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mercoledì 30 maggio 2012

Leo Perutz e il Drommetenrot

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J. Brahms 
Il secondo movimento del Trio in si maggiore, i cui ritmi mi hanno tante volte angosciato e scosso: mai sono riuscito a suonarlo fino all'ultima nota senza un profondo abbattimento, pur amandolo di vera passione.
Uno Scherzo, certo. Ma che genere di Scherzo! In esso lievita una terribile allegria, una gaiezza che raggela il sangue. Risa spettrali vorticano nello spazio, un folleggiare cupo, sfrenato e carnecialesco di creature dal piede caprino: questo è l'attacco, così inizia questo scherzo bizzarro. 

giovedì 1 dicembre 2011

A proposito di Ibsen



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Visto che  ci sono lettori anche  nei romanzi, apro una nuova rubrica, Libri nei libri. 
Il protagonista della I sezione è  Stanislaus Demba, personaggio di "Dalle nove  alle nove" di Leo Perutz ( ne ho parlato qui )
Stanislaus, durante una sosta in un parco viennese, seduto su una panchina accanto ad una signorina, esprime il proprio parere sulle opere di Ibsen







"Stanislaus Demba portava il soprabito marrone chiaro buttato sulle spalle e abbottonato approssimativamente sul davanti. Le maniche vuote pendevano flosce. Demba si era seduto sulla panchina esausto, come chi ha percorso un lungo cammino ed è contento di poter riposare qualche minuto.
Solo un po' di tempo dopo parve rendersi conto che la sua vicina era una ragazza oltremodo graziosa. Si sistemò meglio e la fissò attentamente in volto.
Ne fu soddisfatto.
Poi lo sguardo gli  cadde sul libro.


( ... )


Stanislaus Demba attaccò discorso in modo non proprio originale, informandosi della sua lettura:
"E' un libro di Ibsen, vero?".
La signorina era molto pratica nel trasalire, quando qualcuno le rivolgeva la parola, e nel presentare all'interlocutore un'espressione sgomenta, confusa e leggermente indignata.
Stanislaus Demba si sentì subito in imbarazzo.
"L'ho disturbata?" domandò." Non la volevo disturbare."
"Oh no" disse la signorina e abbassò gli occhi, fingendo di continuare a leggere.
"Volevo solo sapere se questo libro non era per caso un dramma di Ibsen."
" Si. Hedda Gabler."
Stanislaus Demba annuì con il capo non sapendo più cosa dire.
Pausa.La signorina guardava il libro, senza però leggere. Aspettava. Ma Stanislaus Demba taceva.
Un po' lento pensò la signorina.
( ... )
"Fossi suo padre, signorina," disse " le probirei di leggere Ibsen".
( ... )
" Dà un'immagine distorta del mondo ( ... ) ".
"Ma questo dovrà pur dimostrarlo." La signorina conosceva bene il modo di fare di certi giovanotti, che non avevano scrupoli a demolire dei grandi nomi, se, grazie ad ardite affermazioni letterarie, riuscivano a rendersi interessanti.
"L'annoierebbe. Annoia anche me." disse Demba.
"Dovrei spiegarle quante banalità si celano dietro ai suoi simboli. Come tutti i suoi  personaggi s'inebrino al vuoto suono delle proprie parole...ma lasciamo stare, i discorsi letterari mi annoiano. solo un'ultima cosa: non se n'è ancora accorta? Tutti i suoi personaggi sono asessuati."


Leo Perutz, Dalle nove alle nove

martedì 6 settembre 2011

Una città nelle pagine di un romanzo - Vienna in "Dalle nove alle nove" di Leo Perutz

"Nel Votivpark pare che quest'anno mettano delle sedie, al posto delle panchine - raccontò la signorina. - quattro centesimi a testa ".

"Tutto diventa ogni giorno più caro. Le dico, signorina mia, è sempre più grigia la vita. Cosa crede che costi quest'anno un chilo di normalissimo... ".
Inghiottì tutto il chilo di normalissimo strutto che aveva sulla punta della lingua e ammutolì. Un giovanotto si era seduto tra lei e la signorina. E quando un giovanotto si sedeva accanto ala signorina, Frau Buresch, per l'amor di Dio, non voleva disturbare. Scivolò educatamente fino all'estremità della panchina e si concentrò sul proprio lavoro.



                                                                          *+*+*




"Cos'hai contro Stanie?".
"Niente" rispose Sonja. "Assolutamente niente. Solo non gli voglio più bene".
"Ma perché? Da quando?".
"Da quando? ... Veramente non gli ho mai voluto bene. O forse solo il giorno in cui l'ho incontrato. Da allora ho sempre avuto paura di lui; quando stavamo in mezzo alla gente, tremavo sempre al pensiero che si mettesse a litigare con qualcuno"."Ma è molto intelligente" replicò Klara Postelberg. "E sa assolutamente tutto. Si intende di tutto. Non molto tempo fa mi ha spiegato perché le verduraie stanno proprio al Bauernmarkt, tutte quante, mentre quelle che vendono i fiori vanno sul prolungamento della Kartnerstrasse. E poi, è alto, è un bell'uomo, non come Georg Weiner, che ... ".



                                                                          *+*+*



A Willy Eisner piaceva raccontar fandonie. (...) dopo il disbrigo di quella faccenda non aveva saputo resistere alla tentazione di passeggiare un po' sulla Ringstrasse - i guanti glacé nella mano destra, il bastoncino nella sinistra. (...) Come vita ideale immaginava l'esistenza di chi la mattina legge tranquillamente la posta, poi va al caffé e, allungato in un'accogliente poltrona, la sigaretta in bocca, un bicchierino di liquore sul tavolino di marmo davanti a sè, osserva il viavai lungo la strada; di chi verso mezzogiorno, ora del passeggio, gironzola per il Graben quel tanto che gli garba, vede conoscenti e ne è visto, scambia con gli amici annoiate osservazioni sulle signore eleganti, poi pranza senza fretta e infine, il pomeriggio, seduto alla propria scrivania, conclude affari di estrema importanza. Willy Eisner, invece, dalle otto alle dodici e mezzo, e dalle due alle cinque e mezzo, era costretto a dividere l'ufficio con otto colleghi, a confrontare ininterrottamente conti e numeri e a spuntare gli importi esatti con un segmento a matita.

                                                                         *+*+*





"Una donna non dovrebbe frequentare caffè". Per incontrare una donna, uno deve salire quattro rampe di scale e suonare con il batticuore alla sua porta. inoltre non dovrà trovarla in casa, dovrà essere venuto per niente. Quando poi, deluso, ridiscenderà, si renderà conto di amarla.


                                                                      *+*+*


E io gli dico: " (...) Purtroppo ho le mani legate, ma..."
Stanislaus Demba si fermò e aggrottando la fronte guardò l'altro. " Che sta dicendo? Le mani legate?"
"Si, perchè infatti..."
"Ah così, ha le mani legate. Deve essere fastidioso".

"Cosa intende dire?"


"Deve essere fastidioso" ripetè Demba con sguardo ironico. "Le mani legate! Immagino le punte delle dita che si gonfiano a causa del ristagno di sangue, tanto da dare l'impressione di scoppiare. Poi il dolore che sale su fino alle spalle..."
"Di che sta parlando ?".
" Mi figuravo soltanto come deve sentirsi ad andare in giro con le mani legate".
"Ma io volevo solo dire: le mani legate, perché, sa, gli interessi della banca ... ".
"Basta adesso" gridò Demba. "Perché parla di cose di cui non sa nulla, delle quali non pensa nulla e per le quali non prova nulla? Le parole che dice nascono già morte e puzzano di carogna non appena escono dalla sua bocca".



Leo Perutz , Dalle nove alle nove


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