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domenica 13 marzo 2016

Pontormo



...alla stanza dove stava a dormire e tal volta a lavorare si saliva per una scala di legno, la quale entrato che egli era, tirava su con una carrucola, a ciò niuno potesse salire da lui senza sua voglia o saputa. Ma quello che più in lui dispiaceva agl’uomini si era che non voleva lavorare se non quando et a chi gli piaceva, et a suo capriccio; onde essendo ricerco molte volte da gentiluomini che disideravano avere dell’opere sue, et una volta particolarmente dal Magnifico Ottaviano de’ Medici, non gli volle servire, e poi si sarebbe messo a fare ogni cosa per un uomo vile e plebeo e per vilissimo prezzo. (...) Ma ancor che questo procedere del Puntormo, e questo suo vivere soletario et a suo modo fusse poco lodato, non è però se chi che sia volesse scusarlo, che non si potesse. (...)  Già non è niuno artefice obligato a lavorare se non quando e per chi gli pare; e se egli ne pativa, suo danno. Quanto alla solitudine, io ho sempre udito dire ch’ell’è amicissima degli studi. 

G. Vasari,  Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori 



Pier Paolo Pasolini cita un famoso dipinto di Pontormo in uno degli episodi di RoGoPaG (1963 ), La ricotta ( qui )


Per saperne di più fai click  qui  (  blog "Abbracci e pop corn" )


domenica 2 gennaio 2011

Fatehpur Sikri







C'è accanto ad Agra, a una ventina di miglia, una città morta, costruita dai dominatori mussulmani, e subito abbandonata, per l'aridità dei dintorni. E' rimasta intatta. Un largo cerchio di mura rossicce cinge tutt'intorno, in un largo anello,  la campagna, e qualche miserando villaggio sorto in tempi recenti. Nel centro, sopra le gobbe irregolari di un colle, è costruito il centro della città, a sua volta circondato da alte mura. Tutto di mattoni rossicci, con qua e là merletti di arabeschi di marmo.
Non nascondo la mia attrazione per queste città morte e intatte, cioè per le architetture pure. Spesso le sogno. e provo per esse un trasporto quasi sessuale. Era stupendo. Non mi ci sarei mai staccato. C'era la moschea, in un vasto cortile tutto pavimentato di mattoni rossicci, con in mezzo la vasca orlata di marmo, e un grande, stupendo e statico albero verde : la moschea era solo un ghirigoro, un pazzo ricamo di marmo ingiallito per la vecchiezza, con vene di consunzione e biancori di freschezza. 






Da  L'odore dell'India di Pier Paolo Pasolini  ed. Guanda 















Qui qualcosa su Fathepur Sikri