giovedì 31 gennaio 2013

il più intimo dei legami




Se in tal modo e sovente le non liete circostanze del giorno la portavano a riflettere sulla caducità, sulla transitorietà e sulla perdita delle cose umane, le erano però di conforto le strane apparizioni notturne che le davano la certezza dell'esistenza dell'uomo amato e le rafforzavano il senso della propria esistenza. 

fotogramma di "Picnic ad Hunging Rock" di P. Weir
Quando la sera si era coricata, e si indugiava ancora in un dolce sentimento tra il  sonno e la veglia, le pareva di guardare entro uno spazio completamente illuminato sì, ma solamente da una luce mite. Vedeva là, distintamente Edoardo non vestito come l'aveva veduto in altri tempi, ma in divisa militare ed ogni volta in un diverso atteggiamento per nulla fantastico, anzi naturale: in piedi, in movimento, adagiato a cavallo.  La figura, ritratta fino ai più precisi particolari, si muoveva liberamente innanzi a lei, senza che ella cercasse guidarla con la sua volontà o tentasse evocarla con la sua fantasia. Ogni tanto le pareva vederlo circondato da qualche cosa di scuro su di uno sfondo chiaro; ella distingueva a fatica delle ombre che, a volte, le sembravano uomini, a volte, cavalli, a volte, piante o montagne. per lo più si addormentava cullata da queste apparizioni e quando, dopo una notte tranquilla si destava, era riposata, consolata e sentiva in sè la convinzione che Edoardo viveva ancora e che era legata a lui dal più intimo dei legami.


Wolfgang Goethe, Le affinità elettive,  GSS UTET
( nell'edizione non è specificato il nome del traduttore )


martedì 29 gennaio 2013

Trollflöjten


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domenica 20 gennaio 2013

Dizoonario letterario : il coniglio del luogo





Alle quattro e mezzo antimeridiane i passeggeri del Mongolia erano sbarcati  a Bombay, e il treno per Calcutta partiva alle otto precise.
Il signor Fogg si accomiatò dai compagni di gioco, scese dal  piroscafo, dette al suo domestico la nota particolareggiata di alcune compere da fare, gli raccomandò tassativamente di trovarsi alla stazione prima delle otto , e, con quel suo passo regolare, che scandiva  i secondi come un orologio astronomico, si diresse verso l'ufficio dei passaporti.
Delle meraviglie di Bombay, pertanto, non si preoccupava di vedere niente: né il municipio, né la magnifica biblioteca, né le fortificazioni, né i docks, né il mercato del cotone, né i bazar, né le moschee, né le sinagoghe, né le chiese armene, né la splendida pagoda del colle di  Malabar, ornata da due torri poligonali. Non avrebbe contemplato né i capolavori di Elephanta, né i suoi misteriosi ipogei nascosti a sud-est della rada,
né le grotte Kanhery dell'isola di Salsette, mirabili ruderi dell'architettura buddista!
Macché! Niente. Uscito dall'ufficio passaporti, Phileas Fogg si recò tranquillamente alla stazione, dove si fece servire il pranzo. Il capocameriere credette bene di suggerirgli, fra le altre pietanze, una certa fricassea di «coniglio del luogo », di cui gli disse meraviglie.
Phileas Fogg acconsentì alla fricassea e l'assaggiò coscienziosamente, ma, a onta della salsa piccante, la trovò disgustosa.
Chiamò il capocameriere.
- Signore- disse, guardandolo fisso, - è coniglio, questo?-
-  Sì, mylord,-rispose sfrontatamente il mariuolo, - coniglio della giungla-
-  E quando lo hanno ammazzato non ha miagolato, questo coniglio?-
-  Miagolato? Oh, mylord: un coniglio! Vi giuro...-
- Signor capocameriere, - ribatté freddamente Mr. Fogg, - non giurate, e tenete a mente quello che sto per dirvi: : in India in altra epoca, i gatti erano considerati animali sacri. Bei tempi!
- Per i gatti, mylord?-
- E forse anche per i viaggiatori.-
Fatta questa osservazione, il signor Fogg continuò tranquillamente a mangiare.

Jules Verne,  Il giro del mondo in 80 giorni , Rizzoli
traduzione di Augusto Donaudy

martedì 1 gennaio 2013

Cuviago, Valcuvia


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da Quattro soli a motore di Nicola Pezzoli   - NEO. edizioni -



 né, né

Il signor Sandro era un uomo avanti negli anni e nell'obesità, né simpatico né antipatico, che stava da anni su una sedie a rotelle. Ad accudirlo provvedeva la sorella Marilù, detta da tutti la Marilù del bosco. Anche lei molto vecchia, qualcosa più di sessant'anni, e pericolosamente in sovrappeso. Era stata la Marilù del bosco, una sera che ci ero andato con la sorella di Gianni  a consegnare la bottiglia di latte appena munto, a invitarmi a vedere le partite. Perchè a casa loro, e che io sapessi solo a casa loro in tutta Cuviago, c'era la cosa più stupefacente che fosse stata mai inventata : un televisore Philips a colori !
Io a furia di andarci, finii cin l'affezionarmi a quei due vecchi né simpatici né antipatici ma in ogni caso gentili. Non ci offrivano mai niente. Né bevande né dolci.



La De Ropp


Dal canto suo la De Ropp - per l'anagrafe Eleonora Bestetti, ingombrante compagna di caseggiato, ricca benefattrice zitella della comunità, di cui s'era autoeletta viceprete e capoclasse morale - mi tirava i capelli fino a strapparmeli. Ma solo nei pomeriggi in cui venivo spedito a fare i compiti nel freddo cupo della sua stamberga.




Teoria e prassi del colore



La 127 l'avevamo anche noi, però i miei erano presi da questa fissazione che i colori decisi " stancano " ed erano tutti fieri di aver scelto per la nostra un riposante color sabbia. Teoria che con ogni evidenza applicavano a tutto,  visto che le pareti di casa erano ingrigite da riproduzioni di stampe in bianco e nero, nonché da un vecchio tapino intristito davanti ad un focolare: schizzo a carboncino del quotato artista locale Giustino Sabeddu, specializzato in tapini intristiti davanti al focolare, detti anche scendrùn ( " ceneroni " ). Eravamo una famiglia in bianco e nero ma io, pecora colorata della famiglia, m'innamoravo di ciò che dava vivacità e colore al mondo.




Boot Hill

Nel primo mistero doloroso si contempla Boot Hill.
Il signor Venanzio ci aveva dato il permesso di usare la parte bassa della montagnetta per seppellire i gatti. Quell'angolo di terra scoscesa potevi viverlo come superflua pattumiera di ossicini ( Videla ) o come lembo di nostalgia e non consacrata devozione ( io ).  




se, s'è 

Il loro dialetto mica lo parlavo, ma l'orecchiavo da anni. Porcùdìghel. Abbastanza da avere ben chiara la differenza tra " Se moa 'l can " ( l'eventualità, la minaccia ) e " S'è moà 'l can " - l'avverarsi urlato dei miei incubi. E in quella notte di tempesta in arrivo, tutto solo, acquattato e imbronciato da chissà quante ore nel mezzo del labirinto di mais, fu proprio quello che mi toccò sentire. Condotto fino a me dal vento sempre più freddo, anzi, attutito da quel vento che soffiava in senso contrario, e quindi reso ancora più spaventoso, il grido acuto, l'urlo sguaiato della signora Beatrice che giunse alle mie orecchie per farmi tremare era inequivocabilmente questo:
 " S'è moà 'l can ! "
   S'è moà!
 



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Nicola Pezzoli
Quattro soli a motore 
 NEO.edizioni

Le immagini sono tratte dal sito ufficiale di Jacovitti 


giovedì 27 dicembre 2012


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mercoledì 19 dicembre 2012

I racconti di papà ( il mio ) : " Tin la chep di Iattin! "






Chiudendo gli occhi, alcune volte mi capita di andare indietro negli anni con i ricordi e , anche se questi mi procurano sempre una nostalgia struggente per i volti cari che si affacciano alla memoria, riesco a riviverli chiaramente, non come se mi trovassi protagonista in un film, ma come se nell'oscurità di una stanza vedessi scorrere davanti a me, lentamente, tante diapositive nitide e parlanti.

domenica 16 dicembre 2012

Dizoonario letterario: il camelopardo

opera di Ettore Tito
 Quanto ai pochi libri di testo usati dalla scolaresca, bastava darci un'occhiata per aver l'impressione di fare un salto indietro in pieno secolo diciannovesimo. C'erano tre libri soltanto di cui ogni alunna aveva una copia. Uno era un manuale di aritmetrica uscito prima della Grande Guerra ma ancora discretamente servibile, e un altro era un pessimo libriccino intitolato Cento pagine di storia patria, un brutto volumetto in dodicesimo dalla copertina marrone granulosa e dal frontespizio che raffigurava Boadicea con la bandiera nazionale drappeggiata sulla parte anteriore del cocchio. (...)

venerdì 7 dicembre 2012

"In una notte come questa..."


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fonte della foto qui
Sotto Odessa, in una chiara notte di fine agosto. Camminavano passeggiando lungo un alto dirupo sul mare. Guardando la vasta e scintillante discesa lui cominciò a declamare con scherzosa solennità:" Splende la luna. In una notte come questa...".
Lei lo prese sottobraccio e continuò :  " In una notte come questa, sfiorando d'un timido passo la rugiada, Tisbe...".
" Permetta, permetta: come mai lei è così colta da conoscere anche Shakespeare?"
"Per la stessa ragione sua. Non sono stata sempre una virtuosa moglie e un'abitante della bigotta Konotop. Mi sono diplomata al ginnasio di Kiev con tanto di medaglia d'oro."

domenica 2 dicembre 2012

neon


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Era una notte nera e tiepida, in qualche luogo dell'Appalachia. Di tanto in tanto qualche macchina mi passava accanto, i fanalini rossi si allontanavano, i fari bianchi avanzavano, ma la città era morta. Nessuno passeggiava e rideva sui marciapiedi come avrebbero fatto i borghesi che prendono il fresco nella dolce, matura, putrida Europa. Ero solo a godere la notte innocente e i miei pensieri terribili. Un ricettacolo in rete metallica sul marciapiede era molto pignolo in fatto di contenuti accettabili: Spazzatura. Carta. Niente immondizia.

sabato 1 dicembre 2012

lunedì 26 novembre 2012

Sonnet to sleep


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Negli anni del Secondo conflitto mondiale, Benjamin Britten  compose tre cicli di liriche per Peter Pears, il tenore di cui si stava innamorando. Si tratta di Les Illumination ( ne ho parlato qui ), di Seven Sonnets of Michelangelo e di Serenade.
Il terzo e ultimo ciclo di liriche, Serenade, è costituito da sei  poesie di autori inglesi  ( Cotton, Tennyson, Blake, un anonimo del XVsecolo, Ben Jonson, Keats  ) tutte vertenti sullo stesso tema, il rimpianto dell'età dell'innocenza.
La composizione di Keats che Britten sceglie  è Sonnet to sleep
Il sonetto è un'invocazione. 
Il poeta chiede al lieve e premuroso sonno di chiudergli gli occhi, perchè la  luce non possa ferirlo e, una volta al buio, di serrare lo scrigno in cui riposa la sua anima quieta, perchè la curiosa e molesta coscienza, come una talpa, non possa scavare nel suo cuore procurandogli sofferenza.

venerdì 23 novembre 2012

di notte; all'alba


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Capì che era giunto il momento. Era una notte di luna piena, ma spesse e plumbee nubi ne coprivano la vista. (... )   

Il monaco entrò spingendo la porta, aveva un ombrello di tela incerata in mano. You Zhana'ao era sdraiato nella sua stanzetta, lo vide chiudere l'ombrello, e ne scorse la testa calva risplendere. Sulla soglia, il monaco raschiò con calma il fango dalla suola delle scarpe. 
Sentì la madre che chiedeva:
- Come mai vieni solo ora?
- Sono andato al villaggio occidentale a recitare per sette giorni i sutra al funerale della madre di Mangiauomini - rispose il monaco.
- Intendevo dire perchè sei venuto così tardi, credevo non venissi più!

- Come potevo non venire!
- Piove.
- Piovessero coltelli, verrei con una pentola in testa.
- Presto, entra.
(...)

giovedì 22 novembre 2012

Lisch aus, mein Licht!


Spegniti, luce mia,
ciò che ti fu tolto
ora è andato via,
né in questo posto
lo puoi ritrovare!
Vi devi rinunciare.
  

domenica 11 novembre 2012

mercurio

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- E cosa contava di fare con quel mercurio?
- Niente. Quando mi capitava inavvertitamente di rompere un termometro, per sicurezza, raccoglievo il mercurio in un recipiente.

martedì 6 novembre 2012




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                                                               Vashti Bunyan  qui

                                               info

domenica 4 novembre 2012

amicizia



Una volta la settimana, per il cambiamento di turno, aveva ventiquattr'ore libere, che in parte impiegava per fare qualche visita alla capocuoca e per scambiare poche parole con Therese, adattandosi al suo scarso tempo libero, in qualche angolo, in un corridoio, e più di rado nella sua stanza. Talvolta l'accompagnava anche in città a fare le sue commissioni, che erano tutte urgenti. 

martedì 30 ottobre 2012

il vento





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Il vento è stato la mia ninna nanna: non le impetuose correnti d'aria che soffiavano dall'Appennino su Firenze, incuneandosi dietro il Monte Ceceri, dal quale Leonardo da Vinci gettava quel malcapitato del suo servo dopo averlo imbracato con inefficaci ali artificiali ( il vento lo portava su e lo schiantava poi al suolo, come un Icaro spennato ), ma una vezzosa poesiola, Who has Seen the Wind? ( 1962 ), della preraffaellita Christina Rossetti ( 1830-1894 ), che la mamma ci recitava, in inglese, come una filastrocca, per farci addormentare:



domenica 28 ottobre 2012

Illuminations



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Il demone, dipinto di M. Vrubel'


Rimbaud scrive  Illuminations  negli anni in cui fa la spola tra Charleville, Parigi, Bruxelles, Londra, dunque tra il 1872 e il 1874. ( il poeta  nacque nel 1854 )  Nella capitale inglese Rimbaud  tenta con Verlaine di mantenersi dando lezioni di francese. 
Il manoscritto dell'opera, affidato a Verlaine, verrà pubblicato nel 1885, all'insaputa di Rimbaud, sulla rivista parigina La Vague.

giovedì 25 ottobre 2012

la confederazione degli io


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Il dottor Cardoso chiamò la cameriera e ordinò due macedonie di frutta senza zucchero e senza gelato. Voglio farle una domanda, disse il dottor Cardoso, lei conosce i médecins-philosophes? No, ammise Pereira, non li conosco, chi sono? I principali sono Théodule Ribot e Pierre Janet, disse il dottor Cardoso, è sui loro testi che ho studiato a Parigi, sono medici e psicologi, ma anche filosofi, sostengono una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime.