Intervalli
1.
Così ricordo bene che era un
martedì opprimente, di lacrime fittissime sospese nell’aria, metà pioggia metà
nebbia. Avevo attraversato il solito paesaggio di capannoni, campi, borghi,
vecchie case e vetrine pretenziose, con un semaforo che interrompe il traffico
ogni duecento metri. In macchina, la musica. Brahms. Il Quintetto per clarinetto
op. 115. Per raggiungere la biblioteca da casa mia, a Vittorio Veneto, mi ci
erano voluti l’Allegro e l’Adagio. O venti minuti, se preferite un’indicazione
più convenzionale.
2.
Le ore del mattino come
sempre, uno accanto all’altro; poi i nostri incontri nel pomeriggio. In mezzo,
un breve intervallo d’ansia, a pranzo coi miei, ascoltando distrattamente i
loro discorsi. Un paio d’ore inutili, trascorse nel puro e semplice desiderio
di rivederlo.