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domenica 7 dicembre 2014

acqua alta



foto di Gianni Berengo Gardin -1960 -

sabato 15 novembre 2014

Novel cuisine : broda di corvo spennato arruffatosi co' gatti


Il mio passaggio da Londra a Filadelfia fu lungo, disastroso e pieno di fastidi e d'affanno. Non durò meno d'ottantasei giorni, nell'intero corso de' quali tutti quegli agi mi mancarono, che l'età mia, lo
stato del mio spirito e un tremendo viaggio di mare parevano esigere per renderlo sopportabile, se non grato. Io avea udito dire che per andar in America bastava che io pagassi una certa summa al capitano del vascello su cui imbarcavami, e che esso poi mi somministrerebbe quello che occorrevami; ma tutto ciò andava bene per quelli che incontransi in capitani onesti, cortesi e ben educati, che studiano tutto per render dolce il passaggio a' viaggiatori. Io caddi nell'ugne di un mariuolo di Nantucket, che, avvezzo d'ir alla pesca delle balene, trattava i suoi passeggieri come i marinari più vili, cui appunto trattava come que' mostri de' mari. Non aveva egli con sé se non provvisioni grossolanissime, e di quelle eziandio era dispensatore molto economico. Il primo mio fallo fu il pagargli quarantaquattro ghinee prima di metter piede sulla sua nave, senza contratti, senza scritture, senza informazioni, altro non esigendo da lui che d'esser a Filadelfia condotto, e nudrito. All'ora del pranzo cominciai a presentire qual dovesse esser il mio destino.

domenica 12 maggio 2013

Grassano, da lontano




dipinto di Carlo Levi




Seduto su un gradino di Grassano
sto qui seduto finché dura l’aria buona
ad ascoltare l’incanto che risuona
con il buon vino e il buon pane lucano;
intanto penso alle cose che ho imparato,
e so che i sassi che ho pestato son chiangoni
e karakoi sono i tornanti che ho salito
e la salsiccia buona è nei lammioni.
E qui davanti alla chiesa van gli sposi,
ecco il corteo che passa piano piano
mi chiedono “che fai, forse riposi”
la mano tesa ed un invito a camminare.
Ma no, rimango qui, grazie sto bene,
sto qui seduto perché qui sto bene,
rimarrò qui fin quando il sole è tramontato,
il vino e il pane, ed un basello di Grassano.

Giuliano 




 
Non essendo mai stato a Grassano
me la vedo come scrive Giacinta:
caracoie chiangoni e lammioni
dov’è appesa per gli ziti salsiccia –
così è dipinta per me che son lontano
(così è dipinta per me che son Giuliano)





dipinto di Carlo Levi
 A Grassano sono nata; sono vissuta lì solo qualche anno ma vi faccio spesso ritorno col ricordo o nei sogni. Carlo Levi, confinato negli anni Trenta nel mio paese per qualche mese , ne ha restituito il paesaggio in alcuni dipinti e in  Cristo si è fermato a Eboli. La poesia e il limerick che ho pubblicato sono invece di Giuliano,  uomo e poeta del Nord come Carlo Levi e come lui capace di riportarmi nel mio ambiente, fra lammioni, chiangoni e zite.








Giuliano ( qui )
a zit e u zit
Grassano e Carlo Levi ( video )


dizionarietto:
- chiangoni : grosse pietre
lammione:  il loft di una volta 
 - zita: la sposa

.p.s.
il basello è il gradino ( non in grassanese  ma in uno dei dialetti del Comasco ) :)


lunedì 6 maggio 2013

la regina dei nasi




- Benedicite, che naso! - gridò la moglie del trombettiere:  - è lungo quanto una tromba.
- E dello stesso metallo, - disse il trombettiere, - come puoi giudicare dal suono dello starnuto.
- E' molle come un flauto, - disse la donna.
- E' il timbro dell'ottone, - disse il trombettiere.
- Un corno! - ribattè sua moglie.
- Ti dico che è un naso di bronzo, - replicò il trombettiere.
- Vedrò bene come sta questa faccenda, disse la moglie, - perchè non andrò a letto questa sera se prima non avrò toccato quel naso con questo dito.


L.Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy gentiluomo, ed. Mondadori
traduzione di Antonio Meo



mercoledì 10 aprile 2013

rospetti, burattini e mendicanti





In molte tradizioni è di prammatica esporre gli archetipi supremi in forma domestica, puerile. (...)

Si ricorre all’occultamento del sacro sotto cenciosi, impolverati ammanti perché null’altro consente altrettanto bene di sfuggire alla profanazione. E questa la formula che ne garantisce la conservazione più sicura, ne affida la custodia alle vecchie e ai bambini. E un trucco meraviglioso (... ). Mai il superbo si chinerà a scrutare con amore una realtà dimessa e nemmeno giungerà mai a sospettare che essa possa essere deliberata, come l’abbigliamento da pitocco del califfo Harun ar-Rashid nelle Mille e una notte.
Questo, del travestimento nella più modesta tra le forme, è un archetipo fra i maggiori. In verità è nientemeno che l’archetipo stesso dell’Incarnazione.
Lo Harun ar-Rashid del novellino arabo, il principe in costume di mendico, ha origine nella notte della fiaba arcaica e iniziatica: è il rospetto-principe, ancor presente nel duca shakespeariano di Misura per misura.
Questa la chiave che c’introdurrà nel Pinocchio.


domenica 16 dicembre 2012

Dizoonario letterario: il camelopardo

opera di Ettore Tito
 Quanto ai pochi libri di testo usati dalla scolaresca, bastava darci un'occhiata per aver l'impressione di fare un salto indietro in pieno secolo diciannovesimo. C'erano tre libri soltanto di cui ogni alunna aveva una copia. Uno era un manuale di aritmetrica uscito prima della Grande Guerra ma ancora discretamente servibile, e un altro era un pessimo libriccino intitolato Cento pagine di storia patria, un brutto volumetto in dodicesimo dalla copertina marrone granulosa e dal frontespizio che raffigurava Boadicea con la bandiera nazionale drappeggiata sulla parte anteriore del cocchio. (...)

mercoledì 22 agosto 2012

Sweeney Todd e Mrs. Lovett al mare

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da Sweeney Todd di Tim Burton


Sweeney Todd, l' esangue barbiere dalla lama insanguinata, nasce nel 1846 dalla fantasia di Thomas Peckett Prest ( The string of pearl : a romance ) e cresce nella fama quando la sua storia viene rappresentata a teatro col sottotitolo The demon barber of Fleet street. La sua popolarità non scema col nuovo secolo, infatti  continua a tagliar gole in film e telefilm.
Nel 1978 Christopher Bond dà la sua versione dei fatti e a  Sweeney un movente : il barbiere uccide spinto dalla vendetta. 
Nel 1979, Stephen Sondheim realizza un musical e fa cantare Sweeney.  Angela Landsbury interpreta la parte di Mrs. Lovett, la fornaia, che, complice di Sweeney,  "trasforma" le vittime del barbiere in ripieno ( sembra molto gustoso, dalla fila che si forma dinanzi al suo negozio ) per i suoi pasticci di carne.

domenica 17 giugno 2012

Vincent Van Gogh a Saint - Rémi

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In passato ho  studiato per un po' di anni storia dell'arte. Mi sono illusa, leggendo manuali e testi critici, di poter entrare  nell'atelier dei pittori per conoscere tecniche e  modalità di rappresentazione dei  soggetti .  


Mi interessava comprendere come si arrivasse a dare corpo e intensità alla luce, all' ombra, a creare l'illusione di terze, in qualche caso quarte, quinte, infinite dimensioni prospettiche e non. Non ho chiesto  la luna... eppure  ne ho fatti di voli astrali  appesa al filo labilissimo delle  categorie interpretative degli storici dell'arte !


Riporto qui un passo, neanche poi tanto rappresentativo ( gli esercizi più impegnativi di risalita sugli specchi ve li risparmio) ,  tratto dal manuale più noto, l'Argan ( così lo si indicava ai miei tempi, direttamente con il nome del suo autore ).



La ricerca dei Fauves verte appunto sulla natura di quell'ordine e quel ritmo ( gran dispiego di aggettivi dimostrativi nell'idioletto arganiano ), che per Cezanne era l'ordine  intellettuale della coscienza ( ? ), per Signac la legge ottica degli effetti di di luce  ( si, ma me la spieghi  visto che sei un manuale? ) , per Van Gogh il ritmo profondo dell'esistenza tradotto in gesto (  un ritmo è profondo ? ).
Ciò che i Fauves vogliono mettere in chiaro è la struttura autonoma, autosufficiente del quadro ( e vorrei vedere il contrario )....

domenica 25 marzo 2012

C'era una volta ( e c'è ancora ) il pane di Matera

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 "... Maddalena Tataranni, la sera prima, dopo aver cenato col marito e i suoi due figli, avendo deciso di preparare il suo pane per il primo forno, aveva tirato fuori dalla credenza il lievito messo da parte la settimana precedente e, con tutta l'arte del caso, l'aveva impastato con farina e acqua tiepida. 

Qualche ora dopo, era scivolata dal letto nel massimo silenzio, per non disturbare il sonno dei suoi familiari. Aveva acceso il fuoco e aveva messo a riscaldare l'acqua. Su due sedie, poste l'una di fronte all'altra, aveva poggiato il "tavoliere" o madia, dopo averlo pulito con tutta l'accortezza possibile, data la scarsa luce con cui il lume a petrolio illuminava la grotta.
Non tutte le case dei Sassi, infatti, disponevano della corrente elettrica, che solo in alcune ore era miracolosamente fornita da una magica manopola di ceramica ( peraltro " a forfait", cioè a costo fisso e basso, ma anche a bassissima illuminazione. ).

"Mamà, ce ste faj?" ( "Mamma che stai facendo "? ).  Uno  dei figli di Maddalena si era svegliato. " Nidd, durm. Ié sibt ancar " ( "Niente, dormi. E' presto ancora").
Scampato il pericolo di ritrovarsi con un moccioso da accudire nel momento in cui si compiva il sacro rito del pane, la donna aveva riversato la farina sul "tavoliere", formando una piccola montagna bianca. Aveva quindi affondato la mano destra nella montagna e, ruotandola lentamente, aveva scavato un cratere fino al legno del "tavoliere". Qui aveva deposto il lievito e, versando un po' alla volta dell'acqua salata, aveva cominciato a mescolarlo con la farina.

Maddalena Tataranni aveva imparato a fare il pane da sua madre, sua madre dalla nonna e la nonna dalla bisnonna... "


Nicola Rizzi, C'era una volta il forno di una volta  ed. BMG

Qui un video molto bello sulla mia città d'origine






A Matera si sforna ancora oggi  il pane "alto". La forma pietrosa, il colore di terra, d'argilla, il profumo caldo, materno somigliano a quelli dei Sassi e della Gravina.


Links

Cosimo, mentre, nella sua salumeria, taglia il pane alto
Matera ( nelle parole di Nicola Rizzi )
Pane e frittata ( da Basilicata Coast to Coast )
Le origini 
                        

                                                                                           
                                                                                                     

sabato 1 ottobre 2011

cinematografo

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-  L'autentica bellezza del film - annunciai a mia madre e a Richard la mattina dopo a colazione, - è che possiede un certo ritmo fisso. Il modo in cui lo si vede è meccanicamente condizionato. Un quadro, per esempio, lo si può guardare solo fuggevolmente, o si può fissarne l'angolo in alto a sinistra per mezz'ora di seguito. La stessa cosa vale per un libro. L'autore non può impedirvi di saltarne delle pagine, o di andare a leggere l'ultimo capitolo, scorrendo poi a ritroso. Insomma, si è liberi di scegliere un approccio. Ma quando si va al cinematografo è diverso. C'è il film, e lo si deve vedere come il regista vuole che lo si veda. Egli stabilisce i suoi punti, uno dopo l'altro, e vi concede un certo numero di secondi o di minuti per coglierli ad uno ad uno. Se vi lasciate sfuggire qualcosa, non si ripeterà nè si fermerà per spiegarvi ciò che vi è sfuggito. Non può. Ha cominciato e deve andare fino in fondo... vedete il film è una specie di macchina infernale... -




Christopher Isherwood, La violetta del Prater








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giovedì 2 giugno 2011

Fe, fi, fo, fum...

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Mucci mucci, sento odor di cristianucci...


... mi sembra ancora di sentire  l'orco salivare mentre tenta di far dei miei due fratelli e di me bambina il suo primo, secondo e contorno... Così, quando, qualche giorno fa, Giuliano  ha  rievocato la favola del fagiolo magico  in un bellissimo post dedicato a un film di Weir, ho pensato di rileggerla e di saperne di più.


Ho scoperto che:

- la fiaba è inglese ed è stata tramandata oralmente per molto tempo prima di essere pubblicata nei primi dell'Ottocento.


- L'espressione " Mucci mucci, sento odor di cristianucci" in inglese diventa 


Fe, fi,fo, fum
I smell the blood of an Englishman,
Be he living, or be he dead, 
I,ll grind his bones to make my bread.


- Che la suddetta, tragica espressione ricorre  anche nel King Lear di William Shakespeare


... Fie, foh, and fum, 
I smell the blood of a British man *

King Lear, Act 3, scene 4


* ...Mucci mucci, sento puzza di Britannucci




A pronunciarla non è King Lear, che pur impazzisce, ma un finto matto, il mite Edgar...









KING LEAR ( soggetto dell'opera )
poi qui


prova anche qui

mercoledì 25 maggio 2011

Zucchero candito







No(u)vel(le) cuisine è la mia nuova rubrica. 


Visto che mi piace  :
( nell'ordine )


- leggere, 
-"postare",
- cucinare,


non potevo far finta di ignorare le ricette contenute nei romanzi.




Ecco la prima


 "A loro piace così. Colorato, fatto in casa. Lo fai sciogliere con la marmellata; lo lasci riposare in modo che si rapprenda. L'ho staccato con il coltello. Lo pilucchino pure.Vogliono lo zucchero sempre a pezzetti. Non sia mai che uno serva con il tè quello normale. Usano pinze piccoline, lucenti. Antiche. Di quel tipo che non ne fabbricano più. Lo frantumano rumorosamente. Ne prendono uno e via in bocca." 




Elena Čížova , Il tempo delle donne






giovedì 4 novembre 2010

Al tempo di don Chisciotte




Piccolo inventario di suppellettili, motti ed altre amenità nella Mancha di Cervantes.



 Gli  ombrelli da sole


...arrivò ad una strada che si divideva in quattro, e subito gli occorsero alla mente quei crocicchi dove i cavalieri erranti si mettevano a pensare a quale delle vie prendere; ( ... ) . Andato avanti per quasi due miglia, don Chisciotte scoprì un numeroso drappello di persone che, come poi si seppe, erano dei mercanti di Toledo che andavano a comprar seta a Murcia. Erano sei, e camminavano coi loro ombrelli da sole, con alri quattro servi a cavallo e tre mulattieri a piedi.





 Gli occhiali da viaggio


Mentre stavano così ragionando, si affacciarono sulla strada due frati dell'Ordine di San Benedetto, che pareva andassero in groppa a due dromedari, tanto erano grandi le mule su cui cavalcavano. Portavano occhiali da viaggio e parasole. Dietro di loro veniva una carozza (...) c'era una signora biscaglina che andava a Siviglia, dove si trovava suo marito, diretto alle Indie con importantissimo incarico.




Erbe officinali



 (...) sarebbe bene, Sancio, che tornassi a medicarmi quest'orecchio, che mi duole più del necessario. Fece Sancio ciò che gli veniva ordinato, e uno dei caprai, osservando la ferita, gli disse di non preoccuparsi, che ci avrebbe messo lui un medicamento che l'avrebbe fatta guarire facilmente. E staccate alcune foglie di rosmarino, che si trovava lì in abbondanza, le masticò, le mescolò con un pò di sale e applicategliele ben bene all'orecchio, glielo bendò accuratamente, assicurandogli che non avrebbe avuto bisogno di altra medicina; e così fu.





Occupazioni femminili
 



Va' avanti - disse don Chisciotte- . E quando arrivasti che cosa stava facendo quella regina della bellezza? Giurerei che la trovasti intenta ad infilare perle o a ricamare con cordoncino d'oro qualche impresa per questo cavaliere suo schiavo.






Nient'affatto -rispose Sancio-. la trovai che stava spulando due sacchi di grano in un cortile di casa sua.







Improperi/insulti


Oh Dio, come fu grande la collera che provò don Chisciotte sentendo le sfacciate parole del suo scudiero! Fu così grande, dico, che con voce alterata e con lingua balbuziente disse, lanciando un vivo fuoco dagli occhi: - vigliacco, farabutto, scostumato, insolente, ignorante, cretino, linguacciuto, sfacciato, calunniatore e maldicente!  ( ... ) Vattene dalla mia presenza, mostro di natura, deposito di menzogne, armadio di inganni, granaio di vigliaccherie, inventore di malvagità, banditore di sciocchezze, nemico del rispetto che si deve alle persone reali!



 Link

museo dell'ombrello

museo dell'occhiale

Rosmarinus officinalis 


Le parti in corsivo sono tratte da  Don Chisciotte della Mancia di M. Cervantes, ed. Einaudi