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domenica 14 agosto 2016

gatti



Ma ancora più lontani dal mondo erano i gatti:
la loro perfezione faceva paura. Chiusi nella loro precisione e nell'accuratezza dei propri corpi, non conoscevano l'errore, nè l'anomalia. Per un attimo scendevano in profondità, in fondo alla loro esistenza, e allora immobili nel loro morbido pelo, diventavano minacciosamente e solennemente seri
e i loro occhi diventavano rotondi come la luna, assorbendo lo sguardo nelle sue fessure infuocate. 

Ma dopo appena un attimo, rigettati a riva, sulla superficie, sbadigliavano la loro nullità delusi e disincantati.                   Nella loro vita piena di grazia chiusa in se stessa non c'era posto per alcuna alternativa. E, annoiati nella prigione di questa perfezione senza via d'uscita, presi dallo spleen, sbuffavano con labbro arricciato, pieni di vaga crudeltà, sul corto muso allargato dalle strisce. 

Bruno Schulz, L'epoca geniale
ed. Vie del Vento
traduzione di Lorenzo Pompeo
                                                                                                                       

sabato 18 giugno 2016

Wilderness


"I primi giorni facevo lunghe camminate. (...) mi riempivo i polmoni del profumo della California, un po' americano e un po' mediterraneo, in cui l'aroma del legno rosso si mescolava a quello della salvia, della resina e degli arbusti spinosi. Il puma era un animale mitologico, la comparsa di un film western, e mi preoccupava appena un po' di più dell'altra creatura leggendaria che vive in quella terra, il serpente a sonagli. I cervi erano dappertutto, i coyote si intravedevano di giorno e si sentivano
ululare di notte, unico rumore oltre al frinire dei grilli e all'occasionale richiamo del gufo che a volte si posava sul tetto del mio studio in cima alla collina. Un mattino, uno di quei grandi rapaci notturni era stato trovato morto dietro l'edificio principale, dilaniato da qualcosa di molto più grosso di lui che
gli aveva strappato l'ala e divorato la maggior parte del corpo.
Un giorno ho fatto una passeggiata più lunga del solito. Dopo il primo tratto sul terreno aperto, sotto un sole a picco che asciugava il sangue, sono entrata nella foresta, all'ombra delle sequoie alte e dritte e delle querce gobbe e contorte, con i rami grondanti di muschio spagnolo. Là sotto stavo così bene che ho continuato a camminare senza accorgermi di quanta strada avevo percorso. E a un certo punto ho provato un senso di assoluta solitudine. Non la solitudine interiore di chi si sente solo in mezzo alla gente. No, non quella roba lì. Questa era una solitudine concreta, fisica: ero sola perchè intorno a me non c'era un accidenti di nessuno, per chilometri e chilometri. Una cosa inimmaginabile nel paese in cui sono nata, dove il cemento arriva dappertutto e dove si costruiscono case persino nei parchi nazionali. Poi ho capito dove ero finita: in mezzo alla wilderness. La wilderness era uscita dai libri, dai saggi di John Muir e dai racconti western, e mi aveva circondata. Non era più un'idea filosofica, un concetto astratto. Da un istante all'altro era diventata un luogo reale, concreto, dove, come recita il Wilderness Act, " la terra e la vita che la abita non sono in alcun modo vincolate dalla presenza umana, e dove l'uomo stesso è un visitatore non destinato a restare". Dove echeggiano rumori sconosciuti, e dove, se incontri un puma, l'unica cosa che puoi fare per difenderti è fingerti grosso e ruggire. Mai voltargli le spalle, mai scappare. Mai. (...) me l'hanno confermato. " Se incontri un puma, mi raccomando, non metterti a correre".
Così, quando nella foresta ho sentito un rumore che non era il grido stridulo della ghiandaia nè il tamburellare cavo del picchio, ma il fruscio di qualcosa che si muoveva tra i cespugli, mi sono fermata, mi sono guardata intorno e ho ruggito. chissà se è stato quello a salvarmi."


Silvia Pareschi, I jeans di Bruce Springsteen e altri sogni americani, ed. Giunti  ( qui )



giovedì 21 maggio 2015

l'agnello e l'entomologo


Erano i tempi in cui la sera giravo per le vie intorno a Nybroplan con un agnello in braccio.
Me lo ricordo perfettamente. Era arrivata la primavera. L’aria era secca e come polverosa. La sera era fresca, ma conservava ancora il tiepido profumo del giorno: profumo di terra e delle foglie morte dell’autunno scaldate dal sole. L’agnello belava spaurito mentre attraversavo la Sybillegatan.


domenica 1 febbraio 2015

physis e gnosis


Mi accorgo che N., ottimo conoscitore d'uomini, dunque buon lettore di volti, non ama Lavater, Cagliostro, Mesmer e Gall:
- Tutti ciurmadori, cerretani! - taglia corto- Quel Mesmer! La tinozza miracolosa! L'albero magnetico! (...) Tutto nasce dalla debolezza nervosa del soggetto!
(...) Commenta a bassa voce con Bertrand:

sabato 23 agosto 2014

Nel retìno di Vladimir



Da  
Immaturità di F.M. Cataluccio - ed. Einaudi ( qui )


"Come una farfallina, ho svolazzato, svolazzato un po' e sono morto" diceva il protagonista del romanzo Bambocciata di Konstantin K. Vaginov.
Con esche fatte di melassa e birra svaporata, un retino delicato e un barattolo con fondo di ovatta imbevuto d'etere, lo scrittore russo-americano Vladimir Nabokov andò come un bambino a caccia di farfalle per tutta la vita.

 Una passione profonda, e anche, in alcuni periodi, un divertente modo per guadagnarsi il pane. Nel 1941, trasferitosi da poco con la famiglia negli Stati Uniti, ricevette dapprima l'incarico di riordinare la collezione di lepidotteri del Museo di Storia naturale di New York e, l'anno successivo, dopo un incontro con il professor Nathan Banks, direttore del dipartimento di Entomologia del Museo di Zoologia comparata di Harvard, ricevette l'incarico come "research fellow", sia pure a tempo parziale, presso quell'Università, di risistemare le collezioni esistenti.

sabato 7 giugno 2014

Le lepri estatiche






Al calar della sera arrivai in un fienile. Era diviso da un soppalco a circa due metri dell'altezza e per fortuna ci avevano lasciato la scala a pioli. In un attimo fui di sopra, a scartare i panini imburrati con prosciutto affumicato e pere che mi avevano dato a ó- Kígyós. Poi finii il vino che avevo stappato a mezzogiorno. (...)

Avvolto nel cappotto, la testa sullo zaino, rimasi sveglio a fumare (...) e mi abbandonai a pensieri euforici. Era come nella prima notte all'addiaccio sul Danubio: provavo la medesima sensazione quasi estatica all'idea che nessuno sapesse dov'ero (...).

venerdì 14 giugno 2013

l'animalino senza peso

                                                                                                                     
                                                                                     dizoonario letterario





Tra i nostri compagni di pianeta c’è anche un certo animalino il cui nome, francamente, ignoro e con tutta probabilità ignorerei quando pure mi fossi dato la pena di consultare i più minuziosi repertori zoologici. Per darne un’idea alla svelta, dirò che le sue dimensioni appaiono estremamente ridotte ( sui quattro o al massimo cinque millimetri ) ; che la sua forma è all’incirca quella tra rotondeggiante ed oblonga di molti insetti; che il suo colore è di un bianco abbagliante; che il suo aspetto generale è quello di un minuscolo piumino. 

martedì 12 febbraio 2013

vissi d'acqua e di stupore ( dizoonario letterario )



Da Monteriano di E.M. Forster, ed. Feltrinelli
traduzione di Luisa Chiarelli



La cena fu un incubo. La sala da pranzo, con i suoi odori, era tutta per loro. Lilia, molto elegante e loquace, era a capotavola; la signorina Abbott, anche lei nei suoi abiti migliori, sedeva di fianco a Philips, ai cui nervi irritati appariva ogni momento di più come una confidente da tragedia. Il signor Carella, quel rampollo della nobiltà italiana, sedeva di fronte a loro. Dietro di li, si scorgeva una vaschetta con dei pesci rossi che nuotavano intorno intorno, guardando gli ospiti a bocca aperta.


domenica 20 gennaio 2013

Dizoonario letterario : il coniglio del luogo





Alle quattro e mezzo antimeridiane i passeggeri del Mongolia erano sbarcati  a Bombay, e il treno per Calcutta partiva alle otto precise.
Il signor Fogg si accomiatò dai compagni di gioco, scese dal  piroscafo, dette al suo domestico la nota particolareggiata di alcune compere da fare, gli raccomandò tassativamente di trovarsi alla stazione prima delle otto , e, con quel suo passo regolare, che scandiva  i secondi come un orologio astronomico, si diresse verso l'ufficio dei passaporti.
Delle meraviglie di Bombay, pertanto, non si preoccupava di vedere niente: né il municipio, né la magnifica biblioteca, né le fortificazioni, né i docks, né il mercato del cotone, né i bazar, né le moschee, né le sinagoghe, né le chiese armene, né la splendida pagoda del colle di  Malabar, ornata da due torri poligonali. Non avrebbe contemplato né i capolavori di Elephanta, né i suoi misteriosi ipogei nascosti a sud-est della rada,
né le grotte Kanhery dell'isola di Salsette, mirabili ruderi dell'architettura buddista!
Macché! Niente. Uscito dall'ufficio passaporti, Phileas Fogg si recò tranquillamente alla stazione, dove si fece servire il pranzo. Il capocameriere credette bene di suggerirgli, fra le altre pietanze, una certa fricassea di «coniglio del luogo », di cui gli disse meraviglie.
Phileas Fogg acconsentì alla fricassea e l'assaggiò coscienziosamente, ma, a onta della salsa piccante, la trovò disgustosa.
Chiamò il capocameriere.
- Signore- disse, guardandolo fisso, - è coniglio, questo?-
-  Sì, mylord,-rispose sfrontatamente il mariuolo, - coniglio della giungla-
-  E quando lo hanno ammazzato non ha miagolato, questo coniglio?-
-  Miagolato? Oh, mylord: un coniglio! Vi giuro...-
- Signor capocameriere, - ribatté freddamente Mr. Fogg, - non giurate, e tenete a mente quello che sto per dirvi: : in India in altra epoca, i gatti erano considerati animali sacri. Bei tempi!
- Per i gatti, mylord?-
- E forse anche per i viaggiatori.-
Fatta questa osservazione, il signor Fogg continuò tranquillamente a mangiare.

Jules Verne,  Il giro del mondo in 80 giorni , Rizzoli
traduzione di Augusto Donaudy

domenica 16 dicembre 2012

Dizoonario letterario: il camelopardo

opera di Ettore Tito
 Quanto ai pochi libri di testo usati dalla scolaresca, bastava darci un'occhiata per aver l'impressione di fare un salto indietro in pieno secolo diciannovesimo. C'erano tre libri soltanto di cui ogni alunna aveva una copia. Uno era un manuale di aritmetrica uscito prima della Grande Guerra ma ancora discretamente servibile, e un altro era un pessimo libriccino intitolato Cento pagine di storia patria, un brutto volumetto in dodicesimo dalla copertina marrone granulosa e dal frontespizio che raffigurava Boadicea con la bandiera nazionale drappeggiata sulla parte anteriore del cocchio. (...)

lunedì 2 luglio 2012

di zoo nario letterario : rinoceronti togati

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LA NERA NOTTE DEL VECCHIO MARCHESE ERMANNO SEBORGA - SONEGO
PROCESSATO E CONDANNATO A MORTE DAI RINOCERONTI DA LUI UCCISI IN GIOVENTU'.
QUINDI GRAZIATO PER INTERCESSIONE DI SANTA RITA LA QUALE EBBE POI A PENTIRSENE
AMARAMENTE. ANNO 1901


Ermanno Seborga Sònego, di famiglia patrizia di Serravalle ( oggi Vittorio Veneto ) visse dal 1865 al 1927. Molto ricco, era appassionato di caccia grossa. I suoi nipoti raccontano fosse un uomo strano, affetto da manie religiose o, meglio, rituali. Essi suppongono che il processo da parte dei rinoceronti fosse un parto della sua fantasia fuori squadra.


Dino Buzzati, I miracoli della Val Morel




Links


I miracoli della Val Morel
Il sentiero Buzzati

domenica 12 febbraio 2012

di zoo nario letterario : un asin bigio

                    ( ... )


O nonna, o nonna! deh com'era bella
Quand'ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest'uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!

Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:

Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.

Deh come bella, o nonna, e come vera
È la novella ancor! Proprio così.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,

Sotto questi cipressi, ove non spero,
Ove non penso di posarmi più:
Forse, nonna, è nel vostro cimitero
Tra quegli altri cipressi ermo là su.

Ansimando fuggìa la vaporiera
Mentr'io così piangeva entro il mio cuore;
E di polledri una leggiadra schiera
Annitrendo correa lieta al rumore.

Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
Rosso e turchino, non si scomodò:
Tutto quel chiasso ei non degnò d'un guardo
E a brucar serio e lento seguitò.



G. Carducci, Davanti San Guido



Qui il testo integrale e le immagini dell'oratorio di San Guido a Bolgheri ( video )
Qui la favola del re Porco

martedì 24 gennaio 2012

di zoo nario letterario : una papera disamorata

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Quando ero ragazzo i miei genitori si dividevano i compiti: mio padre raccontava storie sulla sua infanzia incantata popolata di astuti anmali domestici; mia madre cantava canzoni o recitava filastrocche. Una di queste filastrocche narrava di un'anatra che attraversava il fiume Sava con una lettera sul capo che diceva : " Non ti amo più",  Ne volim te više . Quella lettera mi aveva sempre lasciato perplesso, e sulla sua esegesi avevo speso notti insonni: Perchè l'anatra la portava sul capo? Qual era il significato del fiume? A chi era destinata? Chi era il non più amato?

Aleksandar Hemon, Il progetto Lazarus



giovedì 5 gennaio 2012

di zoo nario letterario : un pappagallo di lungo corso

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- Vieni, Hawkins, - diceva, - vieni a farti una chiacchierata con John. Nessuno è più benvenuto di te, figliolo. Siediti, e senti le novità. Ecco il capitano Flint ... il mio pappagallo l'ho chiamato Capitano Flint come il famoso bucaniere*... ecco il Capitano Flint che predice il successo al nostro viaggio. Non è vero, capitano? E il pappagallo diceva , con grande rapidità, " Pezzi da otto ! "Pezzi da otto! Pezzi da otto! " fino a che ci si chiedeva come non finisse senza fiato, o John tirava il suo fazzoletto sulla gabbia. 
- Quell'uccello, - diceva, - potrebbe benissimo avere duecento anni, Hawkins...quasi tutti vivono tantissimo; e se qualcuno ha visto più misfatti, deve essere il diavolo in persona. Ha navigato con England, il grande capitano England, il pirata. E' stato in Madagascar, a Malabar, in Suriname, a Providence, e a Portobello. Era là quando ripescarono quelle disgraziate navi al Plate. E' là che ha imparato a dire "Pezzi da otto" e c'è poco da meravigliarsi; ce n'erano trecentocinquantamila, Hawkins! Era all'arrembaggio del Viceroy of Indies fuori da Goa; e a guardarlo si potrebbe pensare che sia giovanissimo. Invece ne ha respirata di polvere da sparo... non è vero, Capitano? - Pronti a virare, - urlava il pappagallo. - Ah, è un bel furbo davvero, - diceva il cuoco, e gli dava dello zucchero che tirava fuori dalla tasca, allora l'uccello becchettava le sbarre e si metteva a bestemmiare, con una malvagità difficile da credere. - Ecco, - aggiungeva allora John, - non si può toccare la pece e non sporcarsi, ragazzo.


R.L.Stevenson, L' isola del tesoro 






*
Ho trovato in un romanzo del figlio di Salgari, " I filibustieri della Tortue",  la  distinzione tra bucanieri e filibustieri , le cui denominazioni vengono spesso usate in modo indifferenziato.  Entrambi s'insediarono nella piccola isola vulcanica della Tartaruga ( Tortuga ),  nelle acque di Haiti ma, diversamente dai secondi che preferivano la "corsa" e dunque si mettevano in mare in cerca di prede, i bucanieri erano cacciatori e praticavano il commercio di pelli e cuoio con la Normandia.

mercoledì 21 settembre 2011

di zoo nario letterario : animali indigesti






" Ci siamo!", pensò il buon medico: la chiamata lo aveva messo in un leggero orgasmo. 
Il figlio della Signora lo attendeva! Probabilmente per nulla, per una delle solite ubbìe: come poteva essere la fifa di morire... Ma se stava da papa ! ... ( ridacchiò ).

(...)

Sul conto di lui, anche a Pastrufazio, correvano le voci più straordinarie. (...) Che egli non compatisse gli umili lo si intuiva dall'andatura, dal portamento... : non altezzoso, questo, ma sembrava escludere dallo sguardo dell'anima, la miseria, il giallore e la poveraglia. 
Josè, il peone, sosteneva che egli avesse dentro, tutti e sette, nel ventre, i sette peccati capitali, chiusi dentro nel ventre, come sette serpenti : che lo rimordevano e divoravano dal di dentro, dalla mattina alla sera; e perfino di notte, nel sonno. Dormiva, la mattina, fino alle otto, anche otto e mezza: e si faceva portare al letto il caffè, dalla Signora, che non finiva più di far le scale per quel figlio, povera vecchia! e anche i giornali, per poi leggerli e berlo fuori a poco a poco, sia il caffè che i giornali, allungato in letto come una vacca: ( così diceva il peone ): e teneva anche qualche libro desoravìa del cifone, per leggere di tanto in tanto anche quello, come non gli bastasse i giornali, ma in letto. 

(...)

Il medico ridacchiò: gli parve, pensandoci, che il figlio Pirobutirro stesse per troppo a rimuginare malanni, chiuso in sè: malanni ormai rugginosi nel tempo: e i pensieri gl attossicavano l'anima, come spazzatura irrancidita. Certo che intorno a quel suo cliente, così fuori a ogni standard, s'erano andate formando a Lucones le opinioni più strane e correvano, da assai tempo dicerie di ogni genere. La sua cupidigia di cibo, ad esempio, era divenuta favola.

(...)

Nel 1928 si era detto dalla gente, e i signori Pastrufazio per primi, che egli fosse stato per morire, a Babylon, in seguito all'ingestione di un riccio, altri sostenevano un granchio, una specie di scorpione marino ma di colore, anziché nero, scarlatto, e con quattro baffi, scarlatti pure essi, e lunghissimi, come quattro spilloni da signora, due per parte, oltre alle mandibole, in forma di zanche, e assai pericolosi loro pure; qualcuno favoleggiava addirittura di un pesce- spada o di un pesce- spilla; eh, già! piccolo, appena nato; ch'egli avrebbe degludito intero ( bollitolo appena quanto, quanto, ma altri dicevano crudo ), dalla parte della testa, ossia della spada : o spilla. Che la coda poi gli scodinzolò a lungo fuor dalla bocca, come una seconda lingua che non riusciva più a ritirare, che quasi quasi lo soffocava,


da  La Cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda


Link                                         

J.Mirò, The bullfight

La Cognizione del dolore

Un bellissimo documentario Rai su C.E. Gadda
J. Mirò, Phosphorescent tracks of snails
                                                                   

martedì 23 agosto 2011

di zoo nario letterario : totani




Era una bellissima serata da totani, allo scoglio rondo, sotto Mamante. Il mare era olio e neppure un filo di brezza tirava da terra. Baciui non voleva farsi scappare l'occasione e lo disse alla Luciana di non aspettarlo, che se ne andava a Begliamino a tirare giù il gozzo.

(...)

La notte poteva diventare indimenticabile.
E in qualche modo lo fu. I totani erano tanti e si lasciavano prendere come non avessero più voglia di stare in mare. Sembravano ubriachi d'acqua, galleggiavano in superficie, non c'era bisogno d'ami, Baciui e Marti lavoravano incessantemente di salabro, e quando l'acetilene della lampada venne a mancare tirarono un sospiro di sollievo.

 (...) 

Luciana si era appoggiata al davanzale, nuda, dietro le persiane socchiuse, quell'unico spiraglio aperto proprio sullo scoglio rondo, a un centinaio di metri, dove galleggiava la Spipureta del marito. ( ...) Poteva vedere Baciui mentre tirava un totano dopo l'altro, a intervalli regolari.  E ogni volta che ne veniva su uno lei diceva a Luisò : " Uno, dai", " due, spingi", " tre, dai", " quattro, spingi".

(...) 

Luisò se andò a mezzanotte, le gambe fiacche, la vista annebbiata. Per risalire la scarpata della ferrovia dovette aiutarsi con un po' di pila, perchè non riusciva a tenersi in piedi sul sentiero.


da La curva del Latte di Nico Orengo


I luoghi del romanzo in un post di Adriano


Nico Orengo a Scrittori per un anno


Le parole sottolineate sono links



venerdì 10 giugno 2011

di zoo nario letterario: una volpe e una tigre








La volpe dice alla tigre che non può mangiarla, perchè lei, la volpe, è considerata l'animale più importante del mondo. "Seguimi per un po'" dice la volpe," e vedrai come tutti gli altri animali mi rispettino".
La tigre accetta e si mettono in cammino. Gli altri animali, vedendo la tigre feroce camminare accanto alla volpe, pensano che la volpe sia davvero l'animale più importante del mondo e scappano.
La tigre, impressionata, decide quindi di lasciar andare la volpe.


Scarlett Thomas, Il nostro tragico universo










sabato 14 maggio 2011

di zoo nario letterario: pecore nere

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"Ok. Conosco una barzelletta divertente su una pecora e su come la gente decida  a cosa credere, se ti può interessare".
Lui si sforzò di sorridere. " Dimmi ".
" Ok. Un biologo, un matematico, un fisico ed un filosofo si trovano su un treno diretto in Scozia. Vedono una pecora nera dal finestrino. Il biologo dice: " Tutte le pecore in Scozia sono nere!". Il fisico dice: "Non puoi generalizzare in questo modo. Ma sappiamo che almeno una pecora è nera.". Il matematico si accarezza la barba e dice : " Tutto ciò che possiamo dire con certezza è che in Scozia un lato di una pecora è nero.". Il filosofo guarda fuori dal finestrino, riflette per un po' sull'intera faccenda e dice : " Non credo nelle pecore ".        (...)

Rowan rise, " Mi piace. Mi piacciono le pecore. Io credo nelle pecore ".
"Lo sapevi che possono ricordare i volti umani per dieci anni e riescono persino a riconoscere le fotografie di singole persone?"
" Perciò quando ti scrutano con quell'espessione stupida in realtà stanno memorizzando il tuo viso ?"
"Immagino di sì".