mercoledì 24 agosto 2011
Ponti
Qui info su " Le notti bianche" di Luchino Visconti
Qui info su " L'infanzia di Ivan" di A. Tarkovskij
Se vuoi, puoi arricchire la voce del mio cinedizionario. :-)
p.s.
solo ponti in B/N
Il ponte di Waterloo ( Grazia )
Manhattan ( Duck )
It's a wonderful life ( Amanda )
Totò, Peppino e i fuorilegge , Die bruke ( Pina )
La ragazza sul ponte , Angel-A ( Pina )
Alice nelle città ( Aitan )
Howrah bridge - Video - ( Cristina )
De Brug ( Sandra )
martedì 23 agosto 2011
di zoo nario letterario : totani
Era una bellissima serata da totani, allo scoglio rondo, sotto Mamante. Il mare era olio e neppure un filo di brezza tirava da terra. Baciui non voleva farsi scappare l'occasione e lo disse alla Luciana di non aspettarlo, che se ne andava a Begliamino a tirare giù il gozzo.
(...)
La notte poteva diventare indimenticabile.
E in qualche modo lo fu. I totani erano tanti e si lasciavano prendere come non avessero più voglia di stare in mare. Sembravano ubriachi d'acqua, galleggiavano in superficie, non c'era bisogno d'ami, Baciui e Marti lavoravano incessantemente di salabro, e quando l'acetilene della lampada venne a mancare tirarono un sospiro di sollievo.
(...)
Luciana si era appoggiata al davanzale, nuda, dietro le persiane socchiuse, quell'unico spiraglio aperto proprio sullo scoglio rondo, a un centinaio di metri, dove galleggiava la Spipureta del marito. ( ...) Poteva vedere Baciui mentre tirava un totano dopo l'altro, a intervalli regolari. E ogni volta che ne veniva su uno lei diceva a Luisò : " Uno, dai", " due, spingi", " tre, dai", " quattro, spingi".
(...)
Luisò se andò a mezzanotte, le gambe fiacche, la vista annebbiata. Per risalire la scarpata della ferrovia dovette aiutarsi con un po' di pila, perchè non riusciva a tenersi in piedi sul sentiero.
da La curva del Latte di Nico Orengo
I luoghi del romanzo in un post di Adriano
Nico Orengo a Scrittori per un anno
Le parole sottolineate sono links
I luoghi del romanzo in un post di Adriano
Nico Orengo a Scrittori per un anno
Le parole sottolineate sono links
sabato 20 agosto 2011
BLOG TWINNING : STATUAE MANENT
venerdì 19 agosto 2011
City Lights
![]() |
Non sapevo molto di lui. Non sono stato un grande fan della stagione beat, pur avendo a suo tempo letto Kerouac e Ginsberg. Ferlinghetti mi appariva come un notevole animatore culturale, più che un grande poeta. (...) Di lui avevo letto pochissimo. Tuttavia, si poteva dire che era l'ultimo esponente di una stagione comunque gloriosa e come tale mi incuriosiva. (...) A ogni modo, quando avevo annunciato la mia partenza per San Francisco, Laura Betti aveva sentenziato: "Devi fare visita a Ferlinghetti. Lawrence è un uomo stupendo e DEVI conoscerlo".
Provai ad andare direttamente alla libreria da lui fondata nel 1953 con Peter D. Martin, all'incrocio tra Columbus e Broadway. (...)
Al commesso con i capelli lunghi, chiesi dove potevo trovare il poeta. Senza scomporsi, lui disse di provare al piano di sopra, dove c'erano anche gli uffici della casa editrice che porta lo stesso nome della libreria e che per prima ha pubblicato il famoso Urlo di Allen Ginsberg. Ferlinghetti non c'era ma sarebbe arrivato di lì a poco, così decisi di aspettarlo. (...)
Stavo leggendo le sue poesie, quando la porta si aprì e il poeta comparve. Era un vecchio signore alto e in perfetta forma, asciutto, agile. (...) Ci sedemmo in quell'ufficio che era poi l'unico della libreria e della casa editrice e cominciammo a chiacchierare. Mi raccontò delle sue origini italiane, genovesi e bergamasche. Parlò dei tempi eroici in cui in quelle stanze passavano Ginsberg, Gregory Corso, Peter Orlovsky, Gary Snider e tanti altri.
(...) Attraverso Ferlinghetti, ebbi l'impressione, in quei giorni, di cogliere un poco dello spirito di San Francisco. Il luogo mi apparve in una luce più rilassata, colta, a profonda misura umana.
Mario Fortunato, Quelli che ami non muoiono ed. Bompiani
...
Ho sognato
che mi cascavano tutti i denti
ma la lingua sopravviveva
per raccontare la storia.
Perchè sono un distillatore di poesia.
sono una banca del canto.
Sono una pianola
in un casino anbbandonato
sulla riva del mare
in una fitta nebbia
e ancora suono.
...
da Autobiografia in "Poesie " di Lawrence Ferlinghetti
Per saperne di più, clicca sulle parole sottolineate
Etichette:
"mappe" letterarie,
Ferlinghetti L.,
Fortunato M.
martedì 16 agosto 2011
song to the siren
Qui Song to the siren di Tim Buckley
Tim Buckley sul blog DELADELMUR
Qui il testo originale e la traduzione (li trovi alla voce "mostra altro", appena sotto il video)
.
sabato 13 agosto 2011
A proposito di François Villon
...c'era una casupola, a ridosso del muro del cimitero, ancora desta; e desta con intenzioni non proprio limpide. (...) dentro, al riparo dalle imposte serrate, Mastro François Villon , il poeta, ed alcuni ladruncoli con i quali era in combutta, trascorrevano una notte animata passandosi la bottiglia.
Un cumulo di carboni ardenti diffondeva un bagliore rossastro dal camino davanti al quale, a gambe divaricate si era piazzato Dom Nicolas, il monaco di Piccardia, con la tonaca tirata su e le nude gambe distese al calore del fuoco. La sua lunga ombra divideva in due la stanza, così che il chiarore del fuoco splendeva ai lati della sua sagoma e in una pozza d'acqua che si era formata ai suoi piedi. (...)
Sulla destra Villon e Guy Tabary erano chinati su un foglio di pergamena a meditare; Villon stava scrivendo una ballata a cui avrebbe dato il titolo di La ballata del pesce arrosto (...).
" Chi n'ha l'agio preferisce banchettare, " scriveva Villon " con pane e cacio su deschi d'argento.... Oppure... oppure... Dammi una mano, Guy. "
Tabary fece un risolino
" O con prezzemolo su piatti d'oro" buttò giù il poeta.
da " Un tetto per la notte" - un racconto su François Villon 1431-65- in Le nuove mille e una notte di Robert Louis Stevenson
Caro François
(...)
più di una volta nel chiudere il libro delle tue ballate mi sono chiesto che cosa si nasconda dietro i tuoi versi: la vita inquieta e mascalzona del poeta di strada o l'astuzia premeditata del cortigiano colto che di quella vita si è appropriato per conferire una credibilità altrimenti sospetta alla propria opera poetica. Sono domande alle quali ancora oggi mi viene da rispondere con un perentorio "chi se ne frega". Che la leggenda corrisponda a verità, che la verità si sia fatta leggenda o che infine la leggenda sia diventata verità, di assolutamente vero restano i tuoi versi, non ultimi quelli invocanti solidarietà almeno dagli amici (...).
Biografie lacunose, poco più che pettegolezzi fortunosamente cuciti da brandelli di storia ti descrivono avventuriero e assassino prima che di te si perda la traccia e comunque io ti riconosco poeta della carità, per lo scandalo delle passioni sfrenate, per le risate scomposte a schermare inauditi dolori, per le inaccettabili sofferenze che sorgono dal tuo canto e toccano il cuore e la mente di chi ti legge, e ancora e soprattutto per i tuoi lasciti.
(...).
Io ti scrivo da un'altra epoca illuminata di ragione e di tecnica, dove l'uso della corda "che fa sapere al tuo collo quanto pesa il tuo culo" si è fatto più raro e lontano senza tuttavia scomparire del tutto. La stessa guerra, rinnovatasi di cento in cento anni, non è ancora finita e gli uomini amano come allora menare le armi e le mani (...).
Ancora oggi siamo capaci di forti sentimenti ma più volentieri li trasformiamo in lacrime seduti a teatro di fronte al dramma di Oreste ed Amleto (...).
Si sa tutto di tutti senza capire niente di niente perchè nessun obiettivo è capace, come lo erano i tuoi occhi, di trasformare l'emozione nella nostra stessa carne, così che tutto scorre e si mescola e non rimane che un confuso rumore di fondo, poco più che un ronzio.
dalla prefazione di Fabrizio De André a Poesie di François Villon ed. Feltrinelli
links
Il testo della ballade des pendus di François Villon( dal blog di Guglielmo )
Un bel post nel blog Tempus fugit sull'argomento
La ballata degli impiccati di Fabrizio de André
Ballade des dames du temp Jadis di Villon
Etichette:
Il filo rosso,
Stevenson R.L.,
Villon François
martedì 9 agosto 2011
Il tarlo del domani
"... Ritiratasi nella sua camera, chiamò la nutrice e le disse : - Mi ha preso il tarlo del domani e non riesco più a vivere come gli uomini semplici. Dimmi, dunque, nutrice, come posso avere potere sul tempo?
La nutrice, udite queste parole, si lamentò come il vento che porta la neve. E disse: - Che disgrazia, un tarlo è entrato nel tuo midollo e non c'è rimedio che guarisca il pensiero! Ma dato che vuoi il potere e benché il pensiero sia più freddo dell' inverno, esso ti accompagnerà fino alla fine della tua vita.
La principessa si sedette nella sua stanza della casa di pietra e pensò al pensiero.
Sedette lì nove anni e l'acqua batteva sulla terrazza e i gabbiani gridavano attorno alle torri ed il vento muggiva nei camini della casa. Per nove anni non uscì e non vide i cieli aperti, né gustò l'aria. Non ascoltò parola da nessuno e non guardò né a destra né a sinistra, ma pensò solo al pensiero del domani.
La nutrice le dava da mangiare in silenzio.
La principessa prendeva il cibo con la mano sinistra e mangiava senza grazia alcuna o piacere."
da La canzone del domani di R.L.Stevenson in "Favola crudele" ed. Fiabesca
- . - . - . -
Ho letto Favola crudele ( e sto continuando a leggere opere di Stevenson ) dopo aver visitato qualche giorno fa il Writers museum di Edimburgo.
Mi sono trattenuta un bel po' nella stanza a lui dedicata e ne sono uscita con una sensazione di dolcezza sottile che porto ancora con me.
Stevenson nacque ad Edimburgo. Morì a soli 44 anni a Upolu nelle Samoa. I suoi resti sono lì. La gente del posto gli tributò l'onore di riposare sul punto più alto dell'isola.
Ad Edimburgo, c'è un piccolo monumento che ricorda Stevenson. E' in un bel parco ( Princes Street Gardens ), ai piedi della rocca della città.
Qui diverse foto d'epoca
Qui un link per la biografia e le opere di Stevenson
Qui il link al Writers museum
mercoledì 3 agosto 2011
Angoscia
.
Ero a letto con il morbillo e mi guardavo nello specchio dell'armadio che mi stava di fronte.
Sembravo un papavero e non osavo toccarmi il viso, perché mia madre me l'aveva proibito "...........altrimenti ti rimarranno i buchi sulla faccia! ".
Sentivo le voci dei miei amici del vicinato e immaginavo i loro giochi.
Mi consolavo pensando ai miei compagni di scuola, al mio maestro della classe 2° A, al lavoro di ogni giorno, alle esercitazioni di lettura, di scrittura e ai conticini orali e scritti...... e pensavo che, in fin dei conti, alcuni giorni di riposo non mi avrebbero fatto male, anzi mi avrebbero ritemprato.
Erano giornate molto calde che prennunciavano un'estate afosa e insopportabile, anche se solo da poco i mandorli avevano messo in bella evidenza i loro coloratissimi fiori.
Vi era un altro motivo di consolazione: la promessa di mio padre che, a guarigione avvenuta, mi avrebbe dato una moneta da due "soldi".
Trascorsero alcuni giorni e mia madre, sempre premurosa e attenta alle mie chiamate, trovava il tempo di badare a tutto e a tutti. Riusciva anche a stare accanto a me, a dirmi ciò che a me piaceva ascoltare e la sua voce era sempre dolce e carezzevole.
Una mattina, finalmente, trovai sul comodino la tanto sospirata moneta: era lì, bruna e luccicante.
Capii di essere guarito, mi guardai allo specchio per avere la conferma, scesi dal letto e mi vestii velocemente.
Ero pronto per uscire, con i "due soldi" stretti stretti in una mano.
Mia madre mi fermò e mi impose di indossare anche una "mantellina" di lana, perché ero ancora "debole".
Ero felice di star fuori, felice di rivedere i luoghi noti, felice di correre.
Mi trovai, quasi senza volerlo, nell'immensa piazza della Cattedrale e, per giocare un po', cominciai a far rotolare la monetina per terra e a rincorrerla. La riprendevo e la rilanciavo, sempre ad una distanza maggiore per poter correre di più. Vedevo la moneta rimbalzare sulle lastre di pietra, cambiare direzione, fermarsi. Io la riprendevo, la lucidavo strofinandola con le mani e la rilanciavo.
Nel rincorrerla, pensavo:" Comprerò le caramelle "RE SOLE", così potrò darne anche ai miei familiari ed ai miei amici. "
Fu un attimo: una bambina, sui dieci anni di età, chissà di dove sbucò, agguantò la moneta e ......... via come un fulmine.
Tentai di raggiungerla, ma fu tutto inutile.
Scoppiai in un pianto dirotto e, quando mi fui calmato, subentrò in me uno stato d'angoscia..........che ancora persiste.
Venni privato di un gioco,
di un gioco che mi rendeva
felice.
Mi fu vietato sognare,
progettare,
sperare.
Era una piccola moneta,
ma grande fu il mio dolore
per l'incompresione vissuta.
Un senso d'angoscia
che rimane sempre vivo.
Pierino
domenica 3 luglio 2011
- No(u)vel(le) cuisine - Alla escola di dona Flor
.
" Vadinho si svegliò tardi, alle undici passate; era arrivato a casa all'alba, abbrutito dalla cachaça. Facendosi la barba si rese conto dell'insolito silenzio, dell'assenza delle alunne del turno mattutino. Perchè non c'era stata lezione quel giorno? Una delle ragazze, una mulattina dorata, svelta e fragile gli metteva addosso un paio d'occhi sottomessi, gli parlava con voce allettante. Vadinho aveva già deciso di portarla fuori, appena avesse avuto tempo e voglia, per farle conoscere la bellezza delle spiagge deserte, il gusto del salmastro. Quella sonnolenta Jeda, delicato giunco flessuoso, col suo modo di fare sottomesso e cattivante, stava in fila aspettando il suo turno. Al momento Vadinho era occupato a soddisfare le esigenze sessuo-sentimentali di Zilda Catunda, la più pepata delle tre vivaci sorelle Catunda; ma sentiva avvicinarsi la fne della relazione, perchè quella civetta si era messa a fare l'esigente, voleva dargli ordini, controllare ogni suo passo; aveva la mania di fare la gelosa, e perfino di dona Flor, quella sfacciata.
Se non era un giorno di festività religiosa o comunque festivo, perché non c'era lezione? Uscendo dal bagno si trovò immerso in un'atmosfera da grande occasione: dona Norma che aiutava in cucina, zia Lita che spolverava i mobili, Thales Porto installato in una sdraia col giornale e un bicchierino. C'era nell'aria un odore di pranzo commemorativo; ma perché questa commemorazione senza motivo apparente?
Pranzo abbondante, la casa piena di amici, festino domenicale; ecco uno dei piaceri di Vadinho. Fossero state meno vacillanti le sue finanze, con ben maggior frequenza avrebbe ripetuto rabadas e sarapatéis, maniçobas e vatapà. Non appena gli capitava un momento di fortuna, immediatamente programmava una feijoada, una carne secca col puré, uno stufato con gallinelle d'Angola, per non parlare del classico caruru dei santi Cosma e Damiano a settembre, né della canjica e il jenipapo di San Giovanni. Ma quel pranzo fluttuante nell'aria, senza preavviso e senza inviti, che diavolo di festa era? Dona Norma gli rispose ruvidamente:
"Hai anche il coraggio di chiederlo? Non ti ricordi che oggi è il compleanno di tua moglie?"
"Di Flor? Che giorno è oggi? Il diciannove dicembre?"
Indignata la vicina lo sgrida:
"Sei veramente uno spudorato... Coraggio, dillo, cosa le hai comperato? Che regalo fai a quest'angelo?... "
Jorge Amado, Dona Flor e i suoi due mariti
Altre ricette brasiliane
Qui, il piatto preferito di Vadinho
.
.
mercoledì 29 giugno 2011
Il cielo nella Staatsbibliothek di Berlino
.
" Passai quasi tutto il pomeriggio successivo nella biblioteca dentro cui Wenders Ha girato molte scene del suo film Il cielo sopra Berlino. La Staatsbibliothek di Hans Schroun direi che è un luogo privo di volumi, se l'espressione non suonasse come un calembour un po' cretino. Lo spazio pare avvolgerti e nello stesso tempo collocarti a distanza da ciò che ti circonda. Gli altri sembrano privi di profondità. Impressione di pura superficie, scivolamento. L'edificio, magnifico esempio di quella che si chiama architettura organica, è quasi coetaneo del Muro: curioso come un Paese possa dare di sè, nello stesso momento storico, due immagini così diverse- una soffice ed accogliente, l'altra rigida, fratta. Quando uscii, verso sera, guardai Berlino come fosse la versione tutta a colori del film di Wenders. Una versione più morbida, tumefatta."
Mario Fortunato, Quelli che ami non muoiono
La Biblioteca Nazionale di Berlino, progettata da Hans Scharoun, venne costruita volutamente e provocatoriamente, negli anni della guerra fredda, a ridosso della "terra di nessuno", la zona della vecchia Postdamerplatz, ripresa da Wenders ne “Il cielo sopra Berlino”.
.
.
" Passai quasi tutto il pomeriggio successivo nella biblioteca dentro cui Wenders Ha girato molte scene del suo film Il cielo sopra Berlino. La Staatsbibliothek di Hans Schroun direi che è un luogo privo di volumi, se l'espressione non suonasse come un calembour un po' cretino. Lo spazio pare avvolgerti e nello stesso tempo collocarti a distanza da ciò che ti circonda. Gli altri sembrano privi di profondità. Impressione di pura superficie, scivolamento. L'edificio, magnifico esempio di quella che si chiama architettura organica, è quasi coetaneo del Muro: curioso come un Paese possa dare di sè, nello stesso momento storico, due immagini così diverse- una soffice ed accogliente, l'altra rigida, fratta. Quando uscii, verso sera, guardai Berlino come fosse la versione tutta a colori del film di Wenders. Una versione più morbida, tumefatta."
Mario Fortunato, Quelli che ami non muoiono
Nel film di Wenders ( 1987 ), due angeli, Damiel (Bruno Ganz) e Cassiel (Otto Sander), scendono sulla terra e si mescolano fra la popolazione di Berlino. Damiel incontra Marion, una trapezista; per lei deciderà di perdere le ali. Un ex angelo (Peter Falk) lo aiutera' a trasformarsi in un semplice mortale.
.
.
Etichette:
cinedizionario,
Fortunato M.,
genius loci,
Il filo rosso
Iscriviti a:
Post (Atom)





















