sabato 12 giugno 2010

Maks Volosin nelle parole di Marina Cvetaeva



Se si potesse rappresentare plasticamente ciascun uomo, Maks sarebbe una sfera.

Veniva sempre voglia di toccarlo, di  accarezzarlo




Quando si incontrano per la prima volta, Marina Cvetaeva, poetessa in erba,  ha diciassette anni e Maks Volosin , scrittore già affermato, 32. Lui ha voluto conoscerla, così è andato a trovarla nella casa di vicolo Trechprudnyj, a Mosca.
Passano, senza accorgersene, più di cinque ore insieme.





Lui le dice : Quando amate una persona, volete sempre che vada via per poterla sognare         
                                                                                                                                  In un altro contesto, in un tempo successivo, di lei dirà : La Cvetaeva non pensa, vive nei versi.



Del Volosin di quell’incontro iniziale, la Cvetaeva  ricorda   la sua resa completa ad un’altra persona, l’attenzione, la penetrazione, la capacità di non distogliere gli occhi dal volto e dall’anima di chi aveva di fronte e … occhi chiari, quasi da parere bianchi, acuti quasi da far male , come due scintille di fosforo vivo di mare, due gocce d’acqua viva .

I momenti descritti sono i primi di un contatto che, col tempo, sarà sempre più assiduo e di una amicizia autentica.
Lo scenario degli incontri sarà Koktebel, in Crimea, dove, dopo il ’17, Volosin si ritira.
La dimora del poeta diverrà una specie di rifugio per molti intellettuali.





La Cvetaeva sottolinea a più riprese l’ospitalità e la generosità di Volosin:  Dava tanto quanto gli altri prendono. Con avidità. Dava nello stesso modo in cui restituiva. Persino la sua casa di Koktebel, ( … ) così sudata, così meritata, così intimamente sua, come se fosse nata con lui, più simile a lui del suo calco in gesso, non la sentiva sua, fisicamente sua . ( … )  non poteva dar in affitto le stanze agli amici. Ancor meno, agli estranei. “


E poi


 In lui non ci fu mai il guerriero  ; alla anziana ma energica madre che gli faceva osservare che  un uomo con la “U” maiuscola , se c’è la guerra, combatte, lui rispondeva “ Mamma, non posso infilarmi un giubba e sparare alle persone vive solo perché pensano che la pensano diversamente da me.”
“ Pensano, pensano. Ci sono momenti, Maks, in cui non bisogna pensare, ma agire “ obiettava la madre. E Maks , di rimando, “ Momenti come quelli, mamma, ( … ) si chiamano istinti bestiali.”



Non era pochezza d’animo, dice la Cvetaevaperché di ogni cosa racchiusa in lui ce n’era a iosa, oppure non ce n’era affatto; e  non era indifferenza, perché nel momento in cui si trovava nel mezzo, la sua anima si divideva in due anime intere ed integre: era contemporaneamente tu ed il tuo avversario  e  tutto ciò appassionatamente.                                                                                                       Così si può guardare solo dall’alto. 

                                                                                                                                                                  L’inimicizia, come l’amicizia, ha bisogno di consenso ( di reciprocità ). Maks non dava il suo consenso all’inimicizia e, così facendo, disarmava una persona. Penso semplicemente che Maks non credesse al male ( … ). Per lui il male era oscurità, ( … ) un malinteso gigantesco ( … )  una svista di secoli di qualcuno o una nostra in ogni ora, spesso semplicemente stupidità – in cui egli credeva – cecità.






Le parti in corsivo sono tratte da: Marina Cvetaeva, Incontri ed. La Tartaruga

Gli acquerelli sono di Maks Volosin

8 commenti:

  1. Eccomi a lasciarti un saluto ed augurarti una buona giornata.

    http://remenberphoto.blogspot.com/

    RispondiElimina
  2. Grazie Dual per l'augurio e per la graditissima visita, una bellissima giornata anche a te. A presto.

    RispondiElimina
  3. di questi tempi mancano i rifugi e gli intellettuali !

    RispondiElimina
  4. "l'inimicizia, come l'amicizia, ha bisogno di consenso" Maks non dava il suo consenso...
    Magnifica (e molto vera)riflessione, così come il passaggio sulla guerra. Non conoscevo questo libro della Cvetaeva. Di questa scrittrice, inquieta e sfortunata, ho letto "Poesie" e, qua e là, qualcosa in rete. Grazie Giacynta per questi stralci (sempre ben scelti!)che fanno venire voglia di approfondire.

    "io non voglio morire, io voglio non essere". (M. Cvetaeva)

    RispondiElimina
  5. Dimenticavo...grazie per l'aggiornamento della musica!
    Ti lascio qualche altro suggerimento, la riascoltavo ieri. Conosci Lhasa De Sela? Purtroppo è mancata il 1 gennaio 2010, aveva 37 anni:
    http://www.youtube.com/watch?v=uGNk_zHy4Mg
    http://www.youtube.com/watch?v=BLtGDFTOLCs
    http://www.youtube.com/watch?v=onAq58mIsNc

    RispondiElimina
  6. @ Caro Antonio, mi hai ammutolito! Difficile risponderti, forse perchè temo che tu abbia ragione. Baci

    @ Carmen, è molto bello il verso della Cvetaeva che mi hai lasciato e ti ringrazio anche per avermi introdotto a Lhasa De Sela, ha un sound raffinatissimo.
    Il libro della Cvetaeva a cui ho fatto riferimento nel mio post è ormai irreperibile, mi è stato prestato; anche per questo motivo ho voluto parlarne. La figura di Volosin mi ha impressionato, dal punto di vista umano più che poetico, in quanto non ci sono testi poetici tradotti in italiano. Mi sono imbattuta in traduzionii, ma il mio inglese è abbastanza approssimativo. Il testo mi ha dato modo di conoscere l'ambiente letterario russo primonovecentesco. Ho letto ancora poco della produzione poetica di Marina. Ho sul comodino un'antologia delle sue poesie. Ne riparleremo più avanti, spero.
    Un bacio.

    RispondiElimina
  7. Che bel posto, interessantissimo !!!

    Ti auguro una buona serata
    Cri

    RispondiElimina
  8. Grazie Cristina, sei sempre gentilissima. Buona giornata!

    RispondiElimina