sabato 26 novembre 2011

Stanze

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Ci scambiammo ancora un sorriso; poi la cinsi in un abbraccio forte ed appassionato, la baciai fuggevolmente sulle labbra e scesi le scale a tutta velocità.
Tornai dritto a casa, capii che di andare a dormire non se ne parlava nemmeno, e rimasi due ore davanti alla televisione, a guardare un film su Marco Polo. Finalmente, verso le quattro, crollai, nel bel mezzo di una replica di Ai confini della realtà




                             
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(...)



giovedì 24 novembre 2011

Bianco

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Si sdraia sul letto e pensa: addio, Mr. White. Non sei mai esistito, eh? Non c'è mai stato nessun White. E ancora: povero Black. Povero diavolo. Povero avanzo di nessuno. Poi, mentre le palpebre si appesantiscono e il sonno comincia a sopraffarlo, pensa che strano che ogni cosa abbia il suo colore. Tutto ciò che vediamo, tutto ciò che tocchiamo...a questo mondo tutto ha  il suo colore. Sforzandosi di rimanere sveglio ancora un po', incomincia a fare un elenco. 


(...)


Indugia, improvvisamente a corto di cose blu, e poi passa al bianco. Ci sono i gabbiani, dice, e le rondini di mare, le cicogne e i cacatua. Le pareti di questa stanza e le lenzuola sul mio letto. Mughetti, garofani, petali di margherite. C'è la bandiera della pace e la morte cinese. C'è il  latte materno e c'è il seme. I miei denti. C'è il bianco dei miei occhi. I pesci bianchi, i pini bianchi e le formiche bianche. C'è la casa del Presidente e la corruzione bianca, Le bugie bianche d'innocenza e il calor bianco.




Paul Auster, Fantasmi in "Trilogia di New York"



lunedì 21 novembre 2011

Città di vetro






Per la prima volta da quando aveva comprato il taccuino rosso, ciò che scrisse quel giorno non aveva niente a che fare con il caso Stillman. Viceversa si concentrò sulle cose che aveva visto mentre camminava. Non si fermò a riflettere su quello che stava facendo, né ad analizzare le possibili implicanze del suo atto inconsueto. Era ansioso di registrare alcuni fatti, e volle metterli nero su bianco prima di dimenticarli. ( ...)






Un clarinettista di età indefinibile, con in testa un cappello che gli nascondeva il volto, seduto a gambe incrociate sul marciapiede come un incantatore di serpenti. Davanti a lui c'erano due scimmiette meccaniche, una con un tamburello e l'altra con un tamburo. Mentre la prima scuoteva e la seconda batteva, scandendo un bizzarro e infallibile ritmo sincopato, l'uomo improvvisava minime, infinite variazioni sullo strumento, con il corpo rigido che oscillava avanti ed indietro mimando energicamente il ritmo delle scimmiette. Eseguiva con naturalezza e allegria dei motivi in minore animati e sinuosi, come per la gioia di essere insieme alle sue amiche caricate a molla, chiuso nell'universo che si era creato, senza mai alzare gli occhi. Continuava ininterrottamente, e alla fine la musica era sempre la stessa, ma più rimanevo ad ascoltarlo e più trovavo difficile andar via.
Trovarsi dentro quella musica, essere attirato all'interno del cerchio delle sue ripetizioni: forse un luogo in cui finalmente è possibile sparire.  ( ... )






Baudelaire: Il me semble que je serais toujours bien là où je ne suis pas.




Paul Auster, Città di vetro in TRILOGIA DI NEW YORK


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sabato 19 novembre 2011

"Dimenticare Venezia" di Franco Brusati



"Dimenticare Venezia del 1979, una bellissima storia sulla difficoltà di staccarsi dal proprio passato e sull'incapacità di diventare adulti: un'opera tanto bella e viva quanto oggi caduta nell'oblio."








( Franco Brusati ) "... era capace di citare brani interi della Recherche proustiana a memoria e in francese. Sempre a memoria l'altro scrittore amatissimo, Thomas Mann, però in traduzione italiana. (...) ...adorava una vera conversazione piena di citazioni, finezze e agudezas, innaffiata di un certo gusto per la provocazione sempre elegante, comm'il faut




(...) ... in lui nessuna tendenza alle lagne o al melodramma. Anche la sua malinconia, la nostalgia struggente e invincibile per il proprio passato, riusciva a distillare un sense of humor che gli invidierò per sempre. Era quello che lo ha fatto essere ragazzo fino all'ultimo. Non sentivo nessuna distanza di età con lui. " 


Mario Fortunato, Quelli che ami non muoiono




Il film
Il trailer






domenica 13 novembre 2011

fast landscapes

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 Paesaggi da un'auto, un treno, un bus. Cercasi video musicali :-)


Grazie a 


Amanda   qui e qui
Claudio  qui
Pina     qui
Teresa  qui
Carmen  qui
Zicin      qui
(per) Nick   qui
(per) Monica qui
Elena  qui
Pim  qui
Guglielmo  qui
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venerdì 11 novembre 2011

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da "Lo specchio" di Tarkovskij

Qui Delicate infiorescenze dei Guappecartò


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mercoledì 9 novembre 2011

un saucisson en brioche a Lione







Fondata dai Romani ( 43 a. C. ), Lione fu, alla fine del  Quattrocento, un importante centro editoriale, mentre nel Settecento divenne universalmente nota per la produzione di tessuti.





 I traboules, una rete di passaggi coperti, nel vecchio quartiere artigiano della Croix Rousse, vennero creati per consentire il trasporto della seta e dei tessuti pregiati anche in caso di pioggia e neve





Il centro di Lione coincide con una parte della Presqu'île, una penisola delimitata dal Rodano e dalla Saona. E' chiuso a sud da place Bellecour e a nord da place des Terreaux. 






Salendo per le stradine a nord della piazza, si raggiunge la Croix Rousse, mentre per visitare i resti della città romana e la basilica di Notre Dame bisogna attraversare uno dei ponti sulla Saona e raggiungere la sommità della collina di Fourvière attraverso uno dei  sentieri o una delle ripide scalinate. Chi non ama conquistare le altezze, può pagare il prezzo del biglietto e prendere la funivia.












Fuori dal centro, alla punta della Presqu'île, si trova l'Istituto Lumiere. ( clicca qui ) E' una visita che consiglio caldamente agli amanti del cinema.
I fratelli Lumière sono vissuti a Lione e sempre in questa città sono nati  Antoine de Saint-Exupery ( a lui è intitolato l'aeroporto lionese ) ed il fisico Ampère. Gente "illuminata". Forse per questo Lione, la Ville lumière,  si accende di luce l'8 dicembre. ( clicca qui  e qui)







Nella dolce Lione è nato anche il cuoco più famoso di Francia,  Paul Bocuse.








Ci sono cinque brasserie Bocuse a Lione. Quattro di queste prendono il nome dei punti cardinali. Io ho "visitato" Le Nord e Le Sud e ne sono uscita completamente soddisfatta e , naturalmente, con un libro in mano, quello delle ricette di Bocuse.




Riporto quella che ho realizzato una volta tornata a casa, ispirandomi alla ricetta originale e all'assaggio fatto nella Brasserie Le Nord:


Saucisson chaud pistachè en brioche




Ingredienti:
1 salsiccia ai pistacchi ( io ho usato due mini mortadelle )
300gr. di farina,
30gr. di zucchero
un pizzico di sale
2/3 del contenuto in bustina del lievito per preparazioni salate
4 uova 
120gr di burro a temperatura ambiente
2 rossi d'uovo per la doratura




Miscelare a bassa velocità con le fruste pesanti la farina, lo zucchero, il lievito diluito in un cucchiaio d'acqua tiepida, due uova e il sale. Aggiungere una alla volta le rimanenti uova.fino ad ottenere un impasto omogeneo. Aggiungere il burro e, se necessario, altra farina e continuare a mescolare finchè l'impasto non si stacchi dalle pareti della ciotola. Ricoprire con uno strofinaccio e lasciar riposare in frigo tutta la notte. ( N. B. la ciotola deve essere molto capiente per evitare l' "effetto blob" durante la lievitazione. )


Stendere l'impasto lievitato. Spennellare la superficie con i tuorli battuti  con un po' d'acqua e adagiarvi le mortadelline anch'esse spennellate con il tuorlo e spolverate di farina ;  richiudere, livellare e rifinire con il rosso battuto.  Lasciare riposare per un'ora a temperatura ambiente. Dopo aver preriscaldato il forno, far cuocere il saucisson  en brioche a 180° per 30/40 minuti.






domenica 6 novembre 2011

nonni



Aveva cercato il nonno per farsi raccontare una di quelle storie fantastiche che solo lui riusciva a snocciolare. Il vecchio partiva sempre da pochi elementi verosimili nella loro quotidiana banalità e ci ricamava sopra un fitto arabesco.   ( ...)
L'aveva trovato, come al solito,  nel giardino che fingeva di fare qualche lavoretto. Si nascondeva spesso, quando la stagione lo permetteva, nel giardino folto e un po' selvaggio che stava davanti alla casa. Cosa facesse esattamente lì dentro nessuno lo sapeva esattamente: non potava alberi o cespugli, non contrastava l'invadenza dell'edera che ormai copriva il muro di cinta tracimando oltre, non sfoltiva il sottobosco dalle erbacce, insomma non faceva nulla di utile per la conservazione di quel luogo e la sua crescita regolata. Apparentemente, almeno.


Guglielmo Gaviani, Traversagnetta








Al nonno piaceva incasellare in sentenze le cose del mondo. Sentenziava masticando il sigaro e fingendo un'aria di marinaio di molti mari, proprio lui che odiava l'acqua, non esclusa quella del lavabo. Liberale di ferro, beffeggiava le blande simpatie socialiste della nonna: " Chiudi tre dei tuoi in una stanza e dopo mezz'ora avranno quattro opinioni differenti". Passava molte ore del giorno a scrivere un romanzo che non finiva mai, ma secondo la nonna non aveva scritto un rigo: " E' una posa per tenere a distanza mocciosi e villani". Nessuno, però osava forzare il Pensatoio, lo stanzino dove il nonno passava quasi tutto il giorno, tranne quando pioveva, perchè allora usciva a passeggiare senza l'ombrello, solo, con il cappello di feltro dalla tesa slabbrata. Era buddista ma di Budda non sapeva granché.


Andrea Molesini, Non tutti i bastardi sono di Vienna








La Susanna dei salami d'oca era cugina di Nona Màlia, mia nonna paterna, che sopravvive in figura di agghindata, minuscola ammaliatrice in alcune pose di studio eseguite verso il 1870, e come una vecchietta grinzosa, stizzosa, sciatta e favolosamente sorda nei miei ricordi d'infanzia più lontani. Ancor oggi, inspiegabilmente, i piani più alti degli armadi restituiscono suoi preziosi cimeli: scialli di trina nera trapunti di pagliette iridate, nobili ricami di seta, un manicotto di martora straziato dalle tignole di quattro generazioni, posate d'argento con le sue iniziali : come se, dopo quasi cinquant'anni, il suo spirito inquieto ancora visitasse la nostra casa.
Ai suoi bei giorni era nota come " la Strassacoer"...


Primo Levi, Il sistema periodico






Foto di Guglielmo Gaviani 


Il blog di Guglielmo 



venerdì 4 novembre 2011




Qui  In this hole di Cat Power


Cat Power , The Greatest in un post di Duck

mercoledì 2 novembre 2011

la sostanza dei sogni




Sonetto onirico



È un sogno che viene, e ai sogni bisogna
prestare attenzione e fors'anche un po' fede;
al sogno si chiede che cosa ci chiede,
si aspetta e si ascolta ma senza vergogna.


La voce mi chiama e mi dice sicura
che è il corpo che sogna nella notte oscura;
con voce pacata e con tono suadente
d'ogni organo elenca il sogno corrispondente.


Il fegato sogna, e sogna la luna:
la rabbia e la luce e l'alterna fortuna.
Le mani la caccia, la preda e l'afferrare;


i reni l'angoscia, le corse e le paure;
e sogna il cervello di se stesso e dei ragni,
perso nei suoi meandri e nei suoi sogni.



Emilio Gauna (Giuliano ),  Anche il fegato sogna
La Tempesta di William Shakespeare ( qui )
                                                                                     





















" Un sogno? ... e che le fa un sogno?... E' uno smarrimento dell'anima... il fantasma di un momento...".


" Non so, dottore: badi...forse è dimenticare, è risolversi! E' rifiutare le scleròtiche figurazioni della dialettica, le cose vedute secondo forza...".


" Secondo forza?...che forza?..."


"La forza sistematrice del carattere...questa gloriosa lampada a petrolio che ci fuma di dentro, e fa il filo, e ci fa neri di bugie, di dentro,...di bugie meritorie, grasse, bugiardosissime... e ha la buona opinione per sé, per sé sola... Ma sognare è un fiume profondo, che precipita a una lontana sorgiva, ripullula nel mattino della verità".


Parve incredibile al dottor Higueroa che un uomo di corporatura normale, alta anzi, di condizione socialmente così "elevata", potesse lasciarsi ancorare a sciocchezze come quelle. Ma lo sgomento e la tristezza erano troppo evidenti nel suo sguardo (...) .
" ...Un sogno...strisciatomi verso il cuore...come insidia di serpe. Nero."


da La Cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda



lunedì 31 ottobre 2011

se

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Verso la pensione ( se mai dovessi arrivarci ),  non sarebbe male rinc.....ire "al modo" della prof. di Disegno e Storia dell'arte
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domenica 30 ottobre 2011

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Qui Let me go di Erik Truffaz


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venerdì 28 ottobre 2011

No(u)vel(le) cuisine : Ferdinand e le frittelle di mele

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Per la comodità delle dame del Corpo di spedizione americano, il gruppo di infermiere di cui Lola faceva parte alloggiava all'Hotel Paritz e per renderle, specie a lei, le cose più simpatiche, le avevano affidato  ( aveva delle conoscenze ), nello stesso hotel, la direzione d'un servizio speciale, quello delle frittelle di mele per gli ospedali di Parigi. Ne distribuivano ogni mattino migliaia di dozzine. Lola svolgeva questa umana funzione con un certo zelo che doveva d'altronde un po' più tardi mettersi a girare proprio male.


Lola, bisogna dirlo, non aveva mai preparato frittelle in vita sua. Lei arruolò un certo numero di cuoche mercenarie e le frittelle, dopo qualche prova, furono pronte per essere puntualmente consegnate sugose, dorate e zuccherate a meraviglia. Lola insomma non doveva far altro che assaggiarle prima che fossero mandate ai vari servizi ospedalieri. Ogni mattina Lola si alzava verso le dieci e scendeva, dopo aver fatto il bagno, nelle cucine situate in profondità, vicino alle cantine. Questo, ogni mattina, dico, vestita d'un chimono giapponese nero e giallo che un suo amico di San Francisco le aveva regalato il giorno prima che partisse.


Tutto filava stupendamente insomma, e noi stavamo anche vincendo la guerra, quando un bel giorno, all'ora di pranzo, la trovai sconvolta, che si rifiutava di toccare un solo piatto del pasto.
Fui assalito dal timore che fosse capitata una disgrazia, una malattia improvvisa. La scongiurai di contare sul mio vigile affetto.
Per aver assaggiato le frittelle per un mese, Lola era ingrassata di un buon chilo! D'altra parte la sua cintura, con un buco, testimoniava il disastro. Furono lacrime. (...) Le suggerii di passare il servizio a una collega che lei, al contrario, aspirava alle tettone. Lola non volle saperne di un compromesso che considerava come una vergogna e una piccola diserzione nel suo genere. (...)
Fatto sta che da quel giorno lei assaggiava le frittelle solo con la punta dei denti, che peraltro aveva tutti a posto e carini. 
(...)
C'erano degli ufficiali che cercavano di soffiarmela, Lola. (...) Credo anzi che le due o tre volte che mi ritrovai con le corna, le nostre relazioni avrebbero subìto gravi pericoli, se in quello stesso momento quella frivola non mi avesse scoperto all'improvviso un'utilità superiore, che consisteva nell'assaggiare ogni mattina frittelle al posto suo.
Questa specializzazione dell'ultimo minuto mi salvò. Da me lei accettava la sostituzione. Non ero forse anch'io un valoroso combattente, dunque degno di quelle mansioni di fiducia! Da allora, noi non fummo solo amanti, ma soci. Così cominciarono i tempi moderni.




Louis Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte








Frittelle di mele ( ricetta francese )  per due persone


1 grossa  mela renetta , 1 uovo, 170gr di latte, 25gr di zucchero, 80gr di farina,  limone ( succo e scorza grattugiata ), 1 cucchiaio di cognac, cannella e zucchero a velo q.b., burro per friggere.


separare il tuorlo dall'albume e montarlo con lo zucchero; aggiungere la farina ed il latte e continuare a lavorare fino ad ottenere una pastella fluida. Lasciare riposare il composto in frigo per poco più di  un'ora . Mondare la mela e irrorare le fettine ricavate con succo di limone e cognac; aggiungere  la buccia di limone grattugiata e lasciar riposare per una decina di minuti. Montare l'albume a neve ben ferma ed incorporarlo alla pastella. Aggiungere le fettine di mela.
Far sciogliere il burro in una larga padella anti aderente e versare la mela in pastella fettina dopo fettina. Far dorare da entrambi i lati. Ripetere l'operazione per le fettine restanti.
Adagiare le frittelle su tovagliolini perchè l'unto possa essere assorbito, quindi trasferirle in un piatto da portata e cospargerle di zucchero a velo e cannella.



martedì 25 ottobre 2011

animazione a passo uno

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L'animazione a passo uno possiede un'energia indescrivibile. E' come dar vita alle cose. Dev'essere per questo, credo,  che all'inizio ho scelto di far l'animatore. E' bellissimo dar vita a qualcosa che non ce l'ha. Ancora di più se è in tre dimensioni, almeno per me è ancora più reale.


da Burton racconta Tim Burton a cura di Mark Salisbury ed. Feltrinelli



La ripresa a passo uno  è una tecnica d’animazione che consente di realizzare un filmato utilizzando oggetti inanimati. L'oggetto viene progressivamente movimentato e fotografato molte volte. Con questa tecnica diviene possibile animare qualsiasi cosa








CLICCA QUI  per vedere Vincent di Tim Burton




Girato a passo uno, Vincent è la storia di un bimbo che immagina di essere Vincent Price e di vivere situazioni analoghe a quelle interpretate dal famoso attore. Il cortometraggio  si chiude con la citazione dei versi finali de Il corvo di E.A. Poe.




Per sapere qualcosa in più sulla animazione a passo uno clicca  qui qui


Qui, uno splendido filmato per fare animazione in duetto con il sole




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venerdì 21 ottobre 2011

Sfere di fuoco





Nei mesi oscuri la mia vita scintillava
solo quando ti amavo.
Come la lucciola si accende e si spegne, si accende e si spegne,
-dai bagliori si può seguire il suo cammino
nel buio della notte tra gli ulivi.



Nei mesi oscuri l'anima stava rannicchiata
e senza vita
ma il corpo veniva dritto verso di  te.
Il cielo notturno mugghiava.
Furtivi mungevamo il cosmo e siamo sopravvissuti.





da Tomas  TranströmerPoesia dal silenzio ed. Crocetti




domenica 16 ottobre 2011

Statuae manent: Jiménez e Platero

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Dolce Platero trottatore, asinello mio, che portasti la mia anima tante volte - solo l'anima! - per quei fondi cammini di nopali, di malve e di madreselve: a te questo libro che parla di te, ora che puoi comprenderlo. 

sabato 15 ottobre 2011

Profumi

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E poichè gli vacava essa pure, pensò, invece della villa, di affittare la portineria, " almànk quella!", ch'era già per suo conto una discreta villetta, locali cinque, cantina, solaio, luce elettrica, pozzo, pozzo nero autonomo, abitabilissima da una distinta famigliuola, come p.e. d'un funzionario statale, dogane o catasto o genio civile o battaglia del grano gli era indifferente. (...) Era situata sullo stradone del Prado, in crocchio con altre casucce e villule del rango di portinerie esse stesse e con una gradevole osteriola dalla frasca sul tavolo, donde, ovverosia di cucina, un buon odorino di stufato ogni sera verso le sette soleva mettere in fuga le ubbìe, di qualunque natura le fossero: e il Bertoloni, per quanto vecchio e miocardico, lo capì subito.


C.E.Gadda, La Cognizione del dolore








- ... c'è una cosa che non puoi negarmi, Sancio: quando ti avvicinasti a lei, non sentivi un profumo sabeo, un'aromatica fragranza, un non so che di squisito a cui non riesco dar nome? Intendo dire un sentire, o sentore come se ti trovassi nella bottega di un raffinato guantaio.
- Ciò che io posso dire - disse Sancio - è che avvertii un certo tanfo di maschio; forse perchè, con tanto faticare doveva essere sudata e un po' appiccicata.
- Non sarà stato così - rispose don Chisciotte -; solo che tu avrai avuto il raffreddore oppure avrai fiutato te stesso; perchè io so bene come odora quella rosa fra le spine, quel giglio di campo, quell'ambra disciolta.
-Tutto è possibile - rispose Sancio - ; perchè spesso esce da me quel tanfo che allora mi parve uscisse dalla signoria della signora Dulcinea; ma non c'è che meravigliarsene, poichè un diavolo somiglia all'altro.


Miguel de Cervantes, Don Chisciotte



mercoledì 12 ottobre 2011

domenica 9 ottobre 2011

Canongate







Canongate è uno dei tratti più quieti della Royal Mile, la via principale del centro storico di Edimburgo. 
Superata la casa di John Knox, il riformatore scozzese, la strada si restringe, i negozi si fanno più radi  e nelle poche vetrine si intravedono libri antichi, vecchie carte geografiche, pezzi unici di cui non si riesce immediatamente a riconoscere la funzione.                                                                                              






Scendendo verso Holyrood House, la residenza ufficiale della regina Elisabetta II, in Scozia , ci si affianca alla statua di Robert Fergusson, scrittore scomparso in giovane età, molto apprezzato da Robert Burns, il poeta forse più popolare in Scozia; molti dei versi di quest'ultimo sono divenuti  testi di canzoni folk come My love is like a red,red rose e Ae fond Kiss








A sinistra della statua di Fergusson, c'è la chiesa di Canongate e un minuscolo cimitero. Qui è sepolto il  teorico del liberismo, Adam Smith. Si è meritato una piccolissima lapide, mentre Clarinda, la donna amata da Robert Burns, riposa in un angolo più romantico ed appartato...

















Proseguendo nella direzione in cui avrebbe volentieri continuato a passeggiare Fergusson, una deliziosa tearoom, dedicata a Clarinda, invita i nostalgici e rari passanti a fermarsi a sorseggiare un tè e a scegliere con calma un buon dolce scottish style








Links


Royal Mile
Robert Fergusson
Robert Burns
Clarinda
John Knox

Qui altre poesie di Burns in musica

giovedì 6 ottobre 2011

autobus



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Una sera, nell'autobus, c'erano due innamorati. La ragazza era seduta proprio dinanzi a noi, il suo compagno le stava ritto accanto, tenendosi attaccato con una mano alla cinghia. Bergmann ne fu deliziato.
- Vedi il modo in cui lui sta in piedi? Non si guardano neppure. Potrebbero essere due estranei. E tuttavia continuano a toccarsi, come per caso. Guarda ora: le loro labbra si muovono. E' così che parlano due persone, quando sono felici e al buio, sole sole. Guardali, è già come se fossero nelle braccia l'uno dell'altra, a letto. Buona notte, miei cari. Non vogliamo ficcare il naso nei vostri segreti -.

Christopher  Isherwood, La violetta del Prater









Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco "no" che sembrava irrevocabile si trasforma in forse-, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. E' stata  concessa una proroga a qualcosa di ineuttabile, definitivo; il verdetto del giudice, del dottore, del console è stato rinviato. (...)
Ciò accadde anche a me quella sera, quando accanto a Ejnar facevo la fila aspettando l'autobus che avrebbe portato all'aeroporto Le Bourget i passeggeri in partenza per Stoccolma. Lui partiva, io restavo.

Nina Berberova, Il giunco mormorante










 Ho dovuto correre per non perdere l'autobus. La gran fretta, la corsa, certo è per questo, oltre alle scosse, all'odor di benzina, al riverbero della strada e del cielo, che presto mi sono assopito. Ho dormito quasi tutto il percorso. E quando mi sono svegliato ero addossato ad un militare che mi ha sorriso e mi ha chiesto se venivo da lontano. Ho detto "Si" per non dover più parlare.

Albert Camus, Lo straniero