Una scatola di foto, abbandonata da un milite ungherese in una abitazione di un paesino sul Piave, porta in modi diversi più persone ( il curatore di una mostra fotografica, l'autrice del libro e lo stesso editore ) a dedicarsi a un uomo sconosciuto e alla sua storia. Un' esperienza di ricomposizione di un profilo umano che mostra come rincorrere ombre non sia affatto impresa priva di senso..
" E così, dopo un totale di 1800 km, inizio a rivedere paesaggi a me familiari. Penso che, paradossalmente, abbia impiegato meno tempo il soldato Kiss, in guerra con le tradotte di allora, a raggiungere l'Italia che io, cent'anni dopo, nel tragitto contrario. E questo mi fa riflettere...
E' il tramonto quando scorgo all'orizzonte il profilo dei miei colli. Esco dall'autostrada: Conegliano. Sono a casa."
Camilla Peruch, La storia ritrovata del soldato József Kiss, ed. Kellermann
( Info )
Mi è aumentata improvvisamente la salivazione. Grazie della dritta.
RispondiEliminauh che bella idea
RispondiEliminaE' un libro che nasce dalla cura, dall'attenzione ai dettagli, quelli che fanno la differenza e che ti fanno provare, pur nella semplicità, essenzialità della storia raccontata, un'emozione sottile, indicibile. Bellissimi l'impaginazione e il modo in cui l'editore-grafico ha messo insieme il materiale a disposizione per ricostruire una fisionomia e un ambiente, quelli di Jozsef Kiss. Significativo il modo in cui la narratrice ha saputo legare il passato e il presente e dare significato al caso oltre che al materiale documentario, quel caso che l'ha portata a vivere a propria volta un'esperienza e a incontrare persone con cui, diversamente, non sarebbe mai entrata in relazione.
RispondiEliminaE' il mio pane ritrovare storie di personaggi non illustri...
RispondiElimina:-)
RispondiEliminaLascio qui una traccia per trovare Gildo.. :-)