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lunedì 21 novembre 2011

Città di vetro






Per la prima volta da quando aveva comprato il taccuino rosso, ciò che scrisse quel giorno non aveva niente a che fare con il caso Stillman. Viceversa si concentrò sulle cose che aveva visto mentre camminava. Non si fermò a riflettere su quello che stava facendo, né ad analizzare le possibili implicanze del suo atto inconsueto. Era ansioso di registrare alcuni fatti, e volle metterli nero su bianco prima di dimenticarli. ( ...)






Un clarinettista di età indefinibile, con in testa un cappello che gli nascondeva il volto, seduto a gambe incrociate sul marciapiede come un incantatore di serpenti. Davanti a lui c'erano due scimmiette meccaniche, una con un tamburello e l'altra con un tamburo. Mentre la prima scuoteva e la seconda batteva, scandendo un bizzarro e infallibile ritmo sincopato, l'uomo improvvisava minime, infinite variazioni sullo strumento, con il corpo rigido che oscillava avanti ed indietro mimando energicamente il ritmo delle scimmiette. Eseguiva con naturalezza e allegria dei motivi in minore animati e sinuosi, come per la gioia di essere insieme alle sue amiche caricate a molla, chiuso nell'universo che si era creato, senza mai alzare gli occhi. Continuava ininterrottamente, e alla fine la musica era sempre la stessa, ma più rimanevo ad ascoltarlo e più trovavo difficile andar via.
Trovarsi dentro quella musica, essere attirato all'interno del cerchio delle sue ripetizioni: forse un luogo in cui finalmente è possibile sparire.  ( ... )






Baudelaire: Il me semble que je serais toujours bien là où je ne suis pas.




Paul Auster, Città di vetro in TRILOGIA DI NEW YORK


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sabato 13 novembre 2010

Vivere scrivendo - Nicola Pezzoli , "Tutta colpa di Tondelli" -

 




Nicola Pezzoli, di professione scrittore (* ), in Tutta colpa di Tondelli racconta come si possa  scivolare dalle ariose latitudini della buona letteratura ( letta e prodotta ) in quelle soffocanti dell'editoria e della sua immediata periferia.




Metà dicembre 1994. Fuori nevicava e io dentro, lasciato uno sgobbo da impiegato in nero per un posto in banca poi "fortunatamente" sfumato, mi godevo la mia libertà di disoccupato volontario da ormai nove mesi. la stessa condizione umana per cui molti altri si sarebbero suicidati, io sul mio diario, l'avevo con baldanza intitolata e sottotitolata: Freedom 94, Lord of my time. ( In seguito, avrei anche fallito di proposito un concorso per ausiliario comunale nel quale mi avevano incastrato certe mie zie che non si facevano i cazzi loro ).  Le sole cose che mi interessavano erano scrivere, leggere, giocare, ogni tanto masturbarmi. E adesso - complice la magia di colori caldi non intermittenti del nostro abete stortignaccolo, comperato da mamma al vivaio Spertini in quella settimana di meriggi corti tra San Nicola e Santa Lucia, e adornato con le frangibili sfere di quand'era poco più che bambina _ divampava la vita come fino ad allora l'avevo soltanto potuta sognare. 
(...) mi ero procurato un contratto con l'impenetrabile mondo dell'editoria - quella vera stavolta. (...) Così, chiuso nella mia camera- studio, felice di vivere questa che credevo essere la tipica esperienza di un vero scrittore ( scrivere avendo già un committente ), nel giro di poche settimane finii il lavoro. dopodichè mandai alla Marchi il floppy disc, con l'indirizzo di Gemonio e tutto quanto. ( A volte ero tentato di inventarmi pseudonimi e luoghi strani di residenza: uno che mi piaceva molto era Nick Forestiere, Vicolo Borromeo 14, Isola dei Pescatori, Verbania, Lago Maggiore - (...) )




Ignorando le voci che si erano alzate per distoglierlo dalla scrittura ( quella paterna : Trovati un lavoro, scrittore del cazzo! ) e dalla lettura ( quella di un compaesano che, dopo aver inchiodato la sua lambretta sotto il balcone dove Nicola leggeva un Dostoevskij,così lo apostrofa ( dal basso verso l'alto ) : Te ghè nagòtt de faa ? ),  Nicola, agli autoarresti domiciliari,  lavora come un manovale intorno allo scritto di cui, insperatamente, gli era stata prospettata la  pubblicazione.
L'occasione sfuma ma se ne presenta un'altra, quella che condannerà l'autore ad una condizione settennale di "sospensione" e ad entrare in una dimensione grottesca, popolata da personaggi del mondo letterario ed editoriale, un ambiente restituito nel libro con grande maestria ed ironia.
Nicola Pezzoli riesce a trasformare uno scritto di denuncia in un romanzo appassionante, tenero, rabbioso, in più momenti esilarante.  L'ho letto d'un fiato e sono grata al suo autore di non aver rinunciato ad essere uno scrttore.





* vedi qui

Per ascoltare l'intervista a Nicola Tondelli su Radio Radicale clicca qui





                                    Open Space di Nicola Pezzoli qui 



 Le parti in corsivo sono tratte da "Tutta colpa di Tondelli" di Nicola Pezzoli