui
Qui l'ultima intervista rilasciata da Tarkovskij
Qui una pagina del diario di Tarkovskij
Qui un video dedicato al regista
" I sentimenti non espressi non si dimenticano"
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