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sabato 16 luglio 2016
a colloquio con il tempo
“Austerlitz” di W.G. Sebald ha un narratore e un protagonista, il Tempo, che assume una vera e propria consistenza attraverso le manifestazioni tangibili di ciò che in lui ricade: gli esseri e i percorsi che tracciano, la cui durata è ben superiore a quella in cui sembra risolversi un'esistenza o un' azione.
Ci sono molte foto, immagini, in Austerlitz. Ci sono volti che sembrano architetture e spazi le cui geometrie sembrano parlare a chi sappia intendere il loro muto linguaggio. Leggendo, si avverte che nel passato è possibile rientrare, che è lì che ci aspetta, non meno del futuro.
domenica 17 gennaio 2016
domenica 2 agosto 2015
Sono il bambino, sono il vecchio
Sono il bambino che riceve la Prima Comunione a Vilna, e dopo beve cacao offerto da zelanti signore cattoliche.
Sono il vecchio che ricorda quel mattino di giugno: euforia d’esser senza peccato, bianche tovaglie e sole su vasi pieni di peonie.
Qu’as tu fait, qu’as tu fait de ta vie? – chiamano voci nelle varie lingue collezionate errando per due continenti. Che hai fatto della tua vita, che hai fatto?
Pian piano, ponderatamente, ora che è compiuto il destino, m’inoltro tra le vedute del tempo andato,del mio secolo nel quale, e in nessun altro, mi fu detto di nascere, lavorare e lasciare un segno.
Sono il vecchio che ricorda quel mattino di giugno: euforia d’esser senza peccato, bianche tovaglie e sole su vasi pieni di peonie.
Qu’as tu fait, qu’as tu fait de ta vie? – chiamano voci nelle varie lingue collezionate errando per due continenti. Che hai fatto della tua vita, che hai fatto?
Pian piano, ponderatamente, ora che è compiuto il destino, m’inoltro tra le vedute del tempo andato,del mio secolo nel quale, e in nessun altro, mi fu detto di nascere, lavorare e lasciare un segno.
domenica 21 giugno 2015
La memoria di Elvira
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| Elvira Sellerio |
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venerdì 27 febbraio 2015
città dell'uomo
«Nella millenaria civiltà della terra, il contadino guardando le stelle, poteva vedere Iddio, perché la terra, l’aria, l’acqua, esprimono in continuità uno slancio vitale… Per questo il mondo moderno, avendo rinchiuso l’uomo negli uffici, nelle fabbriche, vivendo nelle città tra l’asfalto delle strade e l’elevarsi delle gru e il rumore dei motori e il disordinato intrecciarsi dei veicoli, rassomiglia un poco ad una vasta, dinamica, assordante, ostile prigione dalla quale bisognerà, presto o tardi, evadere…» Adriano Olivetti, Città dell’Uomo
domenica 8 febbraio 2015
giovedì 23 maggio 2013
mercoledì 27 marzo 2013
l'ora vuota
La sola ora poetica, al Liviano, era il tardo pomeriggio, in autunno o in inverno, quando fuori era già buio.
Terminavano le ultime lezioni, le piccole filologie slave, c'era poca gente che sostava qua e là, un senso di rumori attutiti e luci soffici; si formava un'ora vuota, incerta, interessante. Si guardavano le compagne con altri occhi, i loro nomi si mettevano a splendere.
Luigi Meneghello, Fiori italiani, ed.Rizzoli
l'immagine è di Quint Buchholz
maratona di lettura dedicata a Meneghello : info
domenica 4 novembre 2012
amicizia
domenica 30 settembre 2012
Yes
… domani il sole splende per te à detto lui il giorno che eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel vestito di tweed grigio e il cappello di paglia il giorno che mi son fatta fare la proposta sì prima gliò passato quel pezzetto di torta ai semi di cumino direttamente dalla bocca ed era un anno bisestile come adesso sì 16 anni fa mio Dio dopo quel bacio lungo quasi mi mancava il fiato sì ero un fiore di montagna à detto sì siamo tutte fiori il corpo di una donna è un fiore sì la sola cosa giusta che à detto in vita sua e il sole splende per te oggi sì è per questo che mi piaceva perché vedevo che capiva o sentiva quello che è una donna e lo sapevo che potevo aggirarlo quanto mi pareva e gliò dato tutto il piacere possibile (…)
venerdì 18 maggio 2012
sottinteso
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"Si ballò per tutta l'estate. Avevo imparato benissimo ed ero diventato uno dei più bravi, tanto che le ragazze si lasciavano invitare volentieri da me, così che io potevo scegliere quelle che più mi piacevano. E appena mi accostavo alla ballerina capivo subito cosa poteva sottintendere quell'abbraccio, ossia un semplice gesto di danza oppure qualcosa di più. Bastava un passo trattenuto o un lieve sfiorarsi dei corpi per cogliere dei segnali di cui avevo imparato a capire i significati. Ormai sentivo che di lì a poco, una di quelle sere, anche a me sarebbe capitata l'occasione favorevole per provare la più attesa emozione della vita".
Ermanno Olmi, Ragazzo della Bovisa ed. Mondadori
da Il posto di Ermanno Olmi
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"Si ballò per tutta l'estate. Avevo imparato benissimo ed ero diventato uno dei più bravi, tanto che le ragazze si lasciavano invitare volentieri da me, così che io potevo scegliere quelle che più mi piacevano. E appena mi accostavo alla ballerina capivo subito cosa poteva sottintendere quell'abbraccio, ossia un semplice gesto di danza oppure qualcosa di più. Bastava un passo trattenuto o un lieve sfiorarsi dei corpi per cogliere dei segnali di cui avevo imparato a capire i significati. Ormai sentivo che di lì a poco, una di quelle sere, anche a me sarebbe capitata l'occasione favorevole per provare la più attesa emozione della vita".
Ermanno Olmi, Ragazzo della Bovisa ed. Mondadori
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da Il posto di Ermanno Olmi
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sabato 7 aprile 2012
Latte
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"Il giovane entrò nella camera, quasi non aveva il coraggio di farsi avanti. Orsola era seduta sul letto, sudata, scarmigliata, ma con un sorriso che Simone non le aveva mai visto mentre Anna le porgeva un minuscolo fagotto. La levatrice se ne andò, seguita dalle vicine. In un attimo la stanza rimase silenziosa, quasi abbandonata.
Simone si guardava in giro, capiva poco di quello che succedeva, coglieva solo particolari: il lume acceso sotto l'immagine della Madonna, un mucchio di lenzuola insanguinate, una bacinella d'acqua. Si avvicinò al letto con uno sforzo.Orsola cercava di attaccare il bambino al seno, ma il piccolo sembrava stanco, come se la lunga fatica di nascere lo avesse prosciugato di tutte le sue forze. Continuava a piangere debolmente però, doveva avere fame.
- Non riesce a tirare il latte... Simone, aiutami...
- Io? Come?
Orsola si posò il bambino sulle gambe, si slacciò la camicia da notte scoprendosi il seno. Simone la guardava stupefatto.
- Certo...tu hai più forza...
Simone capì finalmente, sedette sul letto, avvicinò le labbra. Era caldo, gonfio. Non gli era parso mai tanto profumato. Come un bambino, Simone si attaccò, succhiando con forza, finchè la bocca non gli si riempì di un latte che gli parve meraviglioso: tiepido, liquido come acqua e dolcissimo. A quel punto Orsola gli spinse via la fronte, Simone si staccò e con timidezza prese il bambino, temendo quasi di romperlo e glielo porse. Poco dopo il piccolo era zitto, impegnato a succhiare. Simone si sentì prendere da un desiderio da farlo impazzire, e lesse negli occhi di Orsola che anche per lei era lo stesso; ma gli fece un cenno di silenzio con le labbra. Ora doveva pensare al bambino."
Giuliano Galletti, Il Volo del mugnaio Simone ed. De Bastiani
Auguri a Giuliano ( l'autore ) e a chi passa di qui :)
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| opera di Anna Biancardi |
"Il giovane entrò nella camera, quasi non aveva il coraggio di farsi avanti. Orsola era seduta sul letto, sudata, scarmigliata, ma con un sorriso che Simone non le aveva mai visto mentre Anna le porgeva un minuscolo fagotto. La levatrice se ne andò, seguita dalle vicine. In un attimo la stanza rimase silenziosa, quasi abbandonata.
Simone si guardava in giro, capiva poco di quello che succedeva, coglieva solo particolari: il lume acceso sotto l'immagine della Madonna, un mucchio di lenzuola insanguinate, una bacinella d'acqua. Si avvicinò al letto con uno sforzo.Orsola cercava di attaccare il bambino al seno, ma il piccolo sembrava stanco, come se la lunga fatica di nascere lo avesse prosciugato di tutte le sue forze. Continuava a piangere debolmente però, doveva avere fame.
- Non riesce a tirare il latte... Simone, aiutami...
- Io? Come?
Orsola si posò il bambino sulle gambe, si slacciò la camicia da notte scoprendosi il seno. Simone la guardava stupefatto.
- Certo...tu hai più forza...
Simone capì finalmente, sedette sul letto, avvicinò le labbra. Era caldo, gonfio. Non gli era parso mai tanto profumato. Come un bambino, Simone si attaccò, succhiando con forza, finchè la bocca non gli si riempì di un latte che gli parve meraviglioso: tiepido, liquido come acqua e dolcissimo. A quel punto Orsola gli spinse via la fronte, Simone si staccò e con timidezza prese il bambino, temendo quasi di romperlo e glielo porse. Poco dopo il piccolo era zitto, impegnato a succhiare. Simone si sentì prendere da un desiderio da farlo impazzire, e lesse negli occhi di Orsola che anche per lei era lo stesso; ma gli fece un cenno di silenzio con le labbra. Ora doveva pensare al bambino."
Giuliano Galletti, Il Volo del mugnaio Simone ed. De Bastiani
Auguri a Giuliano ( l'autore ) e a chi passa di qui :)
sabato 10 settembre 2011
37°
Aprì le mani davanti a lei. "Si, deve dormire là. Mi metterò d'accordo con il controllore. E la pelliccia... Le terrà caldo. A Colonia le procurerò una tazza di caffè, ma sarebbe meglio se dormisse."
" Ma non posso accettare. Lei dove dormirà? "
" Un posto lo troverò. Il treno non è pieno."
(...)
Myatt non andò alla ricerca del controllore, ma si incuneò tra la parete del corridoio e quella dello scompartimento, incrociò le braccia e si accinse a dormire. Senza la pelliccia, però, faceva molto freddo. Benchè tutti i finestrini del corridoio fossero chiusi, una corrente d'aria veniva dal mantice che collegava i vagoni e dalla porta in fondo al corridoio.
(...)
La luce del mattino penetrò attraverso lo spiraglio nella tendina e illuminò il sedile opposto. Quando Coral Musker si destò, vide per prima cosa il sedile e su di esso una valigia di cuoio. (.. ) Alzò la tendina e per un momento restò stupefatta dinanzi a un palo telegrafico che saettava via, un fiume verde che scorreva di fronte a lei, sfumato d'arancione al sole mattutino, e le colline boscose. Poi ricordò.
Era ancora presto , in quanto il sole si trovava basso sull'orizzonte e incominciava appena a salire sopra le alture. (...)
Coral alzò la tendina e vide Myatt addormentato nel corridoio, con le spalle appoggiate alla parete. Il suo primo impulso fu di destarlo; il secondo fu quello di lasciarlo dormire e di ridistendersi nella voluttà consentitale dal sacrificio altrui. (...) forse il mondo, pensò, non è tanto crudele. Ricordò con quanta gentilezza le aveva rivolto la parola il commissario di bordo, voltandosi poi a gridarle: " Si ricordi di me". E non le sembrava improbabile, ora, con il giovane ebreo addormentato davanti allo scompartimento, disposto a subire alcune ore di scomodità per una sconosciuta, che il commissario di bordo potesse ricordarla ancora. Pensò per la prima volta, con gioia: forse vivo nella mente delle persone anche quando non sono presente e non mi vedono o non mi parlano. Guardò di nuovo fuori dal finestrino, ma il villaggio era scomparso insieme alle verdi alture che ella aveva contemplato, soltanto il fiume era sempre lo stesso. Si addormentò.
martedì 15 febbraio 2011
Homo faber
Afferrò l'ascia e cominciò a sgrossare e a spezzare il marmo e a murare con la velocità che da bambino desiderava e immaginava osservando i gesti pesanti di suo nonno mentre questi squadrava le pietre e i monumenti funerari in Bosnia. Ora era di nuovo muratore e la sua bocca era piena di sudore salato e di polvere, le sue orecchie erano piene di capelli bagnati e il suo cranio era ardente sotto quei capelli bagnati e la pietra e le tegole si spaccavano sotto la sua mano e sotto la sua saliva, come fosse velenosa, e nello sforzo il suo aspro seme maschile gli bruciava le cosce e bucava i vestiti. A mezzogiorno interrompeva il lavoro, mangiava un pò di fagioli bolliti e si sdraiava in riva al piccolo fiume. Alle ciocche dei suoi lunghi capelli legava le esche e appoggiava la testa su un sasso vicino al fiume, in modo che i capelli affondassero nell'acqua. Così dormiva e pescava, stanchissimo e affamato, nella speranza che il pesce venisse nel sogno, guastandoglielo. Poi si alzava, costruiva fino a mezzanotte e si sdraiava di nuovo finché non lo sveglava la civetta, un uccello mai visto da nessuno, un uccello che sa quando morirà chi sente il suo canto.
Da Il lato interno del vento di Milorad Pavić
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