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giovedì 10 maggio 2012

con- siderare

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Il vero viaggio era dei pellegrini alla volta di un santuario. In apparenza s'inerpicavano su per un'erta, ma in realtà si stavano sollevando al disopra del mondo; in apparenza entravano nel santuario sulla vetta, ma in realtà penetravano la terra abbagliante del divino. Sembrava che percorressero le tappe d' un periplo terreno, ma nel loro intimo era come se s' inoltrassero tra le stelle. Il sentiero di Compostella era la Via Lattea, le cattedrali mariane fra Chartres e Laon disegnavano la costellazione della Vergine, il campo dei Miracoli a Pisa riproduceva il segno dell' Ariete.
Gli antichi tenevano a mente le volte celesti quanto i paesaggi diurni, e sentivano di ogni astro il ritmo come fosse il battito di una creatura viva. Amavano il cielo, se ne sentivano risucchiare.
Tutto ciò che era bello e giusto era astrale, dire d' una persona, d' un luogo che erano stelle esprimeva un'esperienza, una sovrapposizione di immagini. I Latini dissero, per denotare il pensare, con- siderare, stare alle stelle, accanto ad esse, e de- siderare fu il venir meno alle stelle, provare una mancanza.


Paul Klee,  Composizione - Stelle






Santuario era il luogo dove si toccava il cielo con un dito. Plinio nel Panegirico di Traiano scriveva che Giove "risiede manifesto e presente tra are e altari, come sul cielo e sulle stelle".
Per ripristinare nella fantasia l'aura siderale dei santuari (...) possono servire le nude pietre dei templi d' una religione parallela, quella neoplatonica astrale del Rinascimento. Di esse fanno ancora stupendamente fede luoghi come il cortile di palazzo Spada o la Farnesina. I santuari neoplatonoci forse sono ancora visitabili perchè non conobbero oltraggi e viltà postume. Così il Sacro Bosco di Bomarzo, nella costellazione dei templi neoplatonici cimini, può essere accostato, eventualmente in una giornata lievemente piovosa d'autunno.


Elémire Zolla, Aure  ed. Marsilio


Il Bosco Sacro Sacro di Bomazzo
( info )

Salvador Dalì nel Bosco Sacro di Bomarzo
( video )






Qui il sito dell'Associazione Nazionale di Ricerca Elèmire Zolla

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domenica 22 aprile 2012

Big Sur



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Ho fatto duemila chilometri per arrivare a Big Sur, un centinaio di chilometri di bellezza irreale, una bellezza tale che quando ti ci trovi di fronte ti senti come una specie di scoria in giacca e cravatta. Big Sur è il luogo nel quale il gran fantasma dell'oceano incontra il fantasma della terra in un'atmosfera nebbiosa, vaporosa, dove abbaiano le foche e dove si ha voglia di fare il mea culpa solo perchè non si è acqua, cielo e aria.




Romain Gary, La notte sarà calma











mercoledì 18 gennaio 2012

Arcata

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E' una cittadina sulla costa del Pacifico, nella California del Nord, vicino al confine di Stato con L'Oregon. Cielo perennemente grigio, nebbia che sale dall'oceano. Ci sono stato più di una volta, mai un raggio di sole. Viverci? Per penitenza, forse. (...)
Le foreste di redwoods sono straordinariamente lugubri. Sorgono in aree di nebbie perenni perchè hanno costante bisogno di umidità. Colonne gigantesche, vecchie anche qualche migliaio d'anni, che si ergono in mezzo a grandi banchi di nebbia; in basso oscurità assoluta e assenza di qualunque sottobosco. Se uno di questi colossi cade, dalla sua carcassa spuntano immediatamente dei germogli che si slanciano verso il cielo.


Czelaw Milosz, Abbecedario







mercoledì 9 novembre 2011

un saucisson en brioche a Lione







Fondata dai Romani ( 43 a. C. ), Lione fu, alla fine del  Quattrocento, un importante centro editoriale, mentre nel Settecento divenne universalmente nota per la produzione di tessuti.





 I traboules, una rete di passaggi coperti, nel vecchio quartiere artigiano della Croix Rousse, vennero creati per consentire il trasporto della seta e dei tessuti pregiati anche in caso di pioggia e neve





Il centro di Lione coincide con una parte della Presqu'île, una penisola delimitata dal Rodano e dalla Saona. E' chiuso a sud da place Bellecour e a nord da place des Terreaux. 






Salendo per le stradine a nord della piazza, si raggiunge la Croix Rousse, mentre per visitare i resti della città romana e la basilica di Notre Dame bisogna attraversare uno dei ponti sulla Saona e raggiungere la sommità della collina di Fourvière attraverso uno dei  sentieri o una delle ripide scalinate. Chi non ama conquistare le altezze, può pagare il prezzo del biglietto e prendere la funivia.












Fuori dal centro, alla punta della Presqu'île, si trova l'Istituto Lumiere. ( clicca qui ) E' una visita che consiglio caldamente agli amanti del cinema.
I fratelli Lumière sono vissuti a Lione e sempre in questa città sono nati  Antoine de Saint-Exupery ( a lui è intitolato l'aeroporto lionese ) ed il fisico Ampère. Gente "illuminata". Forse per questo Lione, la Ville lumière,  si accende di luce l'8 dicembre. ( clicca qui  e qui)







Nella dolce Lione è nato anche il cuoco più famoso di Francia,  Paul Bocuse.








Ci sono cinque brasserie Bocuse a Lione. Quattro di queste prendono il nome dei punti cardinali. Io ho "visitato" Le Nord e Le Sud e ne sono uscita completamente soddisfatta e , naturalmente, con un libro in mano, quello delle ricette di Bocuse.




Riporto quella che ho realizzato una volta tornata a casa, ispirandomi alla ricetta originale e all'assaggio fatto nella Brasserie Le Nord:


Saucisson chaud pistachè en brioche




Ingredienti:
1 salsiccia ai pistacchi ( io ho usato due mini mortadelle )
300gr. di farina,
30gr. di zucchero
un pizzico di sale
2/3 del contenuto in bustina del lievito per preparazioni salate
4 uova 
120gr di burro a temperatura ambiente
2 rossi d'uovo per la doratura




Miscelare a bassa velocità con le fruste pesanti la farina, lo zucchero, il lievito diluito in un cucchiaio d'acqua tiepida, due uova e il sale. Aggiungere una alla volta le rimanenti uova.fino ad ottenere un impasto omogeneo. Aggiungere il burro e, se necessario, altra farina e continuare a mescolare finchè l'impasto non si stacchi dalle pareti della ciotola. Ricoprire con uno strofinaccio e lasciar riposare in frigo tutta la notte. ( N. B. la ciotola deve essere molto capiente per evitare l' "effetto blob" durante la lievitazione. )


Stendere l'impasto lievitato. Spennellare la superficie con i tuorli battuti  con un po' d'acqua e adagiarvi le mortadelline anch'esse spennellate con il tuorlo e spolverate di farina ;  richiudere, livellare e rifinire con il rosso battuto.  Lasciare riposare per un'ora a temperatura ambiente. Dopo aver preriscaldato il forno, far cuocere il saucisson  en brioche a 180° per 30/40 minuti.






sabato 9 aprile 2011

Eduardo Chillida

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Probabilmente avrebbe  avuto una vita da brillante calciatore ( a vent'anni era portiere titolare della Real Sociedad, la grande squadra di calcio di San Sebastiàn ) se una lesione al ginocchio non l'avesse costretto all'immobilità. Nella vita ci sono contrarietà che a volte sono provvidenziali. Studente di architettura, appassionato di scultura, cominciò a lavorare con le mani, invece di parare palloni diventò il grande artista che tutto il mondo conosce.





 Oggi quello che fu il sogno della sua vita e che riuscì a realizzare è uno dei regali più belli che un artista possa aver lasciato al suo paese. Il Chillida -Leku è un immenso museo all'aperto (...)  in quel luogo le figure umane rimpiccioliscono, lo spazio ingigantisce, le proporzioni cambiano...



 A pochi chilometri c'è San Sebastian, con il suo il suo aspetto intatto di elegante città balneare di principio del Novecento (...). ... per gustare meglio il fascino delle leggende e tradizioni basche, portatevi dietro un libro di Bernardo Atxaga, il maggiore scittore di lingua basca e uno dei grandi scrittori di oggi.





E tornati sul mare, dove arriva la vecchia teleferica, (...)  ancora Chillida. Inserite in due grandi speroni di roccia che si fronteggiano, due sculture dentate che si slanciano verso l'orizzonte vi "sfidano" a guardare il vento.




E. Chillida, Il pettine del vento
Antonio Tabucchi, Viaggi e altri viaggi




                                            
Letteratura basca 
Bernardo Atxaga 
Bernardo Atxaga ( nel blog di SLec)





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lunedì 4 aprile 2011

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-Se solo la smettessero di fotografarmi, mondogatto!




All'origine di questo post, un'idea deliziosa di Guglielmo




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martedì 29 marzo 2011

Au Jardin du Luxembourg

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Parigi l'ho amata ed odiata a fasi alterne. A volte, passeggiando per il Jardin du Luxembourg, mi dicevo che avrei voluto rimanerci per sempre, anche facendo il barbone. (...)
Una mattina, mentre stavamo seduti con Barbara su una panchina del Giardino e discutevamo animatamente in polacco, ci passò davanti un signore con una coloratissima tuta da ginnastica, le scarpe gialle e la polsiera tergisudore bianca al posto dell'orologio. Trotterellava elegantemente senza mostrare fatica, come uno che corre tutti i giorni. Con la coda dell'occhio ci guardò e rallentò l'andatura. Riconobbe la mia amica e, correndo all'indietro come un clown del circo, venne a salutarla con un sorriso sportivo, a trentadue denti. Scambiarono frettolosamente alcune frasi mentre lui continuava a saltellare sul posto. Poi riprese la sua strada di buona lena, scartando di lato con un plastico colpo d'anca. Chiesi chi fosse. - Ma non l'hai riconosciuto? E' Emil Cioran, - mi rispose. Ebbi un soprassalto di bile: - Ma come, questo disgraziato che per anni ci ha intortati col suo affascinante "Sommario di decomposizione" e sedotti con l'idea che la cosa migliore da fare sarebbe stata suicidarci, si mantiene in forma come un qualsiasi fighetto che non vuole invecchiare!-


da Vado a vedere se di là è meglio di F.M. Cataluccio ed. Sellerio


Emil Cioran
Jardin du Luxembourg  (info)
Jardin du Luxembourg ( mappa )                          
Emil Cioran
Emil Cioran ( Video )












                                                                                                                                         


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domenica 4 luglio 2010

Place des Vosges - Parigi -







In casa Maigret, come nella maggior parte delle famiglie, c'era un certo numero di tradizioni che finivano per prendere la stessa importanza che hanno, per altri, i riti religiosi.
Così, da anni e anni che abitavano in place des Vosges, il commissario aveva l'abitudine, d'estate, quando cominciava a salire la scala che dava sul cortile, di sciogliere la sua cravatta scura, cosa che gli dava il tempo di raggiungere il primo piano. 
La scala dell'edificio che come tutti quelli della piazza era stato un tempo una pomposa palazzina, da quel momento cessava di innalzarsi con maestà (...), diventava stretta e ripida e Maigret, che ansimava un po', raggiungeva il secondo piano col colletto aperto.
Seguiva poi un corridoio male illuminato fino alla sua porta, la terza a sinistra e, quando introduceva la chiave nella serratura, la giacca sul braccio, lanciava un tradizionale: "Sono io!"
E annusava l'aria, indovinando dall'odore quello che c'era a colazione, entrava nella sala da pranzo, la cui finestra era spalancata sullo spettacolo abbagliante della piazza dove cantavano quattro fontane. (...)
Dalla finestra si seguivano macchinalmente gli andirivieni della gente nella piazza che al mattino era piuttosto deserta ma al pomeriggio si popolava di mamme e domestiche che si sedevano nelle panchine sorvegliando i giochi dei bambini.

da "L'innamorato della signora Maigret" di Georges Simenon, ed. Mondadori



La piazza fu voluta da Enrico IV.                                                                                                                             Terminati i lavori nel 1612, la Place Royale , questo il nome che ebbe fino al XIX secolo, divenne il centro della vita elegante della nobiltà dell'epoca.                                                                                                                                   La denominazione attuale le fu data in onore del dipartimento che, per primo, effettuò il pagamento delle imposte.                                                                                                                                   Numerosi personaggi famosi vissero nelle dimore di Place des Vosges: Madame de Sévigné (che nacque al n°1 bis), Théophile Gautier e Alphonse Daudet (n° 8), Bossuet (n° 17), Richelieu (n° 21) e Victor Hugo (n° 6), la cui casa è stata trasformata in museo.



                                                     
                                     


                                




    

mercoledì 23 giugno 2010

Ellis Island


Voltava i suoi quaranta piani il Metropolitan Building con il suo traforo di finestre.  Sfilava e si allontanava il nuovo edificio della centrale telefonica coi suoi cubi affastellati; d’improvviso si vide tutto il nido di grattacieli ( … ) gli edifici si fusero formando una roccia scoscesa e smerlata ( … ). 
Sollevò pugno e fiaccola la donna- libertà americana che col suo deretano cela la prigione dell’Isola delle lacrime”.


Da " La mia scoperta dell'America " Passigli editore




Queste sono le immagini che Majakovkij vede allontanarsi, osservando Manhattan dalla  nave che lo riporta in Europa, dopo il suo soggiorno di tre mesi a New York nel 1925. 






L’”Isola delle lacrime” di cui parla il poeta è Ellis Island. Su questa isoletta, non distante da quella in cui svetta la statua della libertà, veniva effettuato il controllo degli emigranti che volevano entrare negli Stati Uniti d’America. 




Attraverso i cancelli dell’edificio che serviva da centro di accoglienza e smistamento per gli immigrati, oggi adibito a museo, sono passati, dal 1892 al 1954, quasi 17 milioni di persone.




 http://www.ellisisland.org/








E' possibile, collegandosi al sito del museo di Ellis Island, reperire informazioni su parenti o conoscenti che nel corso dello scorso secolo sono emigrati negli USA.