venerdì 30 settembre 2011

Desert air

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Qui  Desert air di Abdullah Ibrahim
Qui  qualcosa sul Wadi Rum


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martedì 27 settembre 2011

Le occasioni inaspettate



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ritratto di Tom Waits di Andrea Pazienza
( particolare )
- Non so perchè io continui questo lavoro - mi dice. - La paga è buona. Ma è un vicolo cieco. Il prossimo mese compirò trentaquattro anni. Vuoi sapere come passo le mie serate, Cris ? Disegnando una barca. Ne ho fissati tutti i particolari, perfino quelli delle cabine. E non credo mi costerebbe molto, a costruirla. Ho un pò di risparmi. -
- E che cosa ne faresti?-
- Viaggerei -
- E perchè non lo fai? -
- Non so... tutti i paesi sono uguali in fondo. Ho girato il mondo. -
- Non hai mai pensato di sposarti? -
- Oh, ho tentato anche questo. Ero ancora un ragazzo... Ed è morta. -
- Perdonami di avertelo ricordato. -
- Non era una cosa tanto paradisiaca, a pensarci bene. Ma lei era una brava figliola. Sai, a volte mi viene di chiedermi a che scopo si continua così, senza senso. Perchè non mettervi la parola fine, tranquillamente, senza far rumore? -
- Tutti lo pensiamo, a giorni. Ma non lo facciamo. -
- Certo, non sarai così ingenuo da credere che ci sta qualche cosa, poi, un aldilà, eh? -
- Ma!...forse no, direi di no. Non credo che importi molto. -
Ora che abbiamo toccato l'argomento ultimo, Roger bruscamente si ravviva. - Vuoi sapere quali sono state le cose più belle della mia vita, Cris? Le occasioni inaspettate. -


C. Isherwood, La violetta del Prater





mercoledì 21 settembre 2011

di zoo nario letterario : animali indigesti






" Ci siamo!", pensò il buon medico: la chiamata lo aveva messo in un leggero orgasmo. 
Il figlio della Signora lo attendeva! Probabilmente per nulla, per una delle solite ubbìe: come poteva essere la fifa di morire... Ma se stava da papa ! ... ( ridacchiò ).

(...)

Sul conto di lui, anche a Pastrufazio, correvano le voci più straordinarie. (...) Che egli non compatisse gli umili lo si intuiva dall'andatura, dal portamento... : non altezzoso, questo, ma sembrava escludere dallo sguardo dell'anima, la miseria, il giallore e la poveraglia. 
Josè, il peone, sosteneva che egli avesse dentro, tutti e sette, nel ventre, i sette peccati capitali, chiusi dentro nel ventre, come sette serpenti : che lo rimordevano e divoravano dal di dentro, dalla mattina alla sera; e perfino di notte, nel sonno. Dormiva, la mattina, fino alle otto, anche otto e mezza: e si faceva portare al letto il caffè, dalla Signora, che non finiva più di far le scale per quel figlio, povera vecchia! e anche i giornali, per poi leggerli e berlo fuori a poco a poco, sia il caffè che i giornali, allungato in letto come una vacca: ( così diceva il peone ): e teneva anche qualche libro desoravìa del cifone, per leggere di tanto in tanto anche quello, come non gli bastasse i giornali, ma in letto. 

(...)

Il medico ridacchiò: gli parve, pensandoci, che il figlio Pirobutirro stesse per troppo a rimuginare malanni, chiuso in sè: malanni ormai rugginosi nel tempo: e i pensieri gl attossicavano l'anima, come spazzatura irrancidita. Certo che intorno a quel suo cliente, così fuori a ogni standard, s'erano andate formando a Lucones le opinioni più strane e correvano, da assai tempo dicerie di ogni genere. La sua cupidigia di cibo, ad esempio, era divenuta favola.

(...)

Nel 1928 si era detto dalla gente, e i signori Pastrufazio per primi, che egli fosse stato per morire, a Babylon, in seguito all'ingestione di un riccio, altri sostenevano un granchio, una specie di scorpione marino ma di colore, anziché nero, scarlatto, e con quattro baffi, scarlatti pure essi, e lunghissimi, come quattro spilloni da signora, due per parte, oltre alle mandibole, in forma di zanche, e assai pericolosi loro pure; qualcuno favoleggiava addirittura di un pesce- spada o di un pesce- spilla; eh, già! piccolo, appena nato; ch'egli avrebbe degludito intero ( bollitolo appena quanto, quanto, ma altri dicevano crudo ), dalla parte della testa, ossia della spada : o spilla. Che la coda poi gli scodinzolò a lungo fuor dalla bocca, come una seconda lingua che non riusciva più a ritirare, che quasi quasi lo soffocava,


da  La Cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda


Link                                         

J.Mirò, The bullfight

La Cognizione del dolore

Un bellissimo documentario Rai su C.E. Gadda
J. Mirò, Phosphorescent tracks of snails
                                                                   

martedì 20 settembre 2011

Pee Wee's Big Adventures





PEE Wee è uno che crede alle cose che fa e non si preoccupa di ciò che la gente può dire di lui. Il che è bello, se consideri che normalmente (...) la gente cerca di nascondersi. E' un personaggio a sè che sa vivere nella società ma che, in qualche modo, resta emarginato. (...) In un certo senso è una scelta di libertà, perchè puoi vivere come ti pare, ma è anche una prigione.


da Tim Burton racconta Tim Burton Ed. Feltrinelli


Pee Wee 's Big Adventure ( 1985 )  è il primo lungometraggio di  Tim Burton


Links
Pee Wee's Big Adventure
Scheda del film 
Pee - Wee Herman Paul Reubens )
Qui una delle sequenze più divertenti





domenica 18 settembre 2011

Lucia di Lammermoor tra Southern Scotland e teatri d'opera









" Nell'attraversare una grande antisala gotica, sir William Ashton ( ... ) si fermò, quindi, ed ascoltò mentre le argentee note della voce di Lucia Ashton si mescolavano all'accompagnamento di un'antica aria alla quale erano state adattate le seguenti parole:

martedì 13 settembre 2011

dipingere




Un giorno, era la seconda settimana di luglio, egli mi disse: " Asher Lev, ci sono due modi di dipingere il mondo. In tutta la storia dell'arte ci sono questi due modi. Uno - il modo della Grecia e dell'Africa - vede il mondo come un disegno geometrico.





L'altro - il modo della Persia, dell'India e della Cina - vede il mondo come un fiore. Ingres, Cézanne e Picasso dipingono il mondo come geometria. Van Gogh, Renoir, Kandinsky e Chagall dipingono il mondo come un fiore.                           


                                                             

Io sono un geometrico. (...) Vedo il mondo a spigoli aguzzi  pieno di linee e di angoli. E lo vedo selvaggio, violento, ripugnante e solo raramente bellissimo. (...) Io non scolpisco e dipingo per santificare il mondo. Scolpisco e dipingo per dare durevolezza ai miei sentimenti (...).


Due giorni dopo mi disse: " Cosa stai dipingendo?"
"Un compagno di classe", dissi.
"Lo detesti?"
Restai zitto.
"Lo detesti ed hai paura di dipingere il tuo odio. Vero?"
Non dissi nulla.
"E' un dipinto falso. Puzza di vigliaccheria e di indecisione. Nell'arte la vigliaccheria e l'indecisione si vedono in ogni pennellata. Se lo detesti, dipingi il tuo odio o non dipingerlo affatto. (...)

Dopo un po' mi venne vicino e osservò la tela. (...) Mi guardò serio.
"Non mi piacerebbe essere odiato da te, Asher Lev."

Chaim Potok, Il mio nome è Asher Lev



le foto dei dipinti di Cèzanne e Kandinsky sono tratte da Settemuse




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domenica 11 settembre 2011

BLOG TWINNING : STATUAE MANENT

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... c' è un' alternativa... Clicca qui :-)
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 qui  il perchè del gemellaggio con "Gialli e geografie" di Nela San


sabato 10 settembre 2011

37°


da Il treno d' Istanbul di Graham Greene




Aprì le mani davanti a lei. "Si, deve dormire là. Mi metterò d'accordo con il controllore. E la pelliccia... Le terrà caldo. A Colonia le procurerò una tazza di caffè, ma sarebbe meglio se dormisse."
" Ma non posso accettare. Lei dove dormirà? "
" Un posto lo troverò. Il treno non è pieno."

(...)

Myatt non andò alla ricerca del controllore, ma si incuneò tra la parete del corridoio e quella dello scompartimento, incrociò le braccia e si accinse a dormire. Senza la pelliccia, però, faceva molto freddo. Benchè tutti i finestrini del corridoio fossero chiusi, una corrente d'aria veniva dal  mantice che collegava i vagoni e dalla porta in fondo al corridoio.

(...)

La luce del mattino penetrò attraverso lo spiraglio nella tendina e illuminò il sedile opposto. Quando Coral Musker si destò, vide per prima cosa il sedile e su di esso una valigia di cuoio. (.. ) Alzò la tendina e per un momento restò stupefatta dinanzi a un palo telegrafico che saettava via, un fiume verde che scorreva di fronte a lei, sfumato d'arancione al sole mattutino, e le colline boscose. Poi ricordò.
Era ancora presto , in quanto il sole si trovava basso sull'orizzonte e incominciava appena a salire sopra le alture. (...)
Coral alzò la tendina e vide Myatt addormentato nel corridoio, con le spalle appoggiate alla parete. Il suo primo impulso fu di destarlo; il secondo fu quello di lasciarlo dormire e di ridistendersi nella voluttà consentitale dal sacrificio altrui. (...) forse il mondo, pensò, non è tanto crudele. Ricordò con quanta gentilezza le aveva rivolto la parola il commissario di bordo, voltandosi poi a gridarle: " Si ricordi di me". E non le sembrava improbabile, ora, con il giovane ebreo addormentato davanti allo scompartimento, disposto a subire alcune ore di scomodità per una sconosciuta, che il commissario di bordo potesse ricordarla ancora. Pensò per la prima volta, con gioia: forse vivo nella mente delle persone anche quando non sono presente e non mi vedono o non mi parlano. Guardò di nuovo fuori dal finestrino, ma il villaggio era scomparso insieme alle verdi alture che ella aveva contemplato, soltanto il fiume era sempre lo stesso. Si addormentò.



martedì 6 settembre 2011

Una città nelle pagine di un romanzo - Vienna in "Dalle nove alle nove" di Leo Perutz


                                                                          *+*+*

"Nel Votivpark pare che quest'anno mettano delle sedie, al posto delle panchine - raccontò la signorina. - quattro centesimi a testa ".
"Tutto diventa ogni giorno più caro. Le dico, signorina mia, è sempre più grigia la vita. Cosa crede che costi quest'anno un chilo di normalissimo... ".
Inghiottì tutto il chilo di normalissimo strutto che aveva sulla punta della lingua e ammutolì. Un giovanotto si era seduto tra lei e la signorina. E quando un giovanotto si sedeva accanto ala signorina, Frau Buresch, per l'amor di Dio, non voleva disturbare. Scivolò educatamente fino all'estremità della panchina e si concentrò sul proprio lavoro.


                                                                       *+*+*



"Cos'hai contro Stanie?".
"Niente" rispose Sonja. "Assolutamente niente. Solo non gli voglio più bene".
"Ma perché? Da quando?".
"Da quando? ... Veramente non gli ho mai voluto bene. O forse solo il giorno in cui l'ho incontrato. Da allora ho sempre avuto paura di lui; quando stavamo in mezzo alla gente, tremavo sempre al pensiero che si mettesse a litigare con qualcuno".
"Ma è molto intelligente" replicò Klara Postelberg. "E sa assolutamente tutto. Si intende di tutto. Non molto tempo fa mi ha spiegato perché le verduraie stanno proprio al Bauernmarkt, tutte quante, mentre quelle che vendono i fiori vanno sul prolungamento della Kartnerstrasse. E poi, è alto, è un bell'uomo, non come Georg Weiner, che ... ".


                                                                       *+*+*



A Willy Eisner piaceva raccontar fandonie. (...) dopo il disbrigo di quella faccenda non aveva saputo resistere alla tentazione di passeggiare un po' sulla Ringstrasse - i guanti glacé nella mano destra, il bastoncino nella sinistra. (...) Come vita ideale immaginava l'esistenza di chi la mattina legge tranquillamente la posta, poi va al caffé e, allungato in un'accogliente poltrona, la sigaretta in bocca, un bicchierino di liquore sul tavolino di marmo davanti a sè, osserva il viavai lungo la strada; di chi verso mezzogiorno, ora del passeggio, gironzola per il Graben quel tanto che gli garba, vede conoscenti e ne è visto, scambia con gli amici annoiate osservazioni sulle signore eleganti, poi pranza senza fretta e infine, il pomeriggio, seduto alla propria scrivania, conclude affari di estrema importanza. Willy Eisner, invece, dalle otto alle dodici e mezzo, e dalle due alle cinque e mezzo, era costretto a dividere l'ufficio con otto colleghi, a confrontare ininterrottamente conti e numeri e a spuntare gli importi esatti con un segmento a matita.

                                                                       *+*+*





"Una donna non dovrebbe frequentare  caffè". Per incontrare una donna, uno deve salire quattro rampe di scale e suonare con il batticuore alla sua porta. inoltre non dovrà trovarla in casa, dovrà essere venuto per niente. Quando poi, deluso, ridiscenderà, si renderà conto di amarla.


                                                                    *+*+*

                                              


E io gli dico: " (...) Purtroppo ho le mani legate, ma..."
Stanislaus Demba si fermò e aggrottando la fronte guardò l'altro. " Che sta dicendo? Le mani legate?"
"Si, perchè infatti..."
"Ah così, ha le mani legate. Deve essere fastidioso".
"Cosa intende dire?"
"Deve essere fastidioso" ripetè Demba con sguardo ironico. "Le mani legate! Immagino le punte delle dita che si gonfiano a causa del ristagno di sangue, tanto da dare l'impressione di scoppiare. Poi il dolore che sale su fino alle spalle..."
"Di che sta parlando ?".
" Mi figuravo soltanto come deve sentirsi ad andare in giro con le mani legate".
"Ma io volevo solo dire: le mani legate, perché, sa, gli interessi della banca ... ".
"Basta adesso" gridò Demba. "Perché parla di cose di cui non sa nulla, delle quali non pensa nulla e per le quali non prova nulla? Le parole che dice nascono già morte e puzzano di carogna non appena escono dalla sua bocca".






Leo Perutz , Dalle nove alle nove


le parole sottolneate sono links





domenica 4 settembre 2011

Nick Drake - Pink moon -









Qui  un post molto bello sull'autore





venerdì 2 settembre 2011

tratti













"Mi piace molto disegnare e, da piccolo, questo è tutto ciò che ti chiedono di fare alla scuola materna. Splendido. All'asilo tutti i bambini disegnano liberamente, non ce n'è uno più bravo degli altri. Poi, quando cresci, le cose cambiano. La società inizia a schiacciarti. Quando ero alla scuola d'arte e dovevo fare disegni dal vero era una vera fatica. Invece di aiutarti ad esprimerti come facevi quand'eri bambino, cominciano a importi le regole della società. E ti dicono: " No, no, non disegnare così. Devi disegnare così". Mi ricordo un giorno che ero quasi disperato, perchè la verità è che a me piace disegnare anche se magari non sono molto bravo. Poi all'improvviso mi  è scattato qualcosa nella testa e ho pensato: " Vaffanculo, chi se ne frega se so disegnare o no. A me piace farlo". E, giuro su Dio, in quel preciso istante ho scoperto una libertà che non possedevo prima. Da quel giorno non m' è importato più se il corpo umano che stavo disegnando assomiglasse o no ad un corpo umano. Non mi sono preoccupato più che potesse piacere o meno agli altri. Ero come drogato da questo nuovo senso di libertà. Ancora oggi mi trovo a combattere con gente che mi dice: " Non puoi fare così. . Non ha senso". Ogni giorno è una lotta. Ma l'importante è cercare di difendere almeno un minimo di libertà."


da Burton racconta Burton ed. Feltrinelli












Tim Burton nasce  nel 1958 a  Burbank ( California ),  zona di studios cinematografici ma estremamente provinciale. In Edward mani di forbice il regista ne rappresenta l'atmosfera  ( clicca quiqui ) .
 
"Chi non ci abita, può imaginare Burbank, coi suoi studi cinematografici, come la capitale mondiale del cinema. In realtà non è che un quartiere di periferia. La cosa buffa è che le zone circostanti sono molto cambiate, ma Burbank è rimasta la stessa. Non so come o perchè, ma è come se avesse una sorta di scudo attorno. Potrebbero chiamarla Ovunque o Nessunluogo ".


da Burton racconta Burton ed. Feltrinelli