sabato 31 luglio 2010

identità

"Veniamo alla luce in un luogo soltanto e solo a quello apparteniamo. Il cosmopolita che salta da un'identità all'altra come un acrobata su un trapezio, prima o poi finisce per sbagliare una presa, e allora si ritrova per terra, inchiodato anche lui dal ricordo di quattro case attraversate da una strada polverosa. Anche chi per tutta la vita pretende di non avere patria, quando si avvicina l'ora della morte, sente l'improvviso richiamo del luogo dove tutto è cominciato, dove sa di essere aspettato. Lì e soltanto lì tutto rimane sempre immutato, ogni odore, ogni colore, ogni rumore al proprio posto. Tornandovi, il ricordo scompare, si azzera. E con esso si estingue ogni dolore. Perché quando inizio e fine si toccano, vuol dire che non è successo niente. Era tutto un sogno dentro un altro sogno ancora, e forse di questo è fatto l'uomo."

Da  Nuova grammatica finlandese di Diego Marani    ed. Bompiani

17 commenti:

  1. Parole profonde e bellissime, che colgono nel segno il senso della nostra esistenza.

    Yi auguro una buona fine settimana
    Cri

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  2. Bentornata cara!
    Non conosco nè il libro nè l'autore ma, come sempre, l'estratto è splendido e significativo, così come il senso dell'intero libro che, seppur per qualche breve similitudine, mi ha fatto venire in mente il film (un dramma filosofico) di Tornatore "Una pura formalità", bellissimo. Bacioni

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  3. [...] Perché quando inizio e fine si toccano, vuol dire che non è successo niente. Era tutto un sogno dentro un altro sogno ancora, e forse di questo è fatto l'uomo.
    Grande momento!
    Grazie per questo grande "pezzo"
    Ciao

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  4. riguardo al concetto di cosmopolita come acrobata dovresti interpellare Gad Lerner :)

    Ben tornata Giacynta

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  5. @ Cristina: Mi ha colpito la parte finale della riflessione; quando torno nella mia zona d'origine sento davvero il tempo azzerarsi ed avverto un torpore che annulla la volontà. Magari esagero, ma ho davvero questa impressione.

    @ Carmen: Non conosco il film di Tornatore, mi hai fatto venir voglia di vederlo. Grazie!
    Se ti interessa il libro, c'è un bellissimo post di Ghirigori Baumann: http://ghirigoribaumann.blogspot.com/2010/06/nuova-grammatica-finlandese.html

    @ Novalis: Grazie a te! E' davvero un grande "pezzo"! A presto.

    @ Amanda: Illuminami, non ho seguito negli ultimi tempi la cronaca!

    Un caro saluto a tutti.

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  6. certo bisogna riflettere parecchio

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  7. "...Nessuno può realmente desiderare di essere nato e di morire in un tempo diverso dal suo. Non c'è nulla che si può desiderare se non di aver parte alle vere gioie e alle vere sofferenze del proprìo tempo."
    dice Christa Wolf

    si cambi tempo con luogo e siamo lì.

    Marani fa pensare, mi sono piaciuti i suoi libri, e fa anche ridere, a volte.

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  8. Non dovevo leggere questo post... :)

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  9. Ciao Giacynta ben tornata, credo che noi apparteniamo al mondo e che il luogo in cui siamo nati ci da una struttura esistenziale, ma non ci definisce completamente, sarebbe riduttivo, gli esseri umani non sono così statici, la nostra identità è una, parte da un luogo per attraversarne tanti altri cercando di arricchire se stessa costantemente, è un acrobata che prova a volare per superare i propri limiti e se cadrà potrà dire di aver sperimentato la vita e non un sogno.

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  10. @ Elettra, Francesco, Selene, Sciarada : Personalmente non accetto di vivere l'appartenenza al posto ed al tempo in cui sono nata e vissuta come un vincolo, la mia storia personale ne è la riprova. Sento che la terra d'origine è una sorta di grembo umido che ti avvolge e che può impedirti di vedere ciò che c'è fuori. Il grembo, si sa, protegge, contiene la tua forma ma non ti lascia vedere altro che te stesso.
    Selene, mi spiace se il mio post ti ha procurato sofferenza, spero di essere riuscita a consolarti un pò.
    Grazie a tutti!

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  11. Ho sempre pensato con una certa tenerezza agli elefanti, alla loro memoria, e all'ultimo viaggio all' indietro, incontro alle origini, dove tutto ha avuto inizio...e dove ogni cosa finirà.
    Forse come gli elefanti, anche noi sentiamo quel magico richiamo, di una Terra che gli Antichi chiamavano Madre, e che è proprio un grembo umido come tu dici...si ci avvolge e protegge, limitandoci lo sguardo all'esterno:
    Ma è così bello rifugiarvisi!
    Abbraccio.

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  12. si questa è anche la mia idea, ma spesso si tenta in tutti i modi di allontanarsi dal proprio destino. Capita anche con i propri genitori e la lontananza che pare creare un solco incolmabile tra noi e loro, ma poi finiamo con l'assomigliare a loro. Poi c'è qualche "scarto" a questo che sembra destino un po' troppo meccanico, per fortuna ed è il nostro apporto all'umanità che va avanti...

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  13. lieto di averti dato un buon consiglio!

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  14. spesso ci si muove da dove siamo, per curiosità, necessità, desiderio di miglioramento, desiderio di nuovo;
    lo facciamo con i viaggi, l'emigrazione, la cultura;
    che si torni o no, gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza ci hanno segnato per sempre, da lì partiamo, e ci accompagneranno per sempre.

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  15. @ Gianni, Guglielmo,Francesco : grazie per essere passati di qui,i vostri commenti continuano a definire sempre meglio la questione posta. il ritorno a "casa" è sicuramente ineludibile, come per gli elefanti . E' lì che prendiamo la forza, così come dai nostri genitori o dalle esperienze infantili. E' il nostro patrimonio segreto che probabilmente valorizziamo quanto più tentiamo di non saccheggiarlo, standone lontano. Un bacio.

    @ Ghirigori Baumann : Lieta di averlo accettato e di poterti considerare un punto di riferimento prezioso. Grazie!

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  16. @Giacynta: non è una questione di sviluppi della cronaca è la vita stessa di Gad Lerner che è un esempio di cosmopolitismo :)

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  17. @ Certo Amanda, grazie per la precisazione. Non avevo ben interpretato. Buona giornata.

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